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(Adnkronos) - Cresce la popolazione residente di cittadinanza straniera: al 1 gennaio 2026 è pari a 5 milioni e 560mila unità, in aumento di 188mila individui (+3,5%) rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,4%. La crescita della popolazione straniera è trainata soprattutto da un forte saldo migratorio con l’estero (+348mila), cui si accompagna un saldo naturale di entità inferiore ma positivo (+36mila). Unica voce in perdita per gli stranieri residenti (ma meramente da un punto di vista definitorio, essendo riferita a individui che continuano a risiedere nel Paese) è quella relativa alle acquisizioni della cittadinanza italiana che si attestano a 196mila. E' quanto emerge dal report Istat sugli indicatori demografici. La presenza straniera si concentra soprattutto al Nord, dove risiedono 3 milioni 230mila individui (pari al 58,1% degli stranieri residenti in Italia), per un’incidenza rispetto al totale dei residenti pari all’11,7%. Nel Centro risiedono un milione 344mila stranieri (24,2% del totale) con un’incidenza dell’11,5%. Più contenuta è la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno, 986mila unità (17,7%), che rappresentano appena il 5,0% della popolazione residente in questa area geografica. La popolazione di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui rispetto al 1° gennaio 2025 (-3,5 per mille). Il bilancio negativo dei residenti italiani si deve principalmente a un saldo naturale ampiamente negativo (-333mila), a cui si associa anche un saldo migratorio con l’estero che, tra rimpatri ed espatri, si attesta sul valore di -53mila. Il calo di residenti italiani, comune a tutte le ripartizioni, raggiunge il massimo nel Mezzogiorno con 118mila connazionali in meno (-6,3 per mille). Nel 2025 le acquisizioni di cittadinanza italiana (come detto 196mila) risultano in diminuzione rispetto ai livelli degli anni precedenti (214mila nel 2023 e 217mila nel 2024). Il calo è da imputare principalmente alle modifiche del quadro normativo introdotte dal dl 36/2025 (convertito nella legge n74/2025) che prevede restrizioni all’acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis. Ciononostante, il Paese mantiene un maturo livello di integrazione dei cittadini stranieri residenti, tale da consentire ogni anno a decine di migliaia di individui di diventare italiani. Un elemento, questo, che sul piano quantitativo attenua la progressiva diminuzione della popolazione di cittadinanza italiana. Nel 2025 i cittadini albanesi e marocchini mantengono il primato per volume di acquisizioni (rispettivamente 26mila e 23mila casi), seguiti dai cittadini rumeni (16mila) che si confermano al terzo posto. Circa un terzo del totale delle acquisizioni è detenuto da queste tre nazionalità originarie. Il confronto anno su anno dei flussi di acquisizione della cittadinanza italiana mette in luce variazioni negative tra le comunità storicamente più importanti: si registrano forti cali rispetto al 2024 tra gli albanesi e gli argentini (-6mila), i marocchini (-4mila), i brasiliani (-3mila), gli indiani (-3mila) e i moldavi (-2mila). In controtendenza risultano invece le acquisizioni da parte di cittadini pakistani (+2mila), filippini (+1500) e romeni (+1000). In base a dati ancora provvisori, i nati residenti in Italia sono 355mila nel 2025, 6,0 ogni mille abitanti (erano 6,3 nel 2024, 9,5 per mille nel 2005). Rispetto al 2024 le nascite diminuiscono di 15mila unità (-3,9%). Un nato su otto ha cittadinanza straniera, nel complesso 48mila, in calo del 5,6% sul 2024. Il numero medio di figli per donna è stimato in 1,14, in calo rispetto all’1,18 del 2024. L’uniforme diminuzione sul territorio nazionale è tale che le differenze tra le aree geografiche restano invariate. Il Centro ha la fecondità più bassa (1,07 figli per donna; 1,11 nel 2024), seguito dal Nord con 1,15 (da 1,19) e dal Mezzogiorno con 1,16 (da 1,20). Prosegue la posticipazione delle nascite. L’età media al parto sale da 32,6 a 32,7 anni, con un incremento omogeneo di un decimo di anno per tutte le ripartizioni geografiche. Il Centro si conferma l’area in cui i figli si fanno più tardi: 33,1 anni, mentre nel Nord e nel Mezzogiorno l’età media al parto è pari, rispettivamente, a 32,8 anni e a 32,4 anni. E' quanto emerge dal report Istat sugli indicatori demografici. La regione con la fecondità più bassa continua a essere la Sardegna che, per il sesto anno consecutivo, presenta una fecondità inferiore all’unità, pari a 0,85 e in diminuzione sul 2024 (0,91). Seguono Molise e Lazio, con un numero medio di figli per donna pari, rispettivamente, a 1,02 e 1,05. Al Trentino-Alto Adige spetta, ancora una volta, il primato di regione con la fecondità più elevata, con un numero medio di figli per donna di 1,40. Seguono, su livelli più bassi, Sicilia (1,23) e Campania (1,22). La discesa della fecondità è comune a molti Paesi europei, pur con differenze che rimangono importanti. Per l’insieme dei Paesi dell’Unione europea (Ue27) il numero medio di figli per donna è diminuito da 1,57 nel 2010 a 1,34 nel 2024. In Germania, dopo una intermedia fase di crescita, la fecondità è tornata a diminuire fino al valore di 1,36 figli per donna nel 2024. In Spagna è passata da 1,37 a 1,10 e anche in Francia e Svezia, Paesi tradizionalmente caratterizzati da livelli elevati di fecondità, il numero medio di figli per donna è sceso, rispettivamente, da 2,03 a 1,61 figli e da 1,98 a 1,43 per donna. A differenza di Paesi come Francia e Svezia, l’Italia, proprio a causa di una diminuzione della fecondità di lungo corso, presenta oggi una struttura della popolazione in età riproduttiva che incide fortemente sul numero di nati. Il calo delle nascite, infatti, oltre a essere determinato dalla diminuzione corrente della fecondità, è causato dalla progressiva riduzione del numero di potenziali genitori. Per dar conto di questo fenomeno, è sufficiente considerare che qualora l’Italia avesse registrato una propensione ad avere figli per donna pari a quella francese del 2024 (1,61), il numero di nati avrebbe raggiunto le 494mila unità; un livello nettamente superiore a quello ufficialmente rilevato in Italia nello stesso anno (370mila nati, frutto di una fecondità pari a 1,18), ma molto inferiore rispetto ai 664mila registrati in Francia, in ragione di una struttura per età della popolazione francese assai più favorevole, caratterizzata da generazioni in età riproduttiva più numerose. In base a dati provvisori, nel 2025 i matrimoni, che da tempo non rappresentano un necessario passaggio preliminare alla nascita di un figlio, sono 165mila, 8mila in meno sul 2024. Diminuiscono soprattutto quelli celebrati con rito religioso (-11,7%) e, lievemente, anche quelli celebrati con rito civile (-0,2%). Il tasso di nuzialità è pari a 2,8 per mille (2,9 nel 2024) e il valore più alto continua a osservarsi nel Mezzogiorno (2,9 per mille). Nel Nord e nel Centro è pari a, rispettivamente, 2,8 e 2,7 per mille.
(Adnkronos) - Fater promuove la digitalizzazione con l’obiettivo di ripensare l’attuale modo di lavorare, aiutando tutte le persone, indipendentemente dalla funzione aziendale, a svolgere le proprie mansioni quotidiane, sul solco di People First, la strategia di Fater che guida ogni suo ambito aziendale. La digitalizzazione è un pilastro fondamentale del percorso di trasformazione Fater 2030, un piano strategico a lungo termine, frutto di un lavoro collettivo che ha coinvolto tutta l’azienda e che ha dato l’opportunità di definire il proprio ruolo nei mercati e nelle comunità in cui opera. La digitalizzazione rappresenta un impegno profondo, strategico e culturale a lungo termine. L’ambizione di Fater è costruire un'azienda che sappia semplificare ciò che è complesso, che sia vicina alle persone che serve e che crei l’ambiente giusto per far prosperare tutti. “In Fater - spiega Domenico Di Francescantonio, chief information officer -promuoviamo la digitalizzazione non come un semplice insieme di strumenti tecnologici, ma come un percorso culturale che mette le persone al centro. Il nostro obiettivo è chiaro: rendere la vita lavorativa di tutti più semplice, più intuitiva e più smart. Ogni investimento, ogni progetto, ogni nuova applicazione esiste per liberare tempo, ridurre la complessità e permettere ai nostri colleghi di concentrarsi su ciò che davvero genera valore”. Questa ambizione ruota attorno a tre parole chiave, dei veri e propri pilastri per guidare il futuro dell’impresa: simpler - un’azienda che sia più semplice nel modo in cui lavora; closer - un’azienda che sia più vicina ai suoi stakeholder; happier -un’azienda che sia più felice per tutti i soggetti coinvolti. La priorità che l’azienda dà al piano di trasformazione digitale si riflette nel piano di investimenti senza precedenti nella storia di Fater. Negli ultimi 7 anni l’azienda ha quadruplicato la spesa in digitalizzazione e, se guardiamo allo scorso anno fiscale, gli investimenti sono raddoppiati rispetto all’anno precedente. Solo nel 2025 Fater ha destinato alla digitalizzazione 8 milioni di euro, che serviranno a realizzare progetti di semplificazione delle procedure aziendali e che si prevede generino risparmi pari a 10 milioni di euro ogni anno. Fater ha rilanciato e rafforzato il gruppo IT, con un team Data&Analytics che è passato da 2 a 11 professionisti e ha creato nuovi gruppi di lavoro come quello dedicato alla Cybersecurity. L’approccio di Fater in questa direzione mira ad aiutare le persone ad avere una vita migliore al lavoro, considerando le potenzialità dell’AI come alleate nello svolgere il proprio compito. Un approccio che va di pari passo allo sviluppo di piani di formazione che permettano a chi ha ruoli non operativi di apprendere nuove competenze e concentrare il proprio talento su aspetti più complessi e strategici. Parallelamente, sono stati creati dei team trasversali, con persone con diverse competenze, e sono state lanciate iniziative di aggiornamento dedicate, tra cui il programma AI Ambassadors, dove 35 colleghi sono stati formati per sostenere l'adozione responsabile dell'IA e guidare i colleghi nell'utilizzo dei nuovi strumenti. In generale, il 92% dei dipendenti di Fater utilizza almeno uno strumento di IA nelle sue attività quotidiane, con picchi del 98%. Il 77% dichiara un miglioramento nella qualità dei propri output. A livello individuale si registrano risparmi di tempo tra i 20 e i 35 minuti al giorno, pari a una media di 13 ore al mese. Tra gli esempi di impiego dell’IA nei processi vi sono quelli delle risorse umane che recuperano 28 minuti precedentemente dedicati all’analisi dei dati, dell’area Legal che redige i documenti con 20 minuti di anticipo e impiega 6 minuti in meno per la stesura delle e-mail in inglese e dei team di Supply Chain che riportano significative efficienze nella gestione di documenti e dati. CPT Charlie e OperA sono due esempi di quei prototipi di trasformazione digitale su cui l’azienda sta puntando. Entrambe le iniziative sono nate in tempi record grazie alla passione e al talento di un team interfunzionale guidato dal reparto di Information Technology, per dare una risposta alle tante richieste di semplificazione. CPT Charlie è un assistente virtuale basato su ChatGPT che è stato addestrato con anni e anni di documenti, dati e informazioni aziendali. Qualsiasi collega può rivolgere domande di ogni tipo relative alla propria mansione e ricevere in pochi secondi una risposta, così da non dover più consultare lunghi manuali o trovare il documento di riferimento. L’obiettivo è quello di risparmiare tempo grazie a sistemi che semplificano il nostro lavoro. Ad oggi il 98% dei dipendenti utilizza questo strumento, che ha ottenuto un rating di gradimento di 4.9 su 5. OperA è un agente AI operativo sulle linee di produzione, che supporta chi lavora negli stabilimenti con risposte contestualizzate, per migliorare la sicurezza, l’efficienza e la precisione. Di fronte ad un blocco della linea, gli operatori possono oggi interrogare un sistema operativo che consulta decine di sistemi e fonti di informazioni diverse per suggerire la migliore soluzione e continuare ad apprendere. Benché si tratti di prototipi, entrambe le soluzioni sono già molto apprezzate dentro e fuori l’azienda, ricevendo il riconoscimento Premio Innovazione Smau per due anni di seguito, 2024 e 2025, proprio rispettivamente per CPT Charlie e OperA. La digitalizzazione di Fater passa anche attraverso il modo in cui l’azienda si interfaccia con i propri consumatori. L’utilizzo delle app di brand riflette infatti una modalità più diretta e immediata di mettersi in contatto con chi utilizza i prodotti di Fater. Ad esempio, per aiutare tutti i neogenitori nelle loro ‘sfide’ quotidiane, Fater ha realizzato l’app Coccole Pampers che offre servizi di supporto ai genitori, tramite articoli, podcast con consigli di esperti e uno sportello gratuito di ascolto e sostegno psicologico. L’app Coccole Pampers ha raggiunto ad oggi oltre 500.000 utenti.
(Adnkronos) - “L’Unione Europea ha spostato gli obiettivi dalla raccolta al riciclo dei rifiuti e questo cambia profondamente l’approccio che dobbiamo adottare”. Lo ha detto Carmelina Cicchiello, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, intervenuta alla presentazione, a Roma, della piattaforma Shift, il nuovo spazio di collaborazione per mettere a sistema competenze e sviluppare soluzioni integrate per acqua, energia e bioeconomia. “Per adempiere alle prescrizioni europee dobbiamo essere in grado di testimoniare il riciclo effettivo dei rifiuti e non soltanto la percentuale di raccolta differenziata. Questo significa fare un passo avanti e assicurare che il rifiuto rientri realmente nell’economia del Paese come Materia Prima Seconda”, ha spiegato Cicchiello, sottolineando la necessità di rafforzare l’intera filiera del recupero. Un passaggio che chiama in causa anche il ruolo dei cittadini. “Dobbiamo continuare a investire sempre di più nella comunicazione e nella sensibilizzazione, perché solo una corretta separazione dei rifiuti consente di ottenere materiali di qualità e quindi tassi di riciclo più elevati”, ha aggiunto. “In questo percorso le amministrazioni comunali devono continuare a svolgere un ruolo centrale, sensibilizzando su questo tema”, ha concluso Cicchiello.