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(Adnkronos) - La mini tregua di una settimana tra Russia e Ucraina per il "freddo record" concessa da Vladimir Putin e annunciata da Donald Trump, apre uno spiraglio positivo verso la fine delle guerra. "Speriamo che gli Stati Uniti riescano a farlo accadere", ha detto nella serata di ieri Volodymyr Zelensky ringraziando Trump e l’America "per gli sforzi volti a fermare gli attacchi contro le infrastrutture energetiche" ribadendo che "l’Ucraina è pronta agli incontri, alle decisioni, e ci aspettiamo che i nostri partner siano in grado di agire nel modo più efficace possibile in Europa, negli Stati Uniti, ovunque, come richiesto per una pace duratura". La strada immaginata da Washington per raggiungere la pace in Ucraina è chiara. Kiev dovrebbe rinunciare a territori che per oltre un decennio hanno costituito la spina dorsale della sua difesa contro la Russia. In cambio otterrebbe dall'Occidente promesse di protezione militare, inaccettabile per Mosca. Sullo sfondo la prospettiva della ricostruzione e di affari per decine di miliardi di dollari. I colloqui mediati dagli Stati Uniti tra le delegazioni russa e ucraina, che si sono tenuti la scorsa settimana ad Abu Dhabi, sono stati definiti "positivi e costruttivi" da funzionari americani. Un nuovo round è previsto tra 48 ore, fissato per domenica prossima. Nel frattempo il Cremlino esclude l'ipotesi di colloqui tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin in una città diversa da Mosca - accusando il presidente ucraino di non aver risposto a inviti "ripetuti"-, la Russia continua a colpire le infrastrutture energetiche ucraine con missili e droni, lasciando le città al gelo e senza elettricità, mentre 'lo zar' sembra non aver abbandonato i suoi obiettivi strategici. La guerra più lunga in Europa dalla Seconda guerra mondiale si avvia allora verso una soluzione diplomatica, come auspicano gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, oppure il 2026 sarà un altro anno di combattimenti? Secondo il Wall Street Journal, gli scenari plausibili sono tre. Il primo scenario, quello più probabile, è che continui la guerra di attrito accompagnata da negoziati inconcludenti. L'Amministrazione Trump scommette sull'idea che Putin possa accettare la pace se Kiev cede il Donbass. Ma in Ucraina prevale lo scetticismo. "C'è grande diffidenza tra gli ucraini", ha affermato l'ex ministro della Difesa, Andriy Zagorodnyuk, sottolineando che il Donbass potrebbe essere usato come piattaforma per nuove offensive. Il secondo scenario è che l'Ucraina ceda per prima a causa di un lento, ma inesorabile logoramento militare. Soldati in prima linea da anni, difficoltà nel reclutamento e crescenti diserzioni stanno mettendo sotto pressione l'esercito, costretto a scelte dolorose sul campo. Ha lasciato spazio, infatti, ad avanzamenti russi in alcune regioni meridionali. "Le guerre di logoramento possono essere perse gradualmente, poi all'improvviso", ha avvertito Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center. In questo scenario, Kiev potrebbe essere costretta ad accettare un accordo sfavorevole pur di evitare il peggio. Il terzo scenario, opposto al secondo, è che sia la Russia a stancarsi per prima. Anche Mosca, infatti, affronta difficoltà crescenti: economia stagnante, tassi elevati, pressioni sul comparto energetico dovute al calo del prezzo del petroli, attacchi ucraini e nuove sanzioni occidentali. L'elite economica russa è sempre più critica, ma finora Putin non mostra segnali di cedimento. Secondo gli analisti, la Russia non può sostenere la guerra a tempo indefinito e un rafforzamento delle sanzioni potrebbe accelerare una svolta in Ucraina.
(Adnkronos) - Pur in un quadro macroeconomico ancora caratterizzato da incertezza, “che diventa di fatto un dazio occulto che pesa sulle nostre imprese”, la filiera legno-arredo chiude il 2025 con un fatturato alla produzione pari a 52,2 miliardi di euro, registrando una crescita dell’1,3% rispetto al 2024. Questa la fotografia scattata dai preconsuntivi 2025 elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo e presentati in occasione della conferenza stampa di lancio del Salone del Mobile.Milano di aprile, che si conferma appuntamento chiave per l’intera filiera. A contribuire a un risultato parzialmente inaspettato, spicca l’andamento del mercato interno che, riuscendo a compensare il progressivo ridimensionamento di alcuni incentivi fiscali legati alla riqualificazione del patrimonio immobiliare, con una maggior spinta del non residenziale, cresce dell’1,8%, raggiungendo i 32,9 miliardi di euro. Stabili le esportazioni (+0,4%) che si attestano a 19,3 miliardi di euro (37% del totale) pur mostrando segnali di debolezza in alcuni mercati strategici come Francia e Stati Uniti. Di contro qualche segnale di miglioramento e ripresa arriva dalla Germania. “Dati che - commenta il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin - certificano come la nostra filiera e tutto il sistema industriale che esprimiamo, pur alle prese con un contesto articolato, complesso e incerto, abbia saputo mettere in campo strategie e azioni di adattamento e sviluppo che si sono tradotte in una sostanziale tenuta. Non possiamo certo dire che ci troviamo di fronte a una ripresa strutturale e che possiamo sentirci al riparo dalle turbolenze che anche il 2026 ci sta già riservando, ma voglio intravederci dei segnali incoraggianti su cui, anche come Federazione, abbiamo il dovere di concentrarci, a supporto delle nostre aziende”. Il macrosistema arredamento raggiunge nel 2025 un fatturato alla produzione di 27,7 miliardi di euro, in sostanziale stabilità (+0,6%) sul 2024. La crescita della produzione destinata al mercato interno (13,5 miliardi, +2,1%) compensa la lieve flessione delle esportazioni(14,2 miliardi, -0,8%), che continuano a rappresentare oltre la metà del valore complessivo.
(Adnkronos) - In una posizione strategica, direttamente all'uscita di Brunico Est, è stata inaugurata oggi, giovedì 29 gennaio, la prima stazione di rifornimento combinata di idrogeno ed energia elettrica in Italia. L'impianto, realizzato da Alperia, rifornisce sia veicoli a idrogeno che elettrici con energia da fonti rinnovabili. La stazione di rifornimento di idrogeno, progettata e costruita da Alperia e Iit Hydrogen, con quest’ultima che ne avrà in carico anche la gestione, è pensata per garantire un rifornimento giornaliero di 800 chilogrammi, quantitativo che all’occorrenza può essere ampliato. L’impianto dispone di due distributori da 350 bar per autobus e autocarri e di un altro distributore da 700 bar per auto, minibus e furgoni. L'idrogeno verde proviene dall'impianto di produzione di Bolzano e viene trasportato tramite rimorchio. Completano l’infrastruttura, due colonnine di ricarica elettrica con una potenza di 400 kilowatt ciascuna, che consentono di ricaricare in brevissimo tempo sia le auto che i mezzi pesanti. “La mobilità sostenibile è una priorità per l'Alto Adige e progetti come questo dimostrano concretamente come sia possibile renderla realtà", osserva l'assessore provinciale alla mobilità Daniel Alfreider. La località di Brunico è stata scelta appositamente poiché la zona era priva di infrastrutture adeguate per i trasporti alternativi e Brunico è anche un importante snodo economico con un'alta densità di traffico. “Con questo impianto creiamo un'infrastruttura che non è solo ecologica, ma sostiene anche il trasporto pubblico, l'economia locale e il traffico pesante nel loro percorso verso un futuro a basse emissioni”, affermato la presidente di Alperia, Flora Kröss. I costi per la realizzazione della stazione di rifornimento green ammontano a 12,6 milioni di euro, finanziati in parte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Pnrr. Questo investimento infrastrutturale fa parte di un piano più ampio per promuovere l'idrogeno come fonte di energia a basse emissioni, il che contribuisce a sviluppare soluzioni concrete per la decarbonizzazione dei trasporti e a ridurre l'impatto ambientale del settore della mobilità. “L'attenzione all'idrogeno non è casuale. In Alto Adige, una zona di transito fortemente turistica, i trasporti sono responsabili di una parte significativa delle emissioni di CO2 - spiega il direttore generale di Alperia, Luis Amor - Per questo motivo sosteniamo attivamente il Piano Clima Alto Adige e la creazione di una filiera completa per l'idrogeno verde. Alperia fornisce un contributo fondamentale in tal senso, sia per quanto riguarda l'approvvigionamento di idrogeno per il trasporto pesante, sia per l'elettrificazione del settore dei trasporti". La nuova stazione di rifornimento di Brunico andrà ad affiancarsi a quella già esistente a Bolzano Sud, entrambe gestite da Iit Hydrogen."Con Brunico consolidiamo un percorso decennale iniziato a Bolzano Sud, portando l’idrogeno nella mobilità reale, oggi potenziata dalla sinergia tra i due impianti. Per questa nuova stazione, realizzata chiavi in mano, abbiamo integrato diverse tecnologie in un’unica infrastruttura all’avanguardia, efficiente e sicura. Insieme agli altri quattro progetti Pnrr in corso, questa esperienza ci posiziona come riferimento nazionale nell'intera filiera dell'idrogeno verde, dalla progettazione alla gestione operativa", ha dichiarato Claudio Vitalini, Ceo di Iit Hydrogen.