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(Adnkronos) - La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto di finanziamenti per porre fine a oltre tre giorni di shutdown di una parte dell'amministrazione federale. Donald Trump dovrebbe firmare presto il provvedimento ponendo così ufficialmente fine alla paralisi in atto da sabato, sullo sfondo delle divergenze tra repubblicani e democratici sul finanziamento della polizia dell'immigrazione (Ice). Per appena un voto, 216 sì contro 215 no, il pacchetto per il Bilancio aveva prima passato la cruciale votazione procedurale che permetterà di mettere fine allo stallo. All'inizio due repubblicani - Thomas Massie ormai diventato la spina nel fianco per Donald Trump, e John Rose - avevano votato contro la misura, ma poi quest'ultimo, dopo aver parlato con lo Speaker Mike Johnson e altri membri della leadership, ha cambiato il suo voto. Il pacchetto di oltre 1,2 trilioni di dollari contiene i fondi per dipartimento della Difesa, di Stato, del Tesoro, della Sanità e dell'Istruzione. Il secondo shutdown del governo federale in un anno di seconda presidenza Trump è iniziato la notte del 30 gennaio, dopo che i fatti di Minneapolis hanno interrotto i negoziati bipartisan che erano sulla dirittura d'arrivo per avere il bilancio approvato prima della nuova scadenza.
(Adnkronos) - Da qui sono passati Audrey Hapburn e Ava Gardner, Joan Collins e Liz Taylor. Erano gli anni '60, a Roma, e a frequentare questo ritrovo della Dolce vita, a due passi da Via Veneto, erano anche le stelle di Hollywood, oltre alle dive nostrane come Sophia Loren e Claudia Cardinale. E' in quel periodo che affonda la sua storia la mitica Taverna Flavia, ristorante simbolo della mondanità romana fondato da Mimmo Cavicchia, al numero 11 di via Flavia, nel prestigioso quartiere Ludovisi. Una trattoria autentica che, grazie alla sua semplicità ma anche al suo carisma, attirava i personaggi del mondo dello spettacolo diventando un luogo iconico, insomma 'the place to be' per lo star system di quegli anni gloriosi per la Capitale. E che oggi torna a nuova vita grazie all'iniziativa dell'imprenditore romano Luca Di Clemente, che l'ha ripresa in mano affidandosi alla cucina dello chef Andrea Lattanzi. La Taverna Flavia riapre dopo essere rimasta chiusa per otto anni, seguiti a una parentesi gestionale da parte degli eredi di Cavicchia, dopo la sua scomparsa nel 2016. Forte del successo di altre due attività in zona Porta Pia-Castro Pretorio, Luca Di Clemente ha l'ambizione di riportare ora il locale ai fasti del periodo d'oro, reinterpretato in chiave contemporanea. "Credo che riaprire oggi la Taverna Flavia - afferma Di Clemente ad Adnkronos/Labitalia - significhi assumersi una responsabilità precisa nei confronti della sua storia, che poi vuol dire raccoglierne l’eredità di fascino e magia che ne ha fatto la fama per decenni, per riportarla nel presente con rispetto e devozione. L’allure della Dolce Vita, che da sempre si lega a questo locale e ai suoi ambienti, per noi oggi è infatti qualcosa non di nostalgico ma d’ispirazionale. La magia e il fascino di un tempo che si attualizzano diventano linguaggio storicizzato, da narrare all’ospite di oggi e, perché no, anche a quello di domani". Taverna Flavia vuol dire, infatti, per tutti storia mondana della Capitale. Il locale di Mimmo Cavicchia era luogo di ritrovo per le stelle del mondo dello spettacolo. E, come in ogni locale di un tempo frequentato da personaggi famosi che si rispetti, anche nella Taverna Flavia le pareti erano veri e proprio wall of fame con fotografie incorniciate scattate con Mimmo e i suoi noti ospiti o con stampe autografate e appese in bella mostra, alcune con dediche anche molto personali, a ribadire il rapporto speciale che ognuno aveva con il padrone di casa Cavicchia. A Liz Taylor era dedicata una sala intera del locale, per una devozione che Mimmo riservava alla diva che più di tutte aveva rapito il suo cuore. Personaggi del cinema più vicini ai nostri tempi che hanno frequentato la Taverna Flavia sono, poi, attori come Hugh Grant, Andy Garcia, Sharon Stone, Al Pacino, Sylvester Stallone, ma anche registi del calibro di Alfred Hitchcock, Pedro Almodovar e Quentin Tarantino. Tanti anche i nomi dal mondo della musica, immortali, del calibro di Frank Sinatra, Liza Minelli e Maria Callas. Dopo i lavori di ristrutturazione e l’organizzazione di una brigata giovane, con uno chef brillante alla guida della cucina, nella persona di Andrea Lattanzi, le porte della Taverna Flavia si sono finalmente riaperte a ottobre. Per il nuovo arredo si è optato per uno stile minimal e sobrio pur mantenendo la memoria dello spirito di un tempo, per esempio nelle immagini delle icone che lo hanno visitato sparse nelle sale del locale. “L’obiettivo - spiega Luca Di Clemente - era di rendere esteticamente più internazionale un ambiente che parla la lingua della romanità e della tradizione soprattutto nel piatto. Non volevo che si entrasse più nella taverna tipica all’italiana, se non per le arcate di mattoni al vivo che dividono le sale, ma in un luogo dallo stile contemporaneo, con i velluti rosa e grigi delle sedie, la carta da parati e i mobili di legno”. Roma resta la vera protagonista culinaria di questa nuova fase della Taverna Flavia, una città che ha cresciuto e nutrito, da un lato, imprenditorialmente Luca e, dell’altro, gastronomicamente Andrea. Ed è in cucina, però, che si assiste alla vera rivoluzione che fa del gusto e dei sapori di una volta una questione di identità e di rassicurante memoria, senza regole prestabilite ma tutte da reinventare. La mano dello chef Andrea Lattanzi, contattato da Luca già per una precedente esperienza di consulenza per uno dei suoi locali, porta in tavola quella sintesi di passato e presente, di storia e di visione, qualcosa che in cucina vuol dire spesso grandi piatti della tradizione, resi nuovi da licenze inedite e tecniche moderne che ne alleggeriscono l’esecuzione mantenendone intatto tutto il gusto. Riscoprire e innovare sono i pilastri di questa cucina moderna che guarda alla tradizione e che parte dalla tradizione senza rigidità. "La cucina che proponiamo al Taverna Flavia anche è riconoscibile e in un certo senso si può definire tradizionale. Anche in questo caso l’operazione è stata poi quella di attualizzare e modernizzare questo bagaglio di sapori e ricette per portarle nel presente guardando al futuro, trasformando piatti che sono icone della nostra cucina italiana e romana", sottolinea Di Clemente. La cucina dello chef Andrea Lattanzi si definisce tradizionale ma è ricca di sorprese, ha cioè un approccio moderno e contemporaneo a tutto quel bagaglio di conoscenze e ricette che nella cucina provengono dal passato, che sono cioè tradizione. Nel suo menu i piatti sono tutti ispirati alla memoria dei sapori di casa, quelli legati alla cucina della mamma, elaborando un percorso concreto e coerente A portare qualcosa in più in questo caso sono la tecnica francese, appresa nelle esperienze d’Oltralpe, e il burro, anche questo riportato dalle cucine francesi gentilmente dosato in piatti e fondi. Per il menu di lancio Andrea ha pensato di interpretare il principio della tradizione romana, italiana e casalinga attraverso delle divertenti novità, approcciando in modo contemporaneo le ricette del passato, come avviene per esempio per la Salvia fritta, antipasto tipico e semplice che però qui viene arricchito con un ripieno (inserito tra due foglie di salvia) di gorgonzola con al di sopra un piccolo chutney di uva e anice che dà freschezza e acidità. O anche come la 'Pizza e mortazza' che Andrea propone in crocchetta con ripieno di mortadella e panatura di pizza bianca, parmigiano e un pezzetto di cipolla rossa caramellata sopra. O ancora nell’Ovetto in 'purgatorio', un piatto che raramente si trova nel menu di un ristorante e che però è parte del patrimonio gastronomico di tutti. Il piatto è composto, diversamente dalla ricetta tradizionale, con uovo strapazzato cotto al pomodoro con pecorino e mentuccia accompagnato da pane al cioccolato: “Ho pensato di proporre il pane al cioccolato perché come da tradizione anche nel sugo di coda alla vaccinara si mette un pezzetto di cioccolato - commenta Andrea - e mi piace l’idea di fare anche questa citazione a un altro classico della cucina romana ma anche di abbinare pomodoro e cioccolato”. Tra gli altri piatti dimenticati, legati alla cucina verace, di casa, c’è sicuramente lo Spaghettone al padellino, una rivisitazione della frittata di pasta classica qui declinata alla Norcina. “La frittata di pasta era un piatto che a mia mamma non veniva mai bene e mi sono detto perché non riportala sulla tavola un pochino più golosa”, ricorda. La pasta viene cotta il giorno prima, come vuole la tradizione e viene risottata in un brodo di carne. Si termina con un passaggio in uovo e sopra viene disposto il condimento alla Norcina con funghi, salsiccia e un po’ di panna; punta di acidità immancabile anche in questo piatto sono i funghi in carpione che aiutano a sgrassare il morso. Un primo che invece prende dal passato ma anche dal trend internazionale che lo sta interessando ultimamente, soprattutto a livello social, è la pastina al formaggino che nella Taverna Flavia ha la sua interpretazione come Risone al 'formaggino mio', fatta con estrazione di bufala, burro e parmigiano con sorpresa wow al ragù di cortile. Anche i primi della tradizione romana hanno ovviamente un loro posto nel menu, come per esempio l’Amatriciana, che Andrea fa preparando la salsa amatriciana, con ben quattro ore di cottura sul fuoco, come memoria vuole. Tra i secondi c’è invece 'Il nostro galletto', ossia un galletto al mattone solo apparentemente tradizionale perché viene cotto prima sottovuoto a 56° e poi portato in padella e nappato in stile francese, con burro e poi laccato con jus de volaille e finto miele di pere, una preparazione simile al miele ma con pere, glucosio, alloro, salvia, bacche di ginepro, chiodi di garofano e tanto rosmarino. Il piatto viene poi servito con una salsa fatta con il fondo di pollo, l’aceto balsamico e il vino rosso e una patata croccante, a parte, intera. Un secondo vegetariano da provare è l’'Involtino del contadino', un involtino di verza con ripieno di patate al burro nocciola e erbe cipollina, accompagnato da salsa parmigiano e vaniglia e poi da mirtilli fermentati. Lato dolci una carta con quattro proposte che nobilitano i classici della pasticceria italiana: Torta di mele con accompagnamento di zabaione, Zuppa inglese, Marisù, ossia maritozzo fatto in casa con inserto al caffè, crema al mascarpone e cacao e Panna cotta alla lavanda con caramello di susine e origano. “Ci tenevo - continua Andrea Lattanzi - a proporre una panna cotta perché è il dolce che da piccolo prendevo sempre. Ovviamente, volevo fare qualcosa di diverso da quello che viene sempre proposto quando si ordina una panna cotta, un dolce che rischia facilmente di essere semplice al limite del banale ma che a me piaceva tanto”. Roma è anche nel nome di Taverna Flavia, Flavia infatti viene dal latino flavius o 'biondo', 'dorato' ma legato anche alla casa dei Flavi. Così, anche le scelte della carta dei vini seguono questo indirizzo: tante etichette del Lazio e tante referenze che fanno riscoprire i tesori enologici della regione.
(Adnkronos) - L’etichettatura ambientale sugli imballaggi dei prodotti di largo consumo continua a rafforzarsi sugli scaffali italiani, ma procede a velocità diverse a seconda del tipo di informazione. A dirlo è l’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, promosso da Conai e GS1 Italy, che per la prima volta affianca alla fotografia annuale una lettura storica dell’evoluzione semestrale e amplia il perimetro di analisi includendo, oltre a ipermercati e supermercati, anche il canale del libero servizio (supermercati con superficie inferiore ai 400 mq, circa 9.615 punti vendita) offrendo così una visione più completa e rappresentativa del mercato nazionale. Un’analisi resa come sempre possibile dai dati del servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, basata su un paniere che varia a ogni edizione in funzione delle referenze digitalizzate, e che restituisce trend e direzioni di sviluppo, più che confronti puntuali tra singoli periodi. Nel periodo che va da luglio 2024 a giugno 2025, il 55,2% delle referenze grocery in vendita in ipermercati, supermercati e libero servizio riporta in etichetta la codifica identificativa del materiale di composizione del packaging, come previsto dalla Decisione 129/97/CE. Si tratta di 82.306 prodotti, in crescita di +3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Guardando ai volumi di vendita, oltre 21,5 miliardi di confezioni acquistate dagli italiani riportano questa informazione, pari al 78,6% delle unità vendute, con un incremento di +1,8 punti percentuali su base annua. Il comparto del freddo si conferma il più virtuoso (67,2% delle referenze), seguito da carni (61,3%), fresco (61,2%) e drogheria alimentare (60,4%). Restano invece sotto la media bevande (38,8%), petcare (41,7%) e cura persona (47,5%), seppur con segnali di recupero in alcune categorie. Ancora più diffusa è la presenza in etichetta delle indicazioni sulla tipologia di imballaggio e sul corretto conferimento in raccolta differenziata. Queste informazioni sono presenti sul 62,1% dei prodotti a scaffale (92.474 referenze) e su oltre 22,8 miliardi di confezioni vendute, pari all’83,6% del totale grocery. Rispetto all’anno precedente, l’incidenza cresce di +2,2 punti percentuali per numero di prodotti e di +1,2 punti per confezioni vendute. I reparti più avanzati sono freddo (83,9% delle referenze), fresco (75,6%) e carni (73,8%), mentre cura persona, petcare e bevande restano ancora distanti dalla media. Più contenuta, ma in lieve crescita, la presenza di marchi e dichiarazioni ambientali volontarie, riportate dall’8,9% delle referenze e dall’11,5% delle confezioni vendute (oltre 3,1 miliardi di unità). In questo ambito spiccano cura persona, cura casa, drogheria alimentare e freddo, mentre ittico e petcare restano fanalini di coda. Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità del packaging, anche per il numero di pack che rientrano in questa tipologia di soluzioni: lo 0,2% dei prodotti a scaffale venduti riporta questa informazione, senza variazioni rispetto all’anno precedente. I casi si concentrano soprattutto nei reparti freddo, cura casa e ortofrutta. Nonostante le opportunità offerte dagli strumenti digitali come i QR code standard GS1, solo il 3,6% dei prodotti invita i consumatori a consultare online le informazioni ambientali, quota che scende al 3,2% se si guardano le confezioni vendute (883 milioni di unità), in lieve calo rispetto all’anno precedente. Il cura casa resta il comparto più avanzato su questo fronte (28,1% delle referenze), mentre in molti reparti l’uso del digitale è ancora sporadico o assente. "La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori - commenta Simona Fontana, direttore generale Conai - I dati di IdentiPack, rafforzati dalla crescente rappresentatività del campione analizzato, confermano che le imprese stanno investendo nella trasparenza, con l’indicazione dei materiali e delle modalità di raccolta differenziata ormai diffuse. La Direttiva 825 e le future norme europee sui green claim rafforzano poi l’importanza di fornire informazioni affidabili e scientificamente dimostrabili. Ecco perché la corretta comunicazione ambientale non sarà più solo una buona pratica ma un obbligo. È un passo decisivo verso una circular economy in cui sostenibilità e responsabilità diventano leve di valore a lungo termine. E il consumatore, quindi ognuno di noi, ha un ruolo proattivo nelle scelte di acquisto e nella gestione domestica degli imballaggi post-consumo". "L’analisi condotta da IdentiPack, sulla base degli oltre 148mila prodotti digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy Servizi, conferma come gli imballaggi siano sempre di più un veicolo prezioso di tracciabilità, trasparenza e fiducia tra imprese e consumatori, anche per quanto riguarda i temi ambientali - sottolinea Bruno Aceto, Ceo di GS1 Italy - Come diffuso e consultato mezzo di comunicazione, le etichette consentono di promuovere la cultura della sostenibilità, avvicinando un pubblico ampio e trasversale ai diversi target e canali distributivi".