(Adnkronos) - Vigilano notte e giorno nella zona rossa, nei varchi vietati, che rientrano nelle zone pericolanti. Sono gli uomini dell’Esercito che da giorni sono a Niscemi (Caltanissetta) per assicurare tranquillità agli abitanti che, da un momento all’altro, domenica 25 gennaio, sono stati costretti a lasciare le loro abitazioni. Uomini e donne dell’Esercito impegnati nell'operazione ‘Strade sicure’. “Noi, nell’ambito del Raggruppamento Sicilia 5, impegnati nell’operazione Strade sicure, abbiamo distolto un assetto che era alle dipendenze della prefettura di Agrigento per rilocarlo nei pressi di Niscemi, quindi sotto la prefettura di Caltanissetta, per svolgere servizio H24, per impedire presenze non autorizzate all'interno delle zone interdette, le cosiddette zone rosse”, spiega all’Adnkronos il tenente colonnello Alessandro Ciccarese, Comandante del primo gruppo tattico del Raggruppamento ‘Sicilia 5’ dell'Operazione Strade Sicure dell’Esercito. Fino ad oggi, nelle zone rosse, non si sono verificati casi di sciacallaggio. “Il compito dell’Esercito, congiuntamente con le forze dell’ordine presenti sul territorio, è quello di vigilare su queste aree rosse. Pattugliare h24 e garantire l’incolumità dei cittadini”, aggiunge Ciccarese. “Noi dobbiamo evitare qualsiasi ingresso di persona non autorizzato nelle zone interdette, nelle zone a rischio e quindi per garantire la sicurezza e l'incolumità dei cittadini che hanno dovuto abbandonare le abitazioni, per via dello sgombero per motivi di sicurezza”, dice ancora l’ufficiale dell’Esercito. “A volte cittadini, che hanno di recente abbandonato le loro abitazioni tendono a volersi avvicinare, ma la regola vuole che debbano essere accompagnati da personale dell’Esercito o dei vigili del fuoco, che sono gli addetti al recupero beni”, spiega ancora Ciccarese. “Chiaramente la nostra presenza si inserisce nel contributo più ampio della Difesa- aggiunge - Quindi a sostegno dei cittadini. Tutto parte dalla nostra Difesa che ha schierato assetti operativi logistici e, in particolare, l'Esercito italiano opera con questi compiti”. “Ci sono racconti particolarmente carichi di emotività che ci siamo fatti raccontare dal personale dei vigili del fuoco, che sono quelli che sono più a stretto contatto con la popolazione- dice ancora Ciccarese - perché accompagnano loro le persone per il recupero dei beni e loro ci hanno reso partecipi di alcune situazioni”. Insomma, “ci sono stati diversi casi carichi di emotività”. “La popolazione è molto vicina e sente la presenza dell'Esercito come una forma di sicurezza, per cui si rivolge a noi e noi l'indirizziamo chiaramente alle figure che necessitano, a seconda delle richieste, che ci rivolgono”, dice il tenente colonnello Ciccarese. “Per il momento il servizio si svolge maniera efficace, non abbiamo avuto elementi di disagio”, dice. Il Quarto reggimento genio Guastatori di Palermo si sta occupando invece della viabilità a Niscemi. Ieri sono stati completati gli interventi di preparazione per i tre chilometri che devono essere asfaltati. Lo ha riferito durante la riunione serale del centro di coordinamento soccorsi, svoltasi a Caltanissetta e presieduta dal prefetto Licia Messina, il genio militare. Il prefetto ha disposto un'intensificazione delle attività di trasporto del materiale per la pavimentazione della strada vicinale. (di Elvira Terranova)
(Adnkronos) - "Il welfare aziendale è stato per anni considerato come un insieme di servizi pensati per migliorare il clima in ufficio. Un’integrazione piacevole, ma non essenziale. Lo scenario economico attuale impone tuttavia un cambio di prospettiva radicale: in un contesto segnato dal costo della vita sempre più elevato, che continua a pesare sulle famiglie, e da rinnovi contrattuali che faticano a coprire l’aumento del costo della vita, il 2026 si conferma l’anno della svolta. Il welfare cessa di essere un semplice 'benefit' per diventare il pilastro portante di una nuova strategia salariale". A dirlo all'Adnkronos/Labitalia Andrea Guffanti, general manager di Coverflex in Italia. "I dati del Report sulla retribuzione 2025 di Coverflex - spiega - parlano chiaro: mentre gli stipendi base restano sostanzialmente stabili, le necessità dei collaboratori continuano a crescere. In questo scenario di stagnazione retributiva, le aziende non possono più limitarsi a guardare solo alla busta paga tradizionale". "L’evoluzione del rapporto tra azienda e lavoratore - avverte - passa per un modello di compensazione estesa. Non si tratta più di dare 'qualcosa in più', ma di gestire in modo intelligente il valore economico che l'azienda trasferisce ai propri dipendenti. Attraverso il welfare, l’impresa interviene direttamente sulla capacità di spesa quotidiana delle persone, coprendo costi che altrimenti graverebbero interamente sul netto in busta: dalla sanità alla scuola, dai trasporti al tempo libero". "Questa trasformazione - avverte - porta il welfare ad essere una vera e propria politica salariale. Le aziende che scelgono questa strada ottengono un doppio vantaggio: aumentano il valore reale percepito dai dipendenti e ottimizzano i costi legati alla tassazione del lavoro". “Il welfare aziendale ha smesso di essere una voce nel capitolo 'extra' per diventare il cuore pulsante della strategia di retention e remunerazione. Non stiamo più parlando di semplici agevolazioni, ma di uno strumento dinamico che restituisce potere d'acquisto reale in un momento in cui la busta paga tradizionale sembra aver raggiunto il suo limite fisico", aggiunge Andrea Guffanti. "Il passaggio dal vecchio concetto di premio a quello di salario integrativo - sottolinea - è ormai completato. Per le imprese, investire nel welfare oggi non è solo un modo per attrarre talenti, ma una necessità per garantire la sostenibilità economica dei propri collaboratori. In sintesi, il welfare è diventato la seconda gamba della remunerazione: uno strumento concreto, misurabile e indispensabile per proteggere il potere d'acquisto e costruire un legame solido e duraturo tra impresa e lavoratore".
(Adnkronos) - Nel corso del 2025, grazie al progetto Buon Fine, l’iniziativa sociale, nata nel 2005, che trasforma le eccedenze di prodotti alimentari in risorse per le comunità locali con l’obiettivo di prevenire lo spreco alimentare e di valorizzare le eccedenze di prodotti ancora perfettamente idonei al consumo, ma non più commercializzabili, Coop Lombardia ha recuperato oltre 858 tonnellate di cibo, contribuendo alla distribuzione di 1.716.180 pasti, per un valore complessivo di 6.579.460 euro. (VIDEO) In occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, giovedì 5 febbraio, Bruno Ceccarelli, Responsabile delle Politiche Sociali e Comunicazione di Coop Lombardia, ha raccontato il tema dello spreco attraverso l’esperienza concreta della cooperazione di consumo: “Il progetto centrale di Coop Lombardia è ‘Buon Fine’, che dal 2005 ad oggi ha fornito milioni di pasti ogni anno - spiega - nell'ultimo anno, infatti, abbiamo raccolto oltre 850 tonnellate di prodotti alimentari, che hanno permesso di distribuire oltre 1,7 milioni di pasti”. Con il progetto ‘Buon Fine’, quindi, Coop si impegna nel recupero di “quei prodotti vicini alla scadenza, ma ancora utilizzabili, oppure di confezioni che possono essere state danneggiate, senza che sia stata intaccata, però, la qualità del prodotto e possono, quindi, essere donate ad associazioni che le trasformano in pasti, cibo e valore per chi si trova in difficoltà”. Tra gli obiettivi della Cooperativa c’è quello di contribuire alla crescita socio-economica delle realtà in cui è presente, favorendo la coesione sociale e la creazione di un benessere diffuso per l’intera comunità: “Coop è impegnata contro lo spreco alimentare lungo tutta la filiera attraverso la formazione dei propri dipendenti, ma anche pensando a iniziative come ‘Mangiami Subito’, che consiste nella vendita di prodotti ancora vendibili, ma che sarebbe utile vendere prima della scadenza - continua Ceccarelli - nonché cercando di prestare attenzione anche ai piccoli dettagli”. Con ‘Buon Fine’, Coop recupera quotidianamente prodotti ancora perfettamente commestibili, ma non più vendibili nei punti vendita - in quanto prossimi alla scadenza o con piccole imperfezioni - e li dona ad associazioni no profit, cooperative sociali, parrocchie ed enti caritatevoli presenti sul territorio, valorizzando il suo modello di solidarietà a km zero, riducendo al minimo le movimentazioni logistiche, limitando l’impatto ambientale legato al trasporto delle merci e favorendo una gestione efficiente e responsabile delle risorse. Queste organizzazioni utilizzano gli alimenti ricevuti per preparare pasti a favore di persone e famiglie in difficoltà, creando, così, una filiera virtuosa di solidarietà locale senza intermediazioni, che potrebbero generare nuovi sprechi: “Collaboriamo, infatti, con associazioni di grande spessore e dimensione come la Caritas, la Croce Rossa o Emergency, ma vi è anche una fitta rete di associazioni sul territorio, che raccolgono i prodotti recandosi direttamente al supermercato più vicino, riuscendo, pertanto, a portare solidarietà a chilometro zero in tutti i territori dove Coop Lombardia è presente”, conclude.