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(Adnkronos) - Stati Uniti e soprattutto Israele continuano a colpire esponenti di spicco del regime dell'Iran. Dopo Ali Larijani, vertice politico del paese, è stato ucciso ill ministro dell'Intelligence, Ismail Khatib, ritenuto una figura vicina alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Teheran perde i pezzi e li sostituisce, senza mostrare crepe apparenti. "Il regime resta intatto", dice Tulsi Gabbard, direttrice dell'intelligence degli Stati Uniti, in un'audizione al Senato. La comunità degli 007 al servizio del presidente Donald Trump non sottovaluta gli effetti degli "attacchi alla sua leadership e alle sue capacità militari": il crollo, però, non appare un'ipotesi concreta in tempi. "Le sue capacità di proiezione di potenza militare convenzionale sono state in gran parte distrutte, lasciando opzioni limitate. La posizione strategica dell'Iran è stata significativamente degradata", dice Gabbard, salvo piu avvertire: "Nonostante ciò, l'Iran e i suoi proxy rimangono capaci di e continuano ad attaccare gli interessi statunitensi e alleati in Medio Oriente. La comunità dell'intelligence ritiene che se un regime ostile sopravvive, cercherà di avviare uno sforzo pluriennale per ricostruire le sue forze missilistiche e di droni". Gli ultimi raid compiuti da Israele hanno lasciato un segno profondo nella catena di comando. La reazione del regime, però, sarà con ogni probabilità un ulteriore arroccamento su posizioni oltranziste. Mojtaba Khamenei, ferito negli attacchi all'inizio della guerra, non è un leader fisicamente presente, non è il volto della repubblica islamica. Dalla sua nomina non si è mai mostrato e comunica solo con messaggi trasmessi alla tv. Il paese è di fatto nelle mani dei pasdaran, sempre più padroni della situazione dopo l'uccisione di Larijani, vero equilibratore a Teheran e potenziale interlocutore in una prospettiva - oggi a dir poco complessa - di dialogo. Colpiti dagli attacchi dalla paralisi dello Stretto di Hormuz, gli Emirati Arabi Uniti e alcuni altri Stati del Golfo Persico considerano adesso la teocrazia iraniana un nemico esistenziale e vogliono che il regime che un tempo corteggiavano venga neutralizzato, se non smantellato, al termine del conflitto, affinché tale calvario non si ripeta mai più. Il Wall Street Journal evidenzia in particolare la posizione degli Emirati, colpiti da più di 2.000 droni e missili in meno di 20 giorni. Secondo il governo di Abu Dhabi, oltre l'80% degli attacchi era diretto contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi, raffinerie, aeroporti, porti, hotel e centri dati, causando la morte di sei civili e il ferimento di altri 157. Tutti e sei gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo si sono finora astenuti dal reagire apertamente, limitandosi all'autodifesa. "Non si tratta di uno scambio militare. Si tratta di un attacco a una nazione pacifica, una nazione che ha lavorato con impegno e dedizione per la diplomazia", le parole di Sultan al-Jaber, Ministro dell'Industria e delle Tecnologie Avanzate degli Emirati Arabi Uniti. "Qualsiasi soluzione politica a lungo termine deve affrontare l'intero spettro delle minacce, compreso il programma nucleare iraniano, le capacità missilistiche balistiche e la rete di gruppi armati regionali", aggiunge. A breve termine, osservano gli analisti, l'Iran inasprirà ulteriormente la sua linea in un contesto globale alle prese con una crisi petrolifera e uno shock economico globale. Ne sono convinti gli analisti interpellati dalla Nbc News. Michael Stephens, ricercatore senior presso il Royal United Services Institute, un think tank con sede a Londra, definisce l'uccisione di Larijani "un grande successo" che ha dimostrato che ''è impressionante ciò che Israele è in grado di fare. Avevano promesso di colpire il regime e lo stanno facendo con grande successo". Ma, da una prospettiva globale, "bisogna chiedersi: e allora?". La decapitazione della leaderhip iraniana sta infatti mettendo a nudo la tensione tra gli obiettivi di guerra di Israele e ciò che il resto del mondo potrebbe auspicare, evidenzia l'emittente americana Nbc: "L'Iran è riuscito a portare questo conflitto a livello globale - afferma Stephens -. Ora tutto ciò che l'Iran deve fare è sopravvivere e continuare ad aumentare il costo" della guerra. Quindi, Israele "può uccidere tutti i funzionari iraniani che vuole, ma questo non cambierà la situazione di stallo in cui ci troviamo ora". Rouzbeh Parsi, docente presso l'Università di Lund in Svezia, concorda sul fatto che gli assassinii "molto probabilmente non avranno ripercussioni sul fronte operativo della guerra". Ma secondo Michael Horowitz, analista geopolitico e della sicurezza, è probabile che gli omicidi mirati ostacolino l'efficacia delle operazioni interne dell'Iran. "Possono sconvolgere il comando, rallentare il processo decisionale, costringere i successori a nascondersi e demoralizzare sia i vertici che i soldati semplici", evidenzia. Larijani era "un tassello importante di quel puzzle, in quanto figura che fungeva da coordinatore tra i diversi attori all'interno della Repubblica islamica", dice Horowitz aggiungendo che la sua morte "potrebbe aumentare le tensioni interne nel breve termine, anche se a lungo termine finirà per rafforzare le Guardie Rivoluzionarie". Questo punto è fondamentale e viene ribadito più volte durante tutto il conflitto, fin dall'uccisione di Khamenei. Molti osservatori occidentali temono che, eliminando gli attuali leader iraniani, si crei un vuoto che verrà colmato dai pasdaran, il potente Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, il temuto colosso paramilitare, politico ed economico del Paese. In parte, è già così. "Se si considera come l'assassinio di Ali Khamenei abbia rafforzato gli elementi più intransigenti e le forze di sicurezza all'interno della Repubblica islamica dell'Iran, la morte di Larijani potrebbe accelerare questo processo", afferma Ellie Geranmayeh, ricercatrice senior presso l'European Council on Foreign Relations. Uno dei tanti ruoli ricoperti da Larijani è stato quello di negoziatore di punta con Washington. "Sembra che Israele stia rivolgendo la sua attenzione a coloro che potrebbero promuovere una soluzione politica per superare i problemi dell'Iran, sia a livello nazionale che internazionale", chiosa Geranmayeh.
(Adnkronos) - La formazione si conferma uno degli strumenti chiave per entrare o consolidare la propria posizione nel mercato del lavoro. In un contesto in cui le imprese chiedono sempre più competenze specialistiche, l’aggiornamento professionale diventa un fattore determinante per la crescita delle persone e dell’economia. Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Iziwork spa, nel 2025 sono stati organizzati oltre 400 corsi di formazione, svolti sia in presenza sia online. Ai percorsi hanno partecipato più di 2.000 corsisti, per un totale complessivo di oltre 15.000 ore di formazione erogate. I corsi hanno coperto diversi ambiti professionali: dalla formazione per operai specializzati alle attività di segreteria e back office, fino ai comparti del turismo e della grande distribuzione organizzata. Per il 2026 l’azienda prevede un ulteriore aumento delle attività formative, in linea con la fase di crescita e di ampliamento dell’organizzazione. L’obiettivo è incrementare sia il numero dei corsi sia il totale delle ore di formazione e dei partecipanti. L’analisi dell’Osservatorio ha inoltre esaminato il profilo dei partecipanti. Le donne rappresentano il 68% dei corsisti: tra queste, il 70% è diplomato, il 20% laureato e il 10% possiede il diploma di scuola media. Gli uomini sono il 32% dei partecipanti: il 66% è diplomato, il 21% laureato e il 13% possiede il diploma di scuola media. Il livello di istruzione tra uomini e donne appare sostanzialmente simile. Resta però significativo il dato sulla partecipazione maschile: solo un corsista su tre è uomo, nonostante i percorsi formativi analizzati siano completamente gratuiti. “I dati confermano che, ad oggi, la formazione rappresenta uno degli strumenti principali per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, ma anche per consentire a chi è già occupato di accrescere le proprie competenze attraverso percorsi di upskilling e reskilling progettati ad hoc.” Dichiara Elisabetta D’Anna training manager di Iziwork: “Nell'ultimo anno, in modo particolare, abbiamo gestito numerosi percorsi di questo tipo in sinergia con le nostre aziende clienti, permettendo a molti lavoratori e lavoratrici di accrescere e sviluppare le proprie competenze e, di conseguenza alle imprese, di avvalersi di collaboratori sempre più compenti.”
(Adnkronos) - Con il 100% delle confezioni vendute in Italia progettate per essere riciclate, oltre il 50% dei materiali di packaging già riciclati a livello globale e un +45% di acqua riciclata e riutilizzata nel 2024 rispetto al 2022, Barilla continua a rafforzare il proprio impegno nella gestione responsabile delle risorse. Un percorso che l’azienda ribadisce in occasione della Giornata Mondiale del Riciclo (18 marzo) e della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo). Risorsa fondamentale per la produzione della pasta e per l’equilibrio degli ecosistemi, l’acqua rappresenta per Barilla un elemento centrale nella gestione sostenibile delle proprie attività. L’azienda - spiega l'azienda in una nota - lavora per ridurne progressivamente il consumo nei processi produttivi, promuovendo un uso responsabile della risorsa e favorendo pratiche di recupero, riciclo e riutilizzo all’interno degli stabilimenti e lungo la catena di approvvigionamento. A supporto di questo approccio integrato, il Gruppo ha adottato un Sistema di Gestione Ambientale conforme alla norma Uni En Iso 14001 e sviluppa da anni Analisi del Ciclo di Vita (Lca) dei propri prodotti, con particolare attenzione al Water Scarcity Index, che misura il consumo idrico in relazione alla disponibilità regionale di acqua. Negli stabilimenti l’acqua, che proviene principalmente da acquedotti, pozzi o acque superficiali, è costantemente monitorata per garantire il rispetto delle normative ambientali, mentre i sistemi di trattamento delle acque reflue sono sottoposti a rigorosi controlli per prevenire l’inquinamento. Ogni sito produttivo definisce obiettivi annuali di riduzione dei consumi idrici, monitorati mensilmente attraverso la Supply Chain Scorecard, la piattaforma globale che raccoglie gli indicatori ambientali del Gruppo. Il recupero e riutilizzo dell’acqua è sempre più rilevante: nel 2024 il volume totale di acqua riciclata e riutilizzata è cresciuto del 45% rispetto al 2022, con un incremento ancora più significativo nelle aree a rischio idrico, dove l’aumento ha raggiunto il 164%. Un contributo importante arriva dallo stabilimento di Rubbiano (PR), dedicato alla produzione di sughi e pesti: il miglioramento degli impianti di depurazione ha permesso di incrementare del 28% l’acqua riciclata nel solo 2024 e di recuperare oltre 62.000 m3 di acqua nel triennio 2022-2024 grazie a soluzioni avanzate di riciclo idrico. L’impegno si estende anche alla filiera agroalimentare, con collaborazioni volontarie con i fornitori di pomodoro e basilico per promuovere pratiche agricole più efficienti nell’uso delle risorse idriche. Guardando al futuro, Barilla continuerà a investire nell’efficienza idrica dei propri impianti: nello stabilimento di Rubbiano sono previsti interventi per oltre 5 milioni di euro nell’ambito dell’Energy & Water Plan, il programma da 168 milioni di euro avviato nel 2024, con l’obiettivo di aumentare del 250% l’indice di acqua riciclata nelle aree a maggiore stress idrico entro il 2030 rispetto al 2022. Uno degli esempi più tangibili della strategia di sostenibilità di Barilla riguarda il packaging, una sfida ambientale legata ai rifiuti generati e alle emissioni associate alla produzione. L’azienda lavora per migliorare la protezione del prodotto - riducendo lo spreco alimentare - e per aumentare l’impiego di materiali riciclati, diminuendo l’uso di fonti fossili. Oggi il 100% delle confezioni dei prodotti Barilla venduti in Italia (pasta, sughi e prodotti da forno) è progettato per essere riciclato. A livello globale, oltre il 50% dei materiali utilizzati nel packaging del Gruppo è riciclato, mentre il 71% delle confezioni è a base di carta e cartoncino. Questo percorso si fonda sui Principi del Packaging Sostenibile, introdotti nel 1997 e costantemente aggiornati. Tra gli obiettivi concreti, l’azienda si è data il traguardo di eliminare dal mercato entro il 2030 circa 4mila tonnellate di materiale di packaging grazie a progetti di re-design. Le confezioni di Pasta Barilla rappresentano un caso di riferimento nella progettazione di imballaggi che garantiscono sicurezza e qualità degli alimenti riducendo al contempo l’impatto ambientale. L’azienda utilizza ogni anno quasi 160mila tonnellate di carta e cartone provenienti da filiere forestali gestite in modo responsabile. Simbolo di questo impegno è la Blue Box, realizzata con cartoncino in fibra vergine proveniente da filiere gestite in modo sostenibile. A ciò si aggiunge l’uso di inchiostri a basso odore, che migliorano ulteriormente la riciclabilità nella filiera della carta. Un ulteriore passo significativo è stata l’eliminazione progressiva della finestrella di plastica dalle confezioni, che ha consentito di ridurre l’immissione sul mercato di plastica superflua per circa 126mila kg ogni anno.