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Usa-Iran, negoziati fiume: Stretto di Hormuz è il nodo

(Adnkronos) - E' lo Stretto di Hormuz il nodo più difficile ancora da sciogliere tra Iran e Usa, al tavolo dei negoziati fiume in Pakistan. L'ultimo tentativo di scongiurare una escalation nella guerra che va avanti ormai da sei settimane sembra infatti essersi arenato sul controllo dello ...

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Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, Alessio Planeta eletto nuovo presidente

(Adnkronos) - A pochi giorni dall’Assemblea dei soci il Consiglio di amministrazione del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia elegge alla guida del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia Alessio Planeta. La decisione è stata presa oggi, venerdì 10 aprile, durante la ...

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Ambiente, sviluppo e realismo: la lezione di Vincenzo Pepe tra tecnologia e cultura

(Adnkronos) - Che cos’è davvero l’ambiente? Non solo natura, ma un sistema complesso che include cultura, tradizioni, tecnologia e identità. È da qui che parte la riflessione di Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e ...

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Usa-Iran, negoziati fiume: Stretto di Hormuz è il nodo

(Adnkronos) - E' lo Stretto di Hormuz il nodo più difficile ancora da sciogliere tra Iran e Usa, al tavolo dei negoziati fiume in Pakistan. L'ultimo tentativo di scongiurare una escalation nella guerra che va avanti ormai da sei settimane sembra infatti essersi arenato sul controllo dello Stretto, che Teheran insiste a voler mantenere ritenendo "eccessive" le pretese della controparte americana al tavolo. Tra le condizioni per la fine del conflitto, congelato per ora dalla tregua, gli Usa pongono invece la riapertura della via fondamentale per il commercio del 20% del petrolio mondiale. Da Islamabad, continuano intanto a rincorrersi le indiscrezioni dei media sui negoziati. Se fonti del Pakistan ostentano ottimismo parlando di colloqui "in gran parte positivi", fonti della sicurezza di Teheran assicurano alla Cnn che lo status dello Stretto rimarrà invariato fino a quando Iran e Stati Uniti non raggiungeranno un "quadro comune" per la prosecuzione del dialogo. La fonte afferma che le "richieste eccessive" avanzate dalla parte americana su diverse questioni, tra cui la vitale via navigabile, hanno finora impedito alle due parti di concordare una base comune per far progredire i colloqui. "L'Iran non ha fretta", aggiunge la fonte, precisando che Teheran ha inoltre comunicato agli Stati Uniti che, fino al raggiungimento di un quadro comune, "nemmeno il numero di navi concordato potrà transitare". La fonte avverte quindi che, se i negoziatori statunitensi non adotteranno quello che ha definito un "approccio realistico", lo Stretto rimarrà chiuso. La fonte inoltre spiega che l'Iran ha dimostrato la sua capacità di imporre tale chiusura, definendo la situazione "la ripetizione di un errore di valutazione" che sarebbe "a danno dell'America". Se da parte americana, almeno finora, non è trapelata nessuna notizia diretta dal tavolo delle trattative, a parlare a chilometri e chilometri di distanza è come sempre il presidente Donald Trump. "Hanno discusso per molte ore... Vedremo cosa succede. In ogni caso, vinciamo... Forse raggiungeranno un accordo, forse no. Non importa. Dal punto di vista dell’America, vinciamo", le parole del tycoon ai giornalisti mentre in Pakistan si apre un nuovo round di colloqui trilaterali. "Siamo in negoziati molto approfonditi con l’Iran. Vinciamo comunque. Li abbiamo sconfitti militarmente... Che si raggiunga o meno un accordo, per me non fa alcuna differenza. E questo perché abbiamo vinto, che ascoltiate o meno le fake news", ha poi rincarato la dose. Per il leader americano infatti gli iraniani "non hanno una marina, non hanno radar, non hanno un’aviazione. I loro leader sono tutti morti. Khamenei non c’è più. Per molti anni ha governato; non c’è più. Con tutto questo, vedremo cosa succede ma - ha tagliato corto il presidente Usa - non mi interessa". Dal canto suo, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica agirà con fermezza contro qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare Hormuz, riferisce intanto la tv di Stato iraniana Irib. "Qualsiasi tentativo di navi militari di attraversare lo Stretto - sottolineano i Pasdaran - sarà oggetto di una risposta severa. La marina delle Guardie della Rivoluzione dispone della piena autorità per gestire in modo intelligente lo Stretto di Hormuz". Il passaggio nello Stretto, aggiungono, sarà "concesso solo alle navi civili in condizioni specifiche". Questa dichiarazione arriva dopo l’annuncio del Comando Centrale statunitense secondo cui due navi da guerra della Us Navy avevano attraversato questa via marittima strategica per neutralizzare mine piazzate da Teheran. Una versione smentita "fermamente" dall'Iran, che ha minimizzato parlando di una sola nave, poi tornata indietro dopo che le forze iraniane avevano minacciato un attacco entro 30 minuti dall'attraversamento.

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Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, Alessio Planeta eletto nuovo presidente

(Adnkronos) - A pochi giorni dall’Assemblea dei soci il Consiglio di amministrazione del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia elegge alla guida del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia Alessio Planeta. La decisione è stata presa oggi, venerdì 10 aprile, durante la prima seduta del nuovo CdA. L'assemblea ha inoltre riconfermato per il triennio i 12 membri del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia: il presidente eletto Alessio Planeta (amministratore delegato Planeta), il presidente uscente Antonio Rallo (amministratore delegato Donnafugata), Vincenzo Ampola (presidente Cantine Petrosino), Gaspare Baiata (presidente Cantine Paolini), Giuseppe Bursi (presidente Cantine Settesoli), Salvatore Chiantia (presidente Cantina La Vite), Rosario Di Maria (presidente Cantine Er-mes), Giuseppe Figlioli (direttore Cantine Birgi), Roberto Magnisi (direttore Duca di Salaparuta), Filippo Paladino (vicepresidente Colomba Bianca), Letizia Russo (direttore Feudo Arancio) e Alberto Tasca (presidente Tasca d’Almerita). La scelta del Cda conferma la volontà di proseguire con una governance orientata alla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo siciliano, al rafforzamento delle attività di tutela e promozione e a uno sviluppo strategico sui mercati nazionali e internazionali. Il neopresidente Alessio Planeta, in una lettera aperta, scrive: "Vorrei esprimere, da un lato, la gioia per questo incarico così prestigioso, che rappresenta un grande onore per me, per la mia famiglia, per la nostra azienda e per tutti i nostri dipendenti. Dall’altro, desidero manifestare la mia gratitudine all’amico Antonio Rallo e a tutti i Consigli di amministrazione che hanno preceduto questa presidenza, per il lavoro straordinario svolto: prima la creazione del Consorzio, poi lo sviluppo di una struttura effi-ciente, fatta di persone e professionisti, capace di accompagnare e sostenere il vino siciliano sin dal 2012". "Sento -continua- un forte senso di responsabilità, legato alla complessità del momento che stiamo attraversando: siamo di fronte a grandi sfide, in un mercato sempre più complesso e in una congiuntura non facile, in cui il settore vitivinicolo è oggetto di pressioni e attacchi da diversi fronti, tra cambiamenti nei modelli di consumo, crescente attenzione, talvolta anche distorta, ai temi della salute, dinamiche internazionali instabili e una competizione sempre più globale. A tutto ciò si aggiungono tensioni sui costi, incertezze geopolitiche e una comunicazione che spesso non valorizza adeguatamente la cultura e il valore del vino, elementi che ci impongono lucidità, coesione e capacità di visione. Allo stesso tempo abbiamo davanti a noi straordinarie opportunità, che derivano dal vigneto più sostenibile d’Italia, da un patrimonio di varietà vastissimo, capace di rispondere alle esigenze del consumatore contemporaneo e di offrire basi solide su cui costruire i vini del presente, e dal crescente successo del turismo in Sicilia, che rappresenta un volano fondamentale per la crescita del comparto vitivinicolo".

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Ambiente, sviluppo e realismo: la lezione di Vincenzo Pepe tra tecnologia e cultura

(Adnkronos) - Che cos’è davvero l’ambiente? Non solo natura, ma un sistema complesso che include cultura, tradizioni, tecnologia e identità. È da qui che parte la riflessione di Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e Shared Ground. Professore ordinario di diritto ambientale alla Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, presidente di FareAmbiente e responsabile ambiente della Lega, Pepe propone una visione ampia e non riduzionista: "L’ambiente è “tutto ciò che ci circonda”: natura, ma anche opere dell’uomo, cultura, lingua, tradizioni". Non è dunque solo tutela delle risorse naturali, ma qualità della vita. E dentro questa qualità rientra anche la tecnologia, che – sottolinea – non va demonizzata, ma resa sostenibile. Uno dei punti centrali della puntata è il rapporto tra ambiente ed economia. Pepe rifiuta sia il negazionismo sia il catastrofismo, proponendo una terza via: il realismo. Il concetto chiave è semplice: “Rischio zero non esiste. Rifiuto zero non esiste". La sostenibilità, nella sua visione, è mitigazione del rischio: scegliere il rischio minore compatibile con una buona qualità della vita. Un’impostazione che si oppone tanto alla “decrescita felice” teorizzata da Serge Latouche, quanto agli approcci puramente produttivisti. Lo sviluppo è inevitabile – e necessario – ma deve essere governato. Nel confronto con Giorgio Rutelli, vicedirettore Adnkronos, emerge uno dei grandi dilemmi della transizione: chi deve guidarla? Da un lato il Green Deal europeo promosso dalla Commissione di Ursula von der Leyen, con il suo impianto regolatorio ambizioso; dall’altro le preoccupazioni industriali di Paesi come Italia e Germania. La risposta di Pepe non è ideologica: la sostenibilità parte dai comportamenti individuali, ma deve tradursi anche in scelte collettive informate da metodo scientifico, non “dalla pancia”. In questo quadro, critica sia gli eccessi regolatori sia le illusioni di autoregolazione del mercato. Il punto è trovare un equilibrio tra responsabilità individuale e politiche pubbliche efficaci. Uno dei passaggi più netti riguarda la scuola. Pepe denuncia l’assenza di una vera educazione ambientale: “Sappiamo tutto di Dante, ma non sappiamo come rapportarci quotidianamente con le risorse naturali". Per lui, l’educazione ambientale dovrebbe diventare una disciplina obbligatoria, una nuova forma di educazione civica capace di incidere sui comportamenti concreti: rifiuti, energia, consumi. La tecnologia è al centro della riflessione, ma sempre accompagnata da una domanda: come gestirne le conseguenze? L’esempio è quello dei rifiuti ospedalieri o radioattivi. Non possono essere eliminati, perché servono anche a salvare vite. Il problema diventa allora dove e come gestirli, evitando atteggiamenti come il “not in my backyard”. È qui che emerge la dimensione etica dell’ambientalismo: "Responsabilità significa accettare il problema e gestirlo, non spostarlo altrove", Sul cambiamento climatico, Pepe rifiuta sia il negazionismo sia l’allarmismo: sì alla riduzione delle emissioni, per la salute delle persone; ma anche attenzione all’adattamento, spesso trascurato nel dibattito pubblico. Cita i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle morti legate alle polveri sottili per sottolineare un punto cruciale: le politiche ambientali servono anche a migliorare la salute qui e ora, indipendentemente dall’impatto globale. Uno dei passaggi più geopolitici riguarda il ruolo dell’Europa tra Stati Uniti e Cina. Secondo Pepe gli Stati Uniti tendono a un approccio più “negazionista”, la Cina combina uso intensivo di carbone e leadership nelle tecnologie green, l’Europa rischia di restare schiacciata. La soluzione? Realismo industriale e investimenti in ricerca, evitando sia la deindustrializzazione sia la dipendenza tecnologica. Sul tema energetico, Pepe è netto: serve un mix. Accanto a rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico), propone di investire anche nel nucleare: ricerca su fissione e fusione; sviluppo di piccoli reattori; riduzione della dipendenza dall’estero. L’Italia importa già energia nucleare da altri Paesi, senza produrla direttamente. Una contraddizione che, secondo Pepe, va affrontata. La conclusione della puntata: "La vera transizione non è solo energetica o ambientale, ma culturale". Serve tempo, gradualità e capacità di evitare effetti di rigetto sociale. Le politiche troppo spinte, senza consenso e senza realismo, rischiano infatti di produrre reazioni opposte. Anche i movimenti come quelli di Greta Thunberg – riconosce Pepe – hanno avuto il merito di portare il tema al centro, ma la fase successiva richiede pragmatismo. Il filo conduttore della puntata è chiaro: superare le polarizzazioni. Né catastrofismo né negazionismo, ma scienza al posto dell’ideologia, responsabilità al posto della rimozione, equilibrio tra sviluppo e sostenibilità. Un ambientalismo che, nelle parole di Pepe, è prima di tutto cura della “casa comune”, riprendendo l’insegnamento di Papa Francesco. E che si traduce in una domanda di fondo: qual è il rischio accettabile per vivere meglio, oggi e domani? YouTube: https://youtu.be/VQFB0n1K3ac?si=1G9aUzb__iXT_9kj Spotify: https://open.spotify.com/episode/6ICBNds4DypQu34puFsM1x?si=C7xd_IPkS127U5pWdOMPiA Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/ep-2-custodire-per-progredire-con-il-prof-vincenzo-pepe/

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