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Iran-Usa, dal mite Araghchi al radicale Ghalibaf: chi sarà al tavolo con Vance a Islamabad

(Adnkronos) - Dopo quasi un mese e mezzo di guerra, è il giorno dei colloqui tra Iran e Usa a Islamabad nel tentativo di trasformare la fragile tregua di due settimane annunciata dal presidente americano Donald Trump in una pace duratura. Tregua annunciata ...

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Barilla si conferma prima azienda food al mondo per reputazione, al 9° posto classifica generale

(Adnkronos) - Barilla si conferma, per il terzo anno consecutivo, la prima azienda al mondo nel settore alimentare per reputazione nel Global Reptrak 100 condotto da Reptrak, che dal 1999 analizza ogni anno le aziende con la migliore reputazione a ...

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Ambiente, sviluppo e realismo: la lezione di Vincenzo Pepe tra tecnologia e cultura

(Adnkronos) - Che cos’è davvero l’ambiente? Non solo natura, ma un sistema complesso che include cultura, tradizioni, tecnologia e identità. È da qui che parte la riflessione di Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e ...

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Iran-Usa, dal mite Araghchi al radicale Ghalibaf: chi sarà al tavolo con Vance a Islamabad

(Adnkronos) - Dopo quasi un mese e mezzo di guerra, è il giorno dei colloqui tra Iran e Usa a Islamabad nel tentativo di trasformare la fragile tregua di due settimane annunciata dal presidente americano Donald Trump in una pace duratura. Tregua annunciata dopo una notte di intenso lavoro diplomatico, guidato proprio dal Pakistan, che è riuscito a trasformare la minaccia del tycoon di "annientantare un'intera civilità" in quella che sempre Trump ha definito "una buona base su cui negoziare". Per il Pakistan, al tavolo dei negoziati ci saranno il primo ministro Shehbaz Sharif, il ministro degli Esteri Ishaq Dar e il capo di Stato Maggiore Asim Munir. A capo della delegazione americana, il vice presidente JD Vance. Della delegazione Usa fanno parte anche Steve Witkoff, Jared Kushner e il capo del Cencom Brad Cooper. Il ''mite'' ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il ''radicale'' presidente del Parlamento di Teheran Mohammad-Bagher Ghalibaf, alla guida di quella iraniana di cui fanno parte anche il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale Mohammad Bagher Zolghadr e il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi. Sono loro i massimi funzionari che si prevede si incontreranno nella giornata di oggi. Saldamente allineato con il presidente, Vance all'inizio della guerra contro l'Iran si era mantenuto distante dall'operazione 'Epic Fury'. ''Ma distanza non significa disimpegno'', sintetizza il sito pakistano di Dawn notando che negli ultimi giorni Vance è emerso come figura centrale negli sforzi di mediazione. Sempre Dawn nota che Vance ha subito ''una trasformazione radicale'' da quando, nel 2016, criticava Trump, che ora invece affianca nelle decisioni sul ruolo degli Stati Uniti all'estero. E' stato proprio Vance a dire ai mediatori pakistani che Trump era aperto a una tregua. Secondo al Jazeera, il feldmaresciallo Munir è stato in contatto con Vance dalla fine di marzo e per due volte il vice presidente americano era pronto a recarsi a Islamabad per colloqui con le controparti iraniane, ma entrambe le visite sono state annullate dopo che Teheran ha chiesto più tempo. In ogni caso l'Iran sembra considerare Vance un interlocutore più credibile rispetto ad altri alti funzionari Usa. Secondo il Telegraph, l'Iran si è rifiutato di dialogare con gli inviati statunitensi Witkoff e Kushner, che ancora il giorno prima dell'inizio della guerra il 28 febbraio negoziavano con Teheran. "Vance è il preferito", ha detto una fonte del Golfo. Della delegazione americana fanno comunque parte anche Witkoff e Kushner, come ha confermato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. ''Figura diplomatica centrale''. Witkoff viene considerato tra i più influenti nei negoziati prima e durante il conflitto. E' stato proprio l'alleato di lunga data di Trump a segnalare a fine marzo una possibile svolta, annunciando che gli Usa avevano presentato all'Iran un piano in 15 punti per avviare i colloqui. Sempre lui ha confermato il ruolo del Pakistan come mediatore e ha continuato a lavorare con alti funzionari statunitensi per preparare i colloqui diretti. Ma in Iran Witkoff non gode di grande popolarità come negoziatore. Teheran ha infatti espresso forti riserve riguardo a Witkoff e a Kushner dicendo di non fidarsi di loro e di non volerli coinvolti nei futuri negoziati, come riportato da Middle East Monitor. Il genero di Trump, Kushner, è diventato inviato di pace di alto livello dalla scorsa estate, quando ha contribuito a mediare un cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza. Kushner ha anche partecipato ai negoziati tra Russia e Ucraina e in quelli con l'Iran sul suo programma nucleare. Citando una fonte diplomatica, il Middle East Monitor afferma che l'Iran considera i due inviati interlocutori inaffidabili, descrivendo i precedenti incontri con loro come "non costruttivi" e dicendo di preferire canali alternativi per un futuro processo diplomatico. All'inizio di marzo l'Iran aveva accusato Witkoff e Kushner di "tradimento". Da parte iraniana, invece, la delegazione è guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Che, dal 2013 al 2021, è stato anche capo negoziatore iraniano sul nucleare. Rampollo di una famiglia di commercianti del bazar di Isfahan, si è unito alla Rivoluzione islamica iraniana del 1979 e ha combattuto nella guerra Iran-Iraq degli anni '80. Ma nel corso degli anni il 'mite' Araghchi si è guadagnato la reputazione di "maestro delle negoziazioni difficili". Soprattutto dopo il suo ruolo nei colloqui che hanno portato allo storico accordo sul nucleare iraniano con gli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia, Cina più la Germania nel 2015, il Jcpoa. Anche durante l'attuale conflitto, scoppiato il 28 febbraio scorso, il ministro degli Esteri iraniano ha continuato a svolgere il ruolo di diplomatico e di stratega. Se da un lato ha costantemente definito gli attacchi israelo-americani "illegali" e "non provocati", dall'altro ha coordinato l'azione diplomatica, riconoscendo gli sforzi di mediazione guidati dal Pakistan. Ad affiancare Araghchi c'è il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, considerato un protetto del defunto Ali Khamenei e un confidente di suo figlio, la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei. Unitosi ai Pasdaran all'età di 18 anni, di orientamento conservatore, Ghalibaf, per dieci anni sindaco di Teheran, ha più volte cercato di candidarsi alla presidenza, nel 2005, 2013 e 2024, e ha partecipato alle elezioni del 2017 prima di ritirarsi a favore di Ebrahim Raisi. Nel 2020 è stato eletto presidente del parlamento, un'ascesa ampiamente attribuita alla sua lealtà a Khamenei. Nonostante il suo ruolo politico formale, Ghalibaf resta profondamente radicato nell'apparato di sicurezza iraniano e si ritiene abbia una grande influenza all'interno dei Pasdaran. I suoi legami di lunga data con l'elite militare iraniana sono profondi: era uno stretto collaboratore di Qasem Soleimani, il comandante assassinato durante la prima amministrazione Trump nel 2020. Secondo Axios, Ghalibaf è stato coinvolto in colloqui informali con inviati statunitensi, tra cui Witkoff e Kushner. Un funzionario dell'Amministrazione Usa citato da Politico lo ha descritto come ''uno dei candidati più importanti'' per i colloqui ''ma dobbiamo metterlo alla prova e non possiamo avere fretta". All'inizio di aprile, con l'intensificarsi degli sforzi per il cessate il fuoco, la posizione di Ghalibaf rispecchiava l'approccio iraniano più condiviso, che prevedeva di combinare partecipazione e pressione. Pubblicamente ha detto che i continui attacchi e le violazioni avevano reso i colloqui "privi di significato".

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Barilla si conferma prima azienda food al mondo per reputazione, al 9° posto classifica generale

(Adnkronos) - Barilla si conferma, per il terzo anno consecutivo, la prima azienda al mondo nel settore alimentare per reputazione nel Global Reptrak 100 condotto da Reptrak, che dal 1999 analizza ogni anno le aziende con la migliore reputazione a livello globale. Nel ranking 2026, il Gruppo raggiunge il 9° posto complessivo, guadagnando 16 posizioni rispetto al 2025 (quando era al 25° posto) ed entrando così nella top 10 globale, a conferma del percorso di crescita reputazionale costruito negli anni. Il risultato riflette la capacità di Barilla di coniugare qualità dei prodotti, visione industriale e responsabilità sociale, elementi sempre più centrali nella valutazione della reputazione aziendale. Lo studio considera, infatti, dimensioni chiave come performance, innovazione, governance, sostenibilità e capacità di generare fiducia nel tempo. “Nell’attuale contesto macroeconomico - dichiara Sara Fargion, vice president, Emea di Reptrak - caratterizzato da forte incertezza, mantenere performance stabili rappresenta già un segnale positivo. In questo scenario, però, la capacità di crescere diventa un vero fattore distintivo. Il settore Food, in particolare, è sottoposto a pressioni significative: le persistenti dinamiche inflazionistiche continuano ad alimentare un’elevata attenzione mediatica e a influenzare in modo costante la percezione pubblica in tutti i 14 Paesi in cui misuriamo la reputazione”. Presente in oltre 100 Paesi, con 30 siti produttivi e una produzione annuale superiore ai 2 milioni di tonnellate tra pasta, sughi pronti e prodotti da forno, Barilla continua a investire in innovazione e nel miglioramento continuo dell’offerta. Va in questa direzione l’inaugurazione, a novembre, a Parma, di Bite (Barilla innovation & technology experience), il nuovo centro di ricerca e sviluppo dove 200 professionisti, tra tecnologi alimentari, ricercatori, ingegneri e food designer, sviluppano nuovi prodotti, migliorando ricette, processi produttivi e packaging. Bite è un hub all’avanguardia che integra competenze scientifiche, cultura del cibo e tecnologia per progettare il futuro dell’alimentazione grazie anche ad un ecosistema di open innovation che coinvolge università e centri di ricerca a livello globale, accelerando lo sviluppo di soluzioni sempre più sostenibili, sicure e in linea con l’evoluzione dei consumi. A conferma della capacità di rispondere alle esigenze dei consumatori, il Gruppo si è distinto negli scorsi anni con due riconoscimenti nell’ambito del premio eletto prodotto dell’anno: nel 2025 la linea Barilla al bronzo è stata premiata nella categoria Pasta, mentre nel 2026 il riconoscimento è stato assegnato a Barilla protein+, entrambe scelte da oltre 12.000 consumatori nell’ambito di ricerche condotte da Circana. A sostenere la crescita del Gruppo Barilla e la sua capacità di intercettare nuovi trend e culture alimentare, contribuiscono anche la partnership con Formula 1®, che ha portato il valore della convivialità Barilla anche nel contesto della massima competizione sportiva motoristica. Mentre in Italia iniziative ad alto impatto sociale, come le campagne solidali con Dynamo Camp e Medici Senza Frontiere, hanno mobilitato migliaia di volontari e coinvolto decine di migliaia di cittadini, contribuendo a sostenere progetti sociali e umanitari attraverso gesti concreti di partecipazione e condivisione. In parallelo, Barilla prosegue il proprio percorso sul fronte sociale e ambientale, integrando la sostenibilità e l’efficienza energetica e idrica al centro del proprio modello di crescita. Un impegno che riguarda anche le quasi 9 mila persone Barilla, vero motore della performance del Gruppo, e che si traduce, tra l’altro, in una policy globale di congedo parentale paritario, che garantisce a entrambi i genitori 12 settimane retribuite al 100%, e nel raggiungimento già nel 2020 della parità retributiva di genere secondo il principio 'equal pay for equal work' per tutte le persone Barilla nel mondo. La classifica e il report completi sono disponibili sul sito: https://www.reptrak.com/globalreptrak

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Ambiente, sviluppo e realismo: la lezione di Vincenzo Pepe tra tecnologia e cultura

(Adnkronos) - Che cos’è davvero l’ambiente? Non solo natura, ma un sistema complesso che include cultura, tradizioni, tecnologia e identità. È da qui che parte la riflessione di Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e Shared Ground. Professore ordinario di diritto ambientale alla Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, presidente di FareAmbiente e responsabile ambiente della Lega, Pepe propone una visione ampia e non riduzionista: "L’ambiente è “tutto ciò che ci circonda”: natura, ma anche opere dell’uomo, cultura, lingua, tradizioni". Non è dunque solo tutela delle risorse naturali, ma qualità della vita. E dentro questa qualità rientra anche la tecnologia, che – sottolinea – non va demonizzata, ma resa sostenibile. Uno dei punti centrali della puntata è il rapporto tra ambiente ed economia. Pepe rifiuta sia il negazionismo sia il catastrofismo, proponendo una terza via: il realismo. Il concetto chiave è semplice: “Rischio zero non esiste. Rifiuto zero non esiste". La sostenibilità, nella sua visione, è mitigazione del rischio: scegliere il rischio minore compatibile con una buona qualità della vita. Un’impostazione che si oppone tanto alla “decrescita felice” teorizzata da Serge Latouche, quanto agli approcci puramente produttivisti. Lo sviluppo è inevitabile – e necessario – ma deve essere governato. Nel confronto con Giorgio Rutelli, vicedirettore Adnkronos, emerge uno dei grandi dilemmi della transizione: chi deve guidarla? Da un lato il Green Deal europeo promosso dalla Commissione di Ursula von der Leyen, con il suo impianto regolatorio ambizioso; dall’altro le preoccupazioni industriali di Paesi come Italia e Germania. La risposta di Pepe non è ideologica: la sostenibilità parte dai comportamenti individuali, ma deve tradursi anche in scelte collettive informate da metodo scientifico, non “dalla pancia”. In questo quadro, critica sia gli eccessi regolatori sia le illusioni di autoregolazione del mercato. Il punto è trovare un equilibrio tra responsabilità individuale e politiche pubbliche efficaci. Uno dei passaggi più netti riguarda la scuola. Pepe denuncia l’assenza di una vera educazione ambientale: “Sappiamo tutto di Dante, ma non sappiamo come rapportarci quotidianamente con le risorse naturali". Per lui, l’educazione ambientale dovrebbe diventare una disciplina obbligatoria, una nuova forma di educazione civica capace di incidere sui comportamenti concreti: rifiuti, energia, consumi. La tecnologia è al centro della riflessione, ma sempre accompagnata da una domanda: come gestirne le conseguenze? L’esempio è quello dei rifiuti ospedalieri o radioattivi. Non possono essere eliminati, perché servono anche a salvare vite. Il problema diventa allora dove e come gestirli, evitando atteggiamenti come il “not in my backyard”. È qui che emerge la dimensione etica dell’ambientalismo: "Responsabilità significa accettare il problema e gestirlo, non spostarlo altrove", Sul cambiamento climatico, Pepe rifiuta sia il negazionismo sia l’allarmismo: sì alla riduzione delle emissioni, per la salute delle persone; ma anche attenzione all’adattamento, spesso trascurato nel dibattito pubblico. Cita i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle morti legate alle polveri sottili per sottolineare un punto cruciale: le politiche ambientali servono anche a migliorare la salute qui e ora, indipendentemente dall’impatto globale. Uno dei passaggi più geopolitici riguarda il ruolo dell’Europa tra Stati Uniti e Cina. Secondo Pepe gli Stati Uniti tendono a un approccio più “negazionista”, la Cina combina uso intensivo di carbone e leadership nelle tecnologie green, l’Europa rischia di restare schiacciata. La soluzione? Realismo industriale e investimenti in ricerca, evitando sia la deindustrializzazione sia la dipendenza tecnologica. Sul tema energetico, Pepe è netto: serve un mix. Accanto a rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico), propone di investire anche nel nucleare: ricerca su fissione e fusione; sviluppo di piccoli reattori; riduzione della dipendenza dall’estero. L’Italia importa già energia nucleare da altri Paesi, senza produrla direttamente. Una contraddizione che, secondo Pepe, va affrontata. La conclusione della puntata: "La vera transizione non è solo energetica o ambientale, ma culturale". Serve tempo, gradualità e capacità di evitare effetti di rigetto sociale. Le politiche troppo spinte, senza consenso e senza realismo, rischiano infatti di produrre reazioni opposte. Anche i movimenti come quelli di Greta Thunberg – riconosce Pepe – hanno avuto il merito di portare il tema al centro, ma la fase successiva richiede pragmatismo. Il filo conduttore della puntata è chiaro: superare le polarizzazioni. Né catastrofismo né negazionismo, ma scienza al posto dell’ideologia, responsabilità al posto della rimozione, equilibrio tra sviluppo e sostenibilità. Un ambientalismo che, nelle parole di Pepe, è prima di tutto cura della “casa comune”, riprendendo l’insegnamento di Papa Francesco. E che si traduce in una domanda di fondo: qual è il rischio accettabile per vivere meglio, oggi e domani? YouTube: https://youtu.be/VQFB0n1K3ac?si=1G9aUzb__iXT_9kj Spotify: https://open.spotify.com/episode/6ICBNds4DypQu34puFsM1x?si=C7xd_IPkS127U5pWdOMPiA Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/ep-2-custodire-per-progredire-con-il-prof-vincenzo-pepe/

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