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Draghi e l'Europa federale, il passo avanti è: facciamolo solo con chi ci sta (come con l'Euro)

(Adnkronos) - Mario Draghi ha parlato a Lovanio, dove ha ricevuto una nuova laurea honoris causa. Le sue parole hanno fatto parlare allargando, se possibile, la distanza fra chi le legge come un messaggio legato all’urgenza di andare in una direzione ...

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Turismo: eDreams Prime in Italia, da abbonati valutazioni del 36% superiori rispetto a non iscritti

(Adnkronos) - eDreams Odigeo (di seguito 'la società' o in breve 'eDO'), la piattaforma di abbonamenti di viaggio leader nel mondo, ha diffuso oggi i nuovi dati sulla soddisfazione dei clienti relativi al servizio Prime in Italia. I dati indicano che ...

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“L’economia circolare non è solo riciclo, è una rivoluzione culturale”: De Santoli spiega perché

(Adnkronos) - “L’economia circolare non è solo gestire i rifiuti per farli far diventare una risorsa, cosa pure importante. È un modo di pensare e di operare, una cultura che riguarda l’intero ciclo di vita dei prodotti. È qualche cosa ...

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Draghi e l'Europa federale, il passo avanti è: facciamolo solo con chi ci sta (come con l'Euro)

(Adnkronos) - Mario Draghi ha parlato a Lovanio, dove ha ricevuto una nuova laurea honoris causa. Le sue parole hanno fatto parlare allargando, se possibile, la distanza fra chi le legge come un messaggio legato all’urgenza di andare in una direzione chiara, quella di un’Europa federale, e chi, al contrario, attribuisce alla sua impostazione la colpa originaria di aver disperso le energie e il potenziale delle singole nazioni. Da una parte, chi continua a chiedere più Europa, dall’altra chi, in nome del sovranismo, vorrebbe sempre meno Europa. Ma la più grande novità del nuovo affondo dell'ex presidente della Bce sta nello schema che propone: facciamo l'Europa federale solo con chi ci sta, come è stato fatto con l'Euro. Rileggere i passaggi chiave del suo intervento aiuta a capire perché. L’ex presidente della Bce ha parlato di quello che in passato ha definito "federalismo pragmatico". Pragmatico, ha spiegato, perché “dobbiamo compiere i passi che sono attualmente possibili, con i partner che sono attualmente interessati, nei settori in cui il progresso può ad oggi essere realizzato”. Federalismo perché, ha detto, “la destinazione conta. L'azione comune e la fiducia reciproca che crea devono diventare il fondamento di istituzioni dotate di reale potere decisionale, istituzioni in grado di agire con decisione in ogni circostanza”. A questa conclusione, Draghi è arrivato con un ragionamento che passa da alcuni concetti chiave. Il primo è che “mettere insieme più paesi piccoli non produce automaticamente un blocco potente. Questa è la logica della confederazione, la logica che l'Europa segue ancora nella difesa, nella politica estera, nelle questioni fiscali”. Questo modello, ha spiegato l’ex presidente della Bce, “non produce potere. Un gruppo di stati che si coordina rimane un gruppo di stati: ciascuno con un diritto di veto, ciascuno con i suoi propri calcoli, ciascuno – uno dopo l’altro – esposto al rischio di essere isolato”. Il potere, quindi, “presuppone che l'Europa passi dalla confederazione alla federazione”. Draghi ha argomentato anche da dove arriva questa conclusione. “Laddove l'Europa si è federata – nel commercio, nella concorrenza, nel mercato unico, nella politica monetaria – siamo rispettati come potenza e negoziamo come un'entità unica. Lo vediamo nei successi degli accordi commerciali attualmente in fase di negoziazione con India e America Latina. Dove invece non lo abbiamo fatto - nella difesa, nella politica industriale, negli affari esteri - siamo trattati come un'assemblea frammentata di stati di medie dimensioni, da dividere e gestire di conseguenza”. Non solo. “Dove commercio e sicurezza si intersecano, i nostri punti di forza non riescono a proteggere le nostre debolezze. Un'Europa unita sul commercio ma frammentata sulla difesa vedrà il suo potere commerciale sfruttato contro la sua dipendenza in materia di sicurezza, come sta accadendo ora”. L’altro concetto chiave che Draghi ha sviluppato nel suo intervento è legato allo schema che va seguito, lontano dal concetto di unanimità e di un’Europa che debba muoversi necessariamente a 27, come avviene ore. L’approccio del federalismo pragmatico, infatti, “rompe l'impasse davanti alla quale ci troviamo oggi, e lo fa senza subordinare nessuno. Gli Stati membri aderiscono volontariamente. La porta rimane aperta ad altri, ma non a coloro che minerebbero lo scopo comune. Non dobbiamo sacrificare i nostri valori per ottenere potere”. Draghi, quindi, ha indicato una strada già percorsa. "L'euro è l'esempio di maggior successo. Coloro che erano disposti sono andati avanti, hanno costruito istituzioni comuni dotate di vera autorità, e attraverso quell'impegno condiviso hanno forgiato una solidarietà più profonda di quanto qualsiasi trattato avrebbe potuto prescrivere. E da allora, altri nove paesi hanno scelto di aderire". La conclusione è: facciamo l’Europa federale con chi ci sta e con chi la vuole fare. Se necessario, è il sottotesto, separiamoci: dentro chi vuole più Europa, fuori chi ne vuole sempre meno. (Di Fabio Insenga)

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Turismo: eDreams Prime in Italia, da abbonati valutazioni del 36% superiori rispetto a non iscritti

(Adnkronos) - eDreams Odigeo (di seguito 'la società' o in breve 'eDO'), la piattaforma di abbonamenti di viaggio leader nel mondo, ha diffuso oggi i nuovi dati sulla soddisfazione dei clienti relativi al servizio Prime in Italia. I dati indicano che il sentiment degli iscritti ha raggiunto un nuovo massimo storico, con un net promoter score (nps) medio di 61 per la categoria 'accommodation' durante l'ultimo trimestre. Sulla scala nps standard di settore, che va da -100 a +100, un punteggio di questa portata è classificato come eccellente. Questo record segna l'ultimo traguardo di un trend di crescita costante durato cinque anni. Le analisi condotte dal 2021 a oggi confermano che l’effetto abbonamento si sta progressivamente rafforzando, offrendo un valore costantemente superiore rispetto all'esperienza di viaggio standard. Mentre i tassi di soddisfazione risultano aumentati per tutti i clienti, riflettendo i miglioramenti generali della piattaforma, il sentiment dei membri Prime ha subito un'accelerazione molto più rapida. Oggi, in Italia, i membri Prime valutano la propria esperienza il 36% in più rispetto agli utenti standard non abbonati. Il divario di soddisfazione tra i due gruppi è aumentato negli ultimi cinque anni, a dimostrazione del fatto che le caratteristiche esclusive del programma Prime stanno creando un livello di esperienza premium ben distinto. Questi risultati seguono i significativi investimenti nella proposta di valore di Prime, tra cui l'introduzione di opzioni di flessibilità (come la possibilità di cancellare le prenotazioni per qualsiasi motivo) e un'offerta di prodotti ampliata con offerte riservate ai soci su voli, hotel, pacchetti, noleggio auto e treni. Le performance attuali supportano la tabella di marcia strategica della società, che punta a raggiungere 13 milioni di abbonati entro il 2030 (rispetto agli oltre 7,7 milioni di oggi), confermando che il servizio sta diventando sempre più attraente per i consumatori alla ricerca di una soluzione di viaggio flessibile e orientato al valore. Dana Dunne, ceo di eDreams Odigeo ha dichiarato: "Il raggiungimento di questo picco storico nella soddisfazione degli abbonati è una pietra miliare significativa che convalida la nostra visione: offrire ai nostri membri un'esperienza premium basata sull'intelligenza artificiale. Quando abbiamo lanciato Prime, abbiamo aperto la strada a una categoria completamente nuova, quella dei viaggi in abbonamento, che prima semplicemente non esisteva". "Questi punteggi record - ha spiegato - confermano che, man mano che facciamo crescere la nostra piattaforma aggiungendo prodotti e perfezionando il servizio giorno dopo giorno, il valore che offriamo diventa sempre più evidente per i nostri membri. Il crescente divario tra abbonati e utenti standard dimostra che il modello su abbonamento offre fondamentalmente un'esperienza superiore. Ci impegniamo a continuare a guidare la categoria degli abbonamenti di viaggio in Italia e non solo, con una piattaforma che migliora ogni singolo giorno, assicurando che i nostri iscritti abbiano sempre il miglior partner possibile per i loro viaggi".

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“L’economia circolare non è solo riciclo, è una rivoluzione culturale”: De Santoli spiega perché

(Adnkronos) - “L’economia circolare non è solo gestire i rifiuti per farli far diventare una risorsa, cosa pure importante. È un modo di pensare e di operare, una cultura che riguarda l’intero ciclo di vita dei prodotti. È qualche cosa di rivoluzionario”. A dirlo è Livio De Santoli, prorettore per la Sostenibilità all’Università Sapienza di Roma, che all’Adnkronos sottolinea la necessità di fare un cambio di mentalità, da parte sia delle persone che dei decisori. Per De Santoli, occorre infatti passare da un approccio consumistico e lineare (rifiuti come scarti) a una visione circolare (rifiuti come risorse) che integri ambiente, società ed economia, superando il greenwashing e assumendosi la responsabilità personale e collettiva per la crisi climatica. E occorre farlo applicando questo nuova “tipologia di vita”, a “tutto”. Intanto, lungo lo Stivale si stanno avendo “dei buoni risultati nel campo della gestione dei rifiuti — vedo che ormai le percentuali nelle città stiano veramente arrivando a dei valori elevati”, evidenzia il prorettore. L’economia circolare è in effetti un settore dove “l’Italia è sempre stata all’avanguardia” e dove “avrà sicuramente un grande ruolo”, sottolinea il prorettore. Per dare qualche cifra, secondo i dati Conai l’Italia nel 2024 ha riciclato il 76,7% di imballaggi immessi sul mercato, pari a 10,7 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, sono state riciclate oltre 435.500 tonnellate di acciaio, 62.400 tonnellate di alluminio, 4.605 milioni di tonnellate di carta e cartone, 2.314 milioni di tonnellate di legno, 1.131 milioni di tonnellate di plastica convenzionale e 47.500 tonnellate di bioplastica compostabile – per un totale di 1.179 milioni di tonnellate – e quasi 2.103 milioni di tonnellate di vetro. Da segnalare il risultato del settore della plastica, che ha superato nel 2024 l’obiettivo del 50% di riciclo fissato dall’Unione Europea per il 2025. Sommando i dati relativi al recupero energetico a quelli relativi al riciclo, la quantità totale di imballaggi a fine vita recuperati supera i 12 milioni di tonnellate : l’86,4% degli imballaggi immessi sul mercato. Questi risultati non arrivano per caso. “L’Italia ha già una tradizione industriale e artigianale che favorisce l’efficienza, e questo può diventare un vantaggio competitivo”, osserva De Santoli. Il Paese è stato “pioniere anche sul fronte dell’efficienza energetica”: già dagli anni Settanta esistevano politiche avanzate, e oggi, sottolinea il prorettore, registriamo “una delle intensità energetiche più basse d’Europa, dimostrando che è possibile crescere consumando meno energia”. E a proposito di Europa: nell’ultimo anno, in nome della competitività, Bruxelles ha avviato un’opera di semplificazione che, partendo da una necessità su cui tutti concordano – recuperare terreno rispetto ai competitor, in primis Stati Uniti e Cina – rischia secondo alcuni di distruggere lo sforzo verso un mondo più verde, oltre al ruolo di leader globale della transizione energetica ed ecologica che l’Unione si è costruita negli ultimi anni. De Santoli è tra chi la pensa così: “Mi auguro che si trovi un equilibrio, perché non si può cancellare un lavoro di cinque anni”. “Siamo vicini al traguardo 2030 e dobbiamo continuare fino al 2050. Alcuni Paesi sono sulla buona strada, l’Italia un po’ meno, ma non ha alternative: seguire la transizione energetica e digitale è l’unico modo per garantire sviluppo industriale, riduzione dei costi e nuova occupazione”.

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