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(Adnkronos) - Si è svolto lo scorso 27 marzo presso la Sala Aldo Moro del ministero dell’Istruzione e del Merito l’evento promosso dalla Camera di Commercio Italo-Germanica (Ahk Italien) dedicato allo sviluppo dei percorsi duali in alto apprendistato negli Its Academy. All’evento hanno partecipato, in ordine di intervento, Antonietta Zancan, dirigente Istruzione tecnologica superiore e Istruzione e formazione tecnica superiore presso il ministero dell’Istruzione e del Merito; Benjamin Hanna, ministro Plenipotenziario, Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma; Jörg Buck, consigliere delegato di Ahk Italien; Sebastiano Sacilotto, chief operating officer di Lidl Italia; Barbara Toselli, vicedirettore dell’Its Academy Machina Lonati; Claudio Senigagliesi, rappresentante filiera Its Servizi alle imprese. L’evento ha rappresentato un momento di confronto istituzionale e operativo sullo sviluppo del sistema duale in Italia, con particolare riferimento al ruolo degli Its Academy e dell’alto apprendistato di terzo livello, a quasi due anni dal Protocollo d’Intesa firmato tra Ahk Italien e il Ministero dell’Istruzione e del Merito italiano. Il Protocollo promuove, nel quadro normativo italiano ed europeo, il modello duale in alto apprendistato sviluppato dalla Camera negli Its Academy. Il modello, ispirato al sistema duale tedesco e sviluppato nell’ambito della cooperazione bilaterale tra Italia e Germania, prevede programmi biennali co-progettati che coinvolgono Its Academy, aziende e Ahk Italien in qualità di intermediario, con l’assunzione degli studenti fin dal primo giorno e il rilascio di una doppia certificazione, italiana e tedesca, delle competenze acquisite. L’obiettivo è rafforzare il collegamento tra istruzione e lavoro e diffondere nelle imprese una visione della formazione duale come leva strategica di crescita. Gli studenti vengono preparati in base alle reali esigenze aziendali, contribuendo a ridurre il fenomeno dello skills mismatch. Anche i tutor aziendali seguono uno specifico percorso di formazione e certificazione. Durante l’evento è stato presentato l’esempio più significativo di applicazione del modello, il progetto 'Lidl 2 your career', percorso duale progettato e realizzato da Lidl Italia in collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Germanica (Ahk Italien). L’iniziativa coinvolge giovani tra i 18 e i 29 anni assunti con contratto di alto apprendistato della durata di due anni, che alternano formazione teorica in aula e attività pratiche nei punti vendita o nei centri logistici. Al termine del biennio viene conseguito il diploma di Tecnico Superiore e, previo esame aggiuntivo, una certificazione professionale secondo il profilo tedesco di Retail Specialist o Logistic Specialist, rilasciata da AHK Italien. “Attraverso la collaborazione tra istituzioni, sistema formativo e imprese è possibile formare competenze realmente richieste dal mercato e ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro”, ha dichiarato Jörg Buck, Consigliere Delegato della Camera di Commercio Italo-Germanica. “In Italia l’apprendistato di terzo livello è ancora poco diffuso, nonostante sia uno degli strumenti più efficaci per collegare formazione e occupazione. Per questo esperienze come il progetto sviluppato con Lidl, in linea con gli obiettivi del Protocollo d’Intesa tra Ahk Italien e Ministero dell’Istruzione e del Merito, dimostrano che è possibile costruire percorsi duali di alto apprendistato con un impatto concreto sul sistema”. Avviato nel 2022 con una prima classe di 28 apprendisti inseriti nell’Its Academy Machina Lonati di Brescia, il progetto si è progressivamente esteso su tutto il territorio nazionale, con un significativo impatto a livello sistemico: 7 partnership con Its Academy e altrettante Regioni; più di 550 apprendisti assunti in punti vendita e centri logistici in tutta Italia, a fronte di oltre 23.000 candidature ricevute in 4 anni. “Il successo del nostro programma di formazione Lidl 2 your career non è arrivato per caso” - racconta Sebastiano Sacilotto, Chief Operating Officer Lidl Italia - “Dietro c’è un lavoro preciso di engagement sui territori, di presenza nelle scuole, di ascolto dei giovani. Insieme alla Camera di Commercio Italo-Germanica, stiamo applicando con successo il modello duale tedesco in Italia, creando internamente quelle figure manageriali intermedie con competenze specifiche difficilmente reperibili sul mercato. Non ci limitiamo a cercare talenti, li costruiamo: per farlo abbiamo formato e certificato oltre 630 tutor aziendali, trasformando i nostri punti vendita in vere e proprie accademie del retail”. Nel corso della giornata alcuni ex-apprendisti hanno testimoniato l’importanza del programma Lidl 2 your career per la propria crescita personale e professionale. Successivamente sono state consegnate le certificazioni professionali secondo il profilo tedesco di 'Retail Specialist' a 61 apprendisti dell’edizione 2023-25 assunti da Lidl, come riconoscimento del percorso svolto. L’incontro ha confermato il valore della cooperazione tra istituzioni, sistema formativo e imprese nel rafforzare modelli innovativi di formazione basati sull’apprendimento sul lavoro, contribuendo allo sviluppo delle competenze, all’occupabilità dei giovani e alla competitività del sistema economico italiano, in linea con gli obiettivi europei in materia di istruzione e formazione professionale.
(Adnkronos) - Atlas, associazione aderente a Confindustria servizi innovativi e tecnologici impegnata nell’internazionalizzazione delle startup e delle imprese innovative italiane, annuncia l’avvio operativo del Transatlantic innovation hub, il primo landing place italiano permanente a Manhattan dedicato all’ingresso e allo sviluppo delle aziende nel mercato statunitense. Con sede al 417 Fifth Avenue, nel cuore di Midtown Manhattan, l’hub nasce con l’obiettivo di superare il modello delle missioni temporanee e offrire alle imprese italiane un presidio stabile negli Stati Uniti, primo mercato mondiale per venture capital con oltre 170 miliardi di dollari investiti nel 2024 e sede di uno degli ecosistemi startup più dinamici al mondo. Il Transatlantic innovation hub offrirà servizi di landing operativo, lead generation qualificata, supporto per incorporation e compliance negli Stati Uniti, oltre all’accesso a strumenti di finanziamento dedicati alla fase di insediamento, grazie a un accordo con una piattaforma regolamentata in ambito UE. In Italia sono attualmente 11.788 le startup innovative registrate. Nel 2025 gli investimenti in venture capital hanno raggiunto 1,488 miliardi di euro (+32% rispetto al 2024), una crescita significativa, ma ancora distante dai principali ecosistemi europei. Non a caso, cinque dei sette unicorni italiani hanno completato round di finanziamento o percorsi di espansione proprio negli Stati Uniti. A guidare l’hub sarà Simone Tarantino, nominato managing director. Con un’esperienza internazionale in ecosystem building e advisory strategico, Tarantino avrà il compito di sviluppare relazioni con investitori, acceleratori e corporate americani e accompagnare le imprese italiane nel loro percorso di crescita oltreoceano. “Il Transatlantic innovation hub non è una vetrina, ma una piattaforma di execution radicata nell’ecosistema di New York: qui le connessioni diventano contratti e la visibilità si trasforma in capitale. Manhattan è uno degli ecosistemi più competitivi al mondo, dove le imprese dimostrano sul campo la loro capacità di giocare su scala globale”, dichiara Simone Tarantino. “Gli imprenditori italiani possiedono talento e competenze tecnologiche, ma spesso incontrano difficoltà nell’accesso ai grandi mercati per la mancanza di infrastrutture di supporto. Con questo hub vogliamo colmare quel gap, affiancando le imprese dalla fase di ingresso fino alla piena competitività internazionale”, afferma Tommaso D’Onofrio, presidente di Atlas.
(Adnkronos) - Ogni anno nell’Unione europea vengono prodotti circa 229 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Nel 2023, il 30% è stato avviato a riciclo, il 20% a trattamento biologico, il 27% a recupero energetico, mentre il 23% è finito in discarica, secondo le più recenti rilevazioni Eurostat sulla gestione dei rifiuti urbani. La gestione segue modelli diversi tra gli Stati membri, ma la quota di rifiuti che torna effettivamente a essere materia resta limitata. La Giornata mondiale del riciclo (che si celebra oggi, 18 marzo) si inserisce in questo contesto, dove la raccolta rappresenta solo una fase iniziale. Il passaggio determinante è quello che porta i materiali a rientrare nei cicli produttivi. È su questo livello che si misura l’efficacia complessiva del sistema, al di là delle percentuali di raccolta. Nel 2024, secondo Eurostat, il 12,2% dei materiali utilizzati nell’Unione europea proviene da riciclo. L’indicatore – circular material use rate – è cresciuto di 0,1 punti percentuali rispetto al 2023 e di un punto rispetto al 2015. Il valore più elevato è stato registrato nei Paesi Bassi (32,7%), seguiti da Belgio (22,7%) e Italia (21,6%), mentre Romania si ferma all’1,3% e Irlanda e Finlandia intorno al 2%. All’interno di questo quadro, l’Italia presenta livelli superiori alla media europea per quanto riguarda l’utilizzo di materiali riciclati e il riciclo complessivo dei rifiuti. Il dato sulla raccolta differenziata dei rifiuti urbani ha raggiunto il 67,7% nel 2024, mentre il tasso di riciclo calcolato secondo la metodologia europea si attesta al 52,3%, in crescita rispetto al 50,8% dell’anno precedente, secondo il Rapporto rifiuti urbani elaborato da Ispra. La distanza tra raccolta e riciclo effettivo riflette le caratteristiche della filiera. Una parte dei materiali raccolti non viene trasformata in nuove materie prime per via della qualità, della presenza di frazioni non riciclabili o dei limiti delle tecnologie disponibili. Se si amplia il perimetro oltre i rifiuti urbani, il posizionamento italiano cambia scala. Il sistema nazionale tratta complessivamente circa 160 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 137 milioni vengono avviati a riciclo. Il tasso complessivo raggiunge l’85,6%, a fronte di una media europea del 41,2%, come evidenziato dal Rapporto sul riciclo in Italia 2025 della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il dato include rifiuti speciali e industriali e restituisce la dimensione reale del settore. La capacità di recupero si distribuisce lungo filiere consolidate. Carta e cartone rappresentano uno dei segmenti più rilevanti, con 5,6 milioni di tonnellate di materia prima seconda prodotta ogni anno. Il vetro supera i 2,4 milioni di tonnellate, mentre i metalli (ferrosi e non) costituiscono una componente strutturale della manifattura. Più contenuta la produzione legata alla plastica, che si attesta intorno a 1,1 milioni di tonnellate e presenta dinamiche meno stabili rispetto alle altre filiere. In questi comparti il riciclo è integrato nei processi produttivi e contribuisce direttamente all’approvvigionamento industriale. Una quota rilevante della produzione di materie prime seconde deriva dai rifiuti di imballaggio. Il vetro proviene per circa il 66% da questo flusso, la carta e il cartone per il 54%, mentre la plastica si colloca intorno al 50%. Il modello consortile ha accompagnato lo sviluppo di queste filiere, sostenendo la raccolta e assicurando continuità nei conferimenti agli impianti. Nel complesso, il riciclo degli imballaggi in Italia si colloca su livelli superiori agli obiettivi europei fissati al 2025 e al 2030, come indicano i più recenti dati Conai. Carta, vetro e metalli si attestano stabilmente sopra le soglie richieste, mentre la plastica presenta risultati più contenuti. A fronte di volumi raccolti elevati, il riciclo effettivo resta inferiore, con una quota significativa destinata ad altre forme di gestione, tra cui il recupero energetico. Il ruolo industriale del riciclo emerge anche nel confronto europeo sull’utilizzo circolare dei materiali: nel 2024 l’Italia raggiunge il 21,6%, quasi il doppio della media Ue, secondo le elaborazioni Eurostat. Il quadro europeo è definito da una combinazione di obiettivi normativi e condizioni di mercato. La normativa comunitaria fissa target progressivi per il riciclo dei rifiuti urbani (55% entro il 2025 e 60% entro il 2030) e per gli imballaggi, con soglie rispettivamente del 65% e del 70%. Il raggiungimento di questi obiettivi varia tra gli Stati membri, in funzione della struttura dei sistemi di gestione, della disponibilità di impianti e della capacità di assorbire i materiali recuperati all’interno dell’assetto produttivo. Le differenze tra Paesi riflettono modelli economici distinti. Nei Paesi Bassi, dove il tasso di utilizzo circolare supera il 30%, la circolarità è sostenuta da una forte integrazione tra logistica, industria e recupero dei materiali, in particolare nei settori delle costruzioni e dei minerali. Un’impostazione simile, seppur con intensità diverse, si osserva in Belgio e in Italia, dove la presenza di filiere consolidate consente un maggiore assorbimento di materie prime seconde all’interno della manifattura. All’estremo opposto si collocano Romania, Irlanda e Finlandia, con livelli di circolarità compresi tra l’1% e il 2%, secondo i dati Eurostat. In questi casi incidono fattori diversi: la minore dotazione impiantistica, una più debole integrazione tra gestione dei rifiuti e industria, oppure – come nel caso della Finlandia – la forte incidenza di biomasse e materiali energetici, che riduce il peso delle materie riciclate sull’insieme dei flussi materiali. Tra questi poli si collocano economie come Germania, Francia e Spagna, con livelli intermedi ma dinamiche differenti. La Germania mantiene una struttura di riciclo avanzata, ma l’elevato consumo complessivo di materiali ne riduce l’incidenza relativa. La Francia presenta una buona capacità di trattamento, ma una minore integrazione industriale delle materie seconde. La Spagna, invece, ha registrato progressi più recenti, legati allo sviluppo delle infrastrutture e delle politiche ambientali. Il riciclo si sviluppa in presenza di una domanda industriale strutturata. Nei Paesi con una base manifatturiera più ampia, i materiali recuperati trovano più facilmente uno sbocco. In altri contesti, il sistema resta più esposto alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime e dell’energia, con effetti sulla continuità delle filiere. Questo elemento contribuisce a spiegare perché, a parità di raccolta o capacità di trattamento, i livelli di circolarità possano divergere in modo significativo. Nel 2024 gli scambi intra-Ue di materiali riciclabili hanno raggiunto circa 84 milioni di tonnellate, per un valore di circa 50 miliardi di euro. Il dato evidenzia il peso economico del settore e il grado di integrazione tra i mercati europei. Allo stesso tempo, le dinamiche di import ed export mostrano un’organizzazione ancora in evoluzione, con flussi che si adattano alla domanda e alle condizioni economiche, e che continuano in parte a orientarsi verso Paesi extra-Ue. In questo contesto si inserisce il percorso normativo avviato dalla Commissione europea con il Circular Economy Act, destinato a rafforzare il mercato delle materie seconde attraverso l’armonizzazione delle regole e l’incremento della domanda di materiali riciclati. Il processo, avviato nel 2025, prevede una proposta legislativa entro il 2026 e un successivo iter di approvazione. La qualità dei materiali, la presenza di standard condivisi e la stabilità della domanda restano fattori determinanti. La definizione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto – End of Waste – rappresenta uno degli strumenti principali per consentire ai materiali recuperati di essere reimmessi sul mercato come prodotti, riducendo le incertezze regolatorie e favorendo la circolazione delle materie seconde tra gli Stati membri.