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Bossi, a Pontida l'ultimo saluto al Senatur tra 'Padania libera' e contestazioni

(Adnkronos) - Pontida si compatta e si divide allo stesso tempo nel giorno dell’addio a Umberto Bossi, il fondatore della Lega scomparso giovedì scorso a 84 anni, tra cori che invocano alla “Padania libera” e contestazioni ad alcuni politici presenti, tra cui il ...

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MO: l'analisi, da materie prime a tassi interesse, l'impatto sul mercato immobiliare italiano

(Adnkronos) - E' complesso prevedere gli effetti che la guerra del Golfo potrà avere sul mercato immobiliare italiano; tuttavia, alla luce degli eventi geopolitici avvenuti negli ultimi anni, Adnkronos/Labitalia può delineare alcune riflessioni con gli ...

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Ppwr, cosa cambia per la Gdo nella fase attuativa. Faenza (Coop): “Il maggiore elemento di difficoltà è l’incertezza normativa”

(Adnkronos) - Una confezione di biscotti, una vaschetta in atmosfera modificata, una bottiglia di latte, un sacchetto per l’ortofrutta. Lo scaffale di un supermercato è pieno di prodotti, ma a cambiare in modo ...

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Bossi, a Pontida l'ultimo saluto al Senatur tra 'Padania libera' e contestazioni

(Adnkronos) - Pontida si compatta e si divide allo stesso tempo nel giorno dell’addio a Umberto Bossi, il fondatore della Lega scomparso giovedì scorso a 84 anni, tra cori che invocano alla “Padania libera” e contestazioni ad alcuni politici presenti, tra cui il vicepremier e leader del Carroccio, Matteo Salvini. Il clima si avverte subito fuori dall’abbazia di San Giacomo, a meno di due ore dall’inizio dei funerali, con il popolo leghista già schierato dietro le transenne: foulard, camicie verdi, bandiere della Lega lombarda con Alberto da Giussano e magliette con il volto del Senatur. I cori, quelli di sempre, “Roma ladrona, il Nord non perdona” e “Padania libera”, scandiscono come il suo popolo sia ancora profondamente fedele alla figura del fondatore. Su uno dei lati della chiesa, uno striscione con la scritta verde riassume il pensiero della base: “Grazie capo, la tua storia vivrà sempre con noi”, firmato dalla sezione di Pontida. Tra i primi esponenti istituzionali e di partito ad arrivare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, visibilmente commosso e impegnato ad accogliere ospiti e amici per tutta la mattinata, e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Tra i presenti anche Roberto Calderoli, Gian Marco Centinaio, Maurizio Fugatti, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Felice Confalonieri, Marcello Dell’Utri, Daniela Santanchè, Roberto Castelli, Mario Monti, Maurizio Lupi, Letizia Moratti, Irene Pivetti e Antonio Angelucci. Mentre Romeo rivendica la necessità di proseguire il percorso tracciato da Bossi: “La Lega deve andare avanti sulla strada di un partito nazionale, ma la questione del Nord deve essere ripresa con più forza”. L’arrivo dell’ex governatore veneto Luca Zaia è accolto da un applauso spontaneo e da cori con il suo nome, un segnale di quanto la sua figura, ancora oggi, rappresenti per molti le battaglie originarie della Lega. Lo stesso non può dirsi per il leader del Carroccio, Matteo Salvini, arrivato con la compagna Francesca Verdini, in completo nero con camicia verde e spilla di Alberto da Giussano, accolto da una parte dei militanti con urla e slogan: “Molla la camicia verde” e “vergogna”. Segnali di una frattura mai del tutto ricomposta tra il partito delle origini e quello attuale. Ancora più esplicite le parole dell’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, oggi alla guida del partito popolare del Nord, che parla apertamente di “tradimento” dell’eredità bossiana: “La Lega di Salvini non è la Lega. Quella roba lì è un altro partito”. Un giudizio accompagnato dal ricordo del fondatore come colui che “ha risvegliato una coscienza di popolo”. E le contestazioni non mancano anche per alcune figure istituzionali: il senatore a vita Mario Monti viene accolto da cori ostili e fischiato tra “vergognati”, “vai via”, e “venduto”, così come la ministra del Turismo Daniela Santanchè. Diverso il clima all’arrivo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del vicepremier Antonio Tajani: applausi, cori “Giorgia, Giorgia” e slogan “Secessione”, “Padania libera” accompagnano il loro ingresso. L’arrivo del feretro è uno dei momenti più sentiti: tutto il paese sembra fermarsi mentre il suono delle cornamuse, gli applausi, le urla “Viva Bossi” e il nome “Umberto” vengono scanditi dalla folla. Accanto alla bara, la moglie Manuela e i figli. Un cuscino di rose e fiori bianchi e la bandiera della Lega con il sole e le Alpi sono adagiati sul feretro. Attorno, un silenzio rotto solo dagli applausi e dai cori. La cerimonia si svolge in forma semplice, senza cerimoniale o posti riservati, se non per la famiglia e pochissime alte cariche istituzionali. Durante la funzione è il ministro Giancarlo Giorgetti a leggere un brano dal libro del profeta Ezechiele mentre il figlio di Bossi, Renzo, legge un brano dalla seconda lettera di San Paolo Apostolo ai romani. Nella sua omelia, l’abate Giordano Rota ricorda come la preghiera sia un modo “per sentire il fratello Umberto ancora vicino”. All’esterno nessun maxischermo, come previsto, ma l’audio diffuso per chi resta fuori, mentre qualche curioso si affaccia da balconi e finestre per l’ultimo saluto a Bossi. Il verde è il filo conduttore della giornata: foulard al collo, cravatte, camicie, dettagli su borse e magliette, bandiere che riempiono lo spazio davanti all’abbazia raccontano di una comunità ancora fortemente legata agli ideali del partito fondato dal Senatur. Ma è nel momento finale che emergono con più forza le tensioni interne. All’uscita del feretro, accompagnato dalle note di “Va’ pensiero’ dal Nabucco intonate dal coro degli alpini — scelta simbolica, coerente con la lettura che Bossi dava dell’opera di Verdi — una parte dei militanti torna a far sentire la propria voce. “Abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore”, intonano alcuni presenti mentre la bara lascia la chiesa al fianco dei familiari e delle istituzioni, tra cui Giorgia Meloni. A tentare di riportare la calma è ancora Giancarlo Giorgetti, che interviene al microfono con un appello: “Per cortesia”. Pochi istanti dopo, la tensione si concentra nuovamente su Matteo Salvini. “Bacio di Giuda” e “traditore” sono le accuse che gli vengono rivolte da alcuni militanti quando, all’uscita, si avvicina alla moglie del Senatur, Manuela, per darle un bacio sulla tempia. Un gesto che scatena nuove proteste nel piazzale antistante la chiesa, tra chi contesta anche la scelta di indossare la camicia verde. “L’ha rinnegata più di dieci anni fa” osserva un giovane militante, indossando fiero quel colore ormai distante dall’attuale leadership. Il feretro viene poi portato nel pratone di Pontida, luogo simbolo dove dal 1990 si svolge l’annuale raduno dei militanti della Lega: un ultimo passaggio carico di militanza, appartenenza e fratture che, anche nel giorno dell’addio, restano evidenti. (dagli inviati Federica Mochi e Marco Cherubini)

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MO: l'analisi, da materie prime a tassi interesse, l'impatto sul mercato immobiliare italiano

(Adnkronos) - E' complesso prevedere gli effetti che la guerra del Golfo potrà avere sul mercato immobiliare italiano; tuttavia, alla luce degli eventi geopolitici avvenuti negli ultimi anni, Adnkronos/Labitalia può delineare alcune riflessioni con gli esperti analisti del Gruppo Tecnocasa che costantemente tengono monitorato il settore. “L’escalation del conflitto, con il coinvolgimento diretto dell’Iran e di altri Paesi del Golfo, sta influenzando le aspettative sui tassi. Le tensioni nell’area stanno infatti spingendo al rialzo i prezzi di petrolio e gas e rischiano di compromettere le catene di approvvigionamento globali, con possibili effetti sull’inflazione. Le Banche Centrali potrebbero essere costrette a un’inversione di rotta della loro politica monetaria anche se nella riunione di ieri la Banca Centrale Europea, con riferimento al conflitto in Medio Oriente e in linea con quanto fatto ieri dalla Fed, ha mantenuto i tassi d'interesse fermi. Lo scenario dei tassi di interesse dipenderà dall'intensità e durata del conflitto in Iran e da come i prezzi energetici si ripercuoteranno sull'inflazione generalizzata”, afferma Oscar Cosentini, presidente Kìron Partner spa. “Un contesto inflattivo più complesso inciderebbe, quindi, sul mercato dei mutui con un possibile rallentamento della domanda, soprattutto da parte di chi necessita di un finanziamento consistente. Le pressioni sui prezzi si inseriscono in un quadro caratterizzato da anni difficili per il potere d’acquisto delle famiglie che, di fronte a una prospettiva peggiorativa dei loro bilanci, potrebbero sperimentare un calo di fiducia e accentuare un comportamento di attesa rispetto all’acquisto della casa. Al tempo stesso però l’immobile continua a essere percepito come un bene rifugio per i risparmi, come dimostrano le dinamiche positive registrate dopo la pandemia e l’inizio della guerra in Ucraina. Dal 2021, infatti, le compravendite residenziali sono rimaste stabilmente sopra quota 700 mila, raggiungendo 766.756 unità nel 2025, un risultato significativo e di rilievo per il settore”, spiega Fabiana Megliola, responsabile Ufficio studi Gruppo Tecnocasa. “L’aumento dei costi delle materie prime - aggiunge Megliola - potrebbe penalizzare le nuove costruzioni e frenare i progetti di ristrutturazione, indirizzando l’attenzione verso abitazioni in buono stato e incrementando la scontistica sugli immobili da riqualificare. Un conflitto prolungato rischia anche di rallentare la ripresa del comparto manifatturiero italiano, incidendo sulle decisioni di investimento delle imprese, incluse quelle inerenti al real estate”. “Se questi scenari si verificassero - precisa Cosentini - la crescita del Pil italiano sarà rivista al ribasso, intorno allo 0,3%. Goldman Sachs segnala anche che, qualora le tensioni continuassero oltre 60 giorni e il prezzo del petrolio superasse i 150 dollari al barile, non sono da escludere inevitabili ricadute economiche dovute alla incertezza sulla reale durata del conflitto”. Sul fronte immobiliare internazionale, un aumento dell’instabilità nell’area del Golfo potrebbe spingere parte degli investitori a privilegiare contesti più sicuri, tra cui l’Europa e l’Italia, con potenziali benefici per il mercato immobiliare. “Dall’avvio della guerra in Ucraina - osserva Megliola - ad esempio le reti del Gruppo Tecnocasa hanno osservato un incremento di investitori polacchi orientati verso il mercato italiano, residenziale e turistico. Anche il segmento degli immobili di prestigio potrebbe beneficiare della situazione”. Infine, il conflitto sta avendo effetti immediati sul turismo globale, con numerose cancellazioni e uno spostamento della domanda verso destinazioni europee, Italia inclusa. Questo potrebbe tradursi in un impatto positivo sul settore turistico nazionale e, indirettamente tramite la creazione di ricchezza, anche sul mercato immobiliare.

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Ppwr, cosa cambia per la Gdo nella fase attuativa. Faenza (Coop): “Il maggiore elemento di difficoltà è l’incertezza normativa”

(Adnkronos) - Una confezione di biscotti, una vaschetta in atmosfera modificata, una bottiglia di latte, un sacchetto per l’ortofrutta. Lo scaffale di un supermercato è pieno di prodotti, ma a cambiare in modo radicale non sono solo i contenuti: è l’imballaggio che li accompagna, protegge, racconta e li rende vendibili. Ed è proprio sull’imballaggio che l’Unione Europea ha deciso di intervenire, spingendo l’intera filiera a ripensarne materiali, funzioni, cicli di vita e destinazione finale. Il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR: Packaging and Packaging Waste Regulation) cambia le regole per chi progetta, produce e commercializza packaging in Europa. Non basta più gestire bene il rifiuto, occorre dimostrare che l’imballaggio è stato pensato per essere ridotto, riciclato, riutilizzato secondo criteri definiti a livello europeo. Per chi mette prodotti sugli scaffali significa intervenire a monte, nella progettazione e nei capitolati, e a valle, nei sistemi informativi e nelle verifiche di conformità. È un passaggio che obbliga a saldare sostenibilità ambientale, tenuta economica e affidabilità tecnica. Chiara Faenza, responsabile sostenibilità di Coop Italia, lo spiega a Prometeo 360 | Adnkronos definendolo “un passaggio molto importante verso un modello più circolare nella gestione degli imballaggi”, ma chiarisce subito che la sfida non è teorica. “È un regolamento molto complesso”, osserva, inserito in “uno scenario geopolitico ed economico altrettanto complesso”. È una questione tecnica, industriale, economica, per molti aspetti ancora aperta. Sommario Per Coop il regolamento non rappresenta una rottura culturale, bensì l’estensione di un percorso già intrapreso. “Da un punto di vista di principio, è assolutamente un’evoluzione di un percorso già avviato”, spiega Faenza. La sostenibilità, nella visione cooperativa, precede l’obbligo normativo e non nasce come risposta difensiva alla regolazione europea. È un elemento identitario che nel tempo ha ampliato il proprio perimetro, passando dalla gestione dei rifiuti alla progettazione degli imballaggi. La responsabile sostenibilità di Coop Italia richiama alcune tappe che anticipano le attuali prescrizioni comunitarie. “Nel 1997 abbiamo implementato una campagna sui rifiuti e sul corretto conferimento degli imballaggi dopo l’uso”. Dieci anni dopo, nel 2007, Coop ha introdotto sui prodotti a marchio un pittogramma per indicare materiale e filiera di raccolta. “È diventata norma in Italia nel 2020”. L’indicazione oggi prevista a livello europeo trova quindi un precedente concreto nelle scelte aziendali di oltre un decennio fa. Questa continuità non attenua però le difficoltà applicative. Il punto critico, secondo Faenza, è l’incompletezza del quadro tecnico: “nei fatti è ancora mancante di parti applicative: atti di esecuzione, atti delegati, linee guida con indicazioni del come fare”. Il regolamento è formalmente in vigore e prevede un’applicazione progressiva fino alla piena obbligatorietà dal 12 agosto 2026, ma una parte rilevante dei requisiti dipende ancora da atti delegati e linee guida tecniche. In assenza di tali specificazioni, la messa a terra degli obblighi resta parziale. Le imprese sono chiamate a investire e riprogettare con un quadro che, su diversi articoli, non è ancora stabilizzato. Per un retailer con migliaia di referenze, l’assenza di indicazioni definitive non è un dettaglio burocratico. Significa dover ripensare all’ecodesign con focus in ottica di compliance e rivedere capitolati, sistemi di controllo e contratti con i fornitori senza avere ancora tutti i parametri tecnici stabiliti. L’effetto è una pressione gestionale che si somma alle normali dinamiche di mercato, in un contesto già segnato da volatilità dei prezzi delle materie prime e da tensioni lungo le catene di approvvigionamento. L’imballaggio tra funzione e impatto Nel dibattito pubblico il packaging viene spesso ridotto alla sua componente materiale. Faenza invita a spostare l’attenzione sulle funzioni che l’imballaggio svolge. “Non può e non deve essere letto a prescindere dal prodotto”, ricorda, perché la sua funzione primaria è “proteggere ai fini in primis della sicurezza del prodotto, garantire condizioni igienico-sanitarie adeguate e la sua funzione di trasporto”. La dimensione ambientale va letta insieme a quella tecnica. Per la grande distribuzione alimentare questo equilibrio è particolarmente delicato. Ridurre peso o componenti di un imballaggio può apparire immediato, ma ogni modifica incide su resistenza, conservabilità, barriera all’umidità o all’ossigeno, gestione del freddo. Se la semplificazione comporta maggiori rotture o un incremento dello spreco alimentare, il bilancio ambientale complessivo può peggiorare. “Bisogna effettuare delle analisi di life cycle assessment per avere un approccio realistico e concreto”, osserva Faenza, sottolineando la necessità di valutare l’intero ciclo di vita. Il regolamento rafforza la centralità dell’eco-design, imponendo requisiti di riciclabilità e di minimizzazione. Tuttavia, cambiare un imballaggio significa rimettere mano a equilibri industriali già ottimizzati. Ogni scelta deve conciliarsi con linee di confezionamento esistenti, con standard di sicurezza alimentare, con normative sul contatto alimentare e con esigenze di comunicazione verso il consumatore. L’imballaggio non è solo involucro: è supporto informativo, elemento di marketing, strumento di tracciabilità. Anche sul fronte delle emissioni, Faenza invita a evitare semplificazioni. “Non è l’imballaggio la fonte primaria delle emissioni? No, sicuramente no”. Ciò non significa che il packaging sia irrilevante, ma che l’impatto va contestualizzato nella catena del valore complessiva. Ridurre l’uso di risorse contribuisce a una diminuzione delle emissioni, ma il peso relativo del packaging a livello di emissioni varia a seconda della categoria merceologica. L’analisi deve essere caso per caso, non ideologica. Riciclato, mercato e costi Tra gli articoli più rilevanti del PPWR vi è quello relativo al contenuto minimo di materiale riciclato negli imballaggi in plastica. Coop aveva già avviato un percorso in questa direzione nel 2018, aderendo alla Pledging Camaign iniziativa europea per incrementare l’uso di plastica riciclata nelle proprie referenze. “A consuntivo a fine 2024 abbiamo utilizzato circa 25.000 tonnellate di plastica riciclata al posto della vergine”, precisa Faenza. L’esperienza maturata negli ultimi anni rappresenta un vantaggio competitivo, ma non elimina le criticità. Il regolamento fissa obiettivi al 2030 che richiederanno un’estensione significativa dell’impiego di riciclato. “I materiali non sono tutti uguali, i tipi degli imballaggi non sono tutti uguali e l’utilizzo di materia prima riciclata può presentare diversi livelli di complessità”, ricorda la responsabile sostenibilità, evidenziando che non tutte le applicazioni consentono la stessa flessibilità tecnica. A questo si aggiunge una criticità industriale che incide direttamente sulla fattibilità degli obiettivi. “Oggi c’è tutta la questione del fatto che il mercato del riciclo della plastica è in crisi”, afferma Faenza. La disponibilità di materia prima riciclata di qualità adeguata, a costi competitivi, non è uniforme. Impianti che chiudono, differenze di prezzo rispetto alla plastica vergine importata rendono certamente più complesso pianificare su larga scala. La richiesta normativa di maggior contenuto riciclato si confronta con una filiera che in alcuni segmenti riduce capacità produttiva e fatica a competere sui costi con la plastica vergine. Il rischio non è solo economico: è la possibilità che gli obiettivi vengano perseguiti in un contesto di scarsità strutturale. Il rischio è una frizione strutturale tra ambizione ambientale e capacità industriale. Per la grande distribuzione -ma comunque per l’intera catena del valore- che opera con volumi elevati e margini contenuti, un incremento significativo dei costi del packaging si riflette lungo tutta la filiera. L’equilibrio tra ambizione ambientale e sostenibilità economica diventa quindi centrale. “Bisogna stare estremamente attenti poi ai costi”, osserva Faenza, richiamando la necessità di mantenere la competitività senza arretrare sugli impegni ambientali. Coop condivide gli obiettivi di economia circolare, tuttavia è fondamentale evitare che la distanza tra norma e operatività si allarghi. Tempistiche molto sfidanti, requisiti ancora da definire nel dettaglio e una filiera sotto pressione economica richiedono un coordinamento stretto tra istituzioni e imprese. Senza questo allineamento, il rischio è che la compliance formale prevalga per le aziende sulla qualità effettiva della transizione. Filiera e responsabilità operative Il PPWR rafforza la responsabilità condivisa lungo la catena del valore. Per un operatore della grande distribuzione questo significa intensificare il dialogo con produttori e fornitori di imballaggi. “Richiederà una sempre maggiore condivisione di dati, informazioni, certificazioni, allineamento complessivo e una maggiore sinergia fin dalla progettazione”, spiega Faenza. La Gdo svolge un ruolo di cerniera naturale tra industria e consumatore. Può tradurre i requisiti normativi in capitolati tecnici, orientare le scelte dei fornitori, anticipare soluzioni dove possibile. “Possiamo avere una funzione da booster, quindi fungere da acceleratore verso la messa a terra di questa normativa lungo l’intera catena del valore”, afferma. Il dialogo con i fornitori, secondo Coop, non nasce con il regolamento. “Il dialogo è sempre esistito”, ricorda Faenza, citando l’introduzione del contenuto di riciclato nei capitolati già dal 2018. Oggi però diventa certamente più strutturato e più legato alla compliance. Ogni requisito deve essere documentato, verificato, integrato nei processi di acquisto. Le trasformazioni più visibili per i cittadini riguarderanno probabilmente etichettatura e comunicazione. L’armonizzazione europea delle informazioni sul conferimento dei materiali modificherà grafiche e indicazioni sui prodotti. Meno evidente, ma altrettanto rilevante, sarà la riorganizzazione interna necessaria per garantire tracciabilità e conformità su scala ampia. “L’obiettivo è continuare a lavorare in maniera sinergica, ricercando sempre il miglior punto di equilibrio per la sostenibilità ambientale, ma anche per la sostenibilità economica dell’intera catena del valore”, conclude Faenza, delineando una traiettoria che non punta a strappi, ma a un’evoluzione strutturale e condivisa.

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