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(Adnkronos) - “L’Unione Europea ha spostato gli obiettivi dalla raccolta al riciclo dei rifiuti e questo cambia profondamente l’approccio che dobbiamo adottare”. Lo ha detto Carmelina Cicchiello, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, intervenuta alla presentazione, a Roma, della piattaforma Shift, il nuovo spazio di collaborazione per mettere a sistema competenze e sviluppare soluzioni integrate per acqua, energia e bioeconomia. “Per adempiere alle prescrizioni europee dobbiamo essere in grado di testimoniare il riciclo effettivo dei rifiuti e non soltanto la percentuale di raccolta differenziata. Questo significa fare un passo avanti e assicurare che il rifiuto rientri realmente nell’economia del Paese come Materia Prima Seconda”, ha spiegato Cicchiello, sottolineando la necessità di rafforzare l’intera filiera del recupero. Un passaggio che chiama in causa anche il ruolo dei cittadini. “Dobbiamo continuare a investire sempre di più nella comunicazione e nella sensibilizzazione, perché solo una corretta separazione dei rifiuti consente di ottenere materiali di qualità e quindi tassi di riciclo più elevati”, ha aggiunto. “In questo percorso le amministrazioni comunali devono continuare a svolgere un ruolo centrale, sensibilizzando su questo tema”, ha concluso Cicchiello.
(Adnkronos) - La Tari è la tassa sui rifiuti destinata a finanziare il servizio di raccolta, gestione e smaltimento dei rifiuti urbani. Si tratta di un tributo locale che deve essere pagato da chi possiede o utilizza un immobile che può produrre rifiuti, come abitazioni, negozi, uffici o stabilimenti produttivi. L’importo della Tari non è uguale in tutta Italia. Ogni Comune, infatti, stabilisce le proprie tariffe in base ai costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nel proprio territorio. Nonostante queste differenze locali, il sistema di calcolo della tassa segue criteri generali comuni: la Tari è composta da due elementi principali, la quota fissa e la quota variabile. A spiegare la distinzione tra queste due componenti è Alessandra Caparello di Immobiliare.it, che ricorda come sia fondamentale per capire come viene determinato l’importo della tassa e perché la cifra da pagare può cambiare da una famiglia all’altra o da un’attività all’altra. La Tari è stata introdotta nel 2014 nell’ambito della riforma della fiscalità locale e rappresenta il tributo con cui i cittadini contribuiscono a sostenere i costi del servizio di gestione dei rifiuti. Le somme raccolte attraverso questa tassa servono a coprire tutte le attività legate al ciclo dei rifiuti urbani, tra cui: la raccolta dei rifiuti domestici e assimilati; il trasporto verso gli impianti di trattamento; il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti; lo spazzamento e la pulizia delle strade; le attività amministrative e organizzative del servizio. La normativa prevede che il gettito della Tari debba coprire integralmente i costi del servizio. Questo significa che le tariffe vengono calcolate in modo da garantire il finanziamento completo delle spese sostenute dal Comune per la gestione dei rifiuti. Il presupposto per l’applicazione della Tari è rappresentato dal possesso o dalla detenzione, a qualsiasi titolo, di locali o aree scoperte operative che possano potenzialmente produrre rifiuti urbani. La giurisprudenza ha chiarito più volte che, ai fini dell’obbligo di pagamento del tributo, non è necessario dimostrare l’effettiva produzione di rifiuti. E' sufficiente che l’immobile sia potenzialmente idoneo a produrli. Questo significa che il semplice fatto di non utilizzare un immobile non è sufficiente per evitare il pagamento della tassa. Se un’abitazione o un locale rimane vuoto per scelta del proprietario o dell’occupante, la Tari continua comunque a essere dovuta. Per ottenere l’esenzione dal tributo è necessario dimostrare che il locale o l’area non possono oggettivamente produrre rifiuti perché si trovano in condizioni di inutilizzabilità. In altre parole, il contribuente deve provare che l’immobile non è concretamente utilizzabile. Secondo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, la presenza anche di uno solo tra arredi o utenze attive (come luce, acqua o gas) è sufficiente a far presumere che l’immobile sia utilizzato e quindi idoneo alla produzione di rifiuti. Si tratta di una presunzione semplice, che può essere superata solo se il contribuente dimostra il contrario. Di conseguenza, per escludere l’assoggettamento alla Tari è generalmente necessario che nell’immobile manchino sia gli arredi sia tutte le utenze di rete. I Comuni possono inoltre individuare, attraverso il proprio regolamento, altri elementi utili a dimostrare l’effettivo utilizzo di un immobile, purché si tratti di indicatori che rivelino concretamente la possibilità di utilizzo dei locali. Nel calcolo della Tari rientrano anche le pertinenze delle abitazioni, come ad esempio garage, cantine o posti auto. Questi spazi sono considerati parte integrante dell’utenza domestica e vengono quindi inclusi nel calcolo della tassa. In particolare, la superficie delle pertinenze viene sommata a quella dell’abitazione principale per determinare la quota fissa della tariffa. Esistono tuttavia alcune situazioni in cui la Tari non si applica. Sono escluse dal tributo: le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali già tassati quando non sono operative; le parti comuni condominiali indicate dall’articolo 1117 del codice civile, a condizione che non siano utilizzate o detenute in modo esclusivo da un singolo soggetto. La struttura della Tarisi basa sulle tariffe che sono stabilite con riferimento all’anno solare e vengono differenziate tra utenze domestiche e utenze non domestiche. Le prime riguardano le abitazioni familiari, mentre le seconde comprendono tutte le attività economiche, come negozi, uffici, industrie e studi professionali. Per entrambe le categorie, la tassa è composta da una parte fissa e da una parte variabile. La quota fissa della Tari è legata alle caratteristiche dell’immobile e serve a coprire una parte dei costi generali del servizio di gestione dei rifiuti, come ad esempio: gli investimenti nelle infrastrutture; l’acquisto dei mezzi e delle attrezzature; i costi amministrativi e organizzativi. Per le utenze domestiche, la quota fissa viene calcolata in base alla superficie dell’abitazione, comprensiva delle eventuali pertinenze. In pratica, i metri quadrati dell’immobile vengono moltiplicati per una tariffa unitaria che varia in base al numero di occupanti della casa. In questo modo, abitazioni più grandi o con più residenti contribuiscono in misura maggiore al finanziamento del servizio. Proprio per questo motivo, quando si calcola la quota fissa, la superficie delle pertinenze - come garage o cantine - deve essere sommata a quella dell’alloggio principale. La quota variabile rappresenta invece la parte della tassa collegata alla potenziale quantità di rifiuti prodotti. Per le utenze domestiche, questa componente non dipende dalla superficie dell’immobile ma dal numero di persone che lo occupano. Si tratta quindi di un importo stabilito in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare. A differenza della quota fissa, non viene moltiplicato per i metri quadrati della casa, ma viene semplicemente aggiunto al totale della tariffa. In generale, più persone abitano nello stesso immobile, maggiore sarà la quota variabile, perché si presume che la produzione di rifiuti aumenti con il numero degli occupanti. Va inoltre considerato che sull’importo della Tari si applica anche il tributo provinciale per la tutela ambientale, generalmente pari al 5% della tassa dovuta, che si aggiunge quindi all’importo complessivo da pagare.
(Adnkronos) - In occasione del World Water Day, Sanpellegrino, parte di Nestlé Waters & Premium Beverages, lancia Fonte - acronimo di Futuro, Origine, Natura, Territorio ed Ecosistemi - un programma dedicato alla tutela dell’acqua, alla salvaguardia degli ecosistemi e alla valorizzazione dei territori in cui è presente. L’obiettivo è dare continuità al proprio impegno nelle comunità che ospitano le attività del Gruppo. Negli ultimi cinque anni Sanpellegrino ha investito complessivamente circa 30 milioni di euro per rafforzare la collaborazione e affrontare le sfide del futuro. “Fonte nasce con l’obiettivo di dare continuità e una visione di lungo periodo ai progetti che Sanpellegrino ha sviluppato negli anni a beneficio delle comunità locali, rafforzando al tempo stesso la collaborazione con istituzioni, associazioni e partner privati. Vogliamo proseguire nel percorso intrapreso, mettendo a sistema investimenti e iniziative e consolidando il nostro impegno con un ulteriore investimento di 40 milioni di euro entro il 2030 - ha dichiarato Ilenia Ruggeri, direttore generale Sanpellegrino - Siamo convinti che i progetti di successo nascano dalla condivisione di idee e dalla collaborazione tra tutti gli attori coinvolti. Per questo adottiamo un approccio partecipato, che mette al centro ascolto, dialogo e confronto continui, con l’obiettivo di creare valore condiviso e duraturo per il territorio e le comunità”. In un contesto segnato dalle sfide del cambiamento climatico e dalla crescente pressione sulle risorse naturali, la tutela dell’acqua e della biodiversità richiede un impegno sempre più strutturato e condiviso. Un impegno che Sanpellegrino porta avanti da sempre con investimenti e iniziative concrete, come dimostra il conseguimento per tutti gli stabilimenti del gruppo della certificazione Aws (Alliance for Water Stewardship), uno standard internazionale che promuove una gestione sostenibile e condivisa dell’acqua, ne attesta il rispetto del bilancio idrico, la condivisione di conoscenze e la collaborazione con il territorio per preservare e migliorare la qualità dell’acqua disponibile. Si tratta di un percorso avviato nel 2020 e rinnovato attraverso audit annuali che verificano il mantenimento degli alti standard richiesti dalla certificazione. Oltre alla gestione virtuosa della risorsa acqua Sanpellegrino è impegnato a realizzare progetti concreti per i territori e le comunità in cui opera come il progetto Oasi di Gabbianello a Barberino del Mugello (FI), il progetto Vaia in Valdisotto (SO) e il progetto di ricarica della falda acquifera del fiume Brenta a Carmignano di Brenta (PD). Nel Comune di Barberino di Mugello (FI), Sanpellegrino ha sostenuto la rigenerazione dell’Oasi di Gabbianello, riconosciuta come Area Naturale Protetta di Interesse Locale dalla Regione Toscana. Sono stati realizzati interventi di riqualificazione idrologica ed ecosistemica dell’area umida, estesa su circa 25 ettari di cui 8 ettari di stagni, con l’obiettivo di contrastare gli effetti del cambiamento climatico e rafforzare la biodiversità del territorio. In Valtellina, Sanpellegrino è impegnata nel ripristino di parte delle aree forestali colpite dalla tempesta Vaia nel 2018, che nel Comune di Valdisotto ha distrutto circa 115 ettari di foresta, in particolare nella zona di Cepina. L’iniziativa, sviluppata insieme al Comune di Valdisotto, al Consorzio Forestale Alta Valtellina e all’Università degli Studi di Milano, prevede interventi di bonifica, riforestazione, opere di bioingegneria del suolo e azioni di messa in sicurezza del territorio che permetteranno di ridurre il rischio di frane ed erosione e aumentare al contempo il valore del patrimonio forestale. Nel Comune di Carmignano di Brenta (Pd), Sanpellegrino si è impegnata nel progetto di ricarica della falda acquifera del Brenta, realizzato in collaborazione con il Consiglio di Bacino del Brenta, il Consorzio di Bonifica del Brenta ed Etifor. Sono stati realizzati due bacini artificiali che, nei periodi di maggiore disponibilità idrica, ricevono l’acqua dal fiume Brenta attraverso una roggia, favorendone l’infiltrazione nella falda sotterranea. Il sistema permetterà di ricaricare ogni anno circa 750.000 metri cubi di acqua, contribuendo a rafforzare la disponibilità della risorsa idrica per il territorio e a sostenere le attività agricole nei mesi estivi. Non solo. Attraverso Fonte, che prevede ulteriori 40 milioni di euro fino al 2030 di investimenti, in collaborazione con le istituzioni e le comunità locali, Sanpellegrino realizzerà ulteriori progetti come, ad esempio, il Progetto Paradiso a San Pellegrino Terme dove sgorga l’acqua S.Pellegrino e la realizzazione dell’impianto Nossana. A San Pellegrino Terme (Bg), l’azienda ha avviato il Progetto Paradiso, un intervento di riqualificazione ambientale e ricettiva della storica area Paradiso, su una superficie di circa 6 ettari che comprende un’area boscata e due edifici storici oggi in stato di abbandono. L’iniziativa punta a valorizzare il patrimonio architettonico esistente nel rispetto del paesaggio, utilizzando materiali naturali e soluzioni progettuali integrate con l’ambiente circostante. Sanpellegrino ha poi avviato un altro importante progetto nella bergamasca per la realizzazione dell’impianto Nossana, un’opera pubblica che consentirà un approvvigionamento idrico costante a più di 300mila abitanti della provincia di Bergamo, anche in occasione di precipitazioni particolarmente abbondanti o di eventi atmosferici eccezionali. Una volta completato, l’impianto sarà donato da Sanpellegrino a Uniacque e sarà utilizzato a beneficio della collettività.