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Iran, Israele: "Missili lanciati contro di noi potrebbero colpire anche l'Italia"

(Adnkronos) - "Pensiamo che il regime iraniano stia cercando di sviluppare nuove armi in grado di raggiungere i 4.000 km, il che rappresenterebbe una minaccia totale". Lo ha detto il portavoce delle Idf, Nadav Shoshani, durante un briefing con la stampa italiana. "Si ...

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Gramigna (Accademia Lusso): "In 'Turbanti' arte, inclusione e giovani talenti"

(Adnkronos) - "Questo è un progetto che l'Accademia del Lusso ha voluto fortemente perché è un progetto di inclusione ed è un messaggio grande, fortissimo". Così Laura Gramigna, direttrice dell'Accademia del Lusso di Roma, all'inaugurazione della mostra fotografica ...

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Dal rifiuto alla materia, come cambia il riciclo tra Italia e Europa

(Adnkronos) - Ogni anno nell’Unione europea vengono prodotti circa 229 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Nel 2023, il 30% è stato avviato a riciclo, il 20% a trattamento biologico, il 27% a recupero energetico, mentre il 23% è finito in discarica, secondo le più recenti ...

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Iran, Israele: "Missili lanciati contro di noi potrebbero colpire anche l'Italia"

(Adnkronos) - "Pensiamo che il regime iraniano stia cercando di sviluppare nuove armi in grado di raggiungere i 4.000 km, il che rappresenterebbe una minaccia totale". Lo ha detto il portavoce delle Idf, Nadav Shoshani, durante un briefing con la stampa italiana. "Si tratterebbe di un tipo di arma diverso, ma anche così la questione riguarda probabilmente più da vicino Paesi come il Regno Unito, la Francia o la Spagna - ha spiegato - Per quanto riguarda l’Italia, credo che anche i missili che vediamo impiegati contro Israele, con alcuni adattamenti, potrebbero essere comunque molto letali ed estremamente pericolosi". Teheran ha "missili che possono facilmente raggiungere i 2.000 km - ha affermato il portavoce - Questi missili possono trasportare una quantità molto elevata di esplosivo: il solo serbatoio di carburante è più grande di un autobus e possono contenere fino a una tonnellata di esplosivo. Se si riduce la quantità di esplosivo e si aumenta il carburante, possono arrivare anche a 3.000 km". "Anche a una distanza di 3.000 km - che, se i miei calcoli non sono errati, corrisponde più o meno alla distanza dell’Italia - questi missili possono essere estremamente distruttivi: come abbiamo visto ad Arad e Dimona, 200-300 chilogrammi di esplosivo possono letteralmente devastare edifici e ferire oltre 100 persone", ha sottolineato. "Ci aspettavamo di più dall'Iran", ha dichiarato Shoshani durante il briefing, rimarcando come la capacità missilistica iraniana sia stata significativamente ridotta. "Oggi stanno lanciando circa dieci missili al giorno, mentre a giugno in molti giorni superavano i 100", ha spiegato, attribuendo il calo alle "efficaci" operazioni congiunte di Israele e Stati Uniti contro il programma balistico di Teheran. L'obiettivo principale, secondo Shoshani, non è solo intercettare i missili ma colpire alla radice la loro produzione. "Ci interessa più la produzione che i missili stessi", ha detto, evidenziando come Israele abbia inflitto "un colpo molto, molto duro" alla capacità produttiva iraniana, che all’inizio del conflitto contava "molte decine di missili al mese, secondo alcuni anche oltre il centinaio". Il portavoce ha inoltre assicurato che Israele "non è in una situazione in cui ritiene di non avere gli strumenti per difendersi", pur continuando a rafforzare le scorte di munizioni. Resta comunque elevata l’allerta. "Abbiamo aerei in volo costantemente, che li individuano e li colpiscono. Se non fosse così, avremmo visto numeri molto più alti", ha aggiunto, sottolineando che Israele si sta preparando "a una guerra con un numero di missili molto più elevato rispetto a quello visto finora". "Siamo pronti a operare ancora per qualche settimana e a produrre un cambiamento davvero duraturo", ha dichiarato il portavoce. Sulla durata del conflitto, Shoshani ha messo in chiaro che "spetta alla nostra leadership decidere, anche se penso che già a questo punto sentiamo e crediamo di aver ottenuto risultati molto significativi". "Stiamo vedendo un Paese in confusione, con difficoltà a funzionare", ha osservato parlando del regime iraniano. "Tuttavia sappiamo che si tratta comunque di un Paese molto grande - ha precisato - con un vasto apparato di sicurezza. In molti casi ci sono sostituti per chi viene eliminato: non hanno la stessa qualità né la stessa leadership, ma esistono". "Si vede un Paese nel caos, ma è un Paese molto grande, molto intelligente: questo è un nemico ottanta volte più grande di Israele, con una popolazione dieci volte superiore, e un Paese molto vasto che ha speso la maggior parte delle sue risorse per l’apparato di sicurezza", ha evidenziato Shoshani, sottolineando tuttavia che la nuova leadership sta dimostrando "incapacità di coordinarsi" e l'esercito "fatica ad operare". "Non riescono a coordinare le salve di missili: dopo i primi due giorni non sono più stati in grado di farlo - ha detto il portavoce - Il loro fuoco si è limitato a uno, due, forse tre missili alla volta. Non riescono a eseguire attacchi coordinati. Hanno problemi nel prendere decisioni". Secondo Shoshani, l'Iran ha commesso un "grave errore" attaccando i Paesi del Golfo: "Ci è voluto molto tempo perché lo capissero e perché qualcuno assumesse il comando e ordinasse ai generali di smettere". L'Iran ha "superato tutte le linee rosse", ha affermato il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, Jassim Mohammed Al-Budaiwi, in dichiarazioni riportate dalla tv satellitare al-Jazeera. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Qatar, Kuwait e Oman, sono i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg). E vogliono essere "associati - ha detto Al-Budaiwi - a qualsiasi colloquio o accordo volto a risolvere questa crisi, in modo da contribuire al rafforzamento della loro sicurezza e stabilità". Dall'inizio del conflitto, della 'risposta' iraniana alle operazioni contro l'Iran avviate il 28 febbraio da Usa e Israele, i Paesi del Golfo sono stati costretti a spendere miliardi per respingere attacchi quotidiani dell'Iran con missili e droni, senza contare le ripercussioni su economia e sovranità, sintetizza il Guardian che cita analisti secondo i quali quella che finora è apparsa come riluttanza nel 'tifare' per "presunti" sforzi per il cessate il fuoco rispecchiava sia il bilancio pesante che continuano a subire per la guerra sia i sospetti sulla sincerità delle parole di Donald Trump sui colloqui. Per gli osservatori, l'assenza di chiarezza sugli attuali presunti negoziati tra Usa e Iran ha portato i leader del Golfo a essere riluttanti a porsi sinora in prima linea nei colloqui. Di "alto grado di scetticismo" ha parlato anche una fonte diplomatica iraniana citata dal giornale britannico in riferimento alle ipotesi di incontri in Pakistan.

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Gramigna (Accademia Lusso): "In 'Turbanti' arte, inclusione e giovani talenti"

(Adnkronos) - "Questo è un progetto che l'Accademia del Lusso ha voluto fortemente perché è un progetto di inclusione ed è un messaggio grande, fortissimo". Così Laura Gramigna, direttrice dell'Accademia del Lusso di Roma, all'inaugurazione della mostra fotografica 'Turbanti', curata da Cosmo Muccino Amatulli, organizzata e sostenuta da Accademia del Lusso e dalla Onlus 'Modelli si Nasce' con il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi di Roma Capitale, presso Casa Museo Boncompagni Ludovisi. "È un progetto organizzato con i ragazzi del secondo e terzo anno del corso di Styling & Communication, grazie all’idea del direttore artistico della mostra, anche docente dell’Accademia, Cosmo Muccino, e grazie alle splendide fotografie di Roberto Autuori. Gli scatti sono veramente unici perché colgono l’essenza dei personaggi che sono stati fotografati". La mostra, spiega Gramigna, "racchiude un forte messaggio di inclusione, arte e collaborazione, con protagonisti i ragazzi dell’associazione Modelli si Nasce, con cui collaboriamo da molti anni. Gli studenti dell’Accademia hanno realizzato anche i copricapi esposti, trasformando l’intera esperienza in un incubatore di idee. L’arte è inclusione, è un messaggio che deve arrivare a tutti i giovani, senza limiti, deve entrare nelle scuole, perché tutto può essere raggiunto", conclude Gramigna, ringraziando la direttrice della Casa Museo Ludivisi Boncompagni e tutti gli studenti coinvolti.

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Dal rifiuto alla materia, come cambia il riciclo tra Italia e Europa

(Adnkronos) - Ogni anno nell’Unione europea vengono prodotti circa 229 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Nel 2023, il 30% è stato avviato a riciclo, il 20% a trattamento biologico, il 27% a recupero energetico, mentre il 23% è finito in discarica, secondo le più recenti rilevazioni Eurostat sulla gestione dei rifiuti urbani. La gestione segue modelli diversi tra gli Stati membri, ma la quota di rifiuti che torna effettivamente a essere materia resta limitata. La Giornata mondiale del riciclo (che si celebra oggi, 18 marzo) si inserisce in questo contesto, dove la raccolta rappresenta solo una fase iniziale. Il passaggio determinante è quello che porta i materiali a rientrare nei cicli produttivi. È su questo livello che si misura l’efficacia complessiva del sistema, al di là delle percentuali di raccolta. Nel 2024, secondo Eurostat, il 12,2% dei materiali utilizzati nell’Unione europea proviene da riciclo. L’indicatore – circular material use rate – è cresciuto di 0,1 punti percentuali rispetto al 2023 e di un punto rispetto al 2015. Il valore più elevato è stato registrato nei Paesi Bassi (32,7%), seguiti da Belgio (22,7%) e Italia (21,6%), mentre Romania si ferma all’1,3% e Irlanda e Finlandia intorno al 2%. All’interno di questo quadro, l’Italia presenta livelli superiori alla media europea per quanto riguarda l’utilizzo di materiali riciclati e il riciclo complessivo dei rifiuti. Il dato sulla raccolta differenziata dei rifiuti urbani ha raggiunto il 67,7% nel 2024, mentre il tasso di riciclo calcolato secondo la metodologia europea si attesta al 52,3%, in crescita rispetto al 50,8% dell’anno precedente, secondo il Rapporto rifiuti urbani elaborato da Ispra. La distanza tra raccolta e riciclo effettivo riflette le caratteristiche della filiera. Una parte dei materiali raccolti non viene trasformata in nuove materie prime per via della qualità, della presenza di frazioni non riciclabili o dei limiti delle tecnologie disponibili. Se si amplia il perimetro oltre i rifiuti urbani, il posizionamento italiano cambia scala. Il sistema nazionale tratta complessivamente circa 160 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 137 milioni vengono avviati a riciclo. Il tasso complessivo raggiunge l’85,6%, a fronte di una media europea del 41,2%, come evidenziato dal Rapporto sul riciclo in Italia 2025 della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il dato include rifiuti speciali e industriali e restituisce la dimensione reale del settore. La capacità di recupero si distribuisce lungo filiere consolidate. Carta e cartone rappresentano uno dei segmenti più rilevanti, con 5,6 milioni di tonnellate di materia prima seconda prodotta ogni anno. Il vetro supera i 2,4 milioni di tonnellate, mentre i metalli (ferrosi e non) costituiscono una componente strutturale della manifattura. Più contenuta la produzione legata alla plastica, che si attesta intorno a 1,1 milioni di tonnellate e presenta dinamiche meno stabili rispetto alle altre filiere. In questi comparti il riciclo è integrato nei processi produttivi e contribuisce direttamente all’approvvigionamento industriale. Una quota rilevante della produzione di materie prime seconde deriva dai rifiuti di imballaggio. Il vetro proviene per circa il 66% da questo flusso, la carta e il cartone per il 54%, mentre la plastica si colloca intorno al 50%. Il modello consortile ha accompagnato lo sviluppo di queste filiere, sostenendo la raccolta e assicurando continuità nei conferimenti agli impianti. Nel complesso, il riciclo degli imballaggi in Italia si colloca su livelli superiori agli obiettivi europei fissati al 2025 e al 2030, come indicano i più recenti dati Conai. Carta, vetro e metalli si attestano stabilmente sopra le soglie richieste, mentre la plastica presenta risultati più contenuti. A fronte di volumi raccolti elevati, il riciclo effettivo resta inferiore, con una quota significativa destinata ad altre forme di gestione, tra cui il recupero energetico. Il ruolo industriale del riciclo emerge anche nel confronto europeo sull’utilizzo circolare dei materiali: nel 2024 l’Italia raggiunge il 21,6%, quasi il doppio della media Ue, secondo le elaborazioni Eurostat. Il quadro europeo è definito da una combinazione di obiettivi normativi e condizioni di mercato. La normativa comunitaria fissa target progressivi per il riciclo dei rifiuti urbani (55% entro il 2025 e 60% entro il 2030) e per gli imballaggi, con soglie rispettivamente del 65% e del 70%. Il raggiungimento di questi obiettivi varia tra gli Stati membri, in funzione della struttura dei sistemi di gestione, della disponibilità di impianti e della capacità di assorbire i materiali recuperati all’interno dell’assetto produttivo. Le differenze tra Paesi riflettono modelli economici distinti. Nei Paesi Bassi, dove il tasso di utilizzo circolare supera il 30%, la circolarità è sostenuta da una forte integrazione tra logistica, industria e recupero dei materiali, in particolare nei settori delle costruzioni e dei minerali. Un’impostazione simile, seppur con intensità diverse, si osserva in Belgio e in Italia, dove la presenza di filiere consolidate consente un maggiore assorbimento di materie prime seconde all’interno della manifattura. All’estremo opposto si collocano Romania, Irlanda e Finlandia, con livelli di circolarità compresi tra l’1% e il 2%, secondo i dati Eurostat. In questi casi incidono fattori diversi: la minore dotazione impiantistica, una più debole integrazione tra gestione dei rifiuti e industria, oppure – come nel caso della Finlandia – la forte incidenza di biomasse e materiali energetici, che riduce il peso delle materie riciclate sull’insieme dei flussi materiali. Tra questi poli si collocano economie come Germania, Francia e Spagna, con livelli intermedi ma dinamiche differenti. La Germania mantiene una struttura di riciclo avanzata, ma l’elevato consumo complessivo di materiali ne riduce l’incidenza relativa. La Francia presenta una buona capacità di trattamento, ma una minore integrazione industriale delle materie seconde. La Spagna, invece, ha registrato progressi più recenti, legati allo sviluppo delle infrastrutture e delle politiche ambientali. Il riciclo si sviluppa in presenza di una domanda industriale strutturata. Nei Paesi con una base manifatturiera più ampia, i materiali recuperati trovano più facilmente uno sbocco. In altri contesti, il sistema resta più esposto alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime e dell’energia, con effetti sulla continuità delle filiere. Questo elemento contribuisce a spiegare perché, a parità di raccolta o capacità di trattamento, i livelli di circolarità possano divergere in modo significativo. Nel 2024 gli scambi intra-Ue di materiali riciclabili hanno raggiunto circa 84 milioni di tonnellate, per un valore di circa 50 miliardi di euro. Il dato evidenzia il peso economico del settore e il grado di integrazione tra i mercati europei. Allo stesso tempo, le dinamiche di import ed export mostrano un’organizzazione ancora in evoluzione, con flussi che si adattano alla domanda e alle condizioni economiche, e che continuano in parte a orientarsi verso Paesi extra-Ue. In questo contesto si inserisce il percorso normativo avviato dalla Commissione europea con il Circular Economy Act, destinato a rafforzare il mercato delle materie seconde attraverso l’armonizzazione delle regole e l’incremento della domanda di materiali riciclati. Il processo, avviato nel 2025, prevede una proposta legislativa entro il 2026 e un successivo iter di approvazione. La qualità dei materiali, la presenza di standard condivisi e la stabilità della domanda restano fattori determinanti. La definizione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto – End of Waste – rappresenta uno degli strumenti principali per consentire ai materiali recuperati di essere reimmessi sul mercato come prodotti, riducendo le incertezze regolatorie e favorendo la circolazione delle materie seconde tra gli Stati membri.

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