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Innovazione, Mazzetti (Meta): "Allarga i diritti, semplificare norme Ue"

(Adnkronos) - “L’innovazione allarga i diritti dei cittadini, li difende, li amplia.   Pensiamo per esempio al diritto alla salute, al diritto alla difesa, alla libera circolazione, alla libertà di espressione. È necessario iniziare a pensare all'innovazione come un ...

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Contratti, Ballarè (Manageritalia): "Quelli realmente rappresentativi sono un riferimento per la retribuzione giusta ed equa"

(Adnkronos) - “Sul tema della retribuzione proporzionata e sufficiente serve una scelta chiara: il riferimento non possono essere i contratti semplicemente più diffusi, ma quelli sottoscritti dentro regole certe e da ...

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Sostenibilità: indagine, leasing accelera integrazione fattori Esg per competitività Pmi

(Adnkronos) - Assilea ha presentato oggi a Roma, presso la propria sede, i risultati della Survey annuale 2025 sulla sostenibilità nell’industria del leasing, che offre una fotografia della situazione e anche una lettura dinamica della sua evoluzione. A ...

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Innovazione, Mazzetti (Meta): "Allarga i diritti, semplificare norme Ue"

(Adnkronos) - “L’innovazione allarga i diritti dei cittadini, li difende, li amplia. Pensiamo per esempio al diritto alla salute, al diritto alla difesa, alla libera circolazione, alla libertà di espressione. È necessario iniziare a pensare all'innovazione come un qualcosa di positivo di cui beneficia tutta la società e non solo il mercato. L’Europa deve tornare a essere un posto in cui l'innovazione non si regola solamente ma in cui l'innovazione si crea, si porta avanti, si adotta e si cerca anche di esportare nel resto del mondo per provare a recuperare quel gap con gli Stati Uniti e con la Cina che nel corso degli ultimi anni si è maturato ed è diventato particolarmente significativo”. Lo ha dichiarato Angelo Mazzetti, Public Policy Director di Meta, in occasione dell'incontro promosso da Adnkronos e Meta al Centro studi americani sul tema dell’innovazione tecnologica e della regolamentazione europea. “Si è parlato molto di sfide di competitività che l'Unione Europea affronta - ha aggiunto Mazzetti - e di cosa si deve fare affinché la si recuperi. Io credo che ci siano due cose sulle quali bisogna concentrarsi. La prima è un grande sforzo di semplificazione del corpus normativo che, per esempio in ambito digitale, è stato approvato e che ha creato incertezze burocratiche, sovrapposizioni normative e scoraggiato gli investimenti per le imprese. È un percorso che è iniziato ma che deve essere più ambizioso perché le risposte devono essere all'altezza delle sfide che stiamo affrontando. È un qualcosa che non solamente noi, ma tanti soggetti, tante imprese e anche istituzioni hanno riconosciuto e che stanno chiedendo a gran voce. Penso a grandi imprese europee come Siemens e Bosch, o italiane come Pirelli ed è un tema emerso in maniera molto forte all'interno dell'incontro di oggi. E poi il secondo punto: bisogna fare un cambio di passo, anche di natura culturale. Troppo spesso si pensa all'innovazione in Europa come un qualcosa di positivo per il mercato e quindi per il profitto, ma di negativo per i diritti, quindi un qualcosa da cui difendersi da cui proteggersi. In realtà è esattamente l'opposto”. In merito agli ostacoli per la produzione e l’utilizzo di nuove tecnologie causati dalla regolamentazione europea, Mazzetti ha sottolineato: “Questa ipertrofia regolamentare degli ultimi 10-15 anni ha portato spesso i consumatori europei a non avere accesso alle ultime tecnologie, o ad avere dei prodotti che sono diversi rispetto al resto del mondo, o a impedire la creazione e l'affermazione di ecosistemi di innovazione europei. Faccio un esempio molto specifico: insieme a EssilorLuxottica ormai da molti anni abbiamo iniziato una collaborazione proficua che ha portato alla creazione di occhiali che produciamo insieme. Si tratta di smart glasses, dei dispositivi indossabili che hanno integrata l'intelligenza artificiale e che rappresentano il form factor principale per l’adozione dell'intelligenza artificiale perché gli occhiali vedono quello che tu vedi e sentono quello che tu senti. In questo momento però sono minacciati nel loro design da un regolamento che è stato approvato anni fa e che entrerà in vigore il prossimo anno. Quindi una legge che è stata approvata e discussa anni prima che effettivamente una tecnologia arrivasse, quando semplicemente l'intero ecosistema dei dispositivi indossabili AI non esisteva. Questa regolamentazione prevede l'obbligo di sostituibilità delle batterie da parte dei consumatori, che impatterebbe il design in maniera estremamente significativa, rendendo i prodotti meno attrattivi e lasciando soprattutto ad altri competitor negli Stati Uniti o in Cina, senza questo genere di limitazioni, la possibilità di sviluppare i loro prodotti e quindi competere in maniera più aggressiva con un ecosistema che invece si sta sviluppando in Europa e che vede l'Europa in una posizione di leadership. Inoltre, limitando la possibilità di espansione di questi prodotti, si limita anche la possibilità che questi prodotti hanno di difendere i diritti dei cittadini. Le applicazioni di accessibilità di prodotti come questi occhiali sono infatti particolarmente significative: danno la possibilità a chi soffre di disabilità, a non vedenti e ipovedenti, di poter ascoltare quello che non riescono a vedere e di poter interagire con l'intelligenza artificiale senza dover utilizzare le mani, quindi con le mani libere, direttamente con la voce, assistendoli nelle loro attività quotidiane. Oggi devo dire che abbiamo ascoltato una testimonianza da parte del presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) Mario Barbuto in questo senso, che è stata estremamente significativa e che credo sia emblematica di come l'innovazione difenda, allarghi i diritti anche sociali delle persone”.

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Contratti, Ballarè (Manageritalia): "Quelli realmente rappresentativi sono un riferimento per la retribuzione giusta ed equa"

(Adnkronos) - “Sul tema della retribuzione proporzionata e sufficiente serve una scelta chiara: il riferimento non possono essere i contratti semplicemente più diffusi, ma quelli sottoscritti dentro regole certe e da soggetti realmente rappresentativi”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, la federazione dei manager e dei quadri del terziario che ad oggi annovera oltre 47.000 associati. “Il possibile intervento del Governo sulla delega per la retribuzione ‘giusta ed equa’, così come riportato in questi giorni sui giornali, interviene su un terreno estremamente delicato e strategico. È indispensabile che ogni ipotesi sia costruita basandosi sulla legittima rappresentanza - prosegue Ballarè - e, proprio per questo, è indispensabile che ogni scelta sia costruita attraverso un confronto vero con tutte le parti sociali, valorizzando il lavoro già avviato per definire criteri condivisi di rappresentanza e perimetri contrattuali”. “Pensare di legiferare assumendo come parametro accordi nati ai margini del sistema, talvolta costruiti per comprimere salari e tutele, sarebbe un errore grave - avverte - e una contraddizione evidente. Una legge seria deve rafforzare la contrattazione autentica, non inseguire riferimenti al limite del consentito”. “Il criterio della rappresentatività - aggiunge Ballarè - non è un dettaglio tecnico, ma il presidio che distingue la buona contrattazione dal dumping contrattuale. Per questo il riferimento deve essere individuato nei contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative: è la strada più corretta per tutelare i lavoratori, contrastare la pirateria contrattuale e garantire una competizione leale tra imprese”, spiega ancora. Secondo Ballarè, “in questo percorso è fondamentale che il confronto sia realmente inclusivo". "Anche la dirigenza deve essere ascoltata: non è estranea al fenomeno della contrattazione pirata e può offrire un contributo concreto per individuare soluzioni efficaci, sostenibili e coerenti con le dinamiche del mercato del lavoro. Quando si interviene su salari e dignità del lavoro - conclude Ballarè- non si può scegliere la scorciatoia più debole. Serve invece una decisione netta, coerente, fondata su regole condivise e costruita attraverso il dialogo tra tutte le parti in causa”, conclude.

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Sostenibilità: indagine, leasing accelera integrazione fattori Esg per competitività Pmi

(Adnkronos) - Assilea ha presentato oggi a Roma, presso la propria sede, i risultati della Survey annuale 2025 sulla sostenibilità nell’industria del leasing, che offre una fotografia della situazione e anche una lettura dinamica della sua evoluzione. A partire dai dati emersi, si è sviluppato un dibattito sull’integrazione dei fattori Esg e un confronto più ampio sul settore bancario. Il 2025 rappresenta un anno di consolidamento per le società di leasing coinvolte nell’indagine: il 73,1% ha definito gli obiettivi Esg all’interno della strategia commerciale ed economico-finanziaria e il 59,6% delle azioni pianificate per l’integrazione Esg risulta completato, mentre il 25% è in corso di attuazione. Le iniziative riguardano principalmente la governance, il modello di business e la strategia, l’organizzazione e i processi, il risk management e l’informativa al mercato, in coerenza con le aspettative di vigilanza sui rischi climatici e ambientali della Banca d’Italia. La mappatura dei fattori di rischio Esg delle nuove operazioni di leasing, propedeutica ad altre azioni attuative dell’integrazione, è effettuata da quasi la metà delle società (46,2%) e per la grandissima parte dei casi riguarda sia il bene, sia il cliente. Il 61,5% delle società include le caratteristiche Esg nell’offerta di prodotti, dato raddoppiato nel biennio, tra cui spiccano le basse emissioni di CO2 e il risparmio energetico. Più che raddoppiata la capacità di misurare l’impatto Esg dei prodotti, che passa dall’8% al 19,2%, e tuttavia rimane limitata dall’indisponibilità di dati sul bene. Proprio per sostenere le attività delle associate, Assilea nel corso dell’anno avvierà il modulo 'Bdcr Beni', il servizio della Banca Dati Centrale Rischi Leasing dell’Associazione che fornirà indicazioni sugli impatti climatico-ambientali dei beni, con informazioni utili sia nella fase precontrattuale, sia in quella successiva. In un biennio sono invece quasi triplicate le società che sono in grado di rilevare i dati sulla sostenibilità dei clienti, passando dall’8,7% del 2023 al 23,1% del 2025. La metà dichiara che questa attività è un obiettivo da raggiungere nel breve e medio periodo. Sul piano organizzativo, prevalgono i modelli ibridi (61,5%), costituiti da una figura come il Sustainability manager con il compito di interagire con le altre funzioni, seguiti da quelli accentrati (30,8%). Il 69,2% delle società ha integrato i fattori Esg nei processi di controllo interno e oltre la metà include obiettivi Esg nei sistemi incentivanti per il management dell’azienda. In aumento anche l’attenzione ai rischi: il 46,2% valuta i fattori Esg nelle nuove operazioni e il 53,8% monitora l’esposizione ai rischi climatico-ambientali. Permangono tuttavia alcune criticità, in particolare la maggior parte delle società (61,5%) non pubblica un report di sostenibilità autonomo, contribuendo invece a quello del gruppo di appartenenza. L’indagine ha coinvolto 26 società, rappresentative dell’82% dello stock dei contratti di leasing al 31 dicembre 2024. “Il leasing sta giocando un ruolo determinante nel tradurre gli obiettivi di sostenibilità in risultati concreti per la modernizzazione e la competitività del Paese, grazie soprattutto alla sua capacità di sostenere gli investimenti delle Pmi e al suo contributo nel promuovere un’economia più sostenibile, favorendo e accelerando l’adozione e l’utilizzo di tecnologie innovative e green, a più bassa emissione di CO2, in tutte le categorie di beni - ha commentato Giuseppe Schlitzer, direttore generale Assilea - I dati della nostra survey confermano che il leasing non è solo uno strumento di finanziamento, ma un vero e proprio partner capace di accompagnare le imprese verso modelli di business sempre più responsabili e trasparenti”.

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