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Iran, petrolio 'ostaggio' dello Stretto di Hormuz: ecco perché il piano B non c'è

(Adnkronos) - La geografia, le rivalità politiche ed i limiti delle infrastrutture hanno lasciato i Paesi del Golfo senza una reale alternativa allo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico da cui transita gran parte del petrolio e del gas della regione e che la ...

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Food: Consorzio Mozzarella di Bufala Campana, degustazioni e libri, al via 2° ed. Seminari Dop

(Adnkronos) - Al via la seconda edizione di 'Seminari Dop – Incontri d’autore', il progetto del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, che lega cultura e valorizzazione delle eccellenze del made in Italy. Il nuovo ciclo intende ...

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Pnrr e Agenda 2030, Italia colma il 39% del divario ma servono nuovi investimenti

(Adnkronos) - Italia più vicina agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) anche se resta ancora un ampio divario da colmare. Il dato emerge dal Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo ...

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Iran, petrolio 'ostaggio' dello Stretto di Hormuz: ecco perché il piano B non c'è

(Adnkronos) - La geografia, le rivalità politiche ed i limiti delle infrastrutture hanno lasciato i Paesi del Golfo senza una reale alternativa allo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico da cui transita gran parte del petrolio e del gas della regione e che la guerra in Medio Oriente ha di fatto quasi bloccato. E' quanto emerge da un'analisi del New York Times, secondo cui il sistema energetico globale si trova di fronte a uno dei rischi più temuti: la chiusura dello stretto che collega il Golfo al resto del mondo. Nonostante da tempo sia ritenuto un possibile 'collo di bottiglia' per l'energia globale, la commercializzazione della maggior parte del petrolio e del gas, prodotti nelle petrolmonarchie, continua a dipendere quasi esclusivamente da questo braccio di mare. Le alternative, costruite negli anni, come oleodotti in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, possono trasportare solo una quota limitata della produzione complessiva. La guerra, scoppiata ormai più di 2 settimane fa, ha riportato il problema al centro dell'attenzione. Nella seconda settimana di ostilità il traffico attraverso lo Stretto si è quasi fermato, facendo salire il petrolio oltre i 100 dollari al barile per la prima volta in quasi quattro anni. Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia (Aie), le spedizioni di petrolio attraverso Hormuz sono scese a meno del 10% dei livelli precedenti al conflitto, mentre fin dai primi giorni il Qatar ha sospeso il processo di liquefazione del gas, destinato all'esportazione. Di conseguenza petrolio e gas restano bloccati nella regione, mentre i serbatoi di stoccaggio si stanno riempendo rapidamente. La mancanza di alternative è dovuta essenzialmente alla geografia e alle tensione tra i Paesi dell'area. Per molti produttori, l'unico modo per evitare lo stretto sarebbe costruire oleodotti attraverso Paesi vicini, un'operazione costosa e complicata dal punto di vista politico. Il Qatar, ad esempio, confina via terra solo con l'Arabia Saudita, con cui ha avuto una lunga crisi diplomatica che si è risolta solo cinque anni fa. Inoltre anche gli oleodotti sono vulnerabili agli attacchi. "Non c'è nulla di totalmente sicuro - ha spiegato John Browne, ex ceo di Bp - Chi ha cattive intenzioni può colpire le infrastrutture energetiche in molti modi". Alcuni corridoi alternativi esistono, ma sono limitati. Gli Emirati hanno costruito un oleodotto da Abu Dhabi al porto di Fujairah, che evita Hormuz, mentre l'Arabia Saudita dispone di una grande infrastruttura verso il Mar Rosso capace di trasportare fino a sette milioni di barili al giorno. Tuttavia una parte significativa di questa capacità è destinata alle raffinerie interne del regno, lasciando solo circa cinque milioni di barili al giorno disponibili per l'export alternativo. Senza accesso a Hormuz, ha avvertito il ceo di Saudi Aramco, Amin Nasser, il mercato petrolifero mondiale potrebbe affrontare "conseguenze catastrofiche".

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Food: Consorzio Mozzarella di Bufala Campana, degustazioni e libri, al via 2° ed. Seminari Dop

(Adnkronos) - Al via la seconda edizione di 'Seminari Dop – Incontri d’autore', il progetto del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, che lega cultura e valorizzazione delle eccellenze del made in Italy. Il nuovo ciclo intende accendere i riflettori sui temi di attualità e sui fenomeni sociali. Il primo appuntamento si terrà il 20 marzo alle ore 16.30 nelle Regie Cavallerizze della Reggia di Caserta, sede del Consorzio, con la presentazione del libro 'I diavoli dell’Averno' (Solferino) del giornalista Antonio Castaldo con ospiti d’eccezione. Con il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo, interverranno il procuratore aggiunto del tribunale di Napoli, Alessandro Milita; il direttore territoriale dell’Agenzia Dogane e Monopoli della Campania, Maria Alessandra Santillo; la dirigente scolastica dell’istituto di istruzione superiore “Giordani” di Caserta, Antonella Serpico, che è partner del progetto con i suoi studenti. Il reading sarà a cura di Raffaele Frega. Modera la giornalista Marilù Musto. Il 17 aprile, sempre alle ore 16.30 nella sede del Consorzio, si presenterà invece il “Breve trattato sul lecchino” (La Nave di Teseo), opera del professore Antimo Cesaro, docente di Filosofia Politica all’Università della Campania “Vanvitelli”. Attraverso la storia e la letteratura – da Aristotele a Dante, da Machiavelli a Musil –Cesaro descrive il ritratto impietoso di una creatura immortale, il lecchino. Con l’autore dialogheranno Marianna Pignata, componente del cda della Reggia di Caserta, e il giornalista Enzo Zuccaro. Il 28 maggio sarà la volta del volume “La filosofia della Dop Economy” di Mauro Rosati (direttore di Origin), in uscita con Treccani Editori. Il volume esplora cosa rappresentano per i territori i prodotti a indicazione geografica come la mozzarella di bufala campana. Chiusura il 18 settembre con il direttore del quotidiano 'Il Foglio', Claudio Cerasa, che presenterà il suo ultimo libro 'L’antidoto. Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo' (Silvio Berlusconi editore). “Siamo convinti che la valorizzazione di un prodotto come la Mozzarella di Bufala Campana non possa limitarsi soltanto alla dimensione produttiva ed economica, ma debba necessariamente intrecciarsi con la cultura, il pensiero e il confronto sui grandi temi della nostra società. Con la seconda edizione dei Seminari Dop, vogliamo proprio rafforzare questa visione: aprire il Consorzio al territorio e trasformarlo in un luogo di dialogo tra istituzioni, scuola, informazione e mondo accademico”, commenta il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo. Il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani, aggiunge: “Attraverso i libri e le riflessioni dei nostri ospiti affronteremo temi molto diversi tra loro – dalla legalità alla politica, dall’economia dei territori al ruolo dell’informazione – con l’obiettivo di stimolare un dibattito aperto e coinvolgere soprattutto i giovani, come dimostra la collaborazione con le scuole. Il Consorzio vuole essere sempre più un presidio anche di promozione culturale e civile. Perché difendere e raccontare le eccellenze del Made in Italy significa, prima di tutto, difendere e raccontare il valore dei nostri territori e delle comunità che li rendono unici.”

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Pnrr e Agenda 2030, Italia colma il 39% del divario ma servono nuovi investimenti

(Adnkronos) - Italia più vicina agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) anche se resta ancora un ampio divario da colmare. Il dato emerge dal Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS Ets), realizzato con il sostegno e il contributo scientifico della Fondazione Enel (come Knowledge Partner) e Unioncamere, che analizza il contributo del Pnrr al percorso dell’Italia verso l’attuazione dell’Agenda 2030. Il Rapporto è stato presentato oggi a Roma al Consiglio dell’Economia e del Lavoro (Cnel), nel corso dell’evento 'L’impatto del Pnrr sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile', con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e della ricerca. Se a livello nazionale, nel 2021 si rilevava una distanza media dagli obiettivi analizzati pari al 78%, nel 2026, grazie al Pnrr, tale valore scende al 39%, cosicché per centrarli entro il 2030 sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, un valore pari al 14% degli investimenti del Pnrr diretti a specifiche Regioni/Pa e a 338 euro pro capite. L’analisi, sviluppata dall’ASviS utilizzando una metodologia innovativa applicata alle singole Regioni e Province Autonome, evidenzia in primo luogo come gli investimenti del Pnrr si concentrino soprattutto su alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote più rilevanti di spesa riguardano l’energia (circa il 25% delle risorse), l’innovazione, le infrastrutture e il sistema produttivo (20%), e le città sostenibili (14%). Rilevanti sono anche gli investimenti destinati a salute e istruzione, che assorbono ciascuno circa l’11 % dei fondi. Al contrario, risultano molto limitati o quasi assenti gli investimenti direttamente orientati agli Obiettivi dell’Agenda 2030 riguardanti la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, la tutela della biodiversità e la partnership globale. “Questo Rapporto, basato su un approccio metodologico molto innovativo, mostra come il Pnrr abbia rappresentato un passaggio importante per sostenere la trasformazione dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, grazie alla forte spinta impressa agli investimenti pubblici e privati lungo linee progettuali in gran parte coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 - osserva Marcella Mallen, presidente dell’ASviS - Ma ancora molta strada resta da fare. Da questo punto di vista la prossima programmazione europea può consentire, se ben orientata, un ulteriore passo avanti per migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività delle nostre imprese”. Dall’analisi emergono significative differenze territoriali: tra le Regioni che beneficiano maggiormente del contributo del Pnrr in termini di progresso verso gli Obiettivi figurano Abruzzo, Marche e Basilicata, mentre all’estremo opposto si collocano Provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Provincia autonoma di Trento e Umbria. Per colmare il divario residuo, il Rapporto stima i fabbisogni finanziari aggiuntivi per raggiungere gli 11 Obiettivi considerati, fabbisogni molto differenti tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio. “La sfida ora è guardare oltre il Pnrr e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile - dichiara Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS - Il modello sviluppato dall’ASviS può essere utilizzato dalle istituzioni europee, nazionali e territoriali anche per programmare le politiche successive al 2026, contribuendo a ridurre i divari esistenti e ad accelerare il percorso dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, anche in vista della definizione delle priorità del bilancio europeo per il periodo 2028-2034”. “Questo lavoro fotografa a livello regionale e in diversi casi anche provinciale la distanza dagli obiettivi di Agenda 2030 - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - L’Italia ha ricevuto a questo riguardo una spinta importante dal Pnrr. Certo non erano sufficienti le pur ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per raggiungere tutti gli obiettivi Onu di sviluppo sostenibile. Con questo rapporto, però, i decisori pubblici avranno uno strumento che consentirà loro di capire come, su cosa e dove intervenire per colmare i divari, utilizzando al meglio le risorse del ciclo finanziario europeo 2028-2034”.

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