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(Adnkronos) - E' lo Stretto di Hormuz il nodo più difficile ancora da sciogliere tra Iran e Usa, al tavolo dei negoziati fiume in Pakistan. L'ultimo tentativo di scongiurare una escalation nella guerra che va avanti ormai da sei settimane sembra infatti essersi arenato sul controllo dello Stretto, che Teheran insiste a voler mantenere ritenendo "eccessive" le pretese della controparte americana al tavolo. Tra le condizioni per la fine del conflitto, congelato per ora dalla tregua, gli Usa pongono invece la riapertura della via fondamentale per il commercio del 20% del petrolio mondiale. Da Islamabad, continuano intanto a rincorrersi le indiscrezioni dei media sui negoziati. Se fonti del Pakistan ostentano ottimismo parlando di colloqui "in gran parte positivi", fonti della sicurezza di Teheran assicurano alla Cnn che lo status dello Stretto rimarrà invariato fino a quando Iran e Stati Uniti non raggiungeranno un "quadro comune" per la prosecuzione del dialogo. La fonte afferma che le "richieste eccessive" avanzate dalla parte americana su diverse questioni, tra cui la vitale via navigabile, hanno finora impedito alle due parti di concordare una base comune per far progredire i colloqui. "L'Iran non ha fretta", aggiunge la fonte, precisando che Teheran ha inoltre comunicato agli Stati Uniti che, fino al raggiungimento di un quadro comune, "nemmeno il numero di navi concordato potrà transitare". La fonte avverte quindi che, se i negoziatori statunitensi non adotteranno quello che ha definito un "approccio realistico", lo Stretto rimarrà chiuso. La fonte inoltre spiega che l'Iran ha dimostrato la sua capacità di imporre tale chiusura, definendo la situazione "la ripetizione di un errore di valutazione" che sarebbe "a danno dell'America". Se da parte americana, almeno finora, non è trapelata nessuna notizia diretta dal tavolo delle trattative, a parlare a chilometri e chilometri di distanza è come sempre il presidente Donald Trump. "Hanno discusso per molte ore... Vedremo cosa succede. In ogni caso, vinciamo... Forse raggiungeranno un accordo, forse no. Non importa. Dal punto di vista dell’America, vinciamo", le parole del tycoon ai giornalisti mentre in Pakistan si apre un nuovo round di colloqui trilaterali. "Siamo in negoziati molto approfonditi con l’Iran. Vinciamo comunque. Li abbiamo sconfitti militarmente... Che si raggiunga o meno un accordo, per me non fa alcuna differenza. E questo perché abbiamo vinto, che ascoltiate o meno le fake news", ha poi rincarato la dose. Per il leader americano infatti gli iraniani "non hanno una marina, non hanno radar, non hanno un’aviazione. I loro leader sono tutti morti. Khamenei non c’è più. Per molti anni ha governato; non c’è più. Con tutto questo, vedremo cosa succede ma - ha tagliato corto il presidente Usa - non mi interessa". Dal canto suo, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica agirà con fermezza contro qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare Hormuz, riferisce intanto la tv di Stato iraniana Irib. "Qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare lo Stretto - sottolineano i Pasdaran - sarà oggetto di una risposta severa. La marina delle Guardie della Rivoluzione dispone della piena autorità per gestire in modo intelligente lo Stretto di Hormuz". Il passaggio nello Stretto, aggiungono, sarà "concesso solo alle navi civili in condizioni specifiche". Questa dichiarazione arriva dopo l’annuncio del Comando Centrale statunitense secondo cui due navi da guerra della Us Navy avevano attraversato questa via marittima strategica per neutralizzare mine piazzate da Teheran. Una versione smentita "fermamente" dall'Iran, che ha minimizzato parlando di una sola nave, poi tornata indietro dopo che le forze iraniane avevano minacciato un attacco entro 30 minuti dall'attraversamento.
(Adnkronos) - L’aumento dei costi di produzione legati alla crisi del Golfo in Iran minaccia anche la mozzarella di bufala campana Dop. I produttori stanno subendo incrementi significativi in ogni passaggio della filiera e l’allarme cherosene negli aeroporti mette a rischio anche l’export della Bufala Campana, che vale il 35% della produzione. Sono questi i nodi affrontati dal consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, riunitosi ieri per discutere della nuova emergenza. I numeri per la filiera sono allarmanti: logistica, materiali per confezionamento ed energia rappresentano le voci principali degli aumenti, con il record del gas, che ha registrato un picco di incremento di quasi il 70%. La somma di tutti questi costi impoverisce la filiera, che rischia il collasso, stretta tra le difficoltà produttive e il caro-carrello per le famiglie. Inoltre, il clima di incertezza rispetto agli scenari internazionali danneggia ulteriormente gli imprenditori del comparto, frenando progetti e generando instabilità. Il comparto della Dop aveva chiuso il 2025 in positivo, con una crescita del 3,35%, pari a 57.584 tonnellate prodotte di mozzarella di bufala campana Dop. “Tutti gli sforzi di crescita fatti finora sono vanificati da questo nuovo fronte di guerra, che ci preoccupa molto seriamente, innanzitutto per il carico di vittime, ma anche per i risvolti economici. Servono interventi mirati e urgenti per poter continuare a produrre. Occorre difendere il Made in Italy di successo nel mondo. Invece, i rischi sui rifornimenti degli aerei in alcuni scali mettono in difficoltà anche il nostro sistema dell’export, soprattutto verso i Paesi oltreoceano, come gli Usa, dove già scontiamo i dazi di Trump”, commenta il presidente del Consorzio di tutela, Domenico Raimondo. “E' necessario un dialogo nuovo, in particolare con la distribuzione per evitare scelte al ribasso, che minano la competitività della nostra Dop. L’aumento dei costi di produzione incide lungo tutta la filiera, dunque, non ci dovremo sorprendere se nelle prossime settimane assisteremo a un rialzo dei listini, con l’obiettivo di continuare a garantire la qualità e la distintività della mozzarella di bufala campana”, dichiara il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani.
(Adnkronos) - Un percorso formativo avanzato sui temi Esg, economia circolare e sostenibilità, con un approccio multidisciplinare e orientato all’applicazione concreta nelle imprese: è questa la proposta di Safte - Scuola di Alta Formazione per la Transizione Ecologica, promossa da Italian Exhibition Group (Ecomondo) insieme all’Università di Bologna, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Emilia-Romagna. L’iniziativa si avvale inoltre della collaborazione di partner quali Conai, Comieco e Ricrea, oltre al supporto di media partner tra cui Adnkronos, Rinnovabili, SolareB2B e altre testate specializzate. Prenderà il via il prossimo 17 aprile 2026 la quinta edizione della Scuola, rivolta a professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni impegnati nei processi di sostenibilità. Il programma, in calendario fino al 10 luglio 2026, è progettato per fornire competenze avanzate e strumenti operativi per affrontare le sfide della transizione ecologica, integrando aspetti ambientali, economici e normativi e promuovendo una visione sistemica basata sui criteri Esg. Attraverso il contributo di docenti universitari, esperti e rappresentanti di istituzioni e imprese, Safte punta a formare figure professionali in grado di guidare l’innovazione e integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali. Il percorso prevede inoltre momenti di confronto diretto con aziende e istituzioni, favorendo la condivisione di esperienze concrete.