(Adnkronos) - Cuba attraversa una delle fasi più critiche della sua storia recente, tra crisi energetica, collasso economico e crescente tensione sociale. Secondo la dissidente cubana residente in Italia Kenia Rodríguez, attivista del Movimento Las Guerreras e dell’Associazione 17 dicembre, il Paese è ormai oltre il punto di rottura, mentre all’interno cresce un’opposizione sempre meno disposta al silenzio. "A Cuba sta crescendo il movimento dell’opposizione interna, che già esisteva. Adesso è cresciuto ancora di più, perché le persone hanno perso la paura verso il regime cubano", dice in un'intervista all'Adnkronos. Una trasformazione profonda, che secondo Rodríguez segna un cambio di fase. Ma è soprattutto sul piano sistemico che la diagnosi diventa drastica. "Cuba è al collasso, ma non soltanto energetico: è un collasso totale del sistema. Non c’è possibilità di retromarcia, siamo a un punto di non ritorno. La dittatura comunista cubana è un sistema completamente fallito", sostiene. Una crisi che, a suo avviso, non nasce oggi. "Il sistema economico cubano non è mai stato stabile in questi 67 anni. Si è sempre salvato grazie agli aiuti umanitari e alle donazioni del resto del mondo. Ma il 90% di queste risorse andava alla dittatura e solo il 10% alla popolazione". Da qui, una condizione cronica di scarsità: "Non abbiamo mai avuto niente, solo briciole per andare avanti, mentre la paura ha sempre prevalso sul senso di civiltà e dignità". Oggi, però, il quadro è precipitato. "L’economia è in fase di implosione: non c’è più niente, non c’è petrolio, non c’è nulla". Rodríguez attribuisce precise responsabilità al potere: "È stata la stessa dittatura a distruggerla". E cita il declino dei settori storici: "Le fabbriche della canna da zucchero sono state lasciate deteriorare fino a non funzionare più. Anche il settore del tabacco è crollato: mancava il personale, perché la gente, schiacciata dalla fame e dalla povertà, scappava dal Paese o smetteva di lavorare, anche perché i profitti venivano presi dalla dittatura". In questo scenario, il ruolo degli Usa viene letto in chiave positiva dall’opposizione. "Le trattative sono un’opportunità. Gli Stati Uniti sono stati gli unici ad ascoltare il nostro grido di aiuto, mentre altri hanno voltato lo sguardo", spiega Rodríguez. Una posizione che si lega anche alla diaspora: "La maggior parte della comunità cubana in esilio si trova negli Stati Uniti e tutti vogliamo la stessa cosa: una Cuba libera". Quanto al tema della sovranità, ribatte: "Non crediamo ci siano rischi, anche perché non siamo mai stati realmente sovrani. Per gran parte di questi 67 anni siamo stati sotto l’influenza della Russia". Le dichiarazioni di Donald Trump vengono interpretate non come una minaccia, ma come uno strumento di pressione. "Sono una pressione negoziale, una grande pressione negoziale", afferma, sottolineando anche il ruolo di Marco Rubio, "di origini cubane", che "conosce bene cosa ha fatto la dittatura". Rodríguez richiama il dramma dell’esilio: "È cresciuto ascoltando il dolore di madri e figli separati, di persone morte nel mare cercando di fuggire, nella giungla del Nicaragua o nel Rio Bravo". L’obiettivo, però, resta evitare uno scenario bellico: "Non vogliamo una guerra: vogliamo solo che ci lascino in pace e che se ne vadano i Castro, Díaz-Canel e tutti coloro che sostengono il Partito Comunista". La "pressione negoziale", insiste, dovrebbe portare a una transizione: "Devono lasciare il Paese pacificamente e restituire Cuba ai cubani, anche con l’aiuto degli Stati Uniti". Una richiesta che, denuncia, è rimasta inascoltata altrove: "Abbiamo chiesto aiuto all’Onu, al Parlamento Europeo, all’Oea, ma nessuno ci ha ascoltato. L’unico è stato Trump". Per questo, tra i dissidenti, quella linea politica viene percepita "come una luce alla fine del tunnel, una speranza". In chiusura, Rodríguez affida il suo messaggio alle parole della madre: "Io sono nata lì, non sono io che me ne devo andare. Sono loro, i dittatori, che se ne devono andare". Un’affermazione che riassume una rivendicazione più ampia: "Il mondo deve sapere la verità: Cuba è governata da dittatori". E respinge una delle narrazioni più diffuse sul sistema cubano: "Non è vero che ci hanno dato un’educazione gratuita". Racconta invece un’altra realtà: "Dagli 11 ai 18-19 anni dovevamo lavorare nei campi per ore ogni giorno, per l’esportazione agricola. Lo chiamavano volontariato, ma non lo era". Un Paese, conclude implicitamente la sua testimonianza, dove la crisi materiale si intreccia con una battaglia politica e civile ancora aperta. (di Antonio Atte) Le parole della dissidente "sono una fotografia senza filtri di quanto accade oggi a Cuba, dove più di sessant’anni di socialismo reale hanno ridotto il popolo alla fame e regalato, invece, alla famiglia Castro una vita di lussi. Molti pensano che il collasso economico sia dovuto all’embargo americano, mentre il problema è sempre stato il quadro catastrofico in cui i cubani hanno vissuto, con l’impossibilità di fare impresa, la negazione dei diritti umani e le confische dei prodotti agricoli ai contadini da parte del regime. Aficionados di Fidel come Ilaria Salis e Mimmo Lucano dovrebbero imparare a memoria le dichiarazioni di Kenia Rodriguez! Se davvero hanno voglia di fare qualcosa per il popolo cubano, inizino a prendere le distanze dal castrismo”. Così la senatrice Cinzia Pellegrino, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione straordinaria per i diritti umani.
(Adnkronos) - Cala il sipario sulla 29.ma edizione della Bmt - Borsa Mediterranea del Turismo, che si chiude oggi a Napoli consolidando la leadership di evento fieristico di riferimento per il comparto turistico nel Centro-Sud Italia. Con un flusso di circa 15.000 visitatori registrato nei tre giorni di fiera, la manifestazione si attesta come appuntamento imprescindibile per l’incontro tra domanda e offerta professionale. "Il successo della 29.ma edizione della Bmt – afferma Angioletto De Negri, ideatore della Bmt e patron di Progecta – è la conferma che la nostra fiera è un cuore pulsante della politica turistica nazionale. Abbiamo registrato numeri straordinari, con circa 15.000 presenze e una crescita esponenziale dell'internazionalizzazione dell’evento, con la presenza di ben 17 Paesi strategici per i flussi turistici su scala globale. Abbiamo avvertito una vicinanza concreta e autorevole da parte delle Istituzioni, che desidero ringraziare sentitamente". "La presenza del ministro Daniela Santanchè ha ribadito la centralità del comparto per l'economia del Paese e il ruolo guida che Napoli, la Campania e il Mezzogiorno devono ricoprire in questa importante sfida. Altrettanto fondamentale è stato il dialogo costante con il territorio: la presenza costante dell’assessore regionale al Turismo Vincenzo Maraio, la visione strategica del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e l’impegno quotidiano dell’assessore al Turismo del Comune di Napoli Teresa Armato dimostrano che quando Napoli e la Campania fanno sistema, rappresentano un modello di accoglienza e business imbattibile. Abbiamo trasformato – conclude De Negri - 16.000 mq in un hub dove la domanda internazionale ha potuto incontrare l’eccellenza italiana. Con 487 espositori e una filiera dei trasporti e dei tour operator pienamente rappresentata, la BMT si conferma il termometro reale dello stato di salute del turismo: un settore che è un volano imprescindibile per l’economia italiana e che da Napoli guarda al futuro con rinnovata ambizione”. L’edizione 2026 ha occupato una superficie espositiva di 16.000 mq, trasformando i padiglioni della Mostra d'Oltremare nel cuore pulsante del business turistico. La fiera ha visto la partecipazione di: 487 espositori accreditati; 72 tra Regioni ed Enti locali, a testimonianza di una sinergia territoriale sempre più forte per la promozione del brand Italia; 17 Paesi esteri, con delegazioni provenienti da mercati strategici come Usa, Emirati Arabi, Qatar, Giappone, Brasile, Germania e Regno Unito; 35 organizzazioni e destinazioni internazionali che hanno scelto Napoli per presentare le proprie offerte al mercato italiano. La grande novità di quest'anno è stata la Bmt Innovation Arena. In un mercato sempre più digitale, la fiera ha dedicato uno spazio esclusivo all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nel settore turistico. Grazie alle partnership con Zucchetti, per il comparto ricettivo, e con Accenture, per gli operatori del travel, la Bmt ha offerto corsi di formazione gratuita per governare la rivoluzione dei dati e dei sistemi generativi che, sono andati quotidianamente sold out. La Bmt si conferma una vera e propria officina di scambi commerciali grazie alla partecipazione dei principali player della filiera, con 390 sellers e 72 tour Operator (tra Incoming e Outgoing) che hanno incontrato i buyer internazionali. Inoltre, anche il settore è stato rappresentato da 21 operatori, tra compagnie aeree e società di gestione aeroportuale, oltre a 15 compagnie di crociera e di navigazione - su tutte MSC, Costa e NCL - sottolineando l'importanza della connettività per lo sviluppo del turismo. Con la chiusura di questa edizione, l’attenzione si sposta già verso il traguardo del prossimo anno: la trentesima edizione, che sarà Bmt Evolution. Un anniversario storico che promette di alzare ulteriormente l'asticella sui temi dell'innovazione e dell'internazionalizzazione, senza però perdere di vista l’evoluzione di un comparto che, come quello turistico, vede nella Bmt un punto di riferimento identitario e commerciale.
(Adnkronos) - Italia più vicina agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) anche se resta ancora un ampio divario da colmare. Il dato emerge dal Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS Ets), realizzato con il sostegno e il contributo scientifico della Fondazione Enel (come Knowledge Partner) e Unioncamere, che analizza il contributo del Pnrr al percorso dell’Italia verso l’attuazione dell’Agenda 2030. Il Rapporto è stato presentato oggi a Roma al Consiglio dell’Economia e del Lavoro (Cnel), nel corso dell’evento 'L’impatto del Pnrr sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile', con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e della ricerca. Se a livello nazionale, nel 2021 si rilevava una distanza media dagli obiettivi analizzati pari al 78%, nel 2026, grazie al Pnrr, tale valore scende al 39%, cosicché per centrarli entro il 2030 sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, un valore pari al 14% degli investimenti del Pnrr diretti a specifiche Regioni/Pa e a 338 euro pro capite. L’analisi, sviluppata dall’ASviS utilizzando una metodologia innovativa applicata alle singole Regioni e Province Autonome, evidenzia in primo luogo come gli investimenti del Pnrr si concentrino soprattutto su alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote più rilevanti di spesa riguardano l’energia (circa il 25% delle risorse), l’innovazione, le infrastrutture e il sistema produttivo (20%), e le città sostenibili (14%). Rilevanti sono anche gli investimenti destinati a salute e istruzione, che assorbono ciascuno circa l’11 % dei fondi. Al contrario, risultano molto limitati o quasi assenti gli investimenti direttamente orientati agli Obiettivi dell’Agenda 2030 riguardanti la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, la tutela della biodiversità e la partnership globale. “Questo Rapporto, basato su un approccio metodologico molto innovativo, mostra come il Pnrr abbia rappresentato un passaggio importante per sostenere la trasformazione dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, grazie alla forte spinta impressa agli investimenti pubblici e privati lungo linee progettuali in gran parte coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 - osserva Marcella Mallen, presidente dell’ASviS - Ma ancora molta strada resta da fare. Da questo punto di vista la prossima programmazione europea può consentire, se ben orientata, un ulteriore passo avanti per migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività delle nostre imprese”. Dall’analisi emergono significative differenze territoriali: tra le Regioni che beneficiano maggiormente del contributo del Pnrr in termini di progresso verso gli Obiettivi figurano Abruzzo, Marche e Basilicata, mentre all’estremo opposto si collocano Provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Provincia autonoma di Trento e Umbria. Per colmare il divario residuo, il Rapporto stima i fabbisogni finanziari aggiuntivi per raggiungere gli 11 Obiettivi considerati, fabbisogni molto differenti tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio. “La sfida ora è guardare oltre il Pnrr e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile - dichiara Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS - Il modello sviluppato dall’ASviS può essere utilizzato dalle istituzioni europee, nazionali e territoriali anche per programmare le politiche successive al 2026, contribuendo a ridurre i divari esistenti e ad accelerare il percorso dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, anche in vista della definizione delle priorità del bilancio europeo per il periodo 2028-2034”. “Questo lavoro fotografa a livello regionale e in diversi casi anche provinciale la distanza dagli obiettivi di Agenda 2030 - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - L’Italia ha ricevuto a questo riguardo una spinta importante dal Pnrr. Certo non erano sufficienti le pur ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per raggiungere tutti gli obiettivi Onu di sviluppo sostenibile. Con questo rapporto, però, i decisori pubblici avranno uno strumento che consentirà loro di capire come, su cosa e dove intervenire per colmare i divari, utilizzando al meglio le risorse del ciclo finanziario europeo 2028-2034”.