(Adnkronos) - Misurata, 19 gen. (Adnkronos) Passa dal porto di Misurata la strategia italiana nel Mediterraneo. Lo ha spiegato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in visita oggi nella città-Stato sulla costa libica - blindata per l'occasione dalle milizie affiliate al governo - per la cerimonia di posa della prima pietra del terminal container della Zona Franca. Il progetto di sviluppo del porto vede coinvolte la compagnia italiana Msc e la Al Maha Qatari Company. Secondo alcune stime, gli investimenti complessivi potrebbero raggiungere 2,7 miliardi di dollari in tre anni, rendendo l'iniziativa uno dei più rilevanti progetti di espansione delle infrastrutture portuali del Nord Africa. La presenza di Msc - "che è la più grande impresa di trasporto marittimo al mondo" - è "fondamentale” per l'Italia, ha affermato Tajani nel corso di un punto stampa, evidenziando come per un Paese il cui Pil dipende per circa il 40% dall'export, il rafforzamento delle infrastrutture logistiche sia strategico. "E' importante per rinforzare la presenza italiana in questo Paese con il quale abbiamo delle relazioni storicamente di altissimo profilo", ha aggiunto Tajani, secondo cui il porto di Misurata "non sarà assolutamente alternativo a Gioia Tauro", ma contribuirà a rafforzare la presenza italiana nel Mediterraneo. La Zona Franca di Misurata, progetto nato con l'ex dittatore Muammar Gheddafi nel 2000, sta ricevendo con Dbeibah impulsi per un ulteriore sviluppo: la zona si estende oggi per circa 2.800 ettari intorno al porto, con una capacità di espansione ulteriore fino a 20mila ettari. "Per il nostro gruppo si tratta di un impegno e un investimento di lungo periodo che portiamo avanti in partnership con Al Maha Qatari Company e la Libia", ha commentato il presidente di Msc, Diego Aponte, presente alla cerimonia di firma. La visita di Tajani a Misurata ha avuto anche una dimensione politica. Il titolare della Farnesina, infatti, ha avuto incontri bilaterali con il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, e con il primo ministro del governo di unità nazionale, Abdul Hamid Dbeibah. Tanti i temi sul tavolo dell'incontro con il leader di Tripoli, da poco tornato alle attività pubbliche dopo un intervento chirurgico. Dai rapporti economici agli investimenti, dal ruolo di Eni in Libia alla lotta contro l'immigrazione irregolare. Sul tema migratorio, il titolare della Farnesina ha evidenziato "un aumento delle partenze" dalla Libia negli ultimi mesi (nel 2025, gli arrivi dal Paese nordafricano sono stati 58.408, in aumento del 38% rispetto ai 42.279 del 2024), ribadendo la volontà di "rinforzare la cooperazione, anche attraverso la formazione della polizia libica e il coinvolgimento dei Paesi di origine e transito", come il Bangladesh. La visita di Tajani si è tenuta a distanza di circa tre anni dall’ultima missione (gennaio 2023 insieme al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e all’Ad di Eni, Claudio Descalzi) e segue la vista della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a ottobre 2024 in occasione del Business Forum a Tripoli. "Vogliamo far sì che le nostre imprese possano continuare a lavorare sempre di più in Libia. Con questo Paese vogliamo continuare a collaborare e ottenere i migliori risultati possibili", ha concluso Tajani. (Dall'inviato Piero Spinucci)
(Adnkronos) - Prende avvio, con la firma dell’atto costitutivo, il nuovo 'Comitato per la promozione del Protocollo Itaca' voluto da Consiglio nazionale degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori (Cnappc), Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), Ente italiano di normazione Uni e Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale (Itaca). Il nuovo organismo, rinnovato nella sua organizzazione, si pone come obiettivo quello di promuovere e sostenere azioni, in ambito nazionale e regionale, in materia di sostenibilità ambientale delle costruzioni attraverso l’utilizzo del protocollo Itaca, declinato dalla prassi di riferimento uni/pdr 13/2025, quale strumento di supporto e valutazione delle scelte progettuali e realizzative in linea con i nuovi modelli di sostenibilità energetica e ambientale e di rigenerazione urbana. Il Protocollo Itaca, adottato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nel 2004, ed evoluto nel corso degli anni a garanzia anche della corretta applicazione della normativa di settore ed in particolare dei Criteri minimi ambientali Cam, rappresenta un indispensabile strumento di ausilio per le attività dei progettisti, delle imprese e della pubblica amministrazione, quest’ultima nel suo esercizio di indirizzo e controllo. La riqualificazione degli edifici pubblici e privati ha trovato spazio significativo tra le missioni previste nell’ambito del Pnrr il quale ha assegnato notevoli investimenti proprio alla sostenibilità e all’efficientamento energetico del settore delle costruzioni per sviluppare e diffondere modelli di economia circolare. Il consiglio direttivo del nuovo organo è composto da: Manuela Rinaldi (presidente Itaca - assessore Regione Lazio), Remo Giulio Vaudano (vicepresidente Cni), Anna Buzzacchi (consigliera Cnappc) e Ruggero Lensi (direttore generale Uni). Il Comitato, nel perseguire le proprie finalità istituzionali, potrà porre in essere esemplificativamente, le seguenti attività: promuovere la diffusione, l’aggiornamento e lo sviluppo di nuove versioni del Protocollo Itaca alle diverse scale (edificio, urbana e territoriale) con attenzione dedicata al recupero degli edifici esistenti; promuovere lo sviluppo di norme Uni sulle capacità professionali per una corretta progettazione della sostenibilità ambientale delle costruzioni; sostenere attività di ricerca, formazione e sviluppo di buone pratiche, anche attraverso la collaborazione con Fondazioni, centri di ricerca, università e, più in generale, altri soggetti che perseguano scopi analoghi; organizzare eventi e corsi di formazione finalizzati alla promozione della cultura e dell’applicazione della sostenibilità ambientale nelle costruzioni; aderire a bandi, progetti europei e nazionali finalizzati allo sviluppo della sostenibilità ambientale. “Le tematiche riguardanti la sostenibilità ambientale delle costruzioni sono di primario interesse per la società – afferma Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri - in linea con gli obiettivi dell'Agenda 2030 per favorire la transizione ecologica, ridurre gli impatti ambientali e contrastare i cambiamenti climatici. Il Cni, già da molto tempo fortemente impegnato su tali argomenti, ritiene che il protocollo Itaca costituisca un valido strumento di supporto per i progettisti e il Comitato oggi rinnovato rappresenta un importante punto di convergenza tra organismi che sapranno condurre al meglio la sua valorizzazione e diffusione”. “Il Comitato rappresenta un significativo momento di incontro e di collaborazione per incentivare la sostenibilità ambientale delle costruzioni e dei contesti urbani – dichiara Massimo Crusi, presidente del Consiglio nazionale degli architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori - Promuovere strumenti di guida alla progettazione, partendo dal concetto più contemporaneo di risparmio energetico, basato sull’allungamento del ciclo di vita degli edifici e sul ricorso a principi di circolarità da applicare in fase di costruzione, è un obiettivo che il Cnappc persegue da tempo”. “L’esigenza di riqualificare il patrimonio edilizio esistente con immobili a bassa classificazione energetica, sono temi che hanno assunto in questi ultimi anni un ruolo centrale nelle agende politiche nazionali e regionali – afferma il presidente f.f. Itaca Manuela Rinaldi, assessore della Regione Lazio – Inoltre, la realizzazione di edifici ad alta prestazione ambientale mira a contribuire in maniera significativa alla riduzione dell’impatto ambientale. Da qui la necessità di costituire un organismo di riferimento cui assegnare un ruolo di stimolo e supporto ai progettisti che hanno un compito chiave nel fornire la propria competenza per innovare il settore, per favorire azioni comuni nell’interesse pubblico a tutela e salvaguardia dell’ambiente e della qualità dell’abitare. Il comitato promotore del protocollo Itaca rappresenta e consolida un presidio essenziale per l’integrazione della sostenibilità ambientale nelle politiche del costruire. Un riferimento tecnico e normativo che rafforza l’efficacia dell’azione pubblica e la qualità degli interventi sul territorio”. “La decennale collaborazione con Itaca ha consentito la definizione di contenuti normativi in materia di sostenibilità ambientale nelle costruzioni – afferma Marco Spinetto, presidente Uni – rappresentati delle diverse parti della Uni/PdR 13, uno strumento nazionale fondamentale per la progettazione, la valorizzazione e la classificazione dell’ambiente costruito. Con la costituzione del Comitato puntiamo ora a diffondere in modo capillare presso tutte le Regioni italiane la conoscenza e la cultura di una sostenibilità in edilizia 'misurabile' presso i professionisti ingegneri e architetti con l’obiettivo di caratterizzare edifici, quartieri e città nelle loro prestazioni di sostenibilità”.
(Adnkronos) - Sentimenti di ansia, sfiducia e rabbia nei confronti del futuro. Così l’emergenza climatica impatta sulla salute mentale e sul benessere psicologico, in particolare dei giovani italiani. È quanto emerge dall'indagine sull’ecoansia, condotta su un ampio campione di giovani italiani tra i 18 e i 35 anni, realizzata dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (Iep) per conto di Greenpeace Italia e ReCommon, con la collaborazione di Unione degli universitari (Udu) e Rete degli studenti (RdS), e pubblicata sul Journal of Health and Environmental Research. I dati sono stati raccolti tra giugno e novembre 2024 con un questionario diffuso dalle associazioni studentesche in scuole e università italiane e online, compilato da 3.607 persone. Dalle risposte emerge che il 41% dei giovani intervistati associa il tema del cambiamento climatico a sentimenti di ansia per il futuro, il 19% a una sensazione di rabbia e frustrazione, il 16% ad impotenza e rassegnazione. Solo l’1% ha risposto affermando di sentirsi responsabile o di avere dei doveri nei confronti del Pianeta. Infine, per il 44% l’ansia generata dal cambiamento climatico ha un effetto negativo sul benessere psicologico nella vita di tutti i giorni. "Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale ma è diventato a tutti gli effetti una crisi emotiva e valoriale che interessa profondamente i giovani italiani, incidendo sul modo in cui immaginano il futuro, sulle decisioni quotidiane e persino sulle relazioni sociali - spiega Rita Erica Fioravanzo, presidente dello Iep - Per tutelare i giovani, dobbiamo riconoscere la gravità del loro disagio e affrontarlo insieme alle cause strutturali del cambiamento climatico". L'analisi evidenzia forti collegamenti tra l’ecoansia e un maggiore disagio psicologico generale, evidente non solo tra i giovani che sono stati colpiti direttamente da eventi climatici estremi, come alluvioni e ondate di calore, ma anche tra coloro che possiedono semplicemente una consapevolezza della minaccia climatica. Particolarmente colpiti risultano i giovani che vivono al Sud e nelle Isole, i quali presentano in media sia più preoccupazione per gli effetti della crisi climatica, sia in alcuni casi sintomi psicologici più intensi, come ad esempio insoddisfazione, ruminazione e ansia. Dall’analisi emerge che l'impatto del cambiamento climatico sul disagio psicologico è prevalentemente indiretto ed è mediato da tre fattori psicologici: l'ecoansia, il pessimismo nei confronti del futuro e, soprattutto, la mancanza di scopo nella vita. L’analisi delle risposte conferma la presenza diffusa di forte sfiducia, rabbia e frustrazione, sentimenti che sembrano prevalere nettamente sulla percezione della propria capacità individuale di poter contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici. "L’emergenza climatica incide drasticamente sulla nostra vita, con impatti ambientali già molto visibili. Questa indagine mostra che è anche una questione di salute mentale, che non possiamo continuare a ignorare - dichiara Simona Abbate della campagna Clima di Greenpeace Italia - Chiediamo al governo di riaccendere la speranza nel futuro agendo contro le cause della crisi climatica e facendo pagare ai suoi principali responsabili, le aziende del gas e del petrolio, i danni che stanno causando con le loro emissioni, oltre a garantire un supporto concreto alla salute delle persone, inclusa quella mentale, minacciata dagli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici".