(Adnkronos) - Lorenzo Musetti si ritira dagli Australian Open 2026. Oggi, mercoledì 28 gennaio, il tennista azzurro è stato costretto ad alzare bandiera bianca durante i quarti di finale contro Novak Djokovic nello Slam di Melbourne. Succede tutto all'inizio del terzo set, con Musetti avanti due set. Durante il quarto game del terzo parziale, dopo un servizio, il numero 5 del mondo ha accusato un problema fisico alla gamba, subendo il break. Immediato l'intervento del fisioterapista, con Musetti che si è preso un medical time out provando a recuperare da un problema sembrato grave fin da subito. Lorenzo è rientrato in campo, ma faticava a muoversi e Djokovic ha consolidato agevolmente il break, andando sul 3-1. Prima del turno di battuta Musetti si è avvicinato al proprio angolo scuotendo la testa, visibilmente sconsolato, con l'allenatore Perlas che gli ha consigliato di fare quello che si sentiva. Pochi punti dopo, è arrivato il ritiro, con l'azzurro che ha quindi abbandonato il campo tra gli applausi della Rod Laver Arena. "Non so cosa dire", dice il serbo nell'intervista post-partita. "Musetti era il giocatore migliore in campo, ero decisamente pronto ad andare a casa. E' stato sfortunatissimo, avrebbe dovuto vincere lui oggi", dice il 38enne di Belgrado. "Sono in semifinale, ma non dovevo vincere". "Ho visto che era in difficoltà fisico, ho capito all'inizio del terzo set che aveva un problema. Camminava in campo, ha chiamato un time out medico. E' stato molto sfortunato, è stato nettamente il migliore in campo. Se fosse rimasto in campo integro avrebbe sicuramente vinto, io ho avuto molta fortuna e spero di giocare meglio tra 2 giorni", aggiunge Djokovic che beneficia del secondo 'aiuto' consecutivo. Negli ottavi di finale, il serbo non ha avuto bisogno di giocare visto il forfait di Jakub Mensik: "Sono stato fortunato se si pensa alle energie risparmiate. Ma in questo modo si perde anche il ritmo delle partite", aggiunge a Eurosport.
(Adnkronos) - “Italia e Germania, insieme, rappresentano il cuore manifatturiero dell’Unione europea, concentrando circa il 40% della produzione industriale complessiva. Il rilancio produttivo europeo passa dunque necessariamente per i nostri due Paesi. Per questo, un dialogo serrato, politico ma anche economico-industriale, è fondamentale per Roma e Berlino come per tutta l’Ue: competitività, sostenibilità e sicurezza economica devono procedere insieme. Come Camera di commercio Italo-Germanica abbiamo sempre sostenuto la necessità di ridurre gli oneri regolati e accelerare i tempi decisionali, ma soprattutto di sviluppare una politica industriale condivisa tra Italia e Germania per rafforzare il mercato unico e le catene industriali europee". Così, con Adnkronos/Labitalia, Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio italo-germanica (Ahk Italien), commentando il vertice intergovernativo tra Italia e Germania, nel contesto del quale si è tenuto il Business Forum italo-tedesco, l’appuntamento che ha riunito rappresentanti istituzionali, leader industriali e finanziari dei due Paesi, dedicato al rafforzamento della cooperazione economica e industriale con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’asse italo-tedesco come motore di crescita e stabilità per l’Europa. Sulla manifattura la Germania pesa circa un terzo del valore aggiunto manifatturiero Ue, mentre l’Italia è stabilmente nel gruppo di testa; negli ultimi mesi l’aumento della produzione industriale tedesca ha determinato una risalita degli scambi commerciali tra i due Paesi facendo segnare un +2,6% sul terzo trimestre dell’anno precedente (pari a 118 mld a settembre 2025). Secondo Buck, "la necessità è mobilitare rapidamente capitali pubblici e privati per sostenere investimenti e innovazione". "La giornata di oggi - conclude - deve rappresentare un momento decisivo per realizzare il piano d’azione strategica sottoscritto nel 2023: nel contesto attuale, europeo ma anche globale, il rafforzamento del partenariato economico Italia attraverso una maggiore integrazione politica ed economica tra Italia e Germania è una necessità sempre più urgente, tanto per i nostri Paesi quanto per l’Ue nel suo complesso”. La delegazione tedesca era composta da: Camera di commercio Italo-Germanica, Beiersdorf Spa, Bmw Group, Boehringer Ingelheim Italia Spa, Mercedes-Benz Italia Spa, Merck Serono Spa, Robert Bosch Spa, Siemens Healthineers, Dekra Italia Srl, Dhl Express (Italy) Srl, Hapag-Lloyd (Italy) Srl, Heidelberg Materials Italia Cementi Spa, Hhla Hamburger Hafen und Logistik Ag, Siemens Spa, E.On Italia Spa, Rwe Renewables Italia Srl, Siemens Energy Srl, Ohb Italia Spa, Mbda Germany, Schaeffler.
(Adnkronos) - “L’economia circolare non è solo gestire i rifiuti per farli far diventare una risorsa, cosa pure importante. È un modo di pensare e di operare, una cultura che riguarda l’intero ciclo di vita dei prodotti. È qualche cosa di rivoluzionario”. A dirlo è Livio De Santoli, prorettore per la Sostenibilità all’Università Sapienza di Roma, che all’Adnkronos sottolinea la necessità di fare un cambio di mentalità, da parte sia delle persone che dei decisori. Per De Santoli, occorre infatti passare da un approccio consumistico e lineare (rifiuti come scarti) a una visione circolare (rifiuti come risorse) che integri ambiente, società ed economia, superando il greenwashing e assumendosi la responsabilità personale e collettiva per la crisi climatica. E occorre farlo applicando questo nuova “tipologia di vita”, a “tutto”. Intanto, lungo lo Stivale si stanno avendo “dei buoni risultati nel campo della gestione dei rifiuti — vedo che ormai le percentuali nelle città stiano veramente arrivando a dei valori elevati”, evidenzia il prorettore. L’economia circolare è in effetti un settore dove “l’Italia è sempre stata all’avanguardia” e dove “avrà sicuramente un grande ruolo”, sottolinea il prorettore. Per dare qualche cifra, secondo i dati Conai l’Italia nel 2024 ha riciclato il 76,7% di imballaggi immessi sul mercato, pari a 10,7 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, sono state riciclate oltre 435.500 tonnellate di acciaio, 62.400 tonnellate di alluminio, 4.605 milioni di tonnellate di carta e cartone, 2.314 milioni di tonnellate di legno, 1.131 milioni di tonnellate di plastica convenzionale e 47.500 tonnellate di bioplastica compostabile – per un totale di 1.179 milioni di tonnellate – e quasi 2.103 milioni di tonnellate di vetro. Da segnalare il risultato del settore della plastica, che ha superato nel 2024 l’obiettivo del 50% di riciclo fissato dall’Unione Europea per il 2025. Sommando i dati relativi al recupero energetico a quelli relativi al riciclo, la quantità totale di imballaggi a fine vita recuperati supera i 12 milioni di tonnellate : l’86,4% degli imballaggi immessi sul mercato. Questi risultati non arrivano per caso. “L’Italia ha già una tradizione industriale e artigianale che favorisce l’efficienza, e questo può diventare un vantaggio competitivo”, osserva De Santoli. Il Paese è stato “pioniere anche sul fronte dell’efficienza energetica”: già dagli anni Settanta esistevano politiche avanzate, e oggi, sottolinea il prorettore, registriamo “una delle intensità energetiche più basse d’Europa, dimostrando che è possibile crescere consumando meno energia”. E a proposito di Europa: nell’ultimo anno, in nome della competitività, Bruxelles ha avviato un’opera di semplificazione che, partendo da una necessità su cui tutti concordano – recuperare terreno rispetto ai competitor, in primis Stati Uniti e Cina – rischia secondo alcuni di distruggere lo sforzo verso un mondo più verde, oltre al ruolo di leader globale della transizione energetica ed ecologica che l’Unione si è costruita negli ultimi anni. De Santoli è tra chi la pensa così: “Mi auguro che si trovi un equilibrio, perché non si può cancellare un lavoro di cinque anni”. “Siamo vicini al traguardo 2030 e dobbiamo continuare fino al 2050. Alcuni Paesi sono sulla buona strada, l’Italia un po’ meno, ma non ha alternative: seguire la transizione energetica e digitale è l’unico modo per garantire sviluppo industriale, riduzione dei costi e nuova occupazione”.