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(Adnkronos) - Mentre Donald Trump accelera la scomposizione dell’ordine internazionale e riapre la competizione tra blocchi, l’India sceglie una traiettoria diversa: non la contrapposizione, ma la connessione. La presidenza indiana dei Brics, il riavvio decisivo dell’accordo di libero scambio con l’Unione europea, le visite ravvicinate di leader come Friedrich Merz ed Emmanuel Macron e la crescente centralità di Nuova Delhi nelle catene globali del valore segnalano un cambio di fase che riguarda direttamente anche l’Italia. Di questo nuovo posizionamento indiano, e delle opportunità strategiche che si aprono per Roma, parla con l’Adnkronos Vas Shenoy, Chief Representative per l’Italia della Indian Chamber of Commerce. Nell’intervista Shenoy analizza il significato politico della presidenza dei Brics, il ruolo dell’India come possibile cerniera tra G7 e Sud globale, il ritardo europeo nel tradurre l’interesse strategico in iniziativa politica e il momento favorevole per rilanciare il rapporto bilaterale Italia-India, dal Piano Mattei alla cooperazione industriale, dalla difesa alle tecnologie avanzate. Il 2026 si è aperto in modo tumultuoso. Qual è, secondo lei, il cambiamento più rilevante in corso? Il ritorno di Donald Trump sulla scena globale ha accelerato un processo che era già in atto: l’erosione delle certezze costruite nel secondo dopoguerra. Mai come oggi il sistema internazionale appare fluido, frammentato e contestato. Ma mentre l’attenzione era concentrata su crisi evidenti come quella venezuelana, si è verificato un passaggio più silenzioso ma decisivo: l’India ha assunto la presidenza dei Brics, diventando un punto di riferimento sempre più centrale per il Sud globale. L’inizio dell’anno ha portato anche segnali positivi nei rapporti tra India e Unione europea. Cosa sta cambiando concretamente? Dopo quasi vent’anni di negoziati, l’accordo di libero scambio tra Unione europea e India ha finalmente registrato progressi sostanziali. L’annuncio congiunto del ministro del Commercio indiano Piyush Goyal e del commissario europeo Maroš Šefčovič ha segnato una svolta reale. Il fatto che Ursula von der Leyen e António Costa siano stati invitati come ospiti d’onore alle celebrazioni della Festa della Repubblica indiana indica una chiara volontà politica. La firma dell’accordo, prevista a Nuova Delhi il 27 gennaio, rappresenta un ricalibramento strategico delle relazioni economiche euro-indiane. In parallelo si sono moltiplicate le visite europee in India. Che significato ha avuto quella del cancelliere tedesco Friedrich Merz? È stata una visita altamente simbolica. Merz ha scelto l’India come prima destinazione asiatica, prima ancora della Cina, e ha iniziato il suo viaggio dal Gujarat, lo Stato d’origine del primo ministro Modi. Il messaggio è chiaro: Berlino attribuisce oggi all’India un peso strategico centrale. Al centro dei colloqui c’è stata soprattutto la cooperazione in materia di difesa, incluso il contratto sui sottomarini ThyssenKrupp, che attendeva da tempo una spinta politica decisiva. Emmanuel Macron ha parlato di India come “ponte” tra G7 e Brics. Macron ha colto un punto essenziale: l’India non vuole essere un “costruttore di blocchi” contrapposti, ma un “costruttore di ponti”. Con la Francia alla presidenza del G7 e l’India alla guida dei Brics, esiste una finestra unica per evitare una frammentazione definitiva dell’ordine internazionale. L’India può svolgere un ruolo di connessione, non di contrapposizione. In questo quadro, l’Italia rischia di restare indietro? Direi piuttosto che esiste un’opportunità ancora aperta. Germania e Italia hanno già concordato in linea di principio una roadmap per la cooperazione nella difesa con l’India. Tuttavia, mentre Berlino ha accelerato, Roma è rimasta in attesa anche per il rinvio della visita del ministro della Difesa Guido Crosetto. Recuperare questo ritardo è fondamentale. Da cosa si può leggere questa “Indian connection”? Un esempio significativo è la decisione dell’India di non partecipare, insieme al Brasile, alle esercitazioni militari dei Brics in Sudafrica. È un segnale di grande prudenza strategica: Nuova Delhi non vuole trasformare i Brics in un’alleanza militare né accentuare le tensioni con Washington. Anche sul piano economico l’India sembra muoversi con grande autonomia. L’India partecipa al G7 sui minerali critici a Washington per contribuire alla diversificazione delle catene di approvvigionamento lontano dalla Cina. Allo stesso tempo, pur subendo pressioni dagli Stati Uniti sulle importazioni di greggio russo, Nuova Delhi ha ripreso l’importazione di petrolio venezuelano attraverso meccanismi approvati da Washington. È una dimostrazione di autonomia strategica, non di allineamento ideologico. Arriviamo all’Italia. Credo che questo sia il momento giusto per una visita della premier Giorgia Meloni in India. Perché tutti i tasselli sono allineati. I rapporti personali tra Modi e Meloni sono solidi, l’accordo Ue-India è vicino alla firma e l’Italia ha già mostrato un forte interesse economico con le missioni guidate dal vicepremier Tajani. Una visita post-Fta permetterebbe di rilanciare la cooperazione in settori chiave come innovazione, difesa, mobilità, macchinari e agricoltura. In che modo il Piano Mattei potrebbe inserirsi in questo contesto? La presidenza indiana dei Brics offre un’occasione ideale per collegare il Piano Mattei all’Africa, dove i Brics godono di grande credibilità. Una conferenza congiunta India-Italia a Nuova Delhi, accompagnata da una visita bilaterale, rafforzerebbe l’asse India-Italia-Africa in modo concreto e strategico. Guardando al futuro, qual è la vera posta in gioco della presidenza indiana dei Brics? Non è la leadership di un blocco, ma la capacità di esercitare una diplomazia connettiva. Dalla cooperazione con l’Africa al rilancio del trilaterale India-Italia-Giappone su semiconduttori e tecnologie avanzate, l’India può diventare un perno di stabilità in un mondo volatile. In questo senso, costruire ponti sarà il suo asset strategico più importante. (di Giorgio Rutelli)
(Adnkronos) - Domani, mercoledì 14 gennaio, alle ore 11, l’università Lum 'Giuseppe Degennaro' ospiterà un nuovo appuntamento di open day con Giorgio Perinetti e Michele Pennetti, co-autori del libro 'Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l'anoressia e ciò che resta di bello'. L’incontro rappresenta un’importante occasione di confronto e sensibilizzazione sui temi del disagio psicologico giovanile, oltre che un momento di approfondimento sulle attività e sugli strumenti di supporto che l’Ateneo mette a disposizione dei propri studenti. Dopo i saluti del Rettore, prof. Antonello Garzoni, introdurrà l’iniziativa il professor Leonardo Fazio, referente del servizio 'Lum Ascolta', che sarà presentato nel corso dell’evento come testimonianza dell’attenzione dell’università al benessere della persona e alla centralità dello studente.
(Adnkronos) - La consegna degli attestati 2025 del Premio Gallura, assegnati dalla giuria a Loiri il 6 aprile, si è svolta sabato scorso a bordo della nave Moby Fantasy, il traghetto più grande ed ecologicamente sostenibile del Mediterraneo insieme alla gemella Moby Legacy. La consegna dei premi è stata preceduta da alcuni interventi sul Premio Gallura che, oltre ad aver svolto un ruolo sociale in tutti questi anni, ha stimolato la nascita di numerose aziende; ultime due in ordine di tempo la Cantina Gian Mario Uggias di Olbia e la Cantina Tonino Cosseddu di Benetutti, che ha fatto il suo esordio proprio in questa occasione. Ha aperto il convegno Giuliano Lenzini e il suo intervento è stato seguito da quelli del responsabile commerciale di Moby Alessandro Onorato, del sindaco di Loiri Porto San Paolo Francesco Lai, del consigliere regionale Angelo Cocciu, del dirigente Moby Pierre Canu, del comandante della Moby Fantasy, di Fabio Fiori, presidente albergatori Olbia, e di Nicola Pandolfi in rappresentanza dell'A.I.S. regionale e della sezione Gallura. Presenti anche Li Femini di Gaddura e il circolo gallurese Veicoli d'Epoca di Olbia. Una targa è stata consegnata alla cantina Alba di Ossi, che ha iniziato l'attività proprio dopo aver partecipato al Premio Gallura, per il suo Cagnulari che quest'anno ha ricevuto numerosi riconoscimenti e inoltre produce un formato speciale “Rombo di Tuono”, un vino nato dall'incontro tra Bastiano e Gigi Riva, che ha voluto ricordare, con molta emozione. Il Premio Gallura di cui è stato insignito Vincenzo Onorato, armatore di Moby, è stato ritirato dal figlio Alessandro, responsabile commerciale della compagnia. La motivazione del riconoscimento è parte dei ricordi di Giuliano Lenzini, che rappresentano un pezzo di storia della Sardegna: “La prima nave su cui sono salito nel 1962 si chiamava 'Città di Napoli' e insieme alla gemella 'Città di Nuoro', collegava Olbia a Civitavecchia e poteva trasportare 1200 passeggeri e 32 auto e aveva 182 cabine. In quel momento storico, nonostante la riforma agraria fortemente voluta dal ministro e poi presidente della Repubblica Antonio Segni, che mise la prima pietra alla cantina del Vermentino di Monti, la Sardegna viveva un momento molto difficile, e solo con l'arrivo dell'Aga Khan e la nascita della Costa Smeralda è cominciata una rinascita che riflette l'attuale sviluppo economico dell'isola legato al turismo”. Continua Lenzini: “Da qui l'esigenza degli armatori di modernizzare i mezzi di trasporto da e per la Sardegna. Con il varo delle navi gemelle Moby Legacy e Moby Fantasy, i due più grandi traghetti del Mediterraneo, con 441 cabine e la possibilità di trasportare 2370 passeggeri e 1300 auto, la Moby raggiunge un primato che insieme alla modernità dei servizi permette di viaggiare in maniera piacevole”.