ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - È successo davvero. Per la terza volta consecutiva, questa volta ai calci di rigore ma l’Italia non sarà di nuovo al Mondiale di calcio. Niente Usa-Canada e Messico 2026. E ormai non fa più notizia. Non c’è più lo shock delle prime volte, né la rabbia immediata. C’è solo un vuoto silenzioso che si allarga anno dopo anno, cambiando il modo in cui il calcio viene vissuto nel nostro Paese. Perché questa assenza non pesa soltanto oggi: riscrive il passato e svuota il futuro. Per una generazione intera, il Mondiale non è più un’esperienza. È un racconto. Non ci saranno bambini davanti alla Tv con la maglia azzurra troppo grande, né famiglie che trattengono il fiato davanti a un rigore decisivo, né piazze che esplodono per un gol che diventa memoria collettiva. Niente cori intonati con il nodo in gola, niente rituali condivisi. Il Mondiale, semplicemente, sarà degli altri. E questo cambia tutto. Perché il tifo non nasce dall’abitudine, ma dall’identificazione. Nasce da immagini precise, da momenti vissuti insieme, da emozioni che diventano linguaggio comune tra generazioni. Senza questo, il legame si indebolisce. I ragazzi continueranno a seguire il calcio, certo, ma in modo diverso: più distaccato, più globale, meno radicato. Seguiranno i grandi club, le star internazionali, competizioni che continuano a esistere senza di noi. Magari si appassioneranno al Barcellona o al Paris Saint Germain, ai palcoscenici che non li riguardano direttamente. Ma la Nazionale rischia di diventare un concetto astratto, una presenza intermittente, qualcosa che non coincide più con i momenti che contano davvero. È una perdita sottile ma profonda: si interrompe una continuità emotiva. I padri raccontano Berlino 2006, i nonni Spagna ’82. Racconti pieni, vivi, ancora carichi di senso. Ma per la prima volta manca un equivalente contemporaneo. Non c’è un’esperienza da aggiungere alla catena. E quando una catena si spezza, quello che resta non è tradizione: è nostalgia. C’è un altro effetto, meno evidente ma forse ancora più decisivo: cambia il senso del possibile. Il Mondiale è sempre stato il luogo in cui un bambino poteva immaginarsi protagonista, eroe, simbolo di qualcosa di più grande. Senza quella vetrina, senza quelle immagini, il sogno non sparisce. Si sposta, si trasferisce altrove: verso altri campionati, altre maglie, altre storie. Alla fine, il danno più grande non è nemmeno sportivo. È esistenziale. Per un’intera generazione, l’Italia non è semplicemente assente: non esiste, nel momento in cui il calcio smette di essere solo gioco e diventa memoria condivisa. E quando un Paese smette di esistere in quei momenti, non perde solo partite. Perde un pezzo di sé.
(Adnkronos) - “L'iniziativa” prevede di “applicare lo standard di formazione professionale tedesco al sistema italiano negli Its Academy”. Adottare un modello duale “significa che oltre alla teoria c’è una” importante “componente pratica, di conoscenza applicata nelle aziende”. Lo ha detto Jorg Buck, consigliere delegato Camera di Commercio Italo-Germanica - Ahk Italien, all’incontro ‘Formazione duale con gli its academy in alto apprendistato. Dalle opportunità alla pratica: lo stato attuale e il caso di successo di Ahk con Lidl Italia’, organizzato al Ministero dell’Istruzione e del Merito a Roma il 27 marzo. “Il programma prevede tutor aziendali” anch’essi appositamente formati, “e un esame finale all’interno dell’azienda. Il format della formazione professionale duale è importante perché si tratta di un modello di innovazione e di crescita. Grazie ad esso, il nostro socio Lidl fa crescere la sua rete in Italia con personale altamente qualificato e con tecnici superiori” ha concluso.
(Adnkronos) - “L’Unione Europea ha spostato gli obiettivi dalla raccolta al riciclo dei rifiuti e questo cambia profondamente l’approccio che dobbiamo adottare”. Lo ha detto Carmelina Cicchiello, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, intervenuta alla presentazione, a Roma, della piattaforma Shift, il nuovo spazio di collaborazione per mettere a sistema competenze e sviluppare soluzioni integrate per acqua, energia e bioeconomia. “Per adempiere alle prescrizioni europee dobbiamo essere in grado di testimoniare il riciclo effettivo dei rifiuti e non soltanto la percentuale di raccolta differenziata. Questo significa fare un passo avanti e assicurare che il rifiuto rientri realmente nell’economia del Paese come Materia Prima Seconda”, ha spiegato Cicchiello, sottolineando la necessità di rafforzare l’intera filiera del recupero. Un passaggio che chiama in causa anche il ruolo dei cittadini. “Dobbiamo continuare a investire sempre di più nella comunicazione e nella sensibilizzazione, perché solo una corretta separazione dei rifiuti consente di ottenere materiali di qualità e quindi tassi di riciclo più elevati”, ha aggiunto. “In questo percorso le amministrazioni comunali devono continuare a svolgere un ruolo centrale, sensibilizzando su questo tema”, ha concluso Cicchiello.