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(Adnkronos) - Vent'anni fa un giovane avvocato aderì alla protesta anti-corruzione guidata dall'allora leader dell'opposizione, Viktor Orban, creando un gruppo di assistenza legale chiamato "non abbiate paura". Ed ora Peter Magyar sta usando lo stesso slogan, 'non abbiate paura', per lanciare, da ex insider, la sfida elettorale più temibile che il premier nazionalista ungherese si trova ad affrontare da quando ha assunto il potere nel 2010. "E' una grande storia, il principe giovane, Davide contro Golia, ognuno si può identificare con lui", dice al Financial Times del 45enne leader di Tisza, Balint Ruff, stratega e direttore di uno show politico in Ungheria. In realtà, Magyar è un Davide particolare, cresciuto in una famiglia dell'establishment intellettuale cristiano democratico post comunista, dove sin da piccolo sentiva di discussioni di politica a cena, tra il padre avvocato e la madre alto funzionario della Corte Suprema, il nonno, Pal Eross, commentatore politico e tra i parenti Ferenc Madl, che è stato presidente tra il 2000 e il 2005. Entrato nella Fidesz di Orban nel 2003, Magyar ha sposato nel 2006 la collega di partito Judit Varga e poi si sono trasferiti per diversi anni a Bruxelles, lui con un incarico diplomatico e lei come assistente di un europarlamentare. La coppia, che intanto aveva avuto tre figli, torna in Ungheria nel 2018, e l'anno seguente Varga viene nominata ministro della Giustizia. Secondo Miklos Sukosd, politologo dell'università di Copenhagen intervistato da Politico, l'ascesa politica della moglie è fonte di frustrazione per Magyar a cui sarebbero negati incarichi importanti proprio perché "troppo ambizioso e indipendente". L'ascesa di Varga conosce però una brusca battura d'arresto: durante la campagna elettorale per le Europee del 2024 viene investita dallo scandalo, che travolge anche l'allora presidente Katalin Novak, per la grazia concessa, quando era ministro della Giustizia, ad un ex funzionario coinvolto in una vicenda di pedofilia. Novak è costretta a dimettersi e Varga a rinunciare alla candidatura, e Magyar, che intanto aveva divorziato dalla moglie, coglie l'occasione di cavalcare il movimento di protesta provocato dallo scandalo: lascia Fidesz e accusa Orban di "nascondersi dietro le gonne delle donne", offrendo Novak e la sua ex moglie come capri espiatori di un sistema più ampio di corruzione e declino morale. "Per molto tempo ho creduto nell'ideale di un'Ungheria patriottica e sovrana, ma negli ultimi anni ho realizzato che non è altro che un prodotto politico, la perpetuazione del potere e l'accumulo di un enorme ricchezza", scrisse nel febbraio 2024, lanciando la sfida da ex insider al granitico potere di Orban. Dopo una manifestazione a marzo con 50mila persone, Magyar inizia a costruire un team di imprenditori e figure pubbliche per un movimento anti-corruzione. E non esita a pubblicare una registrazione audio in cui l'ex moglie parla di un tentativo di insabbiamento di accuse di corruzione di alcuni alti funzionari vicini ad Orban, in particolare il suo capo di gabinetto, Antal Rogan. Per partecipare alle elezioni europee di giugno, il gruppo si appoggia a un partito poco conosciuto, appunto Tisza, che con un campagna elettorale di pochi mesi, puntata tutta sulla presenza digitale e reti di contatti locali gestite da migliaia di volontari, ottiene il 29,6%, con Fidesz che scende al 44,8%, il risultato più basso mai ottenuto. Tisza così ha 7 eurodeputati che entrano nel gruppo del Ppe, il Partito popolare europeo che Fidesz ha lasciato nel 2021 dopo che da anni i rapporti si erano fatti sempre più tesi a causa dei principi dichiaratamente illiberali di Orban. A differenza di altri leader dell'opposizione che in questi anni hanno cercato di sfidare Orban, Magyar ha dalla sua il fatto che viene visto come "un insider che aveva un posto in prima fila nel sistema di Orban, che comprende il sistema ed è capace di batterlo", spiega a Politico Katalin Cseh, deputata ungherese indipendente. Per aggirare lo stretto controllo di Orban sui media ungheresi, Magyar inizia a percorrere il Paese, letteralmente: nel maggio del 2024 cammina 250 chilometri da Budapest alla regione di Oradea, nel nord ovest della Romania, per cercare il sostegno delle minoranze ungheresi, tradizionale bacino di Fidesz, nei Paesi confinanti. E anche negli ultimi giorni di campagna elettorale prima del voto di domenica, ha continuato a fare tappa in almeno sei località al giorno. Fondamentale, ovviamente, l'uso dei social media, in particolare Facebook, per raggiungere gli elettori, tanto che il governo ungherese accusa Meta di favorire Magyar, dal momento che il suo "algoritmo fondamentale sta lavorando contro i partiti governativi", ha dichiarato a Politico il portavoce di Orban Zoltan Kovacs. "Magyar ha qualcosa che è molto raro oggi in politica, parla il linguaggio dell'algoritmo, ma costruisce anche una fiducia personale", sintetizza il capo degli affari europei di Tisza Marton Haijdu. Non manca, comunque, chi descrive Magyar come una figura polarizzante, che in pochi mesi ha imposto all'interno di Tisza, una cultura "tossica", che ricorda quella di Fidesz: "la cultura interna al partito è simile, basata sulla fedeltà e non sui risultati", racconta Deszo Farkas, imprenditore che è stato tra i primi nel 2024 a rispondere all'appello per la creazione della nuova formazione politica che poi ha lasciato dopo le Europee. Lo stesso Magyar ammette di avere un carattere difficile e descrive il partito come "un one-man show": lui è l'unico che può concedere interviste, lasciando agli altri esponenti solo brevi dichiarazioni, mentre sostenitori e volontari non parlano con la stampa, come ha osservato ancora Politico. Per i sostenitori questa disciplina è necessaria per non dare alla stampa filogovernativa munizioni e mantenere il partito concentrato sull'obiettivo centrale di battere Orban. "Non ci sono stati veri scandali che lo hanno bruciato, forse perché lui ha avvisato sempre in tempo la sua base elettorale", commenta Peter Kreko, consulente elettorale ungherese. In realtà la scorsa estate, Varga, che è rimasta fedele ad Orban ma è uscita dalla politica avviando una società con il suo nuovo partner, ha accusato l'ex marito di abusi fisici e verbali, anche di averla chiusa a chiave in una stanza. Accuse che Magyar sostiene essere una mossa della 'propaganda' di Orban. Ma con i sondaggi che continuavano a dare Tisza in testa anche alla vigilia del voto, per molti Magyar è diventato qualcosa che esula la sua persona e il suo messaggio politico: è la prima vera chance in 16 anni di rimuovere un premier dichiarato sostenitore di una democrazia illiberale. "Noi non votiamo per Tisza, noi votiamo contro Fidesz, è questa la cosa centrale, gli ungheresi votrerebbero per una capra a questo punto se questa sfidasse Orban", sintetizza Timea Szabo, deputata verde che ha ritirato la sua candidatura per favorire il candidato del partito di Magyar.
(Adnkronos) - Barilla si conferma, per il terzo anno consecutivo, la prima azienda al mondo nel settore alimentare per reputazione nel Global Reptrak 100 condotto da Reptrak, che dal 1999 analizza ogni anno le aziende con la migliore reputazione a livello globale. Nel ranking 2026, il Gruppo raggiunge il 9° posto complessivo, guadagnando 16 posizioni rispetto al 2025 (quando era al 25° posto) ed entrando così nella top 10 globale, a conferma del percorso di crescita reputazionale costruito negli anni. Il risultato riflette la capacità di Barilla di coniugare qualità dei prodotti, visione industriale e responsabilità sociale, elementi sempre più centrali nella valutazione della reputazione aziendale. Lo studio considera, infatti, dimensioni chiave come performance, innovazione, governance, sostenibilità e capacità di generare fiducia nel tempo. “Nell’attuale contesto macroeconomico - dichiara Sara Fargion, vice president, Emea di Reptrak - caratterizzato da forte incertezza, mantenere performance stabili rappresenta già un segnale positivo. In questo scenario, però, la capacità di crescere diventa un vero fattore distintivo. Il settore Food, in particolare, è sottoposto a pressioni significative: le persistenti dinamiche inflazionistiche continuano ad alimentare un’elevata attenzione mediatica e a influenzare in modo costante la percezione pubblica in tutti i 14 Paesi in cui misuriamo la reputazione”. Presente in oltre 100 Paesi, con 30 siti produttivi e una produzione annuale superiore ai 2 milioni di tonnellate tra pasta, sughi pronti e prodotti da forno, Barilla continua a investire in innovazione e nel miglioramento continuo dell’offerta. Va in questa direzione l’inaugurazione, a novembre, a Parma, di Bite (Barilla innovation & technology experience), il nuovo centro di ricerca e sviluppo dove 200 professionisti, tra tecnologi alimentari, ricercatori, ingegneri e food designer, sviluppano nuovi prodotti, migliorando ricette, processi produttivi e packaging. Bite è un hub all’avanguardia che integra competenze scientifiche, cultura del cibo e tecnologia per progettare il futuro dell’alimentazione grazie anche ad un ecosistema di open innovation che coinvolge università e centri di ricerca a livello globale, accelerando lo sviluppo di soluzioni sempre più sostenibili, sicure e in linea con l’evoluzione dei consumi. A conferma della capacità di rispondere alle esigenze dei consumatori, il Gruppo si è distinto negli scorsi anni con due riconoscimenti nell’ambito del premio eletto prodotto dell’anno: nel 2025 la linea Barilla al bronzo è stata premiata nella categoria Pasta, mentre nel 2026 il riconoscimento è stato assegnato a Barilla protein+, entrambe scelte da oltre 12.000 consumatori nell’ambito di ricerche condotte da Circana. A sostenere la crescita del Gruppo Barilla e la sua capacità di intercettare nuovi trend e culture alimentare, contribuiscono anche la partnership con Formula 1®, che ha portato il valore della convivialità Barilla anche nel contesto della massima competizione sportiva motoristica. Mentre in Italia iniziative ad alto impatto sociale, come le campagne solidali con Dynamo Camp e Medici Senza Frontiere, hanno mobilitato migliaia di volontari e coinvolto decine di migliaia di cittadini, contribuendo a sostenere progetti sociali e umanitari attraverso gesti concreti di partecipazione e condivisione. In parallelo, Barilla prosegue il proprio percorso sul fronte sociale e ambientale, integrando la sostenibilità e l’efficienza energetica e idrica al centro del proprio modello di crescita. Un impegno che riguarda anche le quasi 9 mila persone Barilla, vero motore della performance del Gruppo, e che si traduce, tra l’altro, in una policy globale di congedo parentale paritario, che garantisce a entrambi i genitori 12 settimane retribuite al 100%, e nel raggiungimento già nel 2020 della parità retributiva di genere secondo il principio 'equal pay for equal work' per tutte le persone Barilla nel mondo. La classifica e il report completi sono disponibili sul sito: https://www.reptrak.com/globalreptrak
(Adnkronos) - È online il terzo episodio di "Amazing - idee e buone pratiche per una città sostenibile", il podcast realizzato da Ama e Adnkronos per una vita più green. Nel terzo episodio della serie, "Sicurezza e decoro urbano: l'evoluzione del presidio del territorio", si parlerà di quello che si nasconde dietro al degrado urbano: un sistema complesso, che va dalla semplice disattenzione fino a vere e proprie reti criminali che lucrano sullo smaltimento illecito. Verranno analizzate le strategie messe in campo da Ama e perché il decoro urbano è il primo pilastro per il controllo e la sicurezza del territorio. Gli ospiti di questo terzo episodio sono il direttore comunicazione, relazioni istituzionali e regolatorio di Ama Spa, Patrizio Caligiuri, e il primo dirigente della Polizia di Stato, dirigente del commissariato Viminale, Fabio Germani, che dialogheranno con Lorenzo Capezzuoli Ranchi, host del podcast. "Amazing", un progetto Ama e Adnkronos. Disponibile su tutte le piattaforme, su podcast.adnkronos.com e amaroma.it.