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(Adnkronos) - Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto agli alleati un maggiore supporto per la difesa aerea, dopo che centinaia di edifici a Kiev sono rimasti senza riscaldamento per il secondo giorno dopo gli attacchi russi. La Russia ha colpito le infrastrutture energetiche ucraine durante i quasi quattro anni di guerra, ma Kiev afferma che questo inverno è stato il più duro, con centinaia di droni e missili russi che hanno sopraffatto le difese aeree durante gelate particolarmente intense. "Solo questa settimana, i russi hanno lanciato più di 1.700 droni d'attacco, più di 1.380 bombe aeree guidate e 69 missili di vario tipo", ha affermato il presidente al suo arrivo a Vilnius. "Ecco perché ogni giorno sono necessari missili per i sistemi di difesa aerea e continuiamo a collaborare con gli Stati Uniti e l'Europa per garantire una maggiore protezione dei nostri cieli", ha aggiunto Zelensky. I bombardamenti russi hanno colpito Kiev in modo particolarmente duro, costringendo mezzo milione di persone a evacuare. "Attualmente a Kiev ci sono 1.676 grattacieli senza riscaldamento dopo l'attacco nemico alla città di Kiev del 24 gennaio", ha affermato il sindaco Vitali Klitschko. Zelensky è arrivato a Vilnius, capitale della Lituania, per partecipare alle cerimonie commemorative e incontrare i suoi omologhi lituano e polacco, Gitanas Nauseda e Karol Nawrocki. In programma prima le cerimonie dell'Insurrezione di gennaio, una ribellione della nobiltà del XIX secolo nel territorio della Confederazione polacco-lituana contro il dominio russo. Successivamente, avrà luogo l'incontro a tre nel “formato del Triangolo di Lublino”, come ha spiegato il suo portavoce, Serhi Nikiforov. Sui social media, Zelensky ha spiegato che l'incontro fa parte dei suoi sforzi “con tutti i leader per rafforzare l'Ucraina” nel mezzo delle continue ondate di attacchi russi contro le infrastrutture energetiche del Paese. “Tutti devono comprendere chiaramente la minaccia che proviene dalla Russia, e sono le nostre nazioni a comprenderla meglio”, ha aggiunto in relazione alla vicinanza della Polonia e della Lituania alla zona di conflitto. Le forze russe hanno colpito l'Ucraina con 102 droni e due missili balistici Iskander durante la notte, secondo quanto riferito dall'aeronautica militare di Kiev, nonostante i colloqui tenutisi nel fine settimana negli Emirati Arabi Uniti tra le due parti e gli Stati Uniti. Il rapporto afferma che 87 dei droni sono stati intercettati, ma che ci sono stati attacchi riusciti in 10 località. Il sindaco di Kiev Vitali Klitschko ha dichiarato che 1.676 condomini della città sono rimasti senza riscaldamento a causa degli attacchi russi, anche se la maggior parte dei 6.000 condomini rimasti senza riscaldamento ieri hanno visto ripristinato il riscaldamento. Durante la notte le temperature a Kiev sono scese sotto i -10 gradi Celsius. "Gli Stati Uniti, in qualità di mediatori nel processo di pace ucraino, stanno correndo contro il tempo e hanno fretta, il che è comprensibile", ha affermato dal canto suo il portavoce presidenziale russo Dmitri Peskov in un'intervista a Rossiya 1, aggiungendo che "c'è molto slancio in atto.
(Adnkronos) - “Italia e Germania, insieme, rappresentano il cuore manifatturiero dell’Unione europea, concentrando circa il 40% della produzione industriale complessiva. Il rilancio produttivo europeo passa dunque necessariamente per i nostri due Paesi. Per questo, un dialogo serrato, politico ma anche economico-industriale, è fondamentale per Roma e Berlino come per tutta l’Ue: competitività, sostenibilità e sicurezza economica devono procedere insieme. Come Camera di commercio Italo-Germanica abbiamo sempre sostenuto la necessità di ridurre gli oneri regolati e accelerare i tempi decisionali, ma soprattutto di sviluppare una politica industriale condivisa tra Italia e Germania per rafforzare il mercato unico e le catene industriali europee". Così, con Adnkronos/Labitalia, Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio italo-germanica (Ahk Italien), commentando il vertice intergovernativo tra Italia e Germania, nel contesto del quale si è tenuto il Business Forum italo-tedesco, l’appuntamento che ha riunito rappresentanti istituzionali, leader industriali e finanziari dei due Paesi, dedicato al rafforzamento della cooperazione economica e industriale con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’asse italo-tedesco come motore di crescita e stabilità per l’Europa. Sulla manifattura la Germania pesa circa un terzo del valore aggiunto manifatturiero Ue, mentre l’Italia è stabilmente nel gruppo di testa; negli ultimi mesi l’aumento della produzione industriale tedesca ha determinato una risalita degli scambi commerciali tra i due Paesi facendo segnare un +2,6% sul terzo trimestre dell’anno precedente (pari a 118 mld a settembre 2025). Secondo Buck, "la necessità è mobilitare rapidamente capitali pubblici e privati per sostenere investimenti e innovazione". "La giornata di oggi - conclude - deve rappresentare un momento decisivo per realizzare il piano d’azione strategica sottoscritto nel 2023: nel contesto attuale, europeo ma anche globale, il rafforzamento del partenariato economico Italia attraverso una maggiore integrazione politica ed economica tra Italia e Germania è una necessità sempre più urgente, tanto per i nostri Paesi quanto per l’Ue nel suo complesso”. La delegazione tedesca era composta da: Camera di commercio Italo-Germanica, Beiersdorf Spa, Bmw Group, Boehringer Ingelheim Italia Spa, Mercedes-Benz Italia Spa, Merck Serono Spa, Robert Bosch Spa, Siemens Healthineers, Dekra Italia Srl, Dhl Express (Italy) Srl, Hapag-Lloyd (Italy) Srl, Heidelberg Materials Italia Cementi Spa, Hhla Hamburger Hafen und Logistik Ag, Siemens Spa, E.On Italia Spa, Rwe Renewables Italia Srl, Siemens Energy Srl, Ohb Italia Spa, Mbda Germany.
(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista all’Adnkronos, fotografa progressi e limiti della filiera dell’economia circolare in Italia. “I dati mostrano che la filiera italiana è una delle leader a livello internazionale: tra i 17 indicatori compositi dell'Agenda 2030, che l'ASviS calcola ogni anno, quello relativo all'obiettivo 12, dell'economia circolare, presenta la crescita maggiore e anche un incremento generalizzato nelle diverse regioni italiane. Tutto ciò, però, non è sufficiente a raggiungere i target europei né ad utilizzare al meglio le tecnologie che consentirebbero un ulteriore salto della nostra manifattura all'insegna della circolarità della materia e della sostenibilità”, premette Giovannini. “Nel corso del 2025 abbiamo fatto uno studio - spiega - sul ruolo del deposito cauzionale sui contenitori di plastica, in alluminio e in vetro, uno strumento che sta avendo effetti estremamente significativi nei paesi europei che l'hanno già introdotto o lo stanno introducendo. E siamo molto contenti che proprio a seguito della nostra iniziativa ora ci sia una proposta di legge in Parlamento per la sua introduzione”. Non solo. C’è anche un tema, centrale, relativo alla governance. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile. Anche dal punto di vista della governance del sistema possiamo e dobbiamo fare dei salti importanti perché il resto del mondo non sta fermo: pensiamo all’introduzione, appunto, del deposito cauzionale ma anche a quello che sta accadendo al mercato internazionale delle plastiche vergini provenienti da altre parti del mondo in maniera non sostenibile, i cui prezzi sono crollati. Una considerazione riguarda, poi, l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per assicurare la filiera del riciclo, a partire dalla raccolta differenziata, e il sostegno dei cittadini a questo tipo di operazione, per i quali la situazione è a pelle di leopardo”. In questo quadro un mercato europeo unico delle materie prime seconde potrebbe agevolare i progressi nell'ambito del riciclo “perché le economie di scala contano anche in questo settore ed è proprio la diversità nelle definizioni che frena l'applicazione nel nostro paese. Ricordiamo, poi, che il negoziato internazionale per il trattato sulla plastica è stato bloccato dall'opposizione di alcuni Paesi (tra cui la Russia, l'India e l'Arabia Saudita), il che non favorisce Paesi come l'Italia che hanno fatto passi importanti verso il riciclo". In vista del Circular Economy Act un ruolo chiave, secondo Giovannini, è affidato all’innovazione tecnologica (“è una gara, il resto del mondo non sta fermo”) e all’ecodesign affinché si punti al riuso della materia (“ancor più necessario nel momento in cui si crea una filiera anche europea”). Ma, insiste, “bisogna armonizzare definizioni e approcci. Fare delle riforme o delle nuove normative a livello europeo e poi destinare alle singole Regioni l'attuazione, magari ognuno con standard diversi, non ci farebbe fare grandi passi avanti. Quindi le politiche nazionali devono assicurare la standardizzazione, gli investimenti in questa direzione e dunque anche l'omogenizzazione delle regole”. Su tutto pesa, però, il costo dell’energia. “Su questo l'Italia non sta facendo quello che dovrebbe benché le tecnologie rinnovabili stiano procedendo a grande velocità, grazie a innovazioni nello stoccaggio, quindi nella continuità dei sistemi, e verso l'uso dell'intelligenza artificiale nelle reti di gestione - conclude - E invece si continua a frenare il passaggio alle rinnovabili, magari affidandosi al gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e che è costosissimo”.