INFORMAZIONICosimo CarlucciOrienta spa Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: Responsabile Nazionale dello Sviluppo della Formazione Finanziata e a Mercato Area: Human Resource Management Cosimo Carlucci |
INFORMAZIONICosimo CarlucciOrienta spa Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: Responsabile Nazionale dello Sviluppo della Formazione Finanziata e a Mercato Area: Human Resource Management Cosimo Carlucci |
(Adnkronos) - Umberto Bossi è stato il politico dei gesti. Il dito medio alzato, le corna, il pugno e l’avambraccio, la pernacchia, e soprattutto la celebre canottiera sfoggiata sulle spiagge della Sardegna nell’estate del 1994, esibita più volte in luoghi pubblici come se fosse un manifesto della sua irriverenza. Ogni gesto, ogni posa, ogni abito raccontava una politica diversa: diretta, provocatoria, fuori dagli schemi della Prima Repubblica, pronta a infrangere le regole e a conquistare l’attenzione del Paese nella Seconda Repubblica. Come ha osservato lo scrittore, saggista e docente universitario Marco Belpoliti nel suo libro "La canottiera di Bossi" (Guanda, 2012), il capo leghista incarnava una rottura radicale con la tradizione politica italiana: il linguaggio misurato dei parlamentari, il contegno da notaio, la distanza cerimoniosa dai cittadini. Bossi, al contrario, comunicava con il corpo, con l’ironia, con la provocazione. Non aveva completato gli studi, non possedeva doti intellettuali dichiarate, eppure, agli occhi dei suoi seguaci, dei giornalisti e perfino di alcune figure del mondo della cultura, era un genio della politica. Come un “vitellone” felliniano, sospeso tra apparente immaturità e magnetismo irresistibile. È nell’estate del 1994 che questa teatralità del potere trova il suo palcoscenico più simbolico. Da una parte, Silvio Berlusconi nella sua villa Certosa a Porto Rotondo, cuore pulsante della Gallura che presto sarebbe diventata la “Camp David sarda”. Dall’altra, Bossi ospite in una residenza di Vito Gnutti al Pevero, in Costa Smeralda. Intorno a loro, una galassia di ministri, viceministri e dirigenti di partito che trasformano i borghi turistici della Sardegna da sfondo di vacanza in epicentro di cronaca politica. Fino ad allora, il potere economico e politico italiano frequentava la Costa Smeralda in modalità “low profile”: Gianni Agnelli, Carlo De Benedetti, la famiglia Barilla, Raul Gardini, i Merloni e lo stesso Berlusconi erano di casa tra Porto Cervo e Porto Rotondo, ma lontani dai riflettori. Le vacanze servivano a staccare dai palazzi romani, non a fare notizia. Ma l’agosto del 1994 segna un’inversione di tendenza: i politici non solo si mostrano, ma discutono lì le sorti del Paese. Porto Rotondo e Porto Cervo diventano, per qualche settimana, capitali del potere nazionale. Le riunioni si tengono nelle ville e nei residence locali. A Porto Rotondo, alla Certosa di Berlusconi, arrivano ministri e sottosegretari come Cesare Previti, Alfredo Biondi, Roberto Maroni e Gianni Letta. A pochi chilometri di distanza, una piccola enclave leghista si raccoglie attorno alla casa di Vito Gnutti, con Bossi al centro. La distanza fisica tra i due poli riflette anche la distanza politica e simbolica: Berlusconi rappresenta il potere elegante, costruito e mediatico; Bossi quello spettacolare, diretto, provocatorio. Quel contrasto, tra formalità e irriverenza, racconta una trasformazione più ampia della politica italiana. La comunicazione politica non passa più solo attraverso il discorso, il programma o la conferenza stampa: diventa gesto, immagine, esposizione mediatica. La canottiera di Bossi non era un dettaglio estivo, ma un manifesto visivo, una dichiarazione di appartenenza a un nuovo tipo di populismo che parla al corpo e all’emotività del pubblico. Ogni gesto, dal dito medio al pugno alzato, contribuisce a costruire un linguaggio politico immediato e riconoscibile. (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Studi di settore indicano che gli investimenti in Ia per le aziende possono generare ritorni economici fino a quattro volte l’investimento iniziale. Oggi però circa il 40% dei 'knowledge worker' utilizza strumenti di intelligenza artificiale a livello individuale senza un coinvolgimento strutturato a livello aziendale, con un’importante limitazione: l’incapacità per le imprese di trasformare l’utilizzo delle tecnologie di Ia in un concreto ritorno economico. Per colmare questo gap strutturale l’Università Campus Bio-Medico di Roma, grazie a Ucbm Academy, lancia l’executive master in applied artificial intelligence engineering, un programma pensato per proiettare l’intera organizzazione aziendale verso un uso efficace dell’Intelligenza artificiale. Secondo i dati Istat 2025 (Fonte: https://www.istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2025/) “l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle imprese con almeno 10 addetti registra nell’ultimo anno una crescita particolarmente significativa, dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025” ma “la mancanza di competenze adeguate frena l’adozione dell’IA in quasi il 60% delle aziende che hanno valutato ma poi non realizzato investimenti in IA”. Al momento molte aziende stanno sperimentando modelli e strumenti di Ai, ma senza una direzione strategica chiara, sostenendo costi legati all’utilizzo dei modelli e dei token senza produrre un impatto tangibile sull’Ebitda. Per uscire da questa logica non sistematica e colmare questo gap nasce l’executive master in applied artificial intelligence engineering di Ucbm academy che offre agli iscritti la possibilità di lavorare concretamente su casi reali che dimostrano come l’Ia possa generare ritorni economici fino a quattro volte l’investimento iniziale. Secondo McKinsey, infatti, l’intelligenza artificiale generativa potrebbe generare tra 2,6 e 4,4 trilioni di dollari di valore economico globale ogni anno, configurandosi come una delle principali leve di produttività per le imprese nei prossimi anni (fonte: Economic potential of generative AI | McKinsey). "Nostri recenti studi che hanno coinvolto centinaia di aziende", dice il prof Leandro Pecchia, ordinario di Ingegneria Biomedica e co-direttore scientifico del Master- hanno dimostrato che l’Ia non è una sfida per singoli, ma per organizzazioni. Tuttavia, la maggior parte dei Master si concentrano sulla fruizione da parte del singolo. Il nostro master è diverso, perché chiede alle aziende di portare in classe le nuove leve, ma anche i loro manager e livelli apicali. La sfida dell’Ia si vince insieme, o non si vince". “Oggi la vera sfida delle Università e delle Academy è il reskilling, è il ripensare alle competenze delle persone – ha spiegato Rossella Ferreri, responsabile Ucbm academy - Secondo il World Economic Forum quasi il 50% dei lavoratori dovrà aggiornare le proprie competenze entro il 2027. Sappiamo che l’AI è già presente nel lavoro quotidiano di molti professionisti, ma il suo valore emerge davvero quando viene integrata in modo sistemico nelle organizzazioni, nei processi e nelle competenze dei team. Alla luce di questo scenario, il Master Internazionale su AI e più in generale la formazione di UCBM Academy intende focalizzarsi su tre dimensioni: cura, sostenibilità e interdisciplinarità. Perchè l’AI non è solo una questione tecnologica, è una questione di competenze, responsabilità e visione della persona”. Il percorso, infatti, coinvolge tre livelli organizzativi – C-Level, middle management e AI agent trainers – per integrare concretamente l’intelligenza artificiale nei processi aziendali. Il programma ha una forte dimensione internazionale e globale, con docenti da 4 continenti, e utilizza come laboratorio applicativo l’intero ecosistema dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, affrontando in modo concreto temi come l’ottimizzazione dei servizi sanitari, la gestione dei Crm, la distribuzione dei servizi e la riduzione dei costi operativi e di back office. Le aziende partner possono partecipare al Master in diverse modalità, arrivando a poter a definire insieme alla faculty del Master il progetto applicativo da sviluppare nell’anno di corso. Il modello formativo del Master si basa sul principio “human in the loop”, in cui l’IA supporta e potenzia le decisioni umane. In una fase in cui la capacità computazionale e l’accesso ai modelli avanzati stanno diventando risorse sempre più preziose, il programma rappresenta un’occasione per le imprese non solo di formare le proprie organizzazioni interne e sviluppare progetti ad alto impatto economico, ma anche di incontrare nuovi talenti specializzati nell’applicazione dell’AI ai processi aziendali. Grazie alla scalabilità delle tecnologie AI, questo approccio può rendere competitive anche aziende di medie dimensioni che fino a oggi dovevano ricorrere a grandi system integrator per automatizzare i propri processi, aprendo nuove opportunità di innovazione e crescita. L’approccio del Master sarà altamente selettivo: aziende e partecipanti saranno scelti reciprocamente, con l’obiettivo di garantire uno standing elevato e la massima concretezza dei progetti sviluppati. Secondo Andrea Conte, ceo di Innova Semplice SpA e co-ideatore del Master: "L’intelligenza artificiale non è più solo una tecnologia, ma una nuova infrastruttura organizzativa. Le aziende che riusciranno a integrarla efficacemente nei propri processi avranno un vantaggio competitivo enorme e concreto in termini di Ebitda. Il master nasce per accompagnare le imprese in questa trasformazione". Il Master inizierà a novembre 2026 (con possibilità di pianificazione dei budget aziendali anche sul 2027) e ospiterà figure internazionali che hanno contribuito alla storia dell’industria tecnologica e dell’intelligenza artificiale. Per il caso italiano, sarà inoltre valutata la possibilità di finanziare la partecipazione al programma attraverso l’utilizzo di fondi per la formazione già accantonati dalle aziende.
(Adnkronos) - "Lo stakeholder engagement significa avere relazioni continuative con tutti i territori e i diversi pubblici con cui un'azienda ha a che fare: dai clienti, ai fornitori, alle istituzioni, ai dipendenti, oltre alle varie comunità di riferimento”. Così Carlotta Ventura, Chief Communication, Sustainability e Regional Affairs in A2a, in occasione dell’evento ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’ oggi a Roma. Realizzato da A2a in collaborazione con Assonime, l’incontro vede il contributo dei partner strategici The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano. Durante l’appuntamento è stato presentato l’Engagement Value Index report con cui il Gruppo ha misurato gli impatti generati sui territori. Per Ventura, "è necessario misurare tutto il lavoro che viene fatto sui territori perché è un importante investimento di risorse, in termini economici, di tempo, sia da parte dell'azienda che da parte degli interlocutori con cui siamo in contatto”, afferma. Poi aggiunge: “Si tratta di un beneficio concreto sia per le aziende che per le comunità. Dal dialogo con gli stakeholder nascono anche opportunità e si possono mitigare eventuali rischi che altrimenti non verrebbero intercettati”. Ma in che modo A2a ha sistematizzato lo stakeholder engagement? “Abbiamo delle riunioni fisse nel corso dell'anno in cui le proposte di dialogo vengono tradotte in attività concrete”, conclude Ventura.