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'Fuori gli ex combattenti russi dall'Europa'. L'allarme dell'ambasciatore estone

(Adnkronos) - Mentre la guerra in Ucraina entra nel suo quinto anno e l’Europa si confronta con un conflitto che ha ormai travalicato il campo di battaglia tradizionale, i Paesi baltici continuano a leggere la crisi con una sensibilità particolare. Per ragioni ...

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OroArezzo 2026, con Ieg la manifattura alla scoperta di nuovi mercati

(Adnkronos) - Business di qualità per i mercati esteri e strumenti di alto livello per le imprese. Oroarezzo di Italian Exhibition Group avrà queste due leve nella sua prossima edizione dal 9 al 12 maggio prossimi, ad Arezzo Fiere e Congressi. Tra il 2024 e il 2025, il peso dei ...

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Sostenibilità, da carbon footprint a comitato Esg: report di Gruppo Serenissima Ristorazione

(Adnkronos) - Il Gruppo Serenissima Ristorazione presenta il suo primo Report di Sostenibilità redatto secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la nuova Direttiva europea che ha definito degli standard comuni e comparabili di ...

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'Fuori gli ex combattenti russi dall'Europa'. L'allarme dell'ambasciatore estone

(Adnkronos) - Mentre la guerra in Ucraina entra nel suo quinto anno e l’Europa si confronta con un conflitto che ha ormai travalicato il campo di battaglia tradizionale, i Paesi baltici continuano a leggere la crisi con una sensibilità particolare. Per ragioni storiche, geografiche e strategiche. Tallinn parla apertamente di “minaccia strutturale”, di guerra ibrida, di pressione costante esercitata da Mosca attraverso cyberspazio, disinformazione, sabotaggi e destabilizzazione politica. Negli ultimi giorni, il ministro degli Affari esteri estone Margus Tsahkna ha lanciato un allarme destinato a far discutere: prepararsi fin d’ora a impedire l’ingresso nello spazio Schengen ai combattenti russi coinvolti nell’invasione dell’Ucraina. Ma i temi caldi sono molti: la necessità di mantenere alta la pressione economica sulla Russia, la gestione dei rischi di lungo periodo e l’urgenza di rafforzare le capacità difensive europee, soprattutto sul piano tecnologico e industriale. L’Adnkronos ne ha parlato con Lauri Bambus, ambasciatore estone in Italia. Ambasciatore, partiamo dalle sanzioni. In Europa il dibattito resta acceso: c’è chi sostiene che non funzionino o che abbiano effetti limitati. Le sanzioni funzionano, e lo vediamo chiaramente. È comprensibile che nel dibattito pubblico emergano dubbi, perché le sanzioni non producono effetti immediati e visibili come un evento militare. Non sono uno strumento spettacolare, ma strutturale. Agiscono nel tempo, erodendo capacità economiche, finanziarie, tecnologiche. Funzionano contro individui, contro aziende, contro la Russia come Stato. Proprio per questo è essenziale continuare. Non possiamo permetterci oscillazioni o segnali di stanchezza. Le sanzioni sono parte integrante della nostra strategia di risposta all’aggressione russa. E, soprattutto, devono restare ancorate all’unità tra alleati, in Europa ma anche a livello globale. Quindi per Tallinn il nodo centrale è la continuità e l’evoluzione delle misure? Le sanzioni non sono un pacchetto statico. C’è sempre spazio per sviluppare nuove misure, rafforzare quelle esistenti, chiudere le scappatoie. Per esempio, oggi si discute di strumenti come il divieto di servizi marittimi per navi e operatori russi. Può sembrare un tema tecnico, ma la questione della cosiddetta ‘flotta ombra’ ha implicazioni strategiche molto concrete. Dobbiamo ricordare che la pressione economica è un processo cumulativo. Ogni misura, presa singolarmente, può sembrare limitata. Ma nel loro insieme le sanzioni riducono progressivamente lo spazio operativo della Russia. Quanto conta la dimensione internazionale oltre l’Unione europea? Conta moltissimo. Non è sufficiente che le sanzioni arrivino solo dall’Europa. Più ampia è la coalizione dei Paesi coinvolti, maggiore è l’impatto. Non basta una sola “famiglia” di Stati. La Russia opera in un sistema globale, quindi anche la risposta deve avere una dimensione globale. Le sanzioni funzionano meglio quando diventano un meccanismo multilaterale di pressione, non una misura isolata. Uno dei temi più sensibili riguarda i visti Schengen per i cittadini russi. Qual è oggi la posizione dell’Estonia? Estonia e molti altri Paesi hanno già adottato misure per ridurre o fermare il rilascio di visti Schengen ai cittadini russi, in particolare per motivi turistici. È una decisione che nasce da valutazioni di sicurezza, non da logiche simboliche. Oggi parliamo sempre più di solidarietà tra Stati Schengen. Schengen è uno spazio di libera circolazione, quindi le decisioni di un singolo Paese hanno inevitabilmente effetti su tutti gli altri. In questo contesto si inserisce anche la discussione sui combattenti russi. Il suo governo insiste molto sul profilo degli ex combattenti. La Russia ha mobilitato e dispiegato numeri enormi, ben oltre un milione di individui. Tra questi ci sono ex detenuti liberati dalle colonie penali, ma anche combattenti radicalizzati che definiscono apertamente l’Europa come un nemico. Non è realistico immaginare che, una volta terminata la guerra, queste dinamiche scompaiano automaticamente. La transizione post-bellica è sempre una fase delicata. Parliamo di individui addestrati al combattimento, esposti a violenza prolungata, talvolta provenienti da contesti già fragili prima della guerra. Si tratta di una questione morale o di sicurezza? La partecipazione a una guerra di aggressione non è un atto neutrale. Ma è fondamentale mantenere un approccio individuale. Non possiamo e non dobbiamo dire che tutti siano colpevoli. Il punto è trovare un equilibrio tra apertura e vulnerabilità, tra la volontà di mantenere canali di dialogo e la necessità di proteggere la sicurezza europea. Non stiamo parlando di chiudere l’Europa alla società russa. Vogliamo dialogo e cooperazione con i russi del futuro. Ma oggi dobbiamo essere prudenti, perché la sicurezza richiede valutazioni realistiche dei rischi. Lei ha citato combattenti ideologicamente radicalizzati. Questo si collega alla guerra ibrida? Certamente. La guerra ibrida è ormai una realtà consolidata. La Russia utilizza strumenti non convenzionali: cyberspazio, informazione, disinformazione, sabotaggi. In questo tipo di conflitto, la vulnerabilità delle società aperte diventa un fattore strategico. Le operazioni ibride non coinvolgono necessariamente solo agenti professionisti. Possono coinvolgere individui vulnerabili, persone facilmente influenzabili o ricattabili. In questo contesto, la presenza di ex combattenti addestrati rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo. L’Europa è oggi più preparata rispetto al passato? Direi di sì. Siamo più sicuri, e questo è un risultato importante. C’è maggiore consapevolezza, maggiore coordinamento, maggiore attenzione alla resilienza. Prima del 2022, molte discussioni sulla guerra ibrida sembravano teoriche. Oggi quasi tutti i Paesi europei hanno sperimentato direttamente cyberattacchi, pressioni informative, tentativi di destabilizzazione. Detto questo, resta ancora molto da fare. La sicurezza europea è indivisibile. Se non agiamo insieme, restiamo vulnerabili insieme. L’Estonia ha aumentato significativamente la propria spesa per la difesa. Sì. Quest’anno abbiamo portato la spesa al 5% del Pil. È uno sforzo enorme per un Paese piccolo. Ma la sicurezza non è solo una questione militare. Parliamo di sicurezza energetica, resilienza civile, cybersicurezza. La Russia non colpisce solo obiettivi militari, ma anche infrastrutture civili, ospedali, impianti energetici. Questo impone una visione più ampia della difesa. Quali sono oggi i principali gap europei? Le capacità produttive, in particolare nell’industria della difesa. Produzione di munizioni, sistemi, tecnologie. Non basta avere strategie o dichiarazioni politiche. Servono volumi, tempi adeguati, catene di approvvigionamento robuste. Dove dovrebbe investire prioritariamente l’Europa? Nelle tecnologie moderne. Cyberdifesa, intelligenza artificiale, sistemi autonomi. Tutto è connesso: droni, guerra elettronica, dominio marittimo, piattaforme aeree. E qui la cooperazione resta decisiva. Certamente tra Paesi europei e con gli Stati Uniti, ma anche con partner come Giappone, Corea del Sud, Australia. L’innovazione non ha confini geografici, mentre le minacce sono sempre più sofisticate. Come vede Tallinn la traiettoria della guerra in Ucraina? È impossibile parlare del futuro dell’Ucraina senza gli ucraini. Accogliamo con favore gli sforzi diplomatici che hanno portato russi e ucraini allo stesso tavolo. È un passo avanti. Ma non vediamo segnali concreti di un cambiamento strategico russo. Questo riporta al tema delle sanzioni. Dobbiamo continuare a esercitare pressione affinché la Russia percepisca internamente che la guerra deve finire. Economia, energia, restrizioni commerciali: tutti strumenti che contribuiscono. Il messaggio dell’Estonia ai partner europei? La guerra non è solo una questione militare. È una sfida sistemica. Servono unità, resilienza e preparazione agli effetti di lungo periodo. La sicurezza europea si costruisce nel tempo, non solo nei momenti di crisi. (di Giorgio Rutelli)

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OroArezzo 2026, con Ieg la manifattura alla scoperta di nuovi mercati

(Adnkronos) - Business di qualità per i mercati esteri e strumenti di alto livello per le imprese. Oroarezzo di Italian Exhibition Group avrà queste due leve nella sua prossima edizione dal 9 al 12 maggio prossimi, ad Arezzo Fiere e Congressi. Tra il 2024 e il 2025, il peso dei principali mercati dell’export italiano di oreficeria e gioielleria si è ridistribuito a favore di Unione europea, Emirati Arabi Uniti, Svizzera, con una tenuta sostanziale degli Stati Uniti ma il dimezzamento della domanda dalla Turchia, che pure resta la prima destinazione del made in Italy. Ieg assieme a Ice Agenzia sta costruendo una delegazione di buyer ospitati per i mercati di interesse della manifattura orafa che superi il rapporto numerico di uno a uno rispetto agli espositori. La novità della prossima edizione del salone di Ieg è il primo congresso internazionale aretino dedicato, lunedì 11, a 'Mercati globali, scenari geopolitici e strumenti concreti per la crescita delle imprese'. Focus dell’evento: le prospettive aperte dall’accordo di libero scambio commerciale tra Unione europea e India, e ancora: Francia e Svizzera, sedi dei grandi brand, le supply chain tra Stati Uniti e Canada e, infine, le opportunità del continente africano. "I mercati cambiano, ma non cala -dichiara Matteo Farsura, a capo delle fiere orafe di Ieg- l’interesse per l’oreficeria e gioielleria italiane. Perciò con Ice Agenzia stiamo lavorando alla composizione di una delegazione di alto profilo con la massima attenzione ai mercati esteri che restano importanti per la manifattura aretina, come gli Stati Uniti, e a quelli, se pur minoritari, più vivaci, come Polonia, Canada o Cina. È un lavoro corale, di cui stiamo tenendo aggiornate le associazioni come Federorafi nazionale, le associazioni di categoria aretine tramite la Consulta orafa, e le istituzioni locali, dal Comune alla Camera di Commercio, alla Provincia perché per Ieg la crescita di Oroarezzo è una priorità strategica. Il nostro mestiere, però, non si esaurisce nell’incontro tra domanda e offerta di mercato. Ieg è convinta che le imprese debbano affrontare le sfide attuali anche con esperienze abilitanti, come la condivisione di dati e analisi. Il che si traduce in un congresso internazionale di alto profilo. Non è il momento di attendere il cambiamento ma di costruirlo assieme", spiega ancora. Nell’edizione dello scorso anno, Oroarezzo ha visto la partecipazione di oltre 370 espositori e un incoming di circa 400 buyer ospitati, grazie al programma di collaborazione con Ice Agenzia. Per questa edizione, Italian Exhibition Group lavora per superare questa proporzione, con una quota preponderante per i buyer che presidiano i mercati statunitense ed emiratino; Ieg e Ice Agenzia lavoreranno anche sulla rappresentanza europea e su una scelta mirata sul mercato asiatico con Giappone e Cina in testa. I nuovi mercati dell’area Mercosur vedranno una quota per Brasile, Messico e Panama. A questi ospiti, saranno riservati il classico aperitivo di networking al palazzo della Fraternita dei Laici nella giornata inaugurale ed esperienze dedicate, per far loro apprezzare la città e il suo patrimonio culturale. È il momento del primo congresso di respiro internazionale sulle opportunità che alcune aree strategiche rappresentano per l’export della manifattura orafa e gioielliera italiana. È la scelta che IEg condivide con Federorafi Confindustria nazionale per dare al distretto aretino strumenti efficaci per comprendere scenari e opportunità globali. Si parte dalle prospettive che gli accordi di libero scambio in via di ratifica tra Unione europea e area Mercosur apriranno nel medio e lungo periodo per la manifattura orafo-gioielliera italiana e, poi, sulle prospettive che l’India può offrire dopo la firma del trattato commerciale con Bruxelles firmato a Nuova Dehli il 27 gennaio scorso per l’eliminazione progressiva dei dazi doganali. Per proseguire con i centri decisionali dei grandi brand della gioielleria tra Francia e Svizzera, la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento tra Stati Uniti e Canada e infine le possibilità che l’Africa offre per un primo ingresso commerciale nel settore dell’oreficeria e gioielleria. Oroarezzo è organizzata da Italian Exhibition Group, ad Arezzo Fiere e Congressi, in collaborazione con Ice Agenzia, Camera di Commercio di Arezzo e Siena, Comune di Arezzo, Provincia di Arezzo, Consulta Orafa di Arezzo, Confindustria Federorafi Toscana Sud, Cna Orafi, Federazione Orafi e Argentieri di Confartigianato, Federpreziosi Confcommercio, Afemo – associazione fabbricanti esportatori macchine per oreficeria.

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Sostenibilità, da carbon footprint a comitato Esg: report di Gruppo Serenissima Ristorazione

(Adnkronos) - Il Gruppo Serenissima Ristorazione presenta il suo primo Report di Sostenibilità redatto secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la nuova Direttiva europea che ha definito degli standard comuni e comparabili di rendicontazione Esg. Il Gruppo Serenissima Ristorazione - spiega l'azienda in una nota - ha scelto di anticipare gli obblighi normativi e di rendicontare l'impatto della sostenibilità sui propri risultati finanziari (materialità finanziaria), oltre che il proprio impatto sull'ambiente e sulle persone (materialità di impatto) secondo gli standard della Direttiva Csrd, un impegno rilevante che ha coinvolto le 14 società controllate, inclusa la capogruppo Serenissima Ristorazione Spa e le controllate estere in Spagna e Polonia. Con un fatturato di oltre 650 milioni di euro nel 2025 (dati di preconsuntivo) e più di 11mila collaboratori, il Gruppo Serenissima serve circa 50 milioni di pasti all’anno. "La redazione del nostro primo Bilancio di Sostenibilità secondo la Csrd è stata una sfida importante, che abbiamo scelto di affrontare su base volontaria perché crediamo profondamente nella sostenibilità come leva strategica e di business - dichiara Tommaso Putin, vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione con delega alla sostenibilità - Rendicontare è l’unico modo per poter davvero gestire il percorso verso la sostenibilità: misurare ci consente di capire dove intervenire, definire priorità e agire in maniera strategica lungo la filiera, coinvolgendo tutti gli stakeholder. È solo attraverso la trasparenza e la responsabilità che possiamo costruire valore duraturo per l’impresa, per le persone e per l’ambiente". L’adozione della procedura di rendicontazione prevista dalla direttiva Csrd ha richiesto, come passaggio fondamentale, la misurazione della Carbon Footprint di Organizzazione, secondo gli standard internazionali. L’analisi - spiega l'azienda - ha evidenziato come le emissioni Scope 1, le emissioni dirette, ossia da fonti controllate o di proprietà, tutto ciò che il Gruppo brucia direttamente, e Scope 2, ossia le emissioni generate dall’energia acquistata e consumata dal Gruppo, incidano per circa l’8% su un totale pari a 240.107 tonnellate di CO2 equivalente, confermando che il core business di produzione dei pasti ha un impatto diretto contenuto. La vera sfida ambientale per il Gruppo è quindi rappresentata dalla filiera, con le emissioni Scope 3, la cui rendicontazione è diventata obbligatoria con gli standard europei Esrs e che comprende tutte le emissioni 'a monte' e 'a valle' della catena del valore, dalle emissioni generate dai fornitori di materie prime, alla logistica, fino alla gestione dei rifiuti, che pesano per circa il 92% del totale. Per questo Serenissima Ristorazione ha avviato un percorso strutturato di coinvolgimento dei fornitori e degli stakeholder, con l’obiettivo di intervenire lungo tutta la catena del valore, attraverso scelte di acquisto consapevoli, progettazione dei menu e qualificazione Esg dei partner. In questo senso, il Gruppo si sta impegnando a monitorare costantemente i fornitori considerati critici per volumi o tipologia di attività, per i quali sono previsti piani di controllo e audit specifici per verificare il rispetto dei principi di responsabilità sociale e ambientale. Un obiettivo specifico è il coinvolgimento dei partner nella condivisione di dati ambientali e di tracciabilità per migliorare la precisione del calcolo della Carbon Footprint di Gruppo. Inoltre, viene incoraggiato l’acquisto di forniture con imballaggi riciclabili, riutilizzabili o composti da materiale riciclato; quando la sicurezza alimentare lo consente, il Gruppo privilegia l’acquisto di prodotti in formato multi-porzione, che permettono di ottimizzare i carichi, limitare il numero di trasporti e abbattere le emissioni legate alla logistica. Per sostenere l’economia del territorio e ridurre ulteriormente le distanze percorse dalle merci, valorizzata la dimensione territoriale, promuovendo la scelta di fornitori locali. Sul fronte dell’efficienza, il Gruppo si è posto un obiettivo di riduzione dei consumi energetici pari al 5%, a fronte di un consumo complessivo di circa 52.000 MWh, corrispondente a un taglio di circa 2.600 MWh - un valore che equivale al consumo annuo di quasi 1.000 famiglie italiane - attraverso interventi di efficientamento, ottimizzazione dei processi produttivi e sistemi avanzati di gestione dell’energia. La dimensione sociale - continua la nota - rappresenta un pilastro centrale della strategia di sostenibilità del Gruppo Serenissima. La fortissima presenza femminile ne è una dimostrazione concreta: il 73,4% del personale della capogruppo è composto da donne, mentre nell’alta dirigenza si registra un equilibrio significativo, con il 43% di presenza femminile. Un impegno strutturato e certificato, riconosciuto attraverso la UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere, che testimonia la volontà del Gruppo di promuovere inclusione, equità e valorizzazione delle competenze. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono quelli di monitorare e ridurre eventuali discriminazioni e di coinvolgere il management nella definizione di traguardi legati alla parità di genere. Sull’aspetto relativo alla parità di trattamento economico, il Gruppo ha pianificato interventi specifici, tra cui: un'analisi annuale delle retribuzioni per genere; azioni mirate a ridurre le disparità retributive nelle fasce dirigenziali; e il monitoraggio di indicatori (Kpi) per garantire che lo sviluppo professionale e la remunerazione siano basati esclusivamente sulle competenze. Grande attenzione è dedicata anche a formazione e sicurezza: nella sola capogruppo sono state erogate circa 50mila ore di formazione nel 2024. La redazione del report di sostenibilità ha accompagnato un’evoluzione significativa anche sul piano della governance. Dal 2025 è stata formalmente istituita una nuova governance Esg, con la creazione di un Comitato Esg, operativo dal 2025, incaricato di integrare in modo sistematico i valori ambientali e sociali in ogni decisione aziendale. Il Comitato è guidato dal vicepresidente Tommaso Putin e rappresenta uno strumento chiave per garantire coerenza tra strategia, gestione dei rischi, obiettivi di sostenibilità e coinvolgimento degli stakeholder lungo tutta la filiera. Anche in termini di Governance, il Gruppo ha individuato la necessità di avviare un processo di qualifica Esg dei partner per tracciare e ridurre i rischi lungo la filiera.

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