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(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos. E' in libreria con Mondadori 'L’undicesima ora' di Salman Rushdie. Il quintetto di racconti che compone il libro offre una caleidoscopica quanto affascinante esplorazione della vita, della morte e di ciò che viene messo a fuoco quando ci si trova alle prese con l’atto finale della nostra vicenda umana. 'Nel sud' narra di una coppia di anziani litigiosi, Junior e Senior, e della loro personalissima tragedia privata che si consuma nel bel mezzo di un momento di calamità nazionale. 'Nella Musicista di Kahani', una giovane musicista di prodigioso talento – che vive nel quartiere di Mumbai descritto nei Figli della mezzanotte – sfrutta le sue doti magiche per vendicarsi della ricca famiglia di cui è entrata a far parte con il matrimonio. Nel racconto 'In ritardo', il fantasma di un docente di Cambridge chiede l’aiuto di una studentessa solitaria per vendicarsi di quello che è stato il suo aguzzino per una vita. Oklahoma vede un giovane scrittore smarrirsi progressivamente in una rete di inganni e bugie mentre cerca di capire se il suo mentore si sia suicidato o abbia finto la propria morte. E, per finire, 'Il vecchio nella piazza' è una potente parabola per i nostri tempi sulla libertà di parola. Come trascorriamo la nostra “undicesima ora”: in serenità o nella rabbia? Ci adattiamo alla morte o la combattiamo? E come possiamo raggiungere la pienezza della nostra vita se non conosciamo la fine della nostra storia? Queste pagine straordinarie – arricchite dall’immaginazione sconfinata e dalle intuizioni penetranti che hanno reso Salman Rushdie uno degli scrittori più celebrati del nostro tempo – ci offrono degli spunti di riflessione indimenticabili sulla vita e sulla morte, sull’identità e sull’eredità che ci lasciamo dietro. Conosciuto e apprezzato per i suoi romanzi, Sandro Veronesi in realtà è da sempre un cultore della narrazione in forma breve. Ma è solo dal 12 maggio con 'Caducità' - in uscita per la Nave di Teseo, come tutti i suoi ultimi libri - che sarà possibile ritrovare per la prima volta in volume tutti i suoi racconti. Un atlante inesplorato della sua narrativa - spiega l'editore - in cui ritrovare i sentimenti e i temi che abbiamo amato nei suoi romanzi. Gli affetti familiari, le conquiste e le perdite, le sfumature dell’amore, lo sport, la musica e le passioni letterarie: a partire dal suo primo racconto, scritto nel 1983 e rimasto fino a oggi inedito, il rapporto di Veronesi con la scrittura è una lunga indagine, alimentata storia dopo storia, attorno all’umanità dei suoi protagonisti, tra le pieghe delle loro debolezze e nella luce dell’energia che li anima. Sono trentadue racconti legati tra loro come i capitoli di un romanzo che unisce generazioni di lettori. E' in libreria con la casa editrice Sem 'Genesi. Soldi, crimine, impunità. Storia dell'estrema destra israeliana' della reporter Elena Testi. Prima di varcare la soglia parlamentare della Knesset e diventare ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir militava nel Kach, partito così attivamente razzista da essere considerato un’organizzazione terroristica. Nella vita precedente a quella di ministro delle Finanze, Bezalel Yoel Smotrich traeva ispirazione dalle parole degli esponenti di Gush Emunim, movimento ultranazionalista affiancato dalla formazione paramilitare Jewish Underground, responsabile di numerosi attentati. Benjamin Netanyahu, il carismatico e machiavellico “Bibi”, “l’Americano” per il legame a doppio filo con gli States, da bambino non poteva neanche immaginare che sarebbe diventato il premier più longevo della storia del suo paese, mentre cresceva con i libri di Žabotinskij – il padre del revisionismo sionista – e coltivava il sogno della Grande Israele. Ed è lui che, nella sua villa a Cesarea, convince Ben-Gvir e Smotrich a stringere il patto che darà origine al governo più estremista di sempre. Ma il preludio a questa irresistibile ascesa è una fitta trama che viene da lontano. Affonda le radici negli anni sessanta e si snoda fino ai giorni nostri attraverso figure oscure e atti fondativi siglati nel sangue. C’è il rabbino Meir Kahane, informatore per l’Fbi di Edgar Hoover e pioniere dello spregiudicato espansionismo nei territori della West Bank. C’è Daniella Weiss, convinta sostenitrice della violenza contro i goyim, i non ebrei che occupano abusivamente la Cisgiordania. C’è Baruch Goldstein, rispettabile medico che dopo gli accordi di Oslo decide di disfarsi del camice per indossare i panni dell’attentatore. Ci sono famiglie, finanziatori, sostenitori della causa, dai Falic a Mike Pompeo, passando per Donald Trump. E c’è molto altro. Con la tenacia della reporter e il ritmo di una grande narratrice, Elena Testi racconta l’epica nera dell’estrema destra che si è presa Israele. Genesi è il romanzo criminale, ma tutto vero, sull’inquietante deriva geopolitica e umana a cui stiamo assistendo. La carriera di un giovane calciatore formidabile, capace di compiere imprese fuori dal comune. A raccontarla è 'Lamine Yamal. Storia di un talento', del giornalista Fabrizio Biasin sugli scaffali con Gallucci. Il libro è il racconto di come un dono riesca a crescere se nutrito con l’affetto di una famiglia speciale, con l’orgoglio per le proprie origini e con tanto, tantissimo impegno personale. Dai primi calci nel suo “barrio” di Mataró alla mitica accademia giovanile La Masia, fino ad arrivare in direttissima nei più grandi stadi europei, dietro il campione c’è sempre un ragazzo del 2007 amante dei videogiochi che nonostante la fama, i trofei e i record non ha mai dimenticato chi è veramente.Pagina dopo pagina, seguiamo insieme i suoi sogni, le sue azioni più spettacolari e soprattutto i momenti epici di un attaccante eccezionale che sta lasciando un segno indelebile nella storia del calcio. Le tappe del suo percorso leggendario sono rese ancora più emozionanti dalle illustrazioni di Giovanni Gastaldi. Un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che, almeno una volta, hanno avuto la sensazione di restare bloccati sempre negli stessi errori, in un eterno gioco di pensieri negativi. E' 'Hai ancora paura', il libro di Maria Beatrice Alonzi pubblicato da Sperling&Kupfer. Una luce fredda, implacabile. Uno specchio buio. Una stanza spoglia. Non sai come sia potuto succedere, ma su una cosa non hai dubbi: questo è un interrogatorio. E sotto indagine ci sei tu. Tu e tutte le scelte che hai fatto - e che non hai fatto - finora. Dalle più piccole e quotidiane alle più grandi e importanti. Una vita intera a prendere decisioni, giuste o sbagliate che fossero. Ma il punto è un altro: che cosa c'è stato dietro quelle scelte? Forse pensi di aver fatto ogni cosa per il meglio, avendo ragionato, ponderato tutte le opzioni possibili e assecondato la tua volontà e il tuo desiderio.Eppure non è così, perché a guidare le tue scelte c'è sempre stato un unico motore:la paura. Quella antica, infantile, di sbagliare, di non essere abbastanza, di rimanere senza nessuno al tuo fianco. E allora non puoi fare altro che aprire una porta dei ricordi per volta e ripercorrere tutti i momenti cruciali della tua vita per indagare, con una nuova consapevolezza, quello che è stato. Non puoi ancora sapere come finirà l'indagine, e se dovrai salire sul banco degli imputati, ciò che importa però è la lezione che ne puoi trarre: tu non sei colpevole per il tuo passato. Sei responsabile del tuo futuro. Una lettura straordinariamente immersiva - promette l'editore - un racconto lucido e allo stesso tempo emotivo che si legge come un romanzo e che genera identificazione immediata: perché tutti noi in fondo abbiamo ancora paura. Maria Beatrice Alonzi è scrittrice, sceneggiatrice, editorialista televisiva. Esperta di comunicazione e nuovi media, specializzata nella gestione della reputazione, cultura ed etica degli spazi digitali. È laureata in scienze umanistiche per le comunicazioni all’Università Statale di Milano e ha un Master in Tecniche e Metodi di Analisi Comportamentale e Analisi Scientifica del Comportamento non-verbale. Ha scritto cinque libri: quattro saggi e un romanzo, tutti best-seller. È tradotta in oltre 15 Paesi, e ha una community di oltre 2M di followers e altrettanti lettori. La casa editrice Santelli manda sugli scaffali 'Quasi tutto ciò che vuoi' di Fabio Nocchi. Come reagireste se, all’improvviso, i vostri desideri cominciassero a realizzarsi uno dopo l’altro? Da questo spunto surreale comincia la storia di Malox, un bamboccione quarantenne che ama oziare, uscire con gli amici e fare baldoria. Sembra un sogno che diventa realtà, la possibilità di riscattare un’esistenza mediocre e primeggiare finalmente sugli odiati nemici: colleghi di lavoro ed ex compagni di scuola. Malox, però, scopre presto che soltanto alcuni desideri si avverano e che lui non ha nessun potere di decidere quali. È l’inizio di un crescendo tragicomico di situazioni grottesche in cui il protagonista capirà che ogni desiderio – se realizzato –ha conseguenze inattese e imprevedibili. Soltanto facendo i conti fino in fondo con le “grandi responsabilità” che derivano dai suoi “grandi poteri”, Malox potrà decidere se il misterioso dono ricevuto sia una fortuna o, invece, una maledizione. E' in libreria con Sellerio 'Omicidi Srl' di Alessandro Robecchi. Fare i killer - scrive l'editore - è un mestieraccio, diciamolo. Ecco il Biondo e Quello con la cravatta, professionisti con partita iva, alle prese con un nuovo incarico, un omicidio di alta gamma, con parcella a sei zeri. Un lavoro difficile, per cui decidono di coinvolgere Francesca Aroldi, stimata collega di cui hanno avuto modo di apprezzare la professionalità. Ma i dubbi restano, sarebbe comunque un costo aggiuntivo, e poi: si possono davvero fidare fino in fondo? L’occasione si presenta quando Gianguido Howard Tossini De Coullier, giovane studente americano che vive a Milano, orfano di entrambi i genitori, sta per entrare in possesso dell’enorme eredità, sinora amministrata dal nonno materno, un detestabile mercante d’arte. Il vecchio De Coullier, però, non dev’essere molto felice di questo passaggio di consegne, se è disposto a pagare un compenso milionario alla Snap Srl per farlo fuori prima del compimento dei ventuno anni. Al Biondo e a Quello con la cravatta si presenta subito un problema etico: come si fa a sopprimere un ventenne, nemmeno così odioso? E poi ci sono i problemi pratici: Gianguido conduce una vita regolata, niente vizi o eccessi, né compagnie pericolose, almeno in apparenza. Bisogna scavare bene, nella vita e negli ambienti, suoi e del nonno, per trovare una soluzione. Ed è quello che fanno con consumata abilità e il solito distacco che non gli risparmierà, però, colpi di scena e scoperte sorprendenti. Omicidi Srl è un affilato poliziesco al contrario, in cui moventi, logiche e dinamiche di un delitto sono ricostruiti dal punto di vista di chi lo compie. Una crime story in forma di commedia che contiene una satira cinica su quel che abbiamo fatto della nostra società, e che rappresenta la stratigrafia ironico-grottesca di una città che è al contempo la «capitale attrattiva e moderna che moltiplica i soldi» e l’agglomerato in cui vive "la folla di quelli che soldi ne hanno pochi, e li cercano dove possono": la Milano nera di Alessandro Robecchi. Arriverà in libreria con Einaudi il 14 aprile 'Cosa sono le nuvole' di Francesco Piccolo. È stato uno degli attori più amati del cinema italiano. A teatro era così acclamato che il pubblico non lo faceva neppure recitare: appena apriva bocca scrosciavano applausi a non finire. Quando calava il sipario, però, lasciava in camerino quell’irresistibile maschera comica e tornava a essere Antonio De Curtis. "Ehi, signor principe, è inutile che si dia tante arie e snobbi il povero Totò, – diceva alla propria immagine allo specchio. – Si ricordi che è Totò che dà da mangiare al principe, e non viceversa". Negli ultimi anni divenne quasi cieco. Eppure, quando sul set battevano il ciak, avveniva il miracolo. Tolti gli occhiali scuri, si muoveva tra i mobili di scena senza sfiorarli, scavalcava i cavi elettrici, orientandosi come se ci vedesse ancora. Ormai i film di maggior successo commerciale, quelli con Peppino, erano alle spalle. Ma poi incontrò Pasolini, che l’avrebbe scelto per il suo ultimo ruolo da protagonista in 'Uccellacci' e uccellini: una consacrazione tardiva per un attore che temeva di aver recitato in pellicole che nessuno avrebbe ricordato. Tenendo insieme le testimonianze degli amici e dei colleghi di Totò, narrandone la vita privata, i capricci e le bontà, l’ambizione e lo sconforto, Francesco Piccolo scandaglia gli ultimi anni del principe della risata. E riesce a distillare l’essenza di un personaggio in cui hanno convissuto anime e indoli quasi inconciliabili, miserie e nobiltà – come accade a tutte le leggende. Nella sua burrascosa carriera, Philip Roth ci ha abituato alle più spericolate acrobazie narrative, ma mai ha osato tanto quanto in 'Operazione Shylock' - ora sugli scaffali con Adelphi - dove per dire e fare tutto ciò che vuole, ha sentito il bisogno di misurarsi con il suo più temibile avversario: un altro Philip Roth – stesso nome e stessi connotati, solo il nomignolo Moishe Pipik a distinguerlo da sé. Mai il tema del Doppio è stato usato in un romanzo con un tale autolesivo virtuosismo. Roth azzanna sé stesso come essere umano, come ebreo, come Philip Roth, e non si accontenta di una libbra di carne. Come congegnare, altrimenti, una spy story che tiene insieme il Mossad, il processo al mostro di Treblinka, il recupero dopo un crollo psichico da Halcion, l’incontro-scontro con ebrei e palestinesi in una Gerusalemme pattugliata dall’esercito israeliano, il faccia a faccia ustorio con l’altro Philip Roth – un megalomane che per salvare gli ebrei ashkenaziti da un probabile prossimo sterminio si fa propugnatore di una nuova diaspora, uno spregiudicato controesodo verso i paesi europei d’origine – e con la sua procace, concupita compagna? Sfoggiando una lingua viscerale e insieme altamente speculativa, Roth combina in queste pagine la più spiritata, isterica commedia nera con il dramma di popoli e di singoli individui lacerati, e mette in scena una mirabolante due-giorni a Gerusalemme che – incredibile a dirsi – fa anche ridere (a cura di Carlo Roma).
(Adnkronos) - “Una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro può generare un impatto positivo significativo sulla produttività e sulla competitività delle imprese. Negli ultimi dieci anni si registrano segnali di cambiamento, anche nei ruoli di leadership, ma è fondamentale continuare a investire in questa direzione”. A dirlo Tomaso Mainini, amministratore delegato di Michael Page, leader internazionale nella ricerca e selezione specializzata. Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni in termini di presenza femminile nei ruoli di responsabilità, il divario retributivo di genere continua a rappresentare una criticità strutturale del mercato del lavoro. Come riporta il World economic forum, tra il 2015 e il 2024 la presenza delle donne nel top management è aumentata dal 31,5% al 33,4%. Un avanzamento che resta tuttavia limitato: dal 2020 il divario tra la presenza femminile nel middle e nel top management è rimasto fermo al 5%, contribuendo a mantenere differenze retributive lungo l’intero arco della carriera. Per promuovere concretamente una cultura inclusiva, le aziende non possono limitarsi a dichiarazioni di principio, ma devono analizzare in modo strutturato come pratiche discriminatorie, anche indirette, incidano sul gender pay gap. “I dati raccolti attraverso la nostra indagine Talent trends evidenziano come il 9% degli intervistati dichiari di essersi sentito discriminato negli ultimi 12 mesi per età o genere, con un impatto che va oltre il singolo individuo e si riflette sul clima aziendale, sulle performance e sulla capacità di trattenere i talenti. In questo contesto, la trasparenza salariale non richiede di rendere pubblici gli stipendi individuali, ma di adottare criteri retributivi oggettivi, neutrali e verificabili, in grado di trasformare un obbligo normativo in una leva strategica di fiducia e competitività”, precisa Tomaso Mainini. “La direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva e il relativo decreto di attuazione - aggiunge Giampiero Falasca, partner Dla Piper - rappresentano una grande occasione per le imprese italiane. Non si tratta soltanto di nuovi adempimenti formali, ma di un passaggio strutturale che incide sull’organizzazione del lavoro, sui sistemi di inquadramento e sulle politiche retributive, rendendo più chiari i criteri di attribuzione delle retribuzioni e delle progressioni di carriera. La trasparenza diventerà un fattore di competitività, anche in termini di attrattività e retention dei talenti”. La presenza femminile in Michael Page è una realtà consolidata. “I nostri dati - sottolinea Tomaso Mainini - mostrano una forte rappresentanza nei ruoli core (76%), expert (65%), manager (58%) ed expert leader (80%), inclusi quelli apicali. Continuiamo a investire nella crescita delle donne, favorendo leadership, visibilità e partecipazione ai processi decisionali”. Questo impegno si traduce anche in un’attività di divulgazione esterna, guidata dalla consapevolezza che la Direttiva (Ue) 2023/970 rappresenti un passaggio strategico per le imprese, chiamate a ripensare processi interni e politiche HR in un’ottica di trasparenza, equità e responsabilità. Un impegno che prende forma attraverso la partnership di Michael Page e DlaPiper con due appuntamenti (uno che si è svolto il 24 marzo) e il prossimo in programma al 16 aprile, ideati per fornire alle aziende strumenti concreti per orientarsi tra le novità normative e prepararsi in modo consapevole all’entrata in vigore della Direttiva nel giugno 2026 con una trasformazione che non è solo regolatoria, ma culturale.
(Adnkronos) - Che cos’è davvero l’ambiente? Non solo natura, ma un sistema complesso che include cultura, tradizioni, tecnologia e identità. È da qui che parte la riflessione di Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e Shared Ground. Professore ordinario di diritto ambientale alla Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, presidente di FareAmbiente e responsabile ambiente della Lega, Pepe propone una visione ampia e non riduzionista: "L’ambiente è “tutto ciò che ci circonda”: natura, ma anche opere dell’uomo, cultura, lingua, tradizioni". Non è dunque solo tutela delle risorse naturali, ma qualità della vita. E dentro questa qualità rientra anche la tecnologia, che – sottolinea – non va demonizzata, ma resa sostenibile. Uno dei punti centrali della puntata è il rapporto tra ambiente ed economia. Pepe rifiuta sia il negazionismo sia il catastrofismo, proponendo una terza via: il realismo. Il concetto chiave è semplice: “Rischio zero non esiste. Rifiuto zero non esiste". La sostenibilità, nella sua visione, è mitigazione del rischio: scegliere il rischio minore compatibile con una buona qualità della vita. Un’impostazione che si oppone tanto alla “decrescita felice” teorizzata da Serge Latouche, quanto agli approcci puramente produttivisti. Lo sviluppo è inevitabile – e necessario – ma deve essere governato. Nel confronto con Giorgio Rutelli, vicedirettore Adnkronos, emerge uno dei grandi dilemmi della transizione: chi deve guidarla? Da un lato il Green Deal europeo promosso dalla Commissione di Ursula von der Leyen, con il suo impianto regolatorio ambizioso; dall’altro le preoccupazioni industriali di Paesi come Italia e Germania. La risposta di Pepe non è ideologica: la sostenibilità parte dai comportamenti individuali, ma deve tradursi anche in scelte collettive informate da metodo scientifico, non “dalla pancia”. In questo quadro, critica sia gli eccessi regolatori sia le illusioni di autoregolazione del mercato. Il punto è trovare un equilibrio tra responsabilità individuale e politiche pubbliche efficaci. Uno dei passaggi più netti riguarda la scuola. Pepe denuncia l’assenza di una vera educazione ambientale: “Sappiamo tutto di Dante, ma non sappiamo come rapportarci quotidianamente con le risorse naturali". Per lui, l’educazione ambientale dovrebbe diventare una disciplina obbligatoria, una nuova forma di educazione civica capace di incidere sui comportamenti concreti: rifiuti, energia, consumi. La tecnologia è al centro della riflessione, ma sempre accompagnata da una domanda: come gestirne le conseguenze? L’esempio è quello dei rifiuti ospedalieri o radioattivi. Non possono essere eliminati, perché servono anche a salvare vite. Il problema diventa allora dove e come gestirli, evitando atteggiamenti come il “not in my backyard”. È qui che emerge la dimensione etica dell’ambientalismo: "Responsabilità significa accettare il problema e gestirlo, non spostarlo altrove", Sul cambiamento climatico, Pepe rifiuta sia il negazionismo sia l’allarmismo: sì alla riduzione delle emissioni, per la salute delle persone; ma anche attenzione all’adattamento, spesso trascurato nel dibattito pubblico. Cita i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle morti legate alle polveri sottili per sottolineare un punto cruciale: le politiche ambientali servono anche a migliorare la salute qui e ora, indipendentemente dall’impatto globale. Uno dei passaggi più geopolitici riguarda il ruolo dell’Europa tra Stati Uniti e Cina. Secondo Pepe gli Stati Uniti tendono a un approccio più “negazionista”, la Cina combina uso intensivo di carbone e leadership nelle tecnologie green, l’Europa rischia di restare schiacciata. La soluzione? Realismo industriale e investimenti in ricerca, evitando sia la deindustrializzazione sia la dipendenza tecnologica. Sul tema energetico, Pepe è netto: serve un mix. Accanto a rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico), propone di investire anche nel nucleare: ricerca su fissione e fusione; sviluppo di piccoli reattori; riduzione della dipendenza dall’estero. L’Italia importa già energia nucleare da altri Paesi, senza produrla direttamente. Una contraddizione che, secondo Pepe, va affrontata. La conclusione della puntata: "La vera transizione non è solo energetica o ambientale, ma culturale". Serve tempo, gradualità e capacità di evitare effetti di rigetto sociale. Le politiche troppo spinte, senza consenso e senza realismo, rischiano infatti di produrre reazioni opposte. Anche i movimenti come quelli di Greta Thunberg – riconosce Pepe – hanno avuto il merito di portare il tema al centro, ma la fase successiva richiede pragmatismo. Il filo conduttore della puntata è chiaro: superare le polarizzazioni. Né catastrofismo né negazionismo, ma scienza al posto dell’ideologia, responsabilità al posto della rimozione, equilibrio tra sviluppo e sostenibilità. Un ambientalismo che, nelle parole di Pepe, è prima di tutto cura della “casa comune”, riprendendo l’insegnamento di Papa Francesco. E che si traduce in una domanda di fondo: qual è il rischio accettabile per vivere meglio, oggi e domani? YouTube: https://youtu.be/VQFB0n1K3ac?si=1G9aUzb__iXT_9kj Spotify: https://open.spotify.com/episode/6ICBNds4DypQu34puFsM1x?si=C7xd_IPkS127U5pWdOMPiA Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/ep-2-custodire-per-progredire-con-il-prof-vincenzo-pepe/