(Adnkronos) - L’Ucraina ha imposto sanzioni a cinque rappresentanti del padiglione nazionale della Russia alla prossima Biennale Arte 2026 di Venezia. I sanzionati sono Anastasia Karneeva, commissaria del padiglione russo; Mikhail Shvydkoy, rappresentante della Russia per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura; e gli artisti Artem Nikolaev, Ilya Tatakov e Valeria Oleinik. Lo ha reso noto la ministra della Cultura, Tetyana Berezhna, sostenendo che "sono direttamente coinvolti nella promozione di progetti culturali sostenuti dallo Stato russo, legati alla propaganda, al complesso militare-industriale e alla normalizzazione dei crimini di guerra. La Russia non deve usare le piattaforme culturali globali per legittimare la guerra". Il provvedimento sanzionatorio è stato poi rilanciato sui canali social dall'Ambasciata dell'Ucraina in Italia. L'iniziativa segue un appello di decine di europarlamentari e la lettera al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, inviata nei giorni scorsi dai ministri della Cultura e degli Esteri di 22 Paesi europei, che hanno definito "inaccettabile la partecipazione della Russia", chiedendo lo stop alla presenza della Federazione russa a Venezia. Nello stesso giorno in cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha firmato il decreto che impone sanzioni contro i cinque rappresentanti del padiglione russo in allestimento, la Commissione europea ha annunciato la procedura per congelare o revocare i fondi alla Biennale di Venezia, una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni (2025-28) per la promozione cinematografica. Nella lettera, come anticipato dalla "Repubblica", la Commissione Ue ipotizza che la Biennale abbia violato le sanzioni europee contro la Russia autorizzando la partecipazione di artisti russi come "delegazione governativa" e chiede pertanto di interrompere il progetto e concede un mese all'istituzione veneziana per presentare controdeduzioni e così salvare il finanziamento. Il tempo stringe, perché la 61esima Esposizione internazionale d'Arte sarà inaugurata il 9 maggio e nei tre giorni precedenti si terrà la 'vernice' per la stampa, gli stessi tre giorni che la delegazione russa intendeva utilizzare per performance artistiche. Anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, si è detto contrario alla partecipazione russa, ha disertato la presentazione del Padiglione Italia nella sede dello stesso ministero e l'inaugurazione del restaurato padiglione centrale ai Giardini veneziani, visitato Leopoli, in Ucraina, e ha ribadito alla ministra ucraina della Cultura il sostegno dell'Italia. Al tempo stesso, Giuli ha richiesto la documentazione alla Biennale sui rapporti con le autorità russe e si è riservato una decisione in materia. Nel frattempo la Commissione europea attende anche un parere dal ministero degli Esteri italiano sulla "compatibilità" tra la riapertura del padiglione russo e il regime sanzionatorio. Il governo ucraino ha descritto i cinque russi sanzionati come “propagandisti culturali” del regime del presidente Vladimir Putin e come “figure che giustificano l’aggressione e diffondono propaganda russa in contesti internazionali”. Il decreto prevede nei loro confronti il congelamento dei beni, il divieto di ingresso in Ucraina, la sospensione degli scambi culturali e restrizioni alle attività economiche. Come in precedenti casi analoghi, la Commissione europea potrebbe adottare la stessa sanzione, che quindi avrebbe valore anche in Italia. Anastasia Karneeva, secondo le autorità ucraine, avrebbe legami con il complesso industriale-militare russo: è figlia di Nikolai Volobuev, dirigente del gruppo statale della difesa Rostec. Inoltre, la sua attività professionale sarebbe collegata a Ekaterina Vinokurova, figlia del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Nel decreto viene citato anche il finanziamento del padiglione russo da parte dell’oligarca Leonid Mikhelson, già sanzionato, attraverso il gruppo Novatek, accusato di fornire gas al ministero della Difesa russo e di sostenere indirettamente attività legate al reclutamento militare. Secondo le autorità ucraine, Mikhail Shvydkoy avrebbe avuto un ruolo diretto nel promuovere il ritorno della Russia alla Biennale, sostenendo pubblicamente che ciò dimostrerebbe il fallimento dei tentativi occidentali di “isolare” la cultura russa. Gli artisti Tatakov, Nikolaev e Oleinik sono invece descritti dal governo di Kiev come musicisti coinvolti in eventi di propaganda e sostenitori della guerra, nonostante la presenza di una sezione musicale separata all’interno della Biennale. Il governo ucraino ha inoltre ricordato che il padiglione russo era stato sospeso nel 2022, quando gli artisti selezionati si erano ritirati in segno di protesta contro l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Nel 2024 lo spazio era stato ceduto alla Bolivia. "La partecipazione della Russia alla Biennale non riguarda la cultura, ma l’uso di piattaforme internazionali per legittimare l’aggressione e diffondere propaganda”, ha dichiarato Vladyslav Vlasiuk, consigliere di Zelensky per la politica delle sanzioni. “O ci si oppone al regime russo e si accede allo spazio culturale del mondo libero, oppure si serve la propaganda". La Biennale di Venezia ha più volte ribadito che non sono state violate le sanzioni . Nel comunicato del 4 marzo sull’annuncio dei padiglioni nazionali, la Biennale ha affermato di “rifiutare qualsiasi forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte” e che “la Biennale, come la città di Venezia, continua a essere un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo l’incontro tra popoli e culture, nella speranza duratura della cessazione dei conflitti e delle sofferenze”. Il mese scorso Mikhail Shvydkoy aveva dichiarato ad ArtNews che il padiglione russo proseguirà come previsto, nonostante eventuali sanzioni che possano essere imposte prima dell’apertura della Biennale Arte il prossimo 9 maggio. “Si possono ideare varie sanzioni e si può vietare alle istituzioni occidentali di collaborare con noi, ma nessuno può privare la Russia del diritto all’espressione artistica”, aveva affermato il rappresentante della Russia per gli scambi culturali internazionali. La prevista partecipazione russa alla Biennale è stata più volte criticata da esponenti del mondo dell’arte e della politica internazionale, con vari appelli. Altri appelli di artisti hanno chiesto l'esclusione non solo della Russia ma anche di Israele e Stati Uniti. Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, come tutte le istituzioni veneziane e venete ha difeso la linea del presidente Pietrangelo Buttafuoco sulla Biennale Arte come luogo di tregua in un mondo in fiamme senza censure al dialogo tra Paesi e popoli. “Se il governo russo dovesse fare propaganda, saremmo i primi a chiudere il padiglione”, ha precisato Brugnaro. Buttafuoco ha incassato, inoltre, il sostegno dell'ex presidente del Veneto, Luca Zaia, e del suo successore, Alberto Stefani, e di Renato Brunetta, presidente del Cnel, che in una cerimonia ha detto "Forza Pietrangelo!" suscitando applausi tra le autorità presenti. Il critico d'arte di fama internazionale Achille Bonito Oliva, direttore della Biennale Arte 1993, ha dichiarato all'Adnkronos: "La presidenza di Buttafuoco segue una linea liberale. L'arte è una forma di creazione senza limiti. Le discussioni sull'esclusione di padiglioni russi, israeliani o americani sono del tutto prive di senso quando si parla di manifestazioni artistiche". (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - “Sul tema della retribuzione proporzionata e sufficiente serve una scelta chiara: il riferimento non possono essere i contratti semplicemente più diffusi, ma quelli sottoscritti dentro regole certe e da soggetti realmente rappresentativi”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, la federazione dei manager e dei quadri del terziario che ad oggi annovera oltre 47.000 associati. “Il possibile intervento del Governo sulla delega per la retribuzione ‘giusta ed equa’, così come riportato in questi giorni sui giornali, interviene su un terreno estremamente delicato e strategico. È indispensabile che ogni ipotesi sia costruita basandosi sulla legittima rappresentanza - prosegue Ballarè - e, proprio per questo, è indispensabile che ogni scelta sia costruita attraverso un confronto vero con tutte le parti sociali, valorizzando il lavoro già avviato per definire criteri condivisi di rappresentanza e perimetri contrattuali”. “Pensare di legiferare assumendo come parametro accordi nati ai margini del sistema, talvolta costruiti per comprimere salari e tutele, sarebbe un errore grave - avverte - e una contraddizione evidente. Una legge seria deve rafforzare la contrattazione autentica, non inseguire riferimenti al limite del consentito”. “Il criterio della rappresentatività - aggiunge Ballarè - non è un dettaglio tecnico, ma il presidio che distingue la buona contrattazione dal dumping contrattuale. Per questo il riferimento deve essere individuato nei contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative: è la strada più corretta per tutelare i lavoratori, contrastare la pirateria contrattuale e garantire una competizione leale tra imprese”, spiega ancora. Secondo Ballarè, “in questo percorso è fondamentale che il confronto sia realmente inclusivo". "Anche la dirigenza deve essere ascoltata: non è estranea al fenomeno della contrattazione pirata e può offrire un contributo concreto per individuare soluzioni efficaci, sostenibili e coerenti con le dinamiche del mercato del lavoro. Quando si interviene su salari e dignità del lavoro - conclude Ballarè- non si può scegliere la scorciatoia più debole. Serve invece una decisione netta, coerente, fondata su regole condivise e costruita attraverso il dialogo tra tutte le parti in causa”, conclude.
(Adnkronos) - Il 30 marzo 2026, la Commissione europea ha pubblicato le linee guida ufficiali per l’applicazione del Regolamento (Ue) 2025/40, meglio conosciuto come Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation). Questo documento arriva per fare chiarezza su una normativa che promette di cambiare radicalmente il modo in cui i prodotti vengono confezionati, venduti e smaltiti, con l’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030. Mentre il regolamento è già entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, le aziende e i consumatori hanno tempo fino al 12 agosto 2026 per farsi trovare pronti, data in cui le norme diventeranno pienamente operative. Sommario Il Ppwr è una legge europea che sostituisce le vecchie e frammentate direttive nazionali con un unico set di regole valide in tutta l’Unione. A differenza della legislazione precedente, il Ppwr interviene sull’intero ciclo di vita dell’imballaggio: dalla progettazione (per ridurre il peso e il volume) fino al suo fine vita (per garantirne il riciclo o il riutilizzo). Si applica a ogni tipo di materiale (plastica, carta, vetro, metallo) e a qualsiasi imballaggio immesso sul mercato UE, indipendentemente da dove sia stato prodotto. Il nuovo regolamento non è solo un elenco di restrizioni, ma apre la strada a benefici tangibili per la salute e l’ambiente: Addio alle “sostanze chimiche per sempre” (Pfas): dal 12 agosto 2026, scatta il divieto di immettere sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che contengono Pfas oltre determinati limiti. Si tratta di una vittoria per la sicurezza alimentare, eliminando sostanze persistenti potenzialmente dannose per la salute umana. Etichette chiare e universali: entro l’agosto 2028, tutti gli imballaggi dovranno riportare etichette armonizzate basate su indicazioni semplici. Questo aiuterà i cittadini a fare una raccolta differenziata corretta senza dover interpretare simboli diversi tra un Paese e l’altro. Diritto al riutilizzo: il regolamento incoraggia i sistemi di ricarica e riuso. Ad esempio, le attività di asporto dovranno permettere ai clienti di portare i propri contenitori senza costi aggiuntivi. Riduzione degli sprechi: le aziende saranno obbligate a ridurre al minimo il peso e il volume delle confezioni, vietando stratificazioni inutili o “falsi fondi” pensati solo per far sembrare il prodotto più grande. La transizione verso l’economia circolare comporta però rischi e complessità che le imprese dovranno gestire con attenzione. Dal 1° gennaio 2030, gli imballaggi in plastica monouso molto comuni nei ristoranti, come le bustine di maionese, ketchup, senape e salsa barbecue, così come i flaconcini di shampoo negli hotel, saranno vietati. Per molti settori, questo significa dover cambiare totalmente il modello di business. Le aziende, inoltre, saranno chiamate a pagare contributi più stringenti per la gestione dei rifiuti (la cosiddetta Responsabilità estesa del produttore o Epr). Le nuove linee guida chiariscono la distinzione tra “fabbricante” (chi progetta l’imballaggio) e “produttore” (chi lo immette sul mercato), un passaggio fondamentale per stabilire chi deve pagare per il riciclo. Entro il 2029, gli Stati membri dovranno anche garantire la raccolta separata del 90% delle bottiglie di plastica e lattine di metallo, solitamente attraverso sistemi di deposito cauzionale. Questo richiederà grandi investimenti infrastrutturali e logistici per commercianti e produttori. Entro il 2030, infine, una parte significativa degli imballaggi per il trasporto (come i pallet) dovrà essere inserita in circuiti di riutilizzo. Se le infrastrutture di lavaggio e recupero non saranno pronte, il rischio è un aumento dei costi logistici. Uno degli obiettivi del Regolamento Ppwr è eliminare le barriere tra i vari mercati europei. Le linee guida ribadiscono che gli Stati membri non potranno impedire la vendita di imballaggi conformi al regolamento basandosi su norme nazionali aggiuntive. Il Ppwr rappresenta una sfida senza precedenti per l’industria degli imballaggi, pilastro dell’economia italiana. Se da un lato i rischi legati ai costi e alla riorganizzazione logistica sono significativi, la pubblicazione di queste linee guida offre finalmente la certezza giuridica necessaria per investire nell’innovazione. Il traguardo è ambizioso: un’Europa a emissioni zero entro il 2050, dove l’imballaggio smette di essere un rifiuto per diventare una risorsa.