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(Adnkronos) - A guardarli sulla cartina degli Stati Uniti sembrano una macchia di cemento che continua a espandersi nel verde delle aree rurali. Negli ultimi mesi Epoch AI, un istituto di ricerca non profit, ha mappato l’espansione dei data center attraverso i dati pubblici disponibili sul web, ma anche immagini satellitari e richieste di permessi per costruire, creando una mappa interattiva in cui è possibile capire quanta acqua ed energia consumano e consumeranno in prospettiva, chi sono i proprietari e quali sono i costi. “I moderni data center per l'AI generano così tanto calore che i sistemi di raffreddamento si estendono al di fuori degli edifici”, si legge in una nota sul sito della non profit. Ma la battaglia per espandere i data center è soprattutto politica e in questi mesi, in vista delle elezioni di midterm dell’8 novembre, si sta intensificando. In questo momento, le lobby che sostengono l’industria dell’intelligenza artificiale hanno investito oltre 300 milioni di dollari per sostenere candidati che promettono leggi e regole meno restrittive per Big Tech. Per fare un paragone, nel 2024 Elon Musk, uno dei più grandi donatori del partito repubblicano, ha dato alla campagna di Donald Trump la stessa quantità di denaro. Secondo un’analisi del New York Times, nel solo 2025 aziende, dirigenti e gruppi legati all’AI hanno donato almeno 83 milioni di dollari alle campagne federali, cifra che sale a circa 150 milioni includendo le iniziative a livello statale. A questi si aggiungono nuovi flussi di denaro. Un gruppo pro-AI, Innovation Council Action, sostenuto dall’area politica di Donald Trump e vicino al suo consigliere David Sacks, prevede di investire almeno 100 milioni di dollari nelle elezioni di novembre, sostenendo i candidati favorevoli alla deregolamentazione e penalizzando chi vuole regole più stringenti sull'intelligenza artificiale. Il sistema si sta strutturando attorno a una rete di super PAC e gruppi paralleli. Leading the Future, sostenuto da investitori della Silicon Valley e figure legate a OpenAI, ha raccolto da solo circa 125 milioni di dollari. Meta ha destinato altri 65 milioni a campagne nei singoli Stati. Sul fronte opposto, organizzazioni favorevoli a una regolamentazione più severa stanno cercando di rispondere: Public First Action punta a raccogliere fino a 75 milioni di dollari, mentre il Future of Life Institute ha avviato una campagna pubblicitaria da 8 milioni. In questo modo la regolamentazione dell’intelligenza artificiale è diventata uno dei temi centrali nella corsa per il controllo del Congresso. Public First Action, il network finanziato da Anthropic, è impegnato a promuovere un’intelligenza artificiale più sicura: ha appena presentato una campagna pubblicitaria a sostegno di due democratici moderati, Josh Gottheimer e Valerie Foushee, sempre più centrali nel dibattito sulla regolamentazione dell’AI e co-presidenti della nuova commissione democratica della Camera dedicata al tema. L’obiettivo dell’industria è evitare una regolamentazione frammentata. “Vogliamo evitare un mosaico di leggi statali che rallenti l’innovazione”, è la linea sostenuta da molti attori del settore, che chiedono uno standard federale unico. Una posizione legata anche alla competizione con la Cina, sempre più presente nel dibattito politico sull’AI. Secondo CNBC, l’industria sta cercando di replicare la strategia usata dal settore delle criptovalute nel 2024, quando un singolo super PAC contribuì all’elezione di oltre 50 candidati favorevoli. Una divisione che va oltre i partiti. Su questo punto si sta aprendo uno scontro sempre più netto. Una parte della sinistra democratica chiede di rallentare. Il senatore Bernie Sanders è tra i più critici e propone limiti più stringenti allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture collegate, inclusa una possibile moratoria sulla costruzione di nuovi data center. Il tema non è solo tecnologico ma anche ambientale e sociale, legato al consumo di energia, all’uso dell’acqua e all’impatto sulle comunità locali. Allo stesso tempo, una parte crescente dell’opinione pubblica si mostra scettica. Diversi sondaggi indicano che la maggioranza degli americani sostiene l’introduzione di regole per la sicurezza e la trasparenza dell’AI, anche a costo di rallentare lo sviluppo. Anche all’interno del campo conservatore non manca il dissenso: alcuni esponenti repubblicani hanno espresso dubbi su un approccio troppo permissivo e si sono opposti a limitare il potere degli stati. Negli ultimi mesi alcuni esponenti repubblicani hanno preso le distanze dalla linea più permissiva. I senatori Josh Hawley e Marsha Blackburn hanno bloccato un tentativo dell’amministrazione di limitare il potere degli stati nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Una posizione condivisa anche da figure come il governatore della Florida Ron DeSantis, che ha difeso il ruolo degli stati contro un accentramento a livello federale. Nonostante queste divisioni, la linea dell’area politica legata a Donald Trump resta orientata all’accelerazione. L’intelligenza artificiale viene considerata un settore strategico nella competizione globale e quindi da sviluppare rapidamente. La Casa Bianca ha indicato la volontà di favorire un quadro normativo nazionale più leggero e di limitare la possibilità per i singoli stati di introdurre regole autonome, proprio per evitare ostacoli all’avanzamento del settore. In questa direzione si inserisce anche la posizione di David Sacks, investitore della Silicon Valley ed ex responsabile per intelligenza artificiale e criptovalute alla Casa Bianca, che sostiene la necessità di un unico quadro regolatorio federale. Secondo questa visione, un sistema frammentato di leggi statali rischierebbe di rallentare la crescita americana e favorire i concorrenti internazionali, in particolare la Cina. Lo stesso Sacks è stato recentemente nominato alla guida del consiglio di consulenza scientifica e tecnologica del presidente, insieme a figure di primo piano del settore come Mark Zuckerberg, Jensen Huang, Larry Ellison e Marc Andreessen, a conferma del legame sempre più stretto tra industria tecnologica e processo decisionale politico. Da Ashburn, in Virginia, a circa trenta minuti da Washington, si entra in quella che negli Stati Uniti è conosciuta come Data Alley. Qui si concentra la più alta densità di data center al mondo. Non vogliono parlare. Sorridono e salutano, ma fanno segno con la mano che non possono. Sono le quattro del pomeriggio e la maggior parte degli operai sta lasciando i cantieri. Intorno, decine di nuove costruzioni. Cubi di cemento armato, bassi ed enormi, spesso circondati da telecamere e sistemi di sicurezza. Gli oltre 200 data center presenti nell’area di Ashburn, che raddoppiano considerando l’intera Virginia del Nord, gestiscono circa il 70 per cento del traffico internet mondiale. Il primo è stato costruito nel 1998 da Equinix vicino alla sede di America Online. Oggi quella sede non esiste più, demolita nel 2023, mentre il settore continua a crescere. Secondo un’analisi di S&P Global, nei primi undici mesi del 2025 sono stati investiti circa 47 miliardi di dollari nella costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti e in Canada, su un totale globale di 61 miliardi. “Per chi ci lavora è un’opportunità, ma per la comunità locale è stato un peggioramento”, dice ad AdnKronos Jeremy, 50 anni, incontrato in un birrificio della zona. La sua famiglia vive qui da generazioni. Il problema, raccontano diversi residenti, è prima di tutto economico. Le bollette dell’energia sono aumentate fino al 30 per cento negli ultimi anni. A questo si aggiunge il consumo di acqua necessario per raffreddare le strutture. Secondo uno studio della Interstate Commission on the Potomac River Basin, entro il 2050 la domanda idrica nella regione potrebbe crescere del 17 per cento. Lo spazio disponibile è sempre meno e i data center si avvicinano ai centri abitati. I residenti parlano di rumore costante, perdita di terreni agricoli e riduzione delle aree naturali. E c’è un grosso problema sia per i politici locali che per la Casa Bianca. Secondo i dati di un sondaggio di NBC News, la maggior parte degli elettori, sia di destra che di sinistra, è a favore di regole più severe sull’espansione dell’AI, mostrando come la tecnologia crei più preoccupazioni e tensioni rispetto all’ICE, la polizia di frontiera usata da Trump negli ultimi mesi per arrestare gli immigrati senza documenti nelle città americane. “Stiamo perdendo biodiversità e parte della nostra storia per qualcosa che non conosciamo davvero”, sostiene una donna che preferisce rimanere anonima e che vive vicino a uno dei nuovi impianti. (di Angelo Paura)
(Adnkronos) - Un’occasione di confronto tra imprese professionisti, rappresentanze sindacali e mondo dell’innovazione. E’ stato presentato ieri a Palazzo Valentini a Roma il Ccnl per lavoratori Stem e professioni innovative che interessa oltre 200mila lavoratori, professionisti dell’economia della conoscenza nell’era AI. Il contratto sottoscritto per la parte sindacale da Federazione Stem, Cse, Ciu UnionQuadri e Sning e da FederItaly per la parte datoriale, punta su un modello organzzativo diverso, moderno, lavorare per obiettivi, tutela della proprietà intellettuale rispetto anche a paternità e valorizzazione economica dell’innovazione. Ma punta anche su parità retributiva e inclusione, fissa la settimana lavorativa in 36 ore, e favorisce lo smart working (accordato per almeno il 40% di presenze mensili) e diritto alla disconnessione, oltre a stabilire un budget dedicato per la formazione professionale continua. Oltre alla tutela e alla crescita professionale delle categorie interessate, il contratto favorisce la crescita e l’innovatività delle imprese e l’attrattività verso i talenti, obiettivi contenuti nel programma della Federazione Stem nata un anno fa proprio per introdurre un nuovo sistema di valorizzazione delle competenze e dei risultati dei lavoratori e professionisti che vada oltre l’impostazione tradizionale scandita soltanto dal tempo dedicato alle singole mansioni. “Vogliamo valorizzare -ha detto Beniamino Romano, segretario generale di Federazione Stem- la responsabilità progettuale, l’autonomia della professione e la certificazione delle competenze, considerando il contesto imprenditoriale in cui lavorano i professionisti che rappresentiamo e che si fa sempre più ricco di innovazione. Nell’economia della conoscenza il valore non si misura nel tempo lavorato, ma nella capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati, generare competenza, creare valore, trasformazione e futuro. L’obiettivo di fondo è evitare la 'fuga dei cervelli' favorendo la valorizzazione del talento italiano e la collaborazione tra imprese tech, startup, ricerca e pa. E quindi un Paese più competitivo”. La Federazione, che associa ed organizza le donne e gli uomini che operano nell’ambito delle Professioni Stem (science, technology, engineering e mathematics), estese a tutti coloro che a diverso titolo contribuiscono all’Innovazione e alla Ricerca per lo sviluppo del Sistema Paese propone un nuovo modello per l’azione della pa, con l’introduzione del Project Management e il Program Management che è stato adottato da qualche anno con successo negli Usa (Pmiaa Law del Pres. Obama)). Altri obiettivi consistono nell’applicazione di un nuovo modello di gestione della sicurezza sul lavoro, ispirato ai modelli europei (UK, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Svizzera), nella creazione di un osservatorio Nazionale sulle Professioni di rappresentate e avvio della SystemAcademy, piattaforma formativa della federazione dedicata a diffondere le competenze stem, digitali e manageriali.
(Adnkronos) - Il biogas e il biometano sono visti positivamente dai decisori italiani: il 79% di loro, infatti, riconosce un impatto positivo del biogas e del biometano sullo sviluppo del Paese. Il dato è fornito dallo studio realizzato dal Cib, Consorzio Italiano Biogas, in collaborazione con YouTrend, sulla percezione che i decisori italiani hanno del biogas e del biometano, e presentato oggi a Roma nella seconda giornata di lavori di Biogas Italy. L’evento è stato aperto dal videomessaggio del Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida che ha ribadito il ruolo centrale dell’agricoltura e della filiera del biogas e biometano agricolo nella transizione. Secondo la ricerca, il biogas è visto positivamente da parlamentari e consiglieri regionali sotto diversi aspetti. Per il 79% di loro, infatti, l'impatto del biogas sullo sviluppo economico e sociale dell'agricoltura e del nostro Paese è positivo. Il 29% lo indica come molto positivo, solamente meno di uno su dieci lo giudica negativo. Un dato in linea con quello rilevato nella popolazione generale, che nel sondaggio Youtrend del 2025 giudicava l’impatto positivo nel 60% dei casi. Il sostegno dei decisori è trasversale rispetto all’arco parlamentare. L’88% dei decisori è favorevole agli impianti di biogas e il 38% si dichiara molto favorevole alla costruzione di impianti per la produzione di biogas. Per quanto riguarda il futuro del biogas, un decisore su due considera prioritaria la definizione di un nuovo quadro legislativo. Secondo gli intervistati, nei processi di realizzazione di nuovi impianti per la produzione di biogas ci vorrebbe più informazione e trasparenza verso la cittadinanza: solo il 17% ritiene infatti che i cittadini siano informati in modo adeguato. Interrogati sulle azioni prioritarie per coinvolgere le comunità locali, le opzioni ritenute più efficaci sono gli incentivi agli agricoltori locali per l'uso del digestato come fertilizzante naturale (39%) e il finanziamento di iniziative per il territorio da parte delle aziende costruttrici (34%). I decisori si mostrano quindi in piena sintonia con i cittadini, i quali nella rilevazione del 2025 avevano indicato le medesime priorità ai primi due posti. Accanto alla mappa dei decisori, Lorella Rossi, area tecnica CIB, ha illustrato l’evoluzione del potenziale produttivo di biometano italiano tracciando una mappa delle biomasse disponibili a livello provinciale, così come emersa dal recente studio SNAM-CIB. Con questa mappa si stima una evoluzione della produzione annuale di gas rinnovabile molto incoraggiante: ben 8,1 miliardi di Smc al 2030 e 15,3 miliardi di Smc al 2050. I territori (provinciali e regionali) con la maggiore disponibilità di biomasse connesse al settore agricolo e zootecnico sono proprio quelli in cui si stanno realizzando e si realizzeranno i numerosi progetti supportati dal Decreto PNRR. Non solo, a fronte di tale incremento, viene comunque confermata la disponibilità di matrici per proseguire nel raggiungimento del target richiesto. La centralità dell'agricoltura nello sviluppo del biometano - definita "indispensabile" - è stata ribadita da Emilio Gatto, Direttore Generale del Masaf: “Come Ministero, sosteniamo l'ammodernamento delle aziende e l'introduzione di tecnologie 4.0 per favorire la transizione agro-energetica e lo sviluppo delle rinnovabili. Serve tuttavia coerenza normativa per valorizzare l'intera filiera: stiamo lavorando per eliminare le contraddizioni sull'uso agronomico del digestato, permettendo l'impiego in digestione anaerobica di tutti i sottoprodotti agricoli, e puntiamo a ottenere la sua equiparazione ai fertilizzanti chimici superando gli ostacoli europei. Tutto questo deve avvenire garantendo la sostenibilità tramite procedure di certificazione semplificate, senza appesantire la burocrazia e i costi per le imprese, ed evitando qualsiasi competizione con le produzioni alimentari e mangimistiche.” Intorno al tema del potenziale agricolo e al suo ruolo nella transizione energetica si sono confrontati in una tavola rotonda esponenti del mondo politico e istituzionale, mettendo al centro il profondo legame del settore con il territorio: Luca De Carlo (Presidente Commissione Agricoltura Senato), Antonella Forattini (Commissione Agricoltura Camera), Antonella Galdi (Responsabile area Transizione Energetica ANCI), Giulio Gallera (Regione Lombardia), Alberto Luigi Gusmeroli e Luca Squeri (Camera dei Deputati). In particolare per la Galdi "occorre agire sulla conoscenza delle comunità locali coinvolgendole fin dall'inizio e evidenziando la qualità degli impianti che oggi, grazie all'innovazione tecnologica, è altissima. Dobbiamo lavorare insieme partendo dagli esempi positivi che ci sono evidenziando i benefici per tutti i componenti del territorio. Come associazione siamo a disposizione per lanciare anche dei progetti pilota per incentivare filiere locali che coinvolgano anche i giovani.” Il tavolo conclusivo ha visto la partecipazione delle associazioni agricole con Gabriele Carenini (Presidente Regionale CIA Piemonte), Massimiliano Giansanti (Presidente Confagricoltura) ed Ettore Prandini (Presidente Coldiretti), che hanno evidenziato il ruolo dell’agricoltura come motore per la transizione sottolineando la necessità di un piano normativo stabile, chiaro ed efficiente, nonchè coerente con le disposizioni comunitarie che devono tenere conto delle peculiarità del made in italy. Il Vice Presidente del CIB, Angelo Baronchelli, fondatore del Gruppo AB, ha sottolineato: “Sento il dovere di fare una riflessione sul percorso che ci ha portati fin qui. Quello che abbiamo condiviso in queste giornate è la raccolta di un lavoro fatto bene negli anni insieme a tutta la filiera, mantenendo sempre un atteggiamento profondamente propositivo. Guardando al nostro percorso, possiamo affermare che sono stati 20 anni di semina di cui oggi possiamo raccoglierne i frutti; tuttavia, la natura stessa del nostro lavoro ci impone di non fermarci a questo traguardo, ma di tornare nuovamente a seminare per le sfide che verranno. Dovremo continuare a farlo con la consapevolezza di dover conciliare gli interessi diversificati di tutta la filiera, un compito che ci assumiamo con la massima e profonda responsabilità nei confronti di tutti gli attori coinvolti.” L’edizione 2026 di Biogas Italy ha visto la partecipazione nel corso delle due giornate di oltre 1400 partecipanti, imprenditori, agricoltori, istituzioni e addetti ai lavori. L’evento ha visto il supporto di Ecomondo, Snam e Veolia come partner e il sostegno di Crédit Agricole e Italgas in qualità di Main Sponsor, cui si sono affiancati 11 Gold Sponsor e 43 Silver Sponsor .