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Il nuovo miliardario italiano Ghirelli: l'AI distruggerà molti lavori. L'Italia punti allo spazio

(Adnkronos) - Filippo Ghirelli, ingegnere e imprenditore romano attivo nelle infrastrutture ad alta tecnologia, è da pochi giorni entrato nella lista dei miliardari italiani di “Forbes”. In questa conversazione con Adnkronos spiega la visione che ...

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Giustizia, Consiglio notarile di Roma: confronto su tutela fragilità

(Adnkronos) - Il Consiglio notarile dei Distretti Riuniti di Roma, Velletri e Civitavecchia prosegue il proprio cammino a favore della legalità, della tutela delle persone fragili e della promozione del confronto pubblico sui temi della giustizia, attraverso una serie di ...

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Key Energy Summit, rinnovabili e data center nel futuro energetico

(Adnkronos) - Nuovi scenari, criticità emergenti e le grandi sfide che il mercato energetico è chiamato ad affrontare sono stati delineati oggi a KEY 2026 di Italian Exhibition Group nel Key energy summit, con la presentazione, alla presenza del ministro dell’Ambiente e della ...

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Il nuovo miliardario italiano Ghirelli: l'AI distruggerà molti lavori. L'Italia punti allo spazio

(Adnkronos) - Filippo Ghirelli, ingegnere e imprenditore romano attivo nelle infrastrutture ad alta tecnologia, è da pochi giorni entrato nella lista dei miliardari italiani di “Forbes”. In questa conversazione con Adnkronos spiega la visione che guida Infracorp, la sua piattaforma di sviluppo infrastrutturale: riconversione industriale del tessuto produttivo italiano in chiave spaziale, trasporto aereo regionale, data center in Italia con forte attenzione forte su sovranità del dato, cybersecurity e posizionamento geografico. Entra anche nel tema più caldo di queste settimane: cosa succederà ai milioni di persone che rischiano di perdere il lavoro per l’irrompere dell’intelligenza artificiale. Partiamo dalla sua tesi più radicale: l’AI distruggerà una quota enorme di lavori e non tutti potranno essere riqualificati. Perché è così netto? Perché guardo alla traiettoria tecnologica, non alla fotografia attuale. L’AI è un ottimo servo ma un pessimo padrone. Se la lasciamo crescere senza governarne gli impatti sistemici, l’effetto sul lavoro sarà profondo. Molte attività ripetitive, analitiche, amministrative e di supporto stanno diventando economicamente non sostenibili rispetto alla produttività delle macchine. Il tema è che il reskilling ha un limite strutturale. È poco realistico pensare di riqualificare milioni di persone in modo lineare e continuo mentre la soglia tecnologica continua ad alzarsi. Una parte della popolazione rischia di restare fuori dal mercato del lavoro tradizionale. Non si potrebbe adottare il reddito universale? Non è sostenibile in termini di scala né finanziari. Se già oggi è complesso sostenere misure di sostegno per numeri relativamente contenuti, immaginare un reddito universale su larga scala significa spostare il peso interamente sulla fiscalità generale, con effetti potenzialmente destabilizzanti. Ma c’è anche un tema culturale: il reddito universale è una misura passiva. Io credo invece che si debba attivare un circuito economico diverso. Qui entra in gioco la sua proposta dei token. Come funzionerebbe concretamente questa “economia parallela”? L’idea è spostare la remunerazione verso il valore sociale e umano che oggi il mercato non riconosce. . Se una persona perde il lavoro ma ha competenze relazionali, educative, organizzative, di cura, oppure un talento specifico, quel valore non può restare inutilizzato. Attraverso un sistema di certificazione e tracciabilità delle prestazioni, quel tempo e quelle competenze potrebbero generare token con un sottostante reale: attività utili alla comunità. Non token speculativi, ma strumenti di scambio utilizzabili per beni e servizi essenziali. In questo modo si crea un’economia parallela che sostiene il consumo di base e riduce il rischio di collasso della domanda interna. Non teme che un sistema del genere possa essere percepito come una forma alternativa di assistenzialismo? No, perché il presupposto è l’attivazione, non l’erogazione passiva. Il punto non è distribuire risorse, ma riconoscere valore a funzioni che oggi il mercato non remunera in modo adeguato. Se l’AI concentra produttività e ricchezza in pochi nodi, bisogna redistribuire opportunità, non solo reddito. Passiamo a Infracorp. Lei la descrive come una piattaforma infrastrutturale più che come un singolo progetto. Che cosa la distingue dal modello tradizionale delle infrastrutture? Il modello tradizionale riguarda asset regolati: autostrade, reti, acqua, energia. Rendimenti stabili, orizzonti lunghi, forte presenza pubblica. Oggi, accanto a queste, stanno emergendo infrastrutture value added, legate a tecnologie nuove, con un profilo più dinamico. Infracorp nasce per aggregare e sviluppare quattro direttrici strategiche: trasporto aereo regionale, AI decentralizzata e data center, energia e spazio. Non come progetti isolati, ma come ecosistema integrato. Partiamo dal trasporto aereo regionale. Che problema intende risolvere? L’Italia è ben collegata sulle grandi direttrici, ma è poco efficiente nei collegamenti trasversali. Ci sono tratte brevi che richiedono ore. L’idea è costruire una rete interregionale che valorizzi aeroporti secondari oggi sottoutilizzati. Significa ripensare l’aeroporto come polo di servizi: turismo, logistica, aviazione generale, manutenzione, perfino specializzazioni come il turismo sanitario. Mettendo in rete più scali e integrando una flotta mista, si può creare un’infrastruttura sistemica oggi assente. Qual è il ruolo del pubblico in questo schema? Il pubblico può avere l’intuizione e definire l’indirizzo strategico. Ma l’esecuzione industriale e finanziaria richiede competenze e velocità che tipicamente stanno nel privato. Il punto è costruire veicoli di investimento capaci di aggregare territori e capitali. Seconda direttrice: AI decentralizzata e data center. Lei parla di un protocollo proprietario. In cosa consiste la differenza rispetto ai modelli attuali? Il nodo non è solo dove si trova il dato, ma dove si genera il valore del learning. Anche rispettando le normative, il training produce conoscenza che può diventare un asset trasferibile. Noi lavoriamo su un modello che mantiene storage e apprendimento all’interno di un perimetro controllato, con un protocollo che protegge il dato e il suo processo di elaborazione. Questo è particolarmente rilevante per clienti sensibili, pubblici e privati. In questo contesto, siamo tra i più importanti sviluppatori di data center in Italia. Parla anche di una geografia precisa dei data center. Le reti fisiche contano. Nord Italia per le connessioni europee, Adriatico e Tirreno per esigenze operative e di latenza, Puglia come ponte verso Balcani e Medio Oriente, Sicilia come nodo naturale verso il Nord Africa. È una logica di resilienza e sovranità infrastrutturale. Terzo asse: energia. È molto chiaro sulla necessità di continuità. Un data center non può permettersi discontinuità. Per questo il turbogas resta centrale come fonte affidabile. E sempre più sarà necessaria un’integrazione pubblico-privato sulle scelte strategiche in materia di politiche energetiche. Parallelamente, stiamo studiando soluzioni più avanzate, incluso il nucleare offshore in prospettiva. Le rinnovabili restano un tassello, ma da sole non garantiscono continuità: occorre lavorare su fonti di energia enormemente più stabili e concentrate. A questo si affianca il waste to energy: trasformare rifiuti in energia e calore, riducendo l’impatto ambientale e integrando la filiera energetica con quella digitale. Siamo gli unici ad avere un permesso per un impianto di questo tipo, in Abruzzo. Quarta direttrice: spazio. Cosa significa per voi exploration e orbital data center? Significa lavorare su infrastrutture orbitanti e servizi in orbita: manutenzione satellitare, gestione dei detriti, prolungamento della vita operativa. Gli orbital data center rappresentano una frontiera in cui cambiano condizioni operative e opportunità tecnologiche. È un’estensione naturale della logica infrastrutturale: la rete non è più solo terrestre. Lei dice che, su questi temi, l’Italia può giocare un ruolo più forte dell’Europa nel suo complesso. La filiera italiana nell’aerospazio e nella manifattura avanzata è molto solida. Dalla meccanica di precisione alla componentistica, abbiamo competenze diffuse. Il tema è aggregarle. Penso anche alla Motor Valley e a migliaia di aziende oggi in difficoltà sull’automotive ma con competenze trasferibili. Se le aiuti a riconvertirsi verso aerospazio e spazio, crei valore e resilienza industriale. Che ruolo possono avere Mimit, fondi e capitale privato in questo processo? Il Mimit ha strumenti su innovazione e crediti d’imposta. Una parte delle risorse destinate allo spazio può sostenere ricerca e sviluppo. I fondi stanno diventando più specialistici, ma hanno bisogno di piattaforme industriali coerenti. Serve anche capitale paziente: investitori disposti a sostenere traiettorie lunghe, non solo operazioni di breve periodo. Insomma, qual è il filo che unisce token, infrastrutture, spazio ed energia? La capacità di reagire e adattarsi al cambiamento. Se l’AI rivoluziona il lavoro, bisogna ripensare una parte dell’economia. Se la competizione tecnologica si intensifica, bisogna costruire infrastrutture robuste e integrate. Non è più tempo di teorie astratte. È il momento di progettare sistemi che tengano insieme innovazione, coesione sociale e sovranità industriale. (di Giorgio Rutelli)

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Giustizia, Consiglio notarile di Roma: confronto su tutela fragilità

(Adnkronos) - Il Consiglio notarile dei Distretti Riuniti di Roma, Velletri e Civitavecchia prosegue il proprio cammino a favore della legalità, della tutela delle persone fragili e della promozione del confronto pubblico sui temi della giustizia, attraverso una serie di iniziative che testimoniano il ruolo sociale della funzione notarile. Nelle scorse settimane, presso la sede romana di via Flaminia, è stato accolto l’albero dedicato alla memoria del giudice Giovanni Falcone, donato nell’ambito del progetto nazionale 'Un albero per il futuro', promosso dal Rotary e dal Comando unità forestali dell’Arma dei Carabinieri. L’iniziativa ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle istituzioni civili e militari, tra cui, il Procuratore Capo della Repubblica di Roma, Francesco Lo Voi, che ha sottolineato che l'Albero di Falcone costituisce un segno di memoria e responsabilità civile, richiamando i valori della giustizia e dell’impegno delle istituzioni al servizio della collettività. Il presidente del Consiglio Notarile di Roma, Notaio Marco Forcella, ha dichiarato: "La consegna dell’Albero di Falcone al Consiglio Notarile è il riconoscimento del Notariato come garante della Legge nei campi in cui i Notai operano, dando certezza nei traffici immobiliari e societari ed in tutto quel che concerne le successioni ed il passaggio generazionale". Nel solco della promozione del dialogo istituzionale e del confronto tecnico sui grandi temi della giustizia, il Consiglio Notarile ospiterà mercoledì 11 marzo, presso la propria sede, la tavola rotonda: 'Separazione delle carriere: oltre gli slogan, dialogo tecnico tra Sì e No'. L’incontro vedrà il confronto tra autorevoli, per generare una riflessione approfondita e pluralista su una tematiche di grande attualità nel dibattito pubblico. Tra i sostenitori dei 'Sì' l'avvocato Giulio Prosperetti, vicepresidente della Corte Costituzionale, e Giuseppe Cricenti, Giudice di Cassazione. Tra i sostenitori del 'No' Anna Maria Soldi, sostituto procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione e Mario Palazzi, procuratore Capo della Repubblica a Viterbo. In continuità con queste responsabilità, è stato avviato un protocollo di intesa sul 'Dopo di noi' con la Regione Lazio, firmato dall’assessore all’Inclusione sociale e servizi alla persona, Massimiliano Maselli. Nell'ambito di questo accordo è stato attivato da poche settimane uno sportello regionale di consulenza notarile gratuita, dedicato a persone con grave disabilità e alle loro famiglie, per offrire loro orientamento e supporto sugli strumenti giuridici previsti dalla Legge 112/2016 – tra cui trust, vincoli di destinazione e fondi speciali. La prenotazione al servizio si effettua via mail in base al calendario pubblicato dalla Regione.

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Key Energy Summit, rinnovabili e data center nel futuro energetico

(Adnkronos) - Nuovi scenari, criticità emergenti e le grandi sfide che il mercato energetico è chiamato ad affrontare sono stati delineati oggi a KEY 2026 di Italian Exhibition Group nel Key energy summit, con la presentazione, alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, dello studio “Transizione energetica, tra scenari globali, tecnologie e governance” realizzato da Althesys (gruppo Teha). La ricerca ha analizzato il sistema elettrico europeo, le politiche energetiche e l’evoluzione del mercato, con approfondimenti su tecnologie, infrastrutture, Intelligenza artificiale e Data Center. In Italia oggi si sono raggiunti i 69 GW di richieste di connessione di data center alla rete: nel 2024 nel Paese i data center hanno consumato meno del 2% della domanda elettrica, ma le previsioni al 2035 prevedono tra il 7,4% e il 12,7% dei consumi elettrici finali (dati Snam-Terna 2024). Fra gli altri temi, anche il disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo unico nazionale elettrico. Alla presentazione della ricerca è seguita una Tavola Rotonda in due sessioni con le proposte delle Associazioni, a cui hanno partecipato Gianni Vittorio Armani, presidente di Elettricità Futura, Andrea Cristini, presidente di Anie Rinnovabili, Simone Togni, presidente di Anev, Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia solare, Paolo Picco, presidente di Federidroelettrica, Giacomo Cantarella, presidente di Assoesco, Dario Di Santo, direttore di FIRE, Alberto Dossi, presidente di H2IT, Attilio Piattelli, presidente di Coordinamento Free, e Fabio Pressi, presidente di Motus-E. L’evento si è aperto con i saluti istituzionali di Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group, e Maria Sicilia Salvadores, Head of Electricity Sistems & Markets Divison dell’Iea International Energy Agency. Le conclusioni sono state affidate a Vinicio Mosè Vigilante, amministratore delegato di Gse, e Lennart van Walsum, Director EMEIA & Americas di Global Solar Council. Sulla scia del successo della passata edizione, l’evento “Intelligenza Artificiale a supporto della decarbonizzazione dell’ambiente costruito”, che si è svolto oggi alla Fiera di Rimini in occasione della prima giornata di KEY, ha approfondito il ruolo dell’IA come leva strategica per la decarbonizzazione dell'ambiente costruito e per l’ottimizzazione energetica di edifici e infrastrutture. Il dibattito ha analizzato l’IA come driver fondamentale della transizione, soffermandosi sulla gestione intelligente dei dati e sul supporto ai processi decisionali sostenibili attraverso il contributo di Gian Marco Revel dell’Università Politecnica delle Marche, Marco Iurio (ANCE), Gianluca Tirone (Veolia Italia), Cecilia Ottonello (Siemens), Anna Laura Pisello dell’Università degli Studi di Perugia e Serena Serroni, CEO di MoS. Il confronto tra i relatori ha permesso di delineare una panoramica concreta sulle applicazioni attuali e sulle prospettive future della tecnologia, evidenziando opportunità di innovazione cruciali per imprese, pubbliche amministrazioni e stakeholder della filiera energetica e delle costruzioni. Competitività industriale europea e transizione energetica sono state al centro dell’evento “Il Clean Industrial Deal e il ruolo della domanda industriale: come accelerare il cleantech in Italia e in Europa”, che Cleantech for Italy ha curato oggi a Key di Ieg. Il Clean Industrial Deal, insieme alla riforma della governance economica dell’Ue, richiede una collaborazione stretta tra chi sviluppa tecnologie di nuova generazione, i grandi gruppi industriali che ne determinano l’adozione e le istituzioni pubbliche chiamate a creare strumenti e condizioni di mercato favorevoli. In questo contesto, l’Italia può svolgere il ruolo di hub europeo per l’adozione su scala industriale delle tecnologie pulite grazie alla profondità del proprio tessuto manifatturiero, alla presenza di utility solide e a una forte base ingegneristica. Il confronto ha coinvolto grandi gruppi industriali come Leonardo, Edison Next e Veolia, insieme a innovatori tecnologici, tra cui Energy Dome, Rondo Energy e Sinergy Flow, oltre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’intento di trasformare il potenziale cleantech italiano in modelli concreti di collaborazione industriale. A Key 2026, alla Fiera di Rimini fino a venerdì 6 marzo, l’incontro “Spazio, dati satellitari e intelligenza artificiale per l’energia” ha approfondito il contributo delle tecnologie spaziali alla gestione dei sistemi energetici. Il panel ha riunito rappresentanti di istituzioni e organizzazioni nel settore della space economy, tra cui Girolamo Di Francia (ENEA) e Simone Pirrotta (ASI) e anche Massimiliano Arceri e Beatrice Barresi (Esa Access Programme). Elena Bonacini, Exhibition Manager di Bex – Beyond Exploration, ha presentato la nuova expo-conference sulla space economy e il commercial space flight promossa da Italian Exhibition Group in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, in programma dal 23 al 25 settembre alla Fiera di Rimini. Al centro del confronto odierno, il ruolo dei dati satellitari e delle applicazioni basate sull’Intelligenza Artificiale per migliorare la pianificazione delle infrastrutture energetiche e la gestione delle fonti rinnovabili.

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