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Pagani (Cotec): "Rapporto indica valori positivi dell’Italia sulle competenze innovative"

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Federmanager, Ia rischia di amplificare discriminazioni genere in selezione personale

(Adnkronos) - L’Intelligenza artificiale sta ridefinendo in modo sempre più strutturale i confini dei processi della selezione del personale, introducendo nuove opportunità di efficienza e innovazione ma anche sollevando interrogativi rilevanti sul piano della ...

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Lotta (Culligan): “Innovazioni per esperienza dell’acqua sempre più evoluta”

(Adnkronos) - “Le innovazioni tecnologiche di Culligan Purity sono molteplici e riguardano diversi ambiti: dalla filtrazione e sanificazione dell’acqua fino all’esperienza complessiva dell’utente. Tecnologie che operano in modo integrato all’interno del ...

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Pagani (Cotec): "Rapporto indica valori positivi dell’Italia sulle competenze innovative"

(Adnkronos) - “Dal Report 2025 della Fondazione Cotec emerge un fattore molto importante e positivo, cioè un buon posizionamento dal punto di vista delle competenze sull'innovazione, sulla parte scientifica e su quella innovativa dell'Italia. Un buon punto di partenza per poter sempre più investire in quelle che sono le competenze distintive anche per il futuro creando un presupposto per poter essere utili nell'esecuzione e nell'utilizzo di queste competenze”. A dirlo Dario Pagani, vicepresidente della Fondazione Cotec, all’incontro "Coltivare l'eccellenza". Durante l’evento, organizzato a Roma, è stato presentato il Report 2025 della Fondazione Cotec in tema di capitale umano, che si conferma sempre più come una leva centrale per la competitività del Paese. Lo studio “Coltivare l’eccellenza – Profili ad alta competenza” restituisce l’immagine di un’Italia che, al di là di dati spesso poco incoraggianti, presenta condizioni reali per attrarre, far crescere e trattenere profili professionali altamente qualificati. “Le aziende riescono ad intercettare i talenti – ha sottolineato Pagani – anche se potete immaginare che su alcuni tipi di competenze c'è una grande competizione, nel senso a livello internazionale e a livello di opportunità, però stanno nascendo molti centri di eccellenza e di sviluppo, anche attraverso il tema delle start-up dove si ha la possibilità di cogliere questi talenti per fare in modo di trattenerli, di mantenerli e dargli le opportune possibilità per poter sviluppare sempre di più le loro competenze, anche sul territorio nazionale e con le aziende del nostro paese che poi operano alla fine, visto il contesto complessivo a livello anche globale”, ha concluso Pagani.

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Federmanager, Ia rischia di amplificare discriminazioni genere in selezione personale

(Adnkronos) - L’Intelligenza artificiale sta ridefinendo in modo sempre più strutturale i confini dei processi della selezione del personale, introducendo nuove opportunità di efficienza e innovazione ma anche sollevando interrogativi rilevanti sul piano della trasparenza, dell’equità e della responsabilità. Se non adeguatamente governata, l’Ia rischia di rafforzare e amplificare discriminazioni già presenti, in particolare quelle di genere. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica: l’Ia può essere considerata una vera e propria 'infrastruttura civile' in grado di influire sul capitale di fiducia del patto sociale. In un contesto in cui il lavoro resta la soglia decisiva della cittadinanza, l’ingresso degli algoritmi nei processi di selezione può consolidare asimmetrie esistenti o, al contrario, contribuire ad abbattere barriere storiche. E' quanto emerge dallo studio 'Intelligenza artificiale e bias di genere nel reclutamento del personale', curato dall’Università della Calabria e dal Politecnico di Bari, con il coordinamento del professore Salvatore Ammirato, e promosso dalla Fondazione Magna Grecia. I risultati sono stati presentati oggi a Roma durante il convegno 'Ia nella selezione del personale. La nuova sfida della leadership inclusiva', organizzato da Federmanager in collaborazione con la stessa Fondazione e con il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che ha visto manager hr (risorse umane), imprenditori e accademici discutere delle implicazioni etiche e operative dell’uso dell’Ia nei processi di recruitment. Il rapporto costituisce una delle tappe del progetto nazionale 'Privacy Tour', promosso da un ampio partenariato che coinvolge istituzioni, imprese e centri di ricerca. E rimanda istantanee significative dimostrando che l’Ia applicata alla selezione del personale rischia, se non ben governata, di riprodurre e amplificare i pregiudizi (bias) già presenti nei dataset e nei processi organizzativi. Spiega Salvatore Ammirato, responsabile scientifico della ricerca: “l’Intelligenza artificiale non è un decisore neutrale, ma uno strumento che riflette le scelte di chi lo progetta e lo utilizza. Non è l’Ia a decidere al posto delle persone ma sono le persone a decidere come l’Ia prende decisioni”. Da qui l’importanza di una leadership consapevole e inclusiva, capace di governare gli algoritmi affinché diventino un’opportunità di equità e non un fattore di nuove discriminazioni. Per Pierpaolo Pontrandolfo, professore presso il Politecnico di Bari e attuale presidente dell’Associazione italiana di ingegneria gestionale, “è necessario che qualunque innovazione tecnologica sia principalmente finalizzata a migliorare il benessere delle persone e della società. A tal fine occorre grande responsabilità e consapevolezza da parte di chi la usa. Questo è particolarmente vero per l’Ia perché, da un lato è un’innovazione radicale e pervasiva, quindi estremamente impattante, dall’altro è connotata da una grande semplicità di utilizzo, che aumenta il rischio di un uso improprio”. Un dato particolarmente significativo dello studio riguarda il livello di consapevolezza sull’uso dell’Intelligenza artificiale: solo il 13% dei partecipanti al sondaggio infatti, dichiara di utilizzare concretamente strumenti di Ia nei processi di selezione, dimostrando la scarsa percezione della presenza di algoritmi già oggi integrati nei software Hr. Non stupisce allora che la ricerca evidenzi ancora un altro aspetto interessante da tenere in considerazione nelle decisioni future e che viene chiamato 'bias blind spot': ovvero la tendenza, da parte dei selezionatori, a riconoscere l’esistenza di pregiudizi nei processi di valutazione, senza però individuarli nelle proprie scelte. Se da un lato si ammette dunque l’esistenza di discriminazioni di genere, dall’altro risulta più difficile riconoscere come elementi quali l’aspetto fisico, tono di voce o rigidità biografiche continuino a influenzare, anche in modo indiretto, le decisioni di selezione. Lo studio propone infine un percorso metodologico volto allo sviluppo di tecnologie più sicure, trasparenti e inclusive, in linea con il quadro normativo italiano ed europeo. “E' quantomai necessario - dichiara Nino Foti, presidente della Fondazione Magna Grecia - immaginare percorsi di governance e trasparenza, puntando a modelli che consentano ai professionisti di comprendere le motivazioni dietro ogni decisione automatizzata, mantenendo però sempre una supervisione umana. L’innovazione per essere davvero tale, deve essere adottabile perché verificabile, e verificabile perché governata. Non si tratta di nutrire una fiducia acritica nella presunta neutralità della tecnologia, ma di contribuire alla costruzione di criteri minimi di trasparenza e pratiche di controllo che permettano a imprese e istituzioni di usare questi strumenti senza scaricare i rischi sulle persone. In questo equilibrio tra tecnologia e responsabilità si gioca il futuro del lavoro”. “L’Intelligenza artificiale - spiega dice Valter Quercioli, presidente di Federmanager - rappresenta un’opportunità concreta per migliorare la qualità dei processi di selezione e rendere le organizzazioni più evolute. Perché questo potenziale si realizzi pienamente, è fondamentale che i manager guidino l’innovazione, integrando responsabilmente queste tecnologie nei processi decisionali con competenze e visione. Attraverso il lavoro della Commissione Intelligenza artificiale e del Gruppo Federmanager Minerva, Federmanager è impegnata a rafforzare la cultura manageriale e ad accompagnare le organizzazioni verso un utilizzo dell’Ia capace di generare valore, inclusione e sviluppo per il lavoro e per il sistema produttivo”. “Per il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane l’Intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica di trasformazione, che può contribuire a rendere i processi di selezione più efficaci solo se accompagnata da una solida governance, da competenze adeguate e da una forte responsabilità organizzativa. In FS siamo impegnati a promuovere modelli di utilizzo dell’IA fondati su trasparenza, supervisione umana e inclusione, affinché l’innovazione tecnologica diventi uno strumento di equità e valorizzazione dei talenti”, aggiunge Valeria Rizzo, group learning & integration office del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Il convegno si è concluso con un richiamo all’importanza della formazione continua e dell’adozione di politiche inclusive. Contrastare i bias di genere non è solo un imperativo etico, ma una strategia vincente per la crescita delle imprese: le aziende inclusive registrano migliori performance finanziarie e maggiore capacità di innovazione. La sfida futura, in linea con l’AI act europeo, è garantire che l’Intelligenza artificiale diventi una leva di equità, supportando la leadership umana senza mai sostituirla integralmente nelle decisioni che riguardano dignità e talento delle persone.

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Lotta (Culligan): “Innovazioni per esperienza dell’acqua sempre più evoluta”

(Adnkronos) - “Le innovazioni tecnologiche di Culligan Purity sono molteplici e riguardano diversi ambiti: dalla filtrazione e sanificazione dell’acqua fino all’esperienza complessiva dell’utente. Tecnologie che operano in modo integrato all’interno del prodotto e vengono costantemente monitorate attraverso C-Sense, la nostra tecnologia proprietaria. Questo sistema ci consente di fornire informazioni preziose sia ai clienti sia all’azienda, permettendo interventi rapidi e mirati in caso di criticità e garantendo, al tempo stesso, un livello di servizio sempre elevato”. Così, oggi a Milano, Federico Lotta, director innovation di Culligan, realtà affermata nel campo dei sistemi di trattamento dell’acqua, partecipando al talk organizzato dall’azienda, ‘L’acqua del futuro è smart’, durante il quale sono state presentate le novità tecnologiche Culligan Purity, il sistema dedicato all’acqua fuori casa e Culligan Smart Modernity, dedicato invece all’indoor, entrambe espressione della strategia Culligan orientata a un ecosistema dell’acqua sempre più connesso e trasparente. Quando si parla di acqua in ambiente domestico, “il tema del calcare rappresenta uno dei problemi più diffusi, ma spesso sottovalutati - riflette Lotta - Non si tratta solo degli effetti visibili, come le incrostazioni sui lavandini o vetri della doccia, ma di conseguenze più profonde e potenzialmente costose, come i danni e le rotture degli elettrodomestici. Culligan Smart Modernity cambia questo paradigma”. “Grazie alla tecnologia Culligan - prosegue - è possibile avere un controllo costante e quotidiano del sistema, dei consumi idrici e dell’utilizzo del sale. Le tecnologie integrate consentono inoltre di ridurre in modo significativo l’impiego di sale per l’addolcimento dell’acqua, migliorando l’efficienza complessiva del sistema. In questo modo offriamo all’utente un servizio in tempo reale e, allo stesso tempo, siamo in grado di monitorare le prestazioni dei prodotti e intervenire in modo proattivo, assicurando ai clienti un supporto continuo e affidabile”, le sue parole.

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