(Adnkronos) - "Come centro studi dei consulenti del lavoro abbiamo realizzato un approfondimento sulla macroarea Piemonte-Valle d'Aosta che evidenzia un po' quello che è il trend, l'andamento generale del mercato del lavoro degli ultimi anni, anche a livello nazionale: parliamo delle crescenti difficoltà a reperire il personale di cui le imprese hanno bisogno, che nella macroarea è un dato ancora più accentuato". Così Ester Dini, responsabile Centro studi di Fondazione studi consulenti del lavoro, nell'ambito del congresso interregionale dei consulenti del lavoro Piemonte e Valle d'Aosta a Torino. "Nel 2025 un profilo su due era irreperibile - aggiunge - sappiamo quali siano le motivazioni, che nascono sempre più dalla carenza di offerta di lavoro e che presentano però alcune caratteristiche settoriali. I settori dove si presentano le maggiori difficoltà sono innanzitutto l'edilizia, che ha avuto un boom occupazionale con la ripresa post-Covid; la metalmeccanica, altro settore tipico della vocazione produttiva regionale; tutto il comparto legato alla salute e al benessere dei cittadini con l'esplosione dell'inverno demografico, che significa una quota di popolazione sempre più anziana che richiede quindi nuovi servizi e nuove professionalità. Proprio a livello di professionalità, abbiamo da un lato una fortissima richiesta sul mercato di operai specializzati, e anche lì siamo intorno al 60% di reperibilità; e dall'altro anche di professioni ai vertici della piramide professionale, quindi tecnici e professioni intellettuali altamente qualificate, con tassi di reperibilità che superano il 55%". "In questo scenario - avverte - che sicuramente non è destinato a migliorare nei prossimi anni, proprio perché la carenza di forza lavoro si avvertirà sempre più data la riduzione che avremo della popolazione in età lavorativa, servono nuovi strumenti". "Sicuramente - precisa - c'è oggi un tema nuovo, che non esisteva fino a qualche anno fa, ossia quello dell'attrattività dei territori. Oggi c'è una dimensione di concorrenzialità che è a livello europeo, a livello internazionale, ma anche tanto a livello territoriale in Italia. Quindi l'indicazione che viene dai consulenti è sicuramente favorire strumenti e misure che supportino le aziende rendendo il territorio un contesto più vivibile, più attrattivo, con migliori costi della vita, migliori servizi, e accessibilità ai servizi; proprio perché il contesto in cui si inserisce l'impresa diventa oggi sempre più uno strumento che può servire non solo a evitare l'esodo dei talenti, ma soprattutto ad attrarre quei talenti che sono in cerca di contesti più vivibili dove poter lavorare".
(Adnkronos) - "La precarietà non era per Marco Biagi né un obiettivo né una bandiera, anzi attraverso lo strumento della contrattazione collettiva, attraverso la sede della contrattazione collettiva dove meglio si possono compendiare degli interessi potenzialmente opposti lui ambiva appunto a individuare quel nucleo essenziale di tutele indisponibili per qualsiasi lavoratore. Quindi tutelare la persona coinvolta nel mondo del lavoro a prescindere dalla qualificazione e superare quella rigidità che conosciamo". Lo ha detto Pasquale Staropoli, consulente del lavoro e avvocato, intervenendo alla tavola rotonda 'L’eredità di Marco Biagi e il futuro del diritto del lavoro' nel corso dell'evento 'Dentro il futuro', in corso a Torino e trasmesso in diretta sulla web tv dei consulenti del lavoro 'Diciottominuti - edizione speciale'. Staropoli ha sottolineato che "oggi le esigenze sono mutate, la realtà economica è mutata, già da tempo. Il professor Biagi lo diceva 25 anni fa ed è da tempo che non si può più ragionare nei termini di lavoro subordinato: orario, timer, paga oraria. C'è la necessità di una gestione diversa del rapporto di lavoro, c'è la necessità di rispondere a delle esigenze diverse dell'organizzazione produttiva, perché abbiamo una gestione di rapporti di lavoro che talvolta ha dei connotati significativi di autonomia, ma che porta ancora a quella dipendenza economica che fa sì che da un lato sono sottratti alla disciplina del lavoro subordinato, dall'altro il rischio concreto che viviamo tutti è quello di avere dei rapporti di lavoro che sono privi di tutela adeguata", ha sottolineato.
(Adnkronos) - Misurare il valore generato dalle attività di stakeholder engagement per imprese e comunità locali, dimostrando che la Just Transition è un percorso che conviene al territorio e imprese. È questo l'obiettivo dell’Engagement Value Index, il Report con cui A2A ha misurato gli impatti generati sui territori, con Sda Bocconi School of Management e sul business, con il contributo di Teha (The European House – Ambrosetti), proponendo due indici complementari. Lo studio, basato sul programma di dialogo e ascolto annuale sviluppato da A2A nelle aree in cui è presente, rivela che il coinvolgimento degli stakeholder migliora la qualità della relazione con l’azienda di quasi il 30% e che, nell’80% dei casi, i benefici reputazionali si riflettono sull’intera organizzazione. Le iniziative di engagement favoriscono la condivisione delle conoscenze e facilitano la nascita o il rafforzamento di sinergie tra attori diversi su tematiche che richiedono un approccio cooperativo. Oltre il 75% dei partecipanti allo studio dichiara di sentirsi più motivato e sicuro nella propria capacità di contribuire concretamente alla transizione sostenibile e il 65% si dichiara intenzionato a riprendere o consolidare i contatti con altri partecipanti per avviare progetti in ambito sostenibilità. In apertura dell’evento, tenutosi nella sede di Assonime è intervenuto Roberto Tasca, Presidente di A2A e Stefano Firpo, Direttore Generale di Assonime. “Il coinvolgimento degli stakeholder è una leva strategica nel perseguimento della Just Transition ma affinché sia realmente efficace deve essere integrato sistematicamente nei processi decisionali e nella cultura aziendale” commenta Roberto Tasca, Presidente di A2A. “Nel nostro Gruppo, dal 2015 il Comitato Esg e Rapporti con i Territori affianca il Consiglio di Amministrazione nella definizione delle iniziative di engagement e, nel 2022 ha promosso la redazione di una policy strutturata che ne definisce il quadro strategico e operativo. L’impegno a misurare gli effetti di questi processi sull’azienda e sui territori coinvolti è per noi una conseguenza naturale. I ritorni sono tangibili nel dialogo e nella partecipazione ma abbiamo voluto valutare impatto concreto e capacità di empowerment che abilitano. Per questo abbiamo accolto con partecipazione le ultime linee guida emanate dal Comitato per la Corporate Governance, che mirano a rafforzare il ruolo del board nella definizione delle strategie di ascolto e coinvolgimento degli stakeholder. Ci riconosciamo in queste indicazioni che confermano l’importanza degli strumenti di engagement per la creazione di valore a lungo termine e la centralità del dialogo per innescare dinamiche di sinergia per lo sviluppo sostenibile”. Nel suo intervento, Stefano Firpo Direttore Generale di Assonime ha sottolineato come: “Il dialogo con tutti gli stakeholder rilevanti è diventato un asse portante del modello di impresa contemporaneo e costituisce uno strumento essenziale per una creazione di valore che tenga conto della sostenibilità ambientale e sociale. Le analisi di Assonime mostrano un impegno crescente delle imprese in questa direzione ma anche l’esigenza di rafforzare l’integrazione del dialogo con gli stakeholder nella definizione delle strategie e del modello di business. In questo senso va la raccomandazione del Comitato per la Corporate Governance dello scorso dicembre che invita le società quotate ad adottare una specifica “politica di stakeholder engagement” nella quale il consiglio di amministrazione svolge una funzione fondamentale di indirizzo e di monitoraggio”.