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(Adnkronos) - L’Europa deve evitare che chi ha partecipato alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina possa entrare liberamente nello spazio Schengen. È questo il messaggio al centro dell’editoriale firmato dal ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, che lunedì sarà in visita ufficiale in Italia, e pubblicato da Eurofocus, il portale Adnkronos dedicato agli affari europei. Nel testo, il capo della diplomazia di Tallinn mette in guardia da un rischio che, a suo avviso, non è affatto teorico: la possibilità che migliaia di ex combattenti russi, una volta concluso il conflitto, possano spostarsi in Europa sfruttando il sistema dei visti Schengen. Tsahkna sottolinea come tra le forze mobilitate da Mosca vi siano non solo soldati regolari, ma anche ex detenuti liberati direttamente dalle colonie penali e inviati al fronte, insieme a individui reclutati con modalità coercitive o fortemente ideologizzati. Si tratta di persone con esperienza diretta nell’uso della violenza e in molti casi “indurite e segnate da contesti estremi”, che potrebbero rappresentare un problema di sicurezza se non adeguatamente monitorate. Dall’inizio dell’invasione su larga scala la Russia avrebbe mobilitato "oltre un milione di individui", creando così un bacino molto ampio di reduci con un profilo potenzialmente critico. L’editoriale richiama anche precedenti recenti. Il ritorno dei combattenti stranieri da Siria e Iraq, così come l’esperienza dei veterani delle guerre balcaniche, ha dimostrato come il rientro di persone con un passato bellico possa avere conseguenze durature in termini di sicurezza, inclusi legami con criminalità organizzata e reti estremiste. L’esperienza maturata in contesti di guerra, osserva Tsahkna, non si dissolve automaticamente una volta superati i confini. A rendere il quadro ancora più complesso è, secondo Tallinn, l’assenza di programmi credibili in Russia per la reintegrazione dei combattenti dopo la guerra. Senza percorsi di smobilitazione o supporto psicologico, molti reduci potrebbero trovarsi in una situazione di marginalità sociale ed economica. Un contesto che, unito agli incentivi economici ricevuti durante il conflitto, potrebbe spingerli a cercare opportunità all’estero, rendendo l’Europa una destinazione potenzialmente attrattiva. Questo scenario è collegato alla più ampia strategia russa di guerra ibrida. Disinformazione, cyber attacchi, uso di reti criminali e pressione sui flussi migratori fanno già parte degli strumenti utilizzati da Mosca. In questo quadro, gli ex combattenti potrebbero diventare una risorsa facilmente attivabile per operazioni di sabotaggio, intimidazione o destabilizzazione. Per questo, l’Estonia chiede una risposta a livello europeo. L’idea è quella di introdurre un divieto valido in tutto lo spazio Schengen per il rilascio di visti e permessi di soggiorno a chi ha preso parte alla guerra contro l’Ucraina. Una misura che dovrebbe poggiare su una maggiore condivisione delle informazioni tra Stati membri, una blacklist comune e un’applicazione uniforme delle regole. L’obiettivo non è colpire indiscriminatamente i cittadini russi, ma stabilire una responsabilità individuale chiara: partecipare a una guerra di aggressione, si legge nell’editoriale, non può essere considerato un fatto neutrale. Nel ragionamento del ministro estone, un ruolo centrale spetta anche all’Italia, indicata come uno dei principali punti di accesso allo spazio Schengen e come Paese chiave per la sicurezza europea. Un controllo più rigoroso sul rilascio dei visti, viene sottolineato, contribuirebbe non solo alla protezione nazionale ma alla sicurezza complessiva dell’area europea. Il punto finale dell’editoriale è netto: l’Europa si trova davanti a una decisione che non può essere rimandata. Agire ora, in modo coordinato, significa prevenire un rischio considerato prevedibile. Non farlo, avverte Tsahkna, significherebbe dover giustificare in futuro un’inerzia dalle possibili conseguenze gravi. L’obiettivo è mantenere l’Europa aperta a scambi culturali e relazioni legittime, ma chiusa a chi ha preso parte a uno dei conflitti più violenti nel continente dalla Seconda guerra mondiale.
(Adnkronos) - La formazione si conferma uno degli strumenti chiave per entrare o consolidare la propria posizione nel mercato del lavoro. In un contesto in cui le imprese chiedono sempre più competenze specialistiche, l’aggiornamento professionale diventa un fattore determinante per la crescita delle persone e dell’economia. Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Iziwork spa, nel 2025 sono stati organizzati oltre 400 corsi di formazione, svolti sia in presenza sia online. Ai percorsi hanno partecipato più di 2.000 corsisti, per un totale complessivo di oltre 15.000 ore di formazione erogate. I corsi hanno coperto diversi ambiti professionali: dalla formazione per operai specializzati alle attività di segreteria e back office, fino ai comparti del turismo e della grande distribuzione organizzata. Per il 2026 l’azienda prevede un ulteriore aumento delle attività formative, in linea con la fase di crescita e di ampliamento dell’organizzazione. L’obiettivo è incrementare sia il numero dei corsi sia il totale delle ore di formazione e dei partecipanti. L’analisi dell’Osservatorio ha inoltre esaminato il profilo dei partecipanti. Le donne rappresentano il 68% dei corsisti: tra queste, il 70% è diplomato, il 20% laureato e il 10% possiede il diploma di scuola media. Gli uomini sono il 32% dei partecipanti: il 66% è diplomato, il 21% laureato e il 13% possiede il diploma di scuola media. Il livello di istruzione tra uomini e donne appare sostanzialmente simile. Resta però significativo il dato sulla partecipazione maschile: solo un corsista su tre è uomo, nonostante i percorsi formativi analizzati siano completamente gratuiti. “I dati confermano che, ad oggi, la formazione rappresenta uno degli strumenti principali per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, ma anche per consentire a chi è già occupato di accrescere le proprie competenze attraverso percorsi di upskilling e reskilling progettati ad hoc.” Dichiara Elisabetta D’Anna training manager di Iziwork: “Nell'ultimo anno, in modo particolare, abbiamo gestito numerosi percorsi di questo tipo in sinergia con le nostre aziende clienti, permettendo a molti lavoratori e lavoratrici di accrescere e sviluppare le proprie competenze e, di conseguenza alle imprese, di avvalersi di collaboratori sempre più compenti.”
(Adnkronos) - Da oggi a Milano tutte le capsule di caffè in alluminio possono essere conferite direttamente nel sacco giallo destinato agli imballaggi in plastica e metalli, nella propria raccolta domestica o condominiale. Si tratta di una novità significativa resa possibile dalla collaborazione tra il Comune di Milano, Amsa, A2A Ambiente, Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio (Cial), Nespresso. La possibilità di conferire le capsule nel sacco giallo a Milano nasce dal lavoro congiunto sull’impianto di selezione di A2A Ambiente di Muggiano, alle porte di Milano, dotato delle tecnologie necessarie per intercettare e recuperare anche l’alluminio piccolo e leggero. L’impianto utilizza infatti un separatore a correnti parassite (Ecs - Eddy Current Separator), che grazie ad una nuova fase di selezione permette di separare l’alluminio di piccole dimensioni - come quello delle capsule di caffè, ma anche tappi, blister e altri piccoli componenti metallici - dal resto del flusso di rifiuti per avviare a riciclo l’alluminio anziché scartarlo. Con questa tecnologia, che rappresenta un’eccellenza in Italia, la frazione più fine viene quindi rilevata scongiurandone la perdita e garantendone l’avvio a una nuova filiera che prevede la fusione e la trasformazione in nuovi prodotti. Un processo reso possibile anche grazie alla collaborazione con Nespresso e Cial che hanno affiancato e contribuito attivamente alla fase di verifica ed efficacia del sistema di rilevamento e separazione. L’alluminio possiede infatti caratteristiche ottimali in quanto può essere riciclato al 100% e riutilizzato all’infinito mantenendo invariate le caratteristiche del metallo. Il progetto, in un Paese come l’Italia povero di bauxite, contribuisce al fabbisogno di alluminio e consente inoltre di risparmiare il 95% di energia altrimenti necessaria alla lavorazione a partire dalla materia prima. L’attività risponde, inoltre, all’aggiornamento normativo relativo alla gestione degli involucri. A partire dal mese di agosto 2026 diventerà, infatti, effettivo il nuovo regolamento Ppwr - Packaging and Packaging Waste Regulation che riconoscerà le capsule come imballaggi e, quindi, introdurrà il loro conferimento nella raccolta differenziata. Ma perché il riciclo dell’alluminio piccolo e leggero sia effettivo, sarà necessaria la presenza di impianti e processi idonei, come garantito qui a Milano grazie a questa collaborazione. Oggi, secondo la normativa vigente, le capsule non sono classificate come imballaggi, a causa della loro struttura composta da alluminio e caffè esausto rimasto all’interno dopo l’uso, e per questo sono destinate alla racconta indifferenziata dei rifiuti generici. Il riconoscimento delle capsule come imballaggi, la tecnologia Ecs presente presso l’impianto di A2A Ambiente di Muggiano, e il lavoro congiunto svolto insieme a Amsa, Cial e Nespresso rappresentano quindi un’applicazione concreta di come sia possibile trasformare l’innovazione normativa che porterà il Ppwr in impatto reale. È questa evoluzione tecnologica che permette oggi a Milano di garantire che le capsule conferite dai cittadini nella raccolta del sacco giallo vengano davvero riciclate. "Poter conferire le capsule di alluminio nel sacco giallo, anche se contengono i residui di caffè, è un passo avanti che semplifica la gestione dei rifiuti domestici da parte dei cittadini e delle cittadine e che ci permetterà di migliorare la raccolta differenziata e di riciclare una grande quantità di alluminio (elemento prezioso e che ben si presta al riciclo) che fino ad oggi andava disperso", spiega l'assessora all'Ambiente e Verde Elena Grandi. "Iniziative come queste possono contribuire ad aumentare la raccolta differenziata del capoluogo lombardo e a semplificare al contempo la raccolta domestica delle capsule usate da parte dei cittadini - dichiara l’amministratore delegato di Amsa, Marcello Milani - Con oltre il 63% di raccolta differenziata, Milano è al vertice tra le metropoli europee sopra il milione di abitanti, confermandosi come esempio di eccellenza". "L’impianto milanese di Muggiano rappresenta uno degli esempi più avanzati di innovazione applicata all’economia circolare - aggiunge Giovanni Faedda, responsabile Impianto di Muggiano di A2A Ambiente - Grazie all’impiego della tecnologia Ecs (Eddy Current Separator), il sito oggi consente di recuperare anche l’alluminio più piccolo e leggero, come quello delle capsule di caffè, avviandolo al riciclo". Per il direttore generale di Cial Stefano Stellini, "questa novità rappresenta un passo decisivo per due motivi fondamentali: per il comparto del mondo alluminio significa accrescere le quantità di materiale recuperato, fondamentale per il fabbisogno del Paese dato che qui in Italia non abbiamo produzione di alluminio primario da bauxite, per i cittadini vuol dire semplificare il gesto quotidiano della raccolta differenziata. L’Italia è oggi tra i leader mondiali nel riciclo dell’alluminio grazie a un modello industriale maturo e tecnologie sempre più avanzate". "Il progetto - spiega Monica Pellegrini, direttrice operativa di Nespresso Italiana - rende ancora più facile lo smaltimento e concreto il riciclo dell’alluminio, dando un esempio eccellente di applicazione del Ppwr. Lavoriamo da oltre 15 anni nella gestione di sistemi dedicati per riciclo e questo rende naturale il nostro supporto per avviare il sistema, che si affianca ai nostri progetti dedicati, quali 'Da Chicco a Chicco' e il Servizio di Raccolta a Domicilio, con cui abbiamo recuperato oltre 3.500 tonnellate di capsule nel comune di Milano, e 6.000 in Lombardia dal 2011". L’iniziativa sarà accompagnata da una campagna informativa istituzionale, sviluppata da Amsa e Cial con il supporto di Nespresso, per sensibilizzare i cittadini a conferire correttamente le capsule nella raccolta domestica. La campagna vedrà una pianificazione fisica per le strade delle città, accompagnata dalla presenza sulla stampa e sui canali digitali e social di Amsa, Cial e Nespresso. Il nuovo sistema lanciato su Milano sarà progressivamente esteso ai comuni dell’hinterland serviti da Amsa.