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(Adnkronos) - Un tram della linea 27 di Milano ha preso fuoco questa mattina in via Marco Bruto, con qualche passeggero a bordo. L'incidente è avvenuto attorno alle 9 in zona Mecenate-Forlanini. Secondo le prime ricostruzioni, un cavo dell’alta tensione si è tranciato, cadendo sul tetto del tram. L’impatto ha causato una piccola fessura nella struttura metallica e ha innescato un principio d’incendio. Il conducente ha fermato immediatamente il mezzo e tutti i passeggeri sono scesi in sicurezza. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno messo in sicurezza l’area e il veicolo. Successivamente un mezzo dell’Atm ha provveduto al trasferimento del tram incidentato. Si tratta del quarto incidente che coinvolge un tram a Milano nel giro di pochi giorni. Il 27 febbraio scorso, un mezzo della linea 9 ha deragliato in viale Vittorio Veneto, causando la morte di due persone e una cinquantina di feriti. Il 7 marzo, invece, un mezzo della linea 12, rientrando in deposito senza passeggeri, è uscito dalle rotaie vicino alla stazione Centrale per via di un bullone sul binario. Infine, due giorni fa, un tram della linea 15 è uscito dai binari a Rozzano, in provincia di Milano senza causare feriti. Atm, l'azienda di trasporti milanese, interviene in merito all’episodio avvenuto questa mattina. "Non vi è alcuna correlazione con il tragico incidente del 27 febbraio scorso - precisa Atm, riferendosi al deragliamento del tram della linea 9 in viale Vittorio Veneto -. L’evento odierno ha avuto origine da un cavo della rete aerea di alimentazione che ha provocato un contatto tra i componenti elettrici sul tetto del tram". Il tram, sottolinea l'azienda di trasporti, "è stato immediatamente fermato dal conducente, il principio di incendio sul tetto è stato subito sedato e i clienti sono stati fatti scendere in sicurezza". I tecnici di Atm hanno da subito lavorato per ripristinare la circolazione delle linee 27 e 12 che hanno prontamente ripreso il servizio nella mattinata. Atm ricorda inoltre che gestisce una rete tranviaria di 160 km con 17 linee di tram e 5.000 corse al giorno.
(Adnkronos) - "L'effetto immediato" della guerra tra Iran e Israele-Usa "che stiamo vedendo tutti in questi giorni è legato all'aumento dei prezzi dei combustibili fossili, del petrolio, del gnl e del gas. Questa è una cosa che vediamo subito e che i governi di tutto il mondo stanno cercando di affrontare. Ma il rischio è che sia poi una conseguenza che immediatamente non è rilevata, ma che apparirà più nel lungo periodo con il perdurare della limitazione delle navi che possono navigare nello stretto di Hormuz. Dallo Stretto passa gran parte del materiale minerario, diretto verso l'Asia, che serve per fare i fertilizzanti e tutto quello che serve per l'agricoltura. Con un gran rallentamento o un blocco di questi trasporti rischiamo di avere un aumento dei costi delle materie prime, soprattutto dell'agroindustria. Di conseguenza un aumento dei prezzi dei beni alimentari. E' una bomba a orologeria che rischia di scoppiare tra pochi mesi colpendo in modo molto forte le famiglie". E' l'allarme che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, lancia Giulio Sapelli, economista, storico e dirigente d'azienda italiano, sulle possibili conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente. E a rischiare un brusco aumento dei prezzi a causa delle limitazioni nello Stretto di Hormuz, sottolinea Sapelli, non sono solo i beni alimentari. "Pensiamo alle plastiche, o anche a tutte le infrastrutture che hanno delle molecole che vengono soprattutto prodotte utilizzando o il petrolio o altri minerali che provengono da quelle rotte", aggiunge. E sulla possibilità allo studio del governo italiano di agire sulle accise dei carburanti Sapelli è secco. "Intervenire sulle accise? Si va bene, ma è un palliativo. Si deve lavorare con la diplomazia per fare finire la guerra o comunque sperare che il regime di Teheran cada e il conflitto termini", sottolinea. Secondo Sapelli, non basta "agire in casa propria con le accise, che si può anche fare, perchè abbiamo unificato l'economia, abbiamo centralizzato il capitalismo, le filiere produttive sono ormai internazionali". "Quindi bisogna operare diplomaticamente -aggiunge Sapelli- perché la guerra finisca, quindi sperare che l'attacco, che è anche sacrosanto, fatto da Israele e dagli Stati Uniti contro un regime che aveva la bomba atomica, fanatico e che era un pericolo per tutto il Medio Oriente, porti alla fine del regime", aggiunge. A livello diplomatico, secondo Sapelli, "è molto importante che la Cina stia ancora, 'distante', a differenza dei russi che si sono impegnati in modo chiaro al sostegno dell'Iran. I cinesi sono anche guardinghi e tutti i paesi del Golfo sanno che non devono colpire troppo la Cina perché vedono che la Cina potrebbe avere una funzione di acceleratore della disgregazione dell'Iran". "Quindi bisogna agire intelligentemente, non facendo propaganda, ma facendo politica", aggiunge. Dubbi da parte di Sapelli sul possibile ruolo dell'Ue. "L'Ue ormai non fa più politica da anni. La guerra contro l'Iran un'occasione per un nuovo ruolo dell'Ue anche a livello diplomatico? Certamente, ma bisogna avere del cervello. E invece in Europa ognuno fa per il suo conto. Basta vedere le iniziative di Macron, vengono fuori i vecchi nazionalismi. Anche l'illusione di armarsi: per avere un esercito europeo bisogna avere una strategia, una mentalità. E' molto più utile e intelligente a rafforzare la Nato adesso, è immediato. Ma purtroppo, invece, c'è una crisi dei governi ma anche dei tecnocrati e di chi viene mandato al Parlamento europeo. Quindi è molto difficile, anche in mancanza di una generazione di statisti, fare qualcosa", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Green, clean-tech italiana attiva nelle soluzioni energetiche innovative, ed Entesy, realtà nella consulenza energetica, annunciano l’avvio di una collaborazione strategica volta ad offrire alle imprese un pacchetto completo che integra il mondo dell'efficientamento e della fornitura energetica. (VIDEO) L’accordo si integra nell’ecosistema di SeLea che accompagna le imprese in ogni fase della transizione energetica. Grazie alla sinergia tra le competenze di Entesy e le soluzioni di Green, le aziende possono ora accedere a un modello di gestione totale che armonizza l’efficientamento energetico con l’approvvigionamento 100% rinnovabile. Questa visione congiunta permette di ottimizzare i consumi e migliorare simultaneamente il rating Esg, trasformando la sostenibilità da costo operativo a leva di valore competitivo. “L’integrazione delle competenze e soluzioni di Green e di Entesy rappresenta un moltiplicatore di impatto - commenta Sergio Leali, Ceo & Founder di Green - Entesy ha la capacità tecnica di analizzare i bisogni delle imprese; noi forniamo lo strumento perfetto per trasformare quei bisogni in un vantaggio competitivo di medio-lungo termine”.