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(Adnkronos) - "I Cdc degli Usa hanno nascosto all'opinione pubblica americana dati che dimostrano i benefici dei vaccini Covid su ricoveri e complicanze, ritardando per ordine di Trump la pubblicazione di articoli scientifici". Il professor Matteo Bassetti critica la linea dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Negli Usa, come riferisce il Washington Post, è stata bloccata la pubblicazione di un report che dimostrerebbe l'efficacia dei vaccini contro il covid, con effetti evidenti sul calo di ricoveri. "Quando a comandare la sanità ci metti no-vax e complottisti, questi sono i risultati. E' censura scientifica, ormai sono alla frutta", dice il direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Secondo il Washington Post, che cita come fonte due scienziati a conoscenza della decisione, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno posticipato la pubblicazione di un rapporto che dimostra come il vaccino contro il Covid abbia dimezzato la probabilità di accessi al pronto soccorso e ricoveri ospedalieri per gli adulti sani lo scorso inverno. La decisione ha suscitato preoccupazioni tra funzionari attuali e non: il timore è che le informazioni sui benefici del vaccino vengano minimizzate perché in contrasto con le posizioni del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., da sempre critico nei confronti delle vaccinazioni. Il rapporto avrebbe dovuto essere diffuso il 19 marzo sulla principale pubblicazione scientifica di punta del CDC, il Morbidity and Mortality Weekly Report. Secondo il report, tra settembre e dicembre 2025 gli adulti sani che hanno ricevuto il vaccino hanno ridotto del 50% la probabilità di recarsi al pronto soccorso o in una struttura di assistenza urgente e del 55% il rischio di essere ricoverati in ospedale per Covid rispetto a coloro che non hanno ricevuto la dose di vaccino prevista per il periodo 2025-2026.
(Adnkronos) - Startmeup Aps annuncia ufficialmente il lancio del Fondo cultura d'impresa, il primo fondo pensato per costruire una generazione di studenti capaci di leggere, progettare e abitare il mondo dell'impresa: una risposta concreta a un sistema scolastico che ancora fatica a preparare i giovani alle sfide del lavoro e dell'innovazione. Il Fondo nasce dalla visione di GianMarco Ingafù Del Monaco, presidente di Startmeup Aps, che da anni lavora per costruire un'infrastruttura educativa capace di portare cultura d'impresa nelle aule italiane con metodo, continuità e indipendenza pedagogica. E' lo strumento attraverso cui privati, imprese, fondazioni e istituzioni potranno sostenere l'educazione imprenditoriale e civica nelle scuole secondarie italiane, nel pieno rispetto dell'autonomia didattica e dell'indipendenza dei contenuti formativi. L’idea nasce da una convinzione precisa: chi sostiene la formazione non deve poter orientare ciò che viene insegnato. E' una distinzione che sembra ovvia, ma che raramente trova forma contrattuale e strutturale nella realtà italiana. Proprio per questo, il Fondo cultura d'Impresa la garantisce per costruzione, non per dichiarazione. Startmeup Aps è oggi presente in cinque regioni italiane - Lazio, Lombardia, Campania, Sicilia e Marche - con un programma triennale di educazione imprenditoriale e civica rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Il percorso è strutturato su tre anni: fondamenti e metodo nel terzo anno, pianificazione e gestione di progetto nel quarto, sintesi, leadership e orientamento nel quinto. Il programma è erogato attraverso un videocorso asincrono, strumento standard progettato per docenti e studenti, certificabile ai fini delle attività di Formazione e sviluppo delle competenze, allineato al Sillabo Miur per l'Educazione imprenditoriale e ai framework europei Entrecomp e Digcomp. I docenti accedono al percorso senza oneri: la centralità della figura insegnante è un principio non negoziabile del modello Startmeup. Ad oggi Startmeup in meno di due anni ha raggiunto oltre 4.000 studenti in tutta Italia, coinvolto più di 15 università e attivato percorsi in decine di scuole secondarie distribuite in diverse regioni. Il Fondo Cultura d’Impresa nasce con tre obiettivi chiari e misurabili. Il primo è la continuità programmatica: garantire stabilità ai percorsi formativi avviati nelle scuole, evitando interruzioni legate alla mancanza di risorse e assicurando una copertura pluriennale agli istituti coinvolti. Il secondo è l’equità territoriale: estendere l’accesso alla formazione imprenditoriale anche alle aree più distanti dai principali hub dell’innovazione, dove il divario tra sistema scolastico e mondo del lavoro è più marcato e difficilmente colmabile con strumenti ordinari. Infine, il Fondo punta su qualità e aggiornamento dei contenuti: investire in ricerca e nello sviluppo di nuovi moduli didattici, mantenendo un allineamento costante con i framework europei, affinché le competenze trasmesse siano coerenti con le esigenze attuali del mercato e dell’ecosistema dell’innovazione, non con quelle di ieri. "In Italia continuiamo a formare studenti per un mondo che non esiste più. Non è colpa degli insegnanti, non è colpa delle scuole: è un problema di infrastruttura. Il Fondo Cultura d'Impresa nasce per costruire quella infrastruttura, con metodo, con risorse vere e con una garanzia precisa: nessuno che finanzia potrà mai decidere cosa si insegna. Abbiamo visto troppi programmi educativi trasformarsi in strumenti di comunicazione aziendale. Il nostro modello esiste per evitare esattamente questo. Le imprese che scelgono di aderire al Fondo non stanno comprando visibilità: stanno investendo nel capitale umano del Paese. E' un atto di responsabilità, prima ancora che di interesse”, conclude GianMarco Ingafù Del Monaco, presidente di Startmeup Aps. Le aziende che aderiscono non acquistano spazio in aula né visibilità nei contenuti didattici: il loro contributo si traduce direttamente in ore di formazione erogate, studenti raggiunti, docenti supportati. Dal punto di vista fiscale, le erogazioni al Fondo sono strutturate come sponsorizzazioni ai sensi dell'art. 108 del TUIR, strumento preferibile per le imprese che non beneficiano ancora delle deduzioni previste dall'art. 83 del Codice del Terzo Settore.
(Adnkronos) - Il ruolo delle proteine animali nell’evoluzione umana, il loro valore nutrizionale, ma anche sociale e l’importanza che esse rivestono nella tutela di quel rapporto sempre più fragile fra uomo, nutrimento e ambiente: questi i temi discussi durante l’incontro che si è tenuto oggi al Parlamento europeo organizzato dal think tank Competere in partnership con l’associazione Carni Sostenibili. Al centro dell’evento il volume “A spasso con Lucy. Perché mangiamo come parliamo. Virtù e valore delle proteine animali” (Guerini e Associati) scritto da Pietro Paganini con la collaborazione di Carola Macagno. Il libro è un viaggio lungo l’evoluzione umana per scoprire l’importanza delle proteine animali nella storia dell’uomo e per dimostrare che se l’uomo è diventato ciò che è, questo è accaduto anche grazie alla carne. Compagna d’eccezione in questo percorso Lucy, la nostra paleo-antenata vissuta più di 3 milioni di anni fa. (VIDEO) All’evento insieme all’autore del volume, Pietro Paganini, ha partecipato Elisabetta Bernardi, biologa nutrizionista, specialista in scienze dell’alimentazione e docente di Biologia della nutrizione presso l'Università degli studi di Bari. Intervenuti durante la tavola rotonda sui temi del volume anche gli eurodeputati Stefano Cavedagna, Benoît Cassart, Carmen Crespo Díaz e Dario Nardella. Ha aperto l’evento l’eurodeputato Carlo Fidanza. Ha moderato l’evento il giornalista ambientale, Andrea Bertaglio. La carne come “motore” dell’evoluzione. Nel corso dei secoli la carne ha contribuito all’evoluzione della specie umana: l’alimentazione onnivora e adattiva dei nostri antenati ha portato ad un aumento della massa cerebrale, ha contribuito allo sviluppo della postura eretta e all’implementazione del linguaggio, ha concorso alla nascita delle comunità e all’uso di precisi strumenti, in una parola il modo in cui l’uomo si è nutrito ha avuto un ruolo determinante nella nascita della civiltà. Oggi però, una delle caratteristiche proprie dell’uomo, l’essere onnivoro, viene messa in dubbio e con essa anche il valore delle proteine animali. Sul ruolo della carne e sulla necessità di rimettere al centro del dibattito la scienza, senza cedere ai pregiudizi è intervenuto Pietro Paganini: "Lucy, la nostra antenata più nota, ci accompagna in un viaggio alle origini dell’alimentazione umana, ricordandoci il ruolo cruciale delle proteine animali nello sviluppo del cervello e della nostra specie. Oggi, paradossalmente, questo patrimonio viene messo in discussione. Ridurre il cibo a ‘buono’ o ‘cattivo’ non è scienza, è semplificazione. Con ‘Lucy’ riportiamo il dibattito su evidenze, evoluzione e libertà di scelta". Il libro non trascura neppure gli aspetti ambientali connessi alla produzione di carne e li affronta da una prospettiva scientifica grazie al contributo di Giuseppe Pulina professore di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti all’Università di Sassari e presidente di Carni Sostenibili. “L’agricoltura, e perciò anche la zootecnia che le appartiene, rappresenta da sempre l’unica attività produttiva che contemporaneamente emette gas climalteranti, e li rimuove dagli ecosistemi. È importante notare a questo proposito che le filiere delle produzioni agroalimentari in Europa hanno ridotto il proprio impatto da gas serrigeni di oltre il 18% tra il 1990 e il 2021 - spiega nel volume Pulina - e questo è stato possibile grazie al miglioramento tecnologico che ha garantito maggiore efficienza dei sistemi produttivi primari e un minore consumo di risorse sia per unità funzionale che globalmente e, pertanto, assicurando un parallelo abbattimento dei carichi ambientali”. Sul valore della carne nell’alimentazione umana, Elisabetta Bernardi ha aggiunto: “La sua introduzione nella dieta ha rappresentato un passaggio importante perché ha aumentato la densità nutrizionale dell’alimentazione, cioè la quantità di nutrienti essenziali disponibili per unità di cibo. Questo ha reso disponibili amminoacidi essenziali, ferro eme, vitamina B12 e zinco in forma altamente biodisponibile”. E sulla cosiddetta “transizione proteica”, cioè sull’idea che le proteine animali possano essere sostituite con quelle vegetali senza alcun effetto sul valore e l’apporto nutrizionale, Bernardi ha spiegato “il rischio è di ridurre una realtà biologicamente complessa a una semplice sostituzione tra alimenti. L’essere umano si è evoluto in un contesto onnivoro, senza escludere alimenti, ma integrandoli". Durante la tavola rotonda l’eurodeputato Stefano Cavedagna è tornato sul valore culturale della carne “Oggi più che mai assistiamo a una cultura del sospetto verso la carne e le tradizioni alimentari consolidate, promossa da ideologie ultra-ambientaliste che dimenticano l’equilibrio tra scienza, salute e rispetto dell’ambiente. Da emiliano-romagnolo conosco e sono fiero delle nostre filiere ed eccellenze; leggere “A spasso con Lucy” significa riscoprire le radici della nostra civiltà e comprendere come l’alimentazione, in particolare le proteine di origine animale, abbia plasmato l’uomo e le comunità nel corso della storia". Un richiamo alla necessità di momenti di incontro che rimettano al centro la verità scientifica è arrivato, invece, dall’eurodeputato Dario Nardella "Il cibo non può diventare terreno di battaglia ideologica. Il libro 'A spasso con Lucy' riporta la scienza al centro: le proteine animali fanno parte della storia evolutiva dell'umanità e oggi continuano a svolgere un ruolo essenziale in una dieta equilibrata e sana. È proprio per questo che la presentazione di questo libro al Parlamento europeo è un momento importante: abbiamo bisogno di spazi in cui la scienza possa dialogare con la politica, lontano dai dogmi e dalle semplificazioni". Nel corso dell’incontro si è affrontato anche il rapporto fra uomo, ambiente e nutrizione, e la necessità di tornare a sostenere e promuovere un “cibo naturale”, come valore della nostra cultura e come antidoto a un’alimentazione che rischia di perdere definitivamente il legame con la terra. Su questo tema Benoît Cassart, allevatore, deputato europeo e presidente dell’Intergruppo Sustainable Livestock, ha detto: “Cucinare elementi provenienti dalla natura è una delle prime attività dell’umanità. Eppure, oggi abbiamo in gran parte perso il legame con l’origine dei nostri alimenti. Molti bambini non sanno più, per esempio, che il pane deriva dal grano. Parallelamente, il consumo di alimenti ultra-processati continua ad aumentare. Questa evoluzione è accompagnata anche da una crescente messa in discussione delle proteine animali, come il latte e soprattutto la carne. Diventa essenziale ristabilire un legame con l’origine della nostra alimentazione e valorizzare una cucina più semplice e consapevole”.