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(Adnkronos) - "Mentre il mondo globale scivola verso la più inquietante, spaventosa, quasi agghiacciante imprevedibilità, la nostra politica di casa si rifugia nella celebrazione della sua più stanca e ovvia prevedibilità. Tutto sembra svolgersi nel rispetto del copione, come se ogni confronto servisse solo a ribadire il già detto senza che mai un guizzo, una sorpresa, una qualche forma di originalità possa far pensare che dietro le parole ci sia stata una riflessione capace di scompaginare le finte certezze del giorno prima e di quello prima ancora. Certo fa paura l’altalena altrui. E quel fiume in piena di esternazioni e manovre trumpiane che seguono il filo (il)logico della sua abominevole follia comprensibilmente induce le persone con un po’ di sale in zucca a cercare di presidiare quel che resta delle proprie certezze. E dunque si può capire che non appena si accendono i riflettori i vari Meloni, Schlein, Conte e chi più ne ha più ne metta siano portati a evitare di salire anche loro sull’ottovolante dei colpi di fantasia. Non si invoca il situazionismo, certo no. E però si vorrebbero ascoltare discorsi meno scontati di quelli pronunciati nei due confronti parlamentari dei giorni scorsi. Giusto quel tanto che basta a dar l’idea che chi ha redatto quei testi ci ha pensato almeno un po’ e magari non si è affidato ciecamente alla luce dell’intelligenza artificiale. E invece, senza voler mancare di rispetto né ai relatori né ai loro eventuali e diligenti amanuensi, sembrava che tutto dovesse scorrere lungo binari prestabiliti. Ognuno pronto a issare le proprie bandiere secondo i codici dell’ovvio. Una premier che non spende una parola per guardare in faccia una sconfitta clamorosa e imprevista. E uno stuolo di oppositori che sembrano ancora affacciati sui palchi di qualche giorno prima. Come a dire che la crisi globale che sconvolge il mondo di oggi può solo trovare le sue soluzioni nelle parole d’ordine appena pronunciate -e testardamente ripetute, una in fila all’altra. Quasi che l’inventiva apparisse a questo punto troppo rischiosa per essere sperimentata. Temo che sarà questo il copione della campagna elettorale. Peccato che essa sia prevista per l’anno prossimo, e che nel frattempo noi si corra il rischio di cantare la stessa canzone, con reciproca monotonia, per un anno e più. Il punto è che una politica ridotta alla infinita ripetizione di se stessa svela nel frattempo tutta la profondità della sua crisi. E non riesce mai a tener dietro al vorticoso agitarsi del mondo appena al di là dei nostri confini. Questo modo di interpretare se stessi sta diventando ormai una deriva. Comincia dalle dichiarazioni rilasciate ogni sera ai telegiornali, laddove ogni leader e leaderino si esprime con lo stesso gergo, immancabilmente rivolto a promettere e a invocare risorse rivolte “alle imprese e alle famiglie” (formula di rito, ormai). E prosegue a questo punto anche nella solennità delle aule parlamentari, laddove non si sente più il vibrare di una sorpresa, di uno scarto, di una parola inattesa. E’ una vera e propria deriva. Che costringe i protagonisti a radicalizzare sempre più le proprie posizioni, poiché solo la demonizzazione dell’avversario e il trionfalismo di se stessi produce il carburante che serve alla propria campagna. Cristallizzando così il discorso pubblico nelle forme più canoniche e sempre meno convincenti. Non c’è mai un ripensamento critico di se stessi, un annuncio di copioni meno prevedibili, un piccolo segno che si voglia tentare -almeno tentare- di uscire dai propri schemi, di oltrepassare le proprie trincee. Vorrebbe essere un tentativo di infondere sicurezza ai propri cari sulla forza delle leadership in campo. E invece temo sia solo la conferma che nessuno sente di potersi avventurare oltre le frontiere dell’ovvio. Laddove la politica, celebrando le sue ragioni di parte (solo quelle, o quasi) , si arrende a una realtà globale che sempre più tende a cancellarne ogni traccia di originalità e di coraggio". (di Marco Follini)
(Adnkronos) - Startmeup Aps annuncia ufficialmente il lancio del Fondo cultura d'impresa, il primo fondo pensato per costruire una generazione di studenti capaci di leggere, progettare e abitare il mondo dell'impresa: una risposta concreta a un sistema scolastico che ancora fatica a preparare i giovani alle sfide del lavoro e dell'innovazione. Il Fondo nasce dalla visione di GianMarco Ingafù Del Monaco, presidente di Startmeup Aps, che da anni lavora per costruire un'infrastruttura educativa capace di portare cultura d'impresa nelle aule italiane con metodo, continuità e indipendenza pedagogica. E' lo strumento attraverso cui privati, imprese, fondazioni e istituzioni potranno sostenere l'educazione imprenditoriale e civica nelle scuole secondarie italiane, nel pieno rispetto dell'autonomia didattica e dell'indipendenza dei contenuti formativi. L’idea nasce da una convinzione precisa: chi sostiene la formazione non deve poter orientare ciò che viene insegnato. E' una distinzione che sembra ovvia, ma che raramente trova forma contrattuale e strutturale nella realtà italiana. Proprio per questo, il Fondo cultura d'Impresa la garantisce per costruzione, non per dichiarazione. Startmeup Aps è oggi presente in cinque regioni italiane - Lazio, Lombardia, Campania, Sicilia e Marche - con un programma triennale di educazione imprenditoriale e civica rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Il percorso è strutturato su tre anni: fondamenti e metodo nel terzo anno, pianificazione e gestione di progetto nel quarto, sintesi, leadership e orientamento nel quinto. Il programma è erogato attraverso un videocorso asincrono, strumento standard progettato per docenti e studenti, certificabile ai fini delle attività di Formazione e sviluppo delle competenze, allineato al Sillabo Miur per l'Educazione imprenditoriale e ai framework europei Entrecomp e Digcomp. I docenti accedono al percorso senza oneri: la centralità della figura insegnante è un principio non negoziabile del modello Startmeup. Ad oggi Startmeup in meno di due anni ha raggiunto oltre 4.000 studenti in tutta Italia, coinvolto più di 15 università e attivato percorsi in decine di scuole secondarie distribuite in diverse regioni. Il Fondo Cultura d’Impresa nasce con tre obiettivi chiari e misurabili. Il primo è la continuità programmatica: garantire stabilità ai percorsi formativi avviati nelle scuole, evitando interruzioni legate alla mancanza di risorse e assicurando una copertura pluriennale agli istituti coinvolti. Il secondo è l’equità territoriale: estendere l’accesso alla formazione imprenditoriale anche alle aree più distanti dai principali hub dell’innovazione, dove il divario tra sistema scolastico e mondo del lavoro è più marcato e difficilmente colmabile con strumenti ordinari. Infine, il Fondo punta su qualità e aggiornamento dei contenuti: investire in ricerca e nello sviluppo di nuovi moduli didattici, mantenendo un allineamento costante con i framework europei, affinché le competenze trasmesse siano coerenti con le esigenze attuali del mercato e dell’ecosistema dell’innovazione, non con quelle di ieri. "In Italia continuiamo a formare studenti per un mondo che non esiste più. Non è colpa degli insegnanti, non è colpa delle scuole: è un problema di infrastruttura. Il Fondo Cultura d'Impresa nasce per costruire quella infrastruttura, con metodo, con risorse vere e con una garanzia precisa: nessuno che finanzia potrà mai decidere cosa si insegna. Abbiamo visto troppi programmi educativi trasformarsi in strumenti di comunicazione aziendale. Il nostro modello esiste per evitare esattamente questo. Le imprese che scelgono di aderire al Fondo non stanno comprando visibilità: stanno investendo nel capitale umano del Paese. E' un atto di responsabilità, prima ancora che di interesse”, conclude GianMarco Ingafù Del Monaco, presidente di Startmeup Aps. Le aziende che aderiscono non acquistano spazio in aula né visibilità nei contenuti didattici: il loro contributo si traduce direttamente in ore di formazione erogate, studenti raggiunti, docenti supportati. Dal punto di vista fiscale, le erogazioni al Fondo sono strutturate come sponsorizzazioni ai sensi dell'art. 108 del TUIR, strumento preferibile per le imprese che non beneficiano ancora delle deduzioni previste dall'art. 83 del Codice del Terzo Settore.
(Adnkronos) - Seguire il viaggio di una mela, prodotto simbolo della Val di Non, per ritrovarsi nel cuore profondo delle Dolomiti. E' la proposta rivolta ai visitatori, condotti per la prima volta in un luogo solitamente impenetrabile. A idearla, a partire dall’11 aprile, il Consorzio Melinda che, in collaborazione con le Aziende per il Turismo (ApT) della Val di Non e della Val di Sole e con il supporto di Trentino Marketing, lancia un nuovo programma di esperienze turistiche aprendo al pubblico le sue celle ipogee, i magazzini sotterranei scavati nella roccia dove vengono conservati i frutti. Ad accogliere il pubblico sarà anche MondoMelinda, il rinnovato centro visitatori situato a Segno di Predaia (TN). Pensata come casa per i soci e per la comunità locale, la struttura è anche uno spazio dedicato al racconto della valle e delle sue tradizioni. Qui, il percorso di visita accompagna il pubblico alla scoperta della storia del Consorzio, delle varietà di mele e delle eccellenze agricole locali, restituendo l’immagine di un sistema territoriale basato su agricoltura e cooperazione. La proposta turistica del Consorzio prenderà il via in occasione dell’evento Fiorinda, la festa della fioritura in Val di Non, in programma l’11 e 12 aprile. Verrà infatti data l’opportunità al pubblico di partecipare ad una Special Edition inaugurale delle visite alle celle ipogee e alla Funivia delle mele, l’innovativa infrastruttura inaugurata alla fine dello scorso anno per garantire un trasporto della frutta a ridotto impatto ambientale. Situate all’interno della miniera di dolomia di Rio Maggiore, le celle si trovano a circa 300 metri di profondità. Non una semplice visita a un sito industriale, ma un vero viaggio nel sottosuolo delle Dolomiti. Durante il percorso, della durata di circa un’ora e mezza, i visitatori scopriranno l’origine di un’idea - trasformare una miniera in un grande frigorifero naturale - e gli aspetti tecnici che hanno consentito di concretizzarla. Ma anche i vantaggi offerti dalle particolari condizioni ambientali - bassa temperatura e impermeabilità - di questo luogo: minori consumi idrici ed energetici (il 30% in meno, per questi ultimi, rispetto ai magazzini di superficie), ridotte emissioni di CO2 ed eliminazione dei pannelli coibentanti tipici delle strutture industriali. Non solo. Da pochi mesi è attiva l’ormai famosa Funivia delle Mele, nata dalla visione di Melinda e finanziata in parte dal programma europeo Next Generation Eu gestito dal ministero dell’Agricoltura, impianto a fune dedicato al trasporto di frutta. Alimentato da fonti rinnovabili (idroelettrico), sfrutta il peso delle mele in discesa per contribuire alla riduzione dei consumi energetici. Dopo il weekend inaugurale, le esperienze entreranno stabilmente nella proposta turistica delle valli con tre percorsi principali. “Nei territori come il nostro agricoltura e turismo non sono semplicemente attività che convivono: sono espressioni diverse della stessa identità - afferma Ernesto Seppi, presidente del Consorzio Melinda - L’agricoltura disegna il paesaggio, custodisce la cultura e i valori delle comunità; il turismo ne diventa il naturale prolungamento, permettendo alle persone di entrare in relazione con questa storia. Oggi i consumatori chiedono sempre più autenticità: vogliono conoscere l’origine di ciò che mangiano, incontrare i luoghi e le persone che stanno dietro al viaggio delle nostre mele. Aprire le celle ipogee significa proprio questo: offrire un’esperienza che unisce innovazione, territorio e comunità, restituendo il senso profondo di una valle che da generazioni coltiva futuro”.