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(Adnkronos) - Gli uomini tedeschi in età da servizio militare dovranno chiedere il permesso all'esercito per lasciare il Paese per periodi superiori a tre mesi. Il governo tedesco, spiega il Telegraph, ha infatti introdotto un nuovo regime di servizio militare che prevede che tutti gli uomini nati dopo il 2008 debbano sottoporsi a una visita medica e rispondere a domande sulla propria idoneità al servizio. La legge include anche una clausola secondo cui i giovani di età compresa tra i 17 e i 45 anni necessitano di un permesso della Bundeswehr, l'esercito tedesco, per poter lasciare la Germania per periodi più lunghi di tre mesi. La nuova legge, spiega ancora la testata, mira a limitare gli spostamenti degli uomini in età da servizio militare in caso di crisi nazionale, come ad esempio una guerra. "Gli uomini che hanno compiuto 17 anni - recita la nuova norma - devono ottenere l'autorizzazione dal centro di reclutamento competente delle forze armate tedesche se desiderano lasciare la Repubblica Federale di Germania per più di tre mesi". Questo avviene, nota ancora il Telegraph, mentre la Germania si sta rapidamente riarmando e rimobilitando, pianificando di potenziare le proprie forze armate in vista di un possibile crollo della Nato e delle crescenti minacce di guerra con la Russia. In Germania il servizio militare non è obbligatorio, tuttavia la nuova legge consente ai politici tedeschi di arruolare, in un secondo momento, i giovani di età compresa tra i 17 e i 45 anni qualora non vengano raggiunti gli obiettivi di reclutamento. La legge precedente prevedeva una clausola simile relativa ai permessi di uscita per periodi prolungati all'estero. All'epoca, la normativa stabiliva che i giovani in età da combattimento sarebbero stati chiamati alle armi solo in caso di emergenza di sicurezza. La clausola potrebbe potenzialmente avere ripercussioni su milioni di cittadini tedeschi che intraprendono percorsi di vario genere, da un anno sabbatico o di studio all'estero a un nuovo lavoro o a un periodo di congedo. La notizia ha scatenato un'accesa copertura mediatica in un Paese dove le modifiche alla politica sul servizio militare hanno già portato a proteste di piazza da parte degli studenti delle scuole soggette ai nuovi requisiti di legge. Il ministero della Difesa ha confermato la richiesta, riportata per la prima volta dal quotidiano Frankfurter Rundschau. Un portavoce del ministero ha dichiarato che la nuova legislazione è stata concepita per stabilire un quadro normativo per la coscrizione, qualora necessaria, rendendo indispensabile conoscere la posizione dei potenziali coscritti in caso di urgente necessità. "Secondo la formulazione della legge, i maschi di età pari o superiore a 17 anni sono obbligati a richiedere l'autorizzazione preventiva al centro di reclutamento della Bundeswehr competente per soggiorni all'estero di durata superiore a tre mesi", ha affermato il ministero. La legge stabilisce che tale obbligo cessa al compimento dei 45 anni. La nuova normativa prevede l'obbligo di autorizzazione per poter soggiornare all'estero per lunghi periodi, anche al di fuori dei periodi di crisi, ripristinando una regola in vigore da decenni. Tuttavia, il ministero ha affermato che la norma non ha avuto sostanzialmente alcuna conseguenza. "Il regolamento era già in vigore durante la guerra fredda e non aveva alcuna rilevanza pratica; in particolare, non è soggetto a sanzioni", ha affermato il portavoce. Il ministero non ha specificato quante persone abbiano richiesto l'autorizzazione quest'anno. Il portavoce ha indicato che l'approvazione per i periodi all'estero sarebbe una procedura di routine, a condizione che non vi sia la coscrizione obbligatoria e che la Germania non si trovi ad affrontare un'emergenza di sicurezza. "Chiariremo tramite regolamenti amministrativi che l'autorizzazione si considera concessa fintanto che il servizio militare è volontario", hanno affermato, aggiungendo: "Poiché il servizio militare, secondo la legge vigente, si basa esclusivamente sulla partecipazione volontaria, tali autorizzazioni devono, in linea di principio, essere concesse".
(Adnkronos) - Il nuovo clima di incertezza modifica le scelte, soprattutto delle aziende. Il sistema produttivo paga sfide molto impegnative per la concorrenza asiatica sempre più aggressiva, per il costo dell’energia ma anche per la digitalizzazione, per l’AI e la robotica sempre più evoluta con riflessi sulla dimensione sociale. Effetti che si stanno già manifestando con perdita di posti di lavoro ma anche messa in discussione di figure professionali. In questo scenario sempre più impegnativo un ruolo importante potrebbe trovarsi a giocare il sistema finanziario per supportare le aziende per investimenti che accrescano la loro capacità di avere futuro. In questa ottica un ruolo fondamentale è quello del dialogo trasparente con dati di qualità che facciano capire all’azienda il suo reale posizionamento ma anche alla finanza quanta potenzialità abbia l’azienda che chiede o sui cui conviene investire. Il tavolo di coordinamento per la finanza sostenibile del Mef con il proprio documento di dialogo tra imprese e banche gioca un ruolo chiave e ha sviluppato un modello che verrà proposto nel Portale imprese dell’ecosistema Amelia della Fondazione Grins, il partenariato pubblico-privato con 17 Università, soprattutto dedicato alle micro, piccole e medie imprese che sono l’architrave del sistema Italia, rappresentando più del 99% delle imprese italiane. “Il Portale imprese - dichiara la professoressa Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Grins - ha la missione di offrire a banche e imprese uno strumento di dialogo trasparente, finalizzato ad accrescere la conoscenza delle tre dimensioni della sostenibilità e a favorire decisioni di investimento più consapevoli e produttive, con benefici per tutte le parti coinvolte e per il sistema Paese”. Il Portale imprese è una piattaforma inserita nell’ecosistema Amelia a cui le imprese potranno accedere, attraverso la compilazione di un questionario ottenere uno scoring di posizionamento, che può essere una prima bussola per indicare i passi giusti da farsi per migliorarsi e avere maggiore possibilità di accrescere l’interesse sia del sistema finanziario sia per accrescere la loro consapevolezza dei rischi di eventi inaspettati ma possibili come quelli legati al clima. “In questi anni di attenzione a queste tematiche - spiega - abbiamo riscontrato che tutte le aziende italiane hanno comunque già valutazioni (score massivi) da parte di grandi società anche straniere. Le pmi non ne sono a conoscenza nella stragrande maggioranza e ne risulta un quadro negativo, con risvolti anche per il Paese di essere attrattivo per gli investimenti esteri. Faccio un esempio concreto: l’Italia è caratterizzata da un quadro di rischio idrogeologico elevato e facilmente le aziende sono esposte in aree critiche. L’informazione massiva indica il pericolo sulla base del posizionamento geografico ma non risulta se l’azienda ha adottato azioni di mitigazione e difesa, che possono essere canalizzazione dei flussi d’acqua, vasche di compensazione o quant’altro. Ebbene se non lo comunica emerge che è troppo esposta, quindi a rischio alto e non conviene investire su di essa. Non solo per il rischio del danno ma anche per il rischio del fermo produttivo che può protrarsi a lungo”. Inserito nell’ecosistema Amelia della Fondazione Grins e ospitato presso il tecnopolo Cineca, il Portale imprese garantisce che il trattamento dei dati e delle informazioni avvenga su infrastrutture nazionali, con elevati standard di sicurezza e in conformità alla disciplina vigente in materia di protezione dei dati personali e tutela della riservatezza.
(Adnkronos) - Assilea ha presentato oggi a Roma, presso la propria sede, i risultati della Survey annuale 2025 sulla sostenibilità nell’industria del leasing, che offre una fotografia della situazione e anche una lettura dinamica della sua evoluzione. A partire dai dati emersi, si è sviluppato un dibattito sull’integrazione dei fattori Esg e un confronto più ampio sul settore bancario. Il 2025 rappresenta un anno di consolidamento per le società di leasing coinvolte nell’indagine: il 73,1% ha definito gli obiettivi Esg all’interno della strategia commerciale ed economico-finanziaria e il 59,6% delle azioni pianificate per l’integrazione Esg risulta completato, mentre il 25% è in corso di attuazione. Le iniziative riguardano principalmente la governance, il modello di business e la strategia, l’organizzazione e i processi, il risk management e l’informativa al mercato, in coerenza con le aspettative di vigilanza sui rischi climatici e ambientali della Banca d’Italia. La mappatura dei fattori di rischio Esg delle nuove operazioni di leasing, propedeutica ad altre azioni attuative dell’integrazione, è effettuata da quasi la metà delle società (46,2%) e per la grandissima parte dei casi riguarda sia il bene, sia il cliente. Il 61,5% delle società include le caratteristiche Esg nell’offerta di prodotti, dato raddoppiato nel biennio, tra cui spiccano le basse emissioni di CO2 e il risparmio energetico. Più che raddoppiata la capacità di misurare l’impatto Esg dei prodotti, che passa dall’8% al 19,2%, e tuttavia rimane limitata dall’indisponibilità di dati sul bene. Proprio per sostenere le attività delle associate, Assilea nel corso dell’anno avvierà il modulo 'Bdcr Beni', il servizio della Banca Dati Centrale Rischi Leasing dell’Associazione che fornirà indicazioni sugli impatti climatico-ambientali dei beni, con informazioni utili sia nella fase precontrattuale, sia in quella successiva. In un biennio sono invece quasi triplicate le società che sono in grado di rilevare i dati sulla sostenibilità dei clienti, passando dall’8,7% del 2023 al 23,1% del 2025. La metà dichiara che questa attività è un obiettivo da raggiungere nel breve e medio periodo. Sul piano organizzativo, prevalgono i modelli ibridi (61,5%), costituiti da una figura come il Sustainability manager con il compito di interagire con le altre funzioni, seguiti da quelli accentrati (30,8%). Il 69,2% delle società ha integrato i fattori Esg nei processi di controllo interno e oltre la metà include obiettivi Esg nei sistemi incentivanti per il management dell’azienda. In aumento anche l’attenzione ai rischi: il 46,2% valuta i fattori Esg nelle nuove operazioni e il 53,8% monitora l’esposizione ai rischi climatico-ambientali. Permangono tuttavia alcune criticità, in particolare la maggior parte delle società (61,5%) non pubblica un report di sostenibilità autonomo, contribuendo invece a quello del gruppo di appartenenza. L’indagine ha coinvolto 26 società, rappresentative dell’82% dello stock dei contratti di leasing al 31 dicembre 2024. “Il leasing sta giocando un ruolo determinante nel tradurre gli obiettivi di sostenibilità in risultati concreti per la modernizzazione e la competitività del Paese, grazie soprattutto alla sua capacità di sostenere gli investimenti delle Pmi e al suo contributo nel promuovere un’economia più sostenibile, favorendo e accelerando l’adozione e l’utilizzo di tecnologie innovative e green, a più bassa emissione di CO2, in tutte le categorie di beni - ha commentato Giuseppe Schlitzer, direttore generale Assilea - I dati della nostra survey confermano che il leasing non è solo uno strumento di finanziamento, ma un vero e proprio partner capace di accompagnare le imprese verso modelli di business sempre più responsabili e trasparenti”.