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Human Data: nel referendum cruciale 'effetto Meloni'. E Vannacci non sfonda

(Adnkronos) - Per la vittoria del Sì al referendum di marzo sulla giustizia è "necessaria una discesa in campo decisa di Giorgia Meloni", verso la quale gli italiani mantengono stabile il livello di gradimento, in uno scenario in cui si registrano leggeri movimenti per le ...

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Da collezioni corporate a sedi museo, quando l'arte entra in azienda

(Adnkronos) - Negli ultimi anni l’arte è uscita sempre più spesso dai musei per entrare negli spazi e nelle strategie delle imprese, come linguaggio capace di raccontare identità, valori e visioni di lungo periodo. Dalle collaborazioni con artisti contemporanei alle collezioni ...

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Milano-Cortina, Capuano (Conai): "Olimpiadi sostenibili? Direi di sì"

(Adnkronos) - I Giochi Invernali di Milano Cortina "mi sembra proprio siano stati sostenibili. Il bilancio lo fare alla fine, però devo dire di sì". Lo ha detto oggi il presidente del Conai, Ignazio Capuano, a margine della sigla del protocollo tra Coni e Conai per la ...

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Human Data: nel referendum cruciale 'effetto Meloni'. E Vannacci non sfonda

(Adnkronos) - Per la vittoria del Sì al referendum di marzo sulla giustizia è "necessaria una discesa in campo decisa di Giorgia Meloni", verso la quale gli italiani mantengono stabile il livello di gradimento, in uno scenario in cui si registrano leggeri movimenti per le preferenze ai diversi partiti, con l'inevitabile eccezione della 'novità' di Futuro Nazionale dell'ex generale Vannacci, che però non sfonda. Sono gli elementi principali che emergono dal primo rapporto Human Data - la nuova piattaforma AI-driven che raccoglie, analizza e spiega i dati di tutti i social network – integrandoli anche con le ricerche demoscopiche - lanciata ieri e che è già di fatto la leader del mercato nei settori delle istituzioni e del corporate. Dai dati si evince così che l’orientamento degli italiani in vista del referendum sulla giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo dà ancora il Sì in vantaggio con il 53%, contro il 47% del No. Il divario si è ridotto sensibilmente rispetto al mese scorso, ma risulta invariato rispetto alle ultime due settimane. Mentre il Sì risulta ancora avanti nelle intenzioni generali di voto, il No invece mobilita di più la rete. Nell’ultimo mese le interazioni generali registrate sui social network sono state circa 49 milioni e mezzo, di cui 21,7 milioni relative al No e 17,7 milioni relative al Sì. Per quanto riguarda gli opinion leader online, al primo posto si trova Alessandro Di Battista, sostenitore del No, con oltre 5 milioni di interazioni, a seguire Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo), sostenitore del No, con oltre 2 milioni di interazioni. Per il Sì troviamo Giuseppe Di Palo (Avvocato) e gli account di Welcome to favelas con poco più di un milione di interazioni a testa. Nella top ten generale troviamo poi all’ottavo posto l’attore Nicola Porro, sostenitore del Sì, con oltre 700 mila interazioni, al nono posto l’attore Emilio Solfrizzi, sostenitore del No, con quasi 600 mila e infine Andrea Scanzi, sostenitore del No, con quasi 400mila interazioni. Le ragioni dei sostenitori del sì e del no sui social network appaiono molto chiare. Chi è a favore della riforma parla di separazione delle carriere e terzietà del giudie (25%), tutela dell’imputato (20%), responsabilità del magistrato (18%), stop allo strapotere delle correnti (16%) e modernizzazione della giustizia (13%). Chi è contro, invece, si concentra su: rischio controllo politico sul PM (31%), politicizzazione del referendum contro il governo (21%), inadeguatezza del sorteggio (17%), riforma lontana dai bisogni reali (15%) e costi delle nuove strutture (11%). Sui social i personaggi pubblici più citati sono Nicola Gratteri (66.000 menzioni), Alessandro Barbero (53.000) e Marco Travaglio (24.000). La top tre, in sostanza, è occupata da testimonial del No. A seguire troviamo Nicolò Zanon (sostenitore del Sì, 18.000 menzioni), Augusto Barbera (sostenitore del Sì, 16.500 menzioni), Carlo Lucarelli (sostenitore del No, 13.000 menzioni), Giovanni Storti (sostenitore del No, 7.000 menzioni), Carlo Guglielmi (sostenitore del No, 6.000 menzioni). Più in generale, analizzando le preferenze degli elettori, Human Data sottolinea come Fratelli d’Italia si conferma al primo posto con il 28,1% delle intenzioni di voto (-0,7% rispetto a dicembre 2025). A seguire il Partito Democratico con il 21,5% (+0,1%), il Movimento 5 Stelle con il 12,7 (-0,8%), Forza Italia con il 9,8% (+0,2%), la Lega con il 7,8% (-0,8%), AVS con il 5,8% (invariato), Azione al 3,3% (+0,1%), Italia Viva al 2,4% (-0,2%), Futuro Nazionale con l’1,9%, Partito Liberaldemocratico con l’1,6% (+0,1%) e Più Europa con l’1,5% (-0,2%). Gli italiani mantengono un orientamento stabile verso il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e l’Esecutivo. Il Premier infatti raccoglie il 44,5% del gradimento (-0,2% rispetto a dicembre 2025) e il Governo il 43,4% (-0,4%). A seguire - fra i leader politici - il leader di Forza Italia, Antonio Tajani con il 33,1% (+0,3%), il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, con il 30,3% (-0,9%), la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con il 28,7% (+0,2%) e il leader della Lega, Matteo Salvini, con il 26,2% (-0,8%). “Rispetto a un mese fa, in cui avevamo già identificato un trend in crescita per il No, le ultime due settimane fotografano una situazione di sostanziale equilibrio in vista del rerefendum del 22 e 23 marzo. Il divario si è molto accorciato, ad oggi resta ancora un vantaggio moderato del Sì nelle intenzioni di voto che, però, è di fatto annullato se si osserva il mood social in cui il No riesce a raccogliere un numero di interazioni sensibilmente superiore. La differenza - spiega Tiberio Brunetti, fondatore di Spin Factor, commentando i risultati del rapporto Human Data - la sta facendo il modo con cui partiti e comitati stanno affrontando la campagna referendaria: la comunicazione del Sì è orientata principalmente ad illustrare i vantaggi della riforma o a smentire, talvolta in modo ironico, i principali sostenitori del No. Questa impostazione, va detto, non trasferisce una prossimità tematica agli elettori esterni alla coalizione di governo e a chi, direttamente o indirettamente, ha avuto a che fare con errori o disservizi del sistema giudiziario. Il No, invece, sta puntando molto sulla paura che vinca il Sì, spesso andando fuori traccia e utilizzando argomenti strumentali che, va detto, non hanno a che fare con il merito della riforma ma che, però, in termini di mobilitazione risultano molto efficaci". "Non solo: il fronte del No - spiega Brunetti - può contare su testimonial, opinion leader e cosiddetti influencer esterni alla politica molto efficaci e capaci di generare consenso e mobilitazione. Le tre figure pubbliche più citate sui social sono Gratteri, Barbero e Travaglio, tutti e tre sostenitori del No. Il Sì da questo punto di vista è molto indietro. In attesa di una necessaria discesa in campo decisa di Giorgia Meloni, il fronte del Sì deve preoccuparsi di mobilitare chi ancora non ha deciso se e cosa votare, comunicando in maniera diretta ed efficace gli svantaggi di una eventuale vittoria del No nella vita quotidiana propria, della propria famiglia e delle proprie attività lavorative o produttive”.

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Da collezioni corporate a sedi museo, quando l'arte entra in azienda

(Adnkronos) - Negli ultimi anni l’arte è uscita sempre più spesso dai musei per entrare negli spazi e nelle strategie delle imprese, come linguaggio capace di raccontare identità, valori e visioni di lungo periodo. Dalle collaborazioni con artisti contemporanei alle collezioni corporate, dalle mostre negli headquarter ai progetti culturali aperti al pubblico, le aziende utilizzano l’arte per comunicare all’esterno, rafforzare il dialogo interno e interpretare il cambiamento. Un fenomeno trasversale che coinvolge settori e che ridefinisce il rapporto tra cultura e impresa. A osservare questo fenomeno da una prospettiva ampia è Stefano Petricca, Ceo di Petricca&Co Capital S.A., che offre un servizio integrato per la strutturazione e la gestione di fondi di investimento alternativi e che ha nell’arte uno dei suoi fulcri: “L’arte negli ultimi vent’anni si è mossa come un'onda arrivando a lambire settori industriali e professionali. Cosa sarebbe Louis Vuitton senza la contaminazione con Murakami, Kusama e Prince? O Deutsche Bank o Clifford Chance senza la propria collezione? Ora esonda in hotels, ristoranti, strade, trasformati in museo da opere che vanno dalla video installazione alla performance: a Courchevel con James Turrell, a Modena con Cattelan. Non c'è più Mark Rothko che ritira i suoi quadri dal Four Season di New York”. In questa cornice si inserisce anche l’esperienza della mostra 'The Pantheon of Care', realizzata per ab medica da Andrea Crespi, uno degli interpreti più significativi della scena contemporanea italiana, a partire dal concept 2026 'Just One Care'. La mostra è articolata in 12 opere ed è intesa come un lungo di convivenza tra arte, persone e valori, un ambiente che attiva nuovi punti di vista per rendere visibile e universale il concetto di cura. Il risultato è un pantheon contemporaneo della cura, in cui mito, etica e innovazione dialogano in modo diretto e accessibile, un luogo in cui passato e futuro si incontrano, si riflettono e trovano, insieme, il senso del prendersi cura. “In ab medica - fa notare Francesca Cerruti, Ceo di ab medica - crediamo da tempo che l’arte, in tutte le sue forme, dal cinema al teatro, dalle mostre ai linguaggi visivi più contemporanei, sia uno strumento potente per raccontare valori, visione e innovazione. Siamo un’azienda tecnologica, ma da sempre aperta a contaminazioni culturali che arricchiscono sia la comunicazione esterna sia il dialogo interno. A partire dalla nostra sede che è essa stessa un’espressione di questa visione, progettata per coniugare tecnologia, benessere e qualità estetica. L’arte ci aiuta a interpretare il cambiamento, è un linguaggio universale che affianca scienza e tecnologia nel dare forma al futuro”. Un’esperienza che si colloca all’interno di un panorama più ampio, in cui il dialogo tra arte e scienza sta assumendo un ruolo sempre più centrale nei processi di innovazione, come evidenzia Andrea Parlangeli, caporedattore di Focus e founder del sito Josway.it, che ha una sezione dedicata all’intersezione tra arte e scienza: “Arte e scienza sono due mondi spesso considerati distanti, ma c’è sempre più interesse alla loro intersezione. Nel sito Josway.it, abbiamo raccontato per esempio come Anselm Kiefer sia affascinato dalla teoria delle stringhe e come Michelangelo Pistoletto abbia rivisto il significato del suo simbolo del Terzo Paradiso dopo essersi confrontato con il fisico Guido Tonelli". "Questo dialogo interdisciplinare - spiega - può costituire una leva strategica importante per le aziende che vogliono innovare. Una delle frontiere più interessanti è quella delle neuroscienze, ormai capaci di indagare quel che avviene nel nostro cervello con potenziali applicazioni anche alla medicina al marketing. Da qui l'idea, che ci piacerebbe realizzare, di registrare per la prima volta al mondo l’attività cerebrale di un artista mentre pensa ed esegue un gesto artistico, monitorando al tempo stesso il coinvolgimento del pubblico”. Da un punto di vista strategico, l’arte può diventare anche uno strumento di posizionamento e competitività. È quanto sottolinea Beatrice Molteni, Senior Associate dello studio legale Lexia, che osserva come sempre più imprese investano in progetti culturali per rafforzare identità e legacy: “Arte e cultura sono degli asset strategici per la competitività aziendale poiché rivelano all'esterno l'identità di una impresa, il suo posizionamento valoriale e la sua volontà di impegnarsi con la comunità di riferimento. Per questo motivo, sono sempre di più le imprese, soprattutto nel settore bancario (ad esempio, Banca Intesa SanPaolo) e nel settore moda/lusso (ad esempio Salvatore Ferragamo Spa), che avviano progetti artistici e socio-culturali per rafforzare la propria legacy e la brand awareness di tutti coloro che ne fanno parte. Ciò dimostra che l'impresa è consapevole del proprio ruolo sociale e del fatto che il profitto economico si deve accompagnare alla valorizzazione dei territori per la promozione del benessere sociale, così da costruire relazioni più solide con le comunità locali. Queste azioni incidono concretamente anche sui comportamenti dell'organizzazione, favorendo inclusione, creatività e un senso di responsabilità condivisa”. In questo quadro, il tema dell’arte come strumento di responsabilità sociale si intreccia sempre più con quello dell’accessibilità culturale, chiamando in causa anche il ruolo delle imprese nella costruzione di un patrimonio realmente condiviso. “Per noi di 'L’abilità' - commenta Carlo Riva, direttore dei servizi di 'L'abilità Onlus' e ideatore di 'Museo per tutti' - rendere il patrimonio artistico accessibile a tutti non è solo un principio di inclusione, ma una responsabilità culturale che riguarda l’intera società, comprese le imprese. Con l’esperienza di 'Museo per tutti', oggi presente in oltre 50 luoghi d’arte in tutta Italia, lavoriamo perché l’accessibilità cognitiva diventi un percorso concreto, capace di aprire il patrimonio culturale, pubblico e d’impresa, anche alle persone con disabilità intellettiva e ai loro caregiver, attraverso strumenti pensati per favorire comprensione, autonomia e partecipazione". "I musei d’impresa presenti in Italia - ricorda - custodiscono storie, saperi e identità che fanno parte di un patrimonio collettivo e sociale, in grado di generare un impatto reale nella vita delle persone e di rafforzare il legame tra cultura, impresa e comunità. É quindi necessario che anche le persone con disabilità intellettiva conoscano le storie dei loro territori perché non siano esclusi dalla società in cui vivono". Ma l’ingresso dell’arte nella comunicazione aziendale apre anche questioni molto concrete, soprattutto sul piano giuridico. “Sempre più imprese - dice Elisabetta Berti Arnoaldi, partner dello studio legale Sena&Partners - utilizzano l’arte come elemento identitario e di comunicazione, ma spesso si fa confusione su un punto fondamentale: acquistare un’opera non significa poterne usare liberamente anche l’immagine. La proprietà materiale dell’opera è infatti distinta dai diritti di sfruttamento economico, che restano in capo all’artista, salvo accordi specifici. Questo principio è stato ribadito più volte dalla giurisprudenza. I problemi sorgono quando l’opera entra nella comunicazione aziendale, ad esempio in brochure, sui social o in una campagna pubblicitaria, perché in quel momento diventa uno strumento commerciale". "Senza un’autorizzazione, il rischio - avverte - è una violazione dei diritti d’autore. Un caso emblematico è quello che ha coinvolto Ai Weiwei e Volkswagen nel 2019, conclusosi con una condanna per uso non autorizzato dell’opera. Va poi ricordato che anche la fotografia dell’opera può essere protetta e generare ulteriori diritti. La regola è semplice: quando l’arte diventa comunicazione, il possesso non basta, servono licenze e autorizzazioni, per evitare contenziosi e danni reputazionali”. Infine, c’è chi vive questo intreccio tra arte, impresa e responsabilità come parte della propria missione. È il caso di Lexant, società benefit tra avvocati, come racconta il partner Nicola Traverso: “L’arte è uno degli ambiti in cui si esprime la nostra vocazione a creare valore condiviso. Nel tempo abbiamo partecipato ad aste benefiche promosse da istituti finanziari nostri clienti, integrando nei luoghi di lavoro opere capaci di unire valore artistico e impatto sociale. Siamo stati Patron di Triennale Milano, mettendo questa relazione a disposizione della nostra community attraverso iniziative dedicate. Crediamo nella contaminazione tra saperi e nel legame tra professioni, culture e territori, portando per esempio la divulgazione giuridica in contesti come il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. In questa prospettiva, affianchiamo uno dei principali istituti museali italiani, simbolo del patrimonio artistico fiorentino nel mondo, nei profili di compliance e trasparenza della Pa, come leva di sostenibilità e tutela del valore culturale nel lungo periodo”.

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Milano-Cortina, Capuano (Conai): "Olimpiadi sostenibili? Direi di sì"

(Adnkronos) - I Giochi Invernali di Milano Cortina "mi sembra proprio siano stati sostenibili. Il bilancio lo fare alla fine, però devo dire di sì". Lo ha detto oggi il presidente del Conai, Ignazio Capuano, a margine della sigla del protocollo tra Coni e Conai per la sostenibilità degli eventi sportivi, oggi a Milano.

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