(Adnkronos) - Da Parigi a Stoccarda e poi Zurigo, Berna, Lussemburgo, Bruxelles passando per Londra fino alle ultime due tappe spagnole di Madrid e Barcellona in programma il 23 e 24 aprile. Il tour europeo di Filippo Neviani, in arte Nek, prosegue a pieno ritmo attraverso live che stanno toccando le principali città del continente. Ed è proprio nella capitale inglese che il cantautore questa mattina si è concesso per un fuori programma, un incontro con i fan, organizzato dall’Istituto italiano di Cultura di Londra, prima del concerto di questa sera sul palco della prestigiosa Union Chapel, una chiesa funzionante, famosa sia come luogo per eventi live (qui si sono esibiti, tra gli altri, Amy Winehouse, Nick Cave, Oasis, Prince e i Pearl Jam) ma anche per le messe domenicali. "L'Europa è sempre una spugna che assorbe culture musicali diverse - racconta Nek all'Adnkronos prima del meet and greet all’Istituto italiano di Cultura - e muoversi in questo contesto permette a me, ma anche a tanti altri miei colleghi, di percepire l’essenza dei diversi generi musicali, delle diverse lingue in una costante fusione che diventa poi un modo per entrare in connessione con le radici di ogni singolo paese. Tante diversità che, unite tra loro, generano una enorme forza". Il pensiero di Nek sul concetto di una 'Europa musicale' si estende alla percezione di questo grande territorio non solo come palcoscenico diffuso dove esibirsi, mercato dove lanciare nuove canzoni, dare vita a iniziative di vario genere, ma come spazio di condivisione culturale su grande scala, soprattutto in un momento storico dove i rapporti tra paesi si stanno sempre più irrigidendo per divergenze politiche, sociali ed economiche. "È sempre bello quando c’è un’apertura, quando c’è la possibilità di condividere, di mischiarsi, in questo caso musicalmente e quindi, mi viene da dire, culturalmente". Questo approccio ha permesso al cantautore, proprio in occasione del suo tour fuori dai confini italiani, di riscontrare una "Europa aperta, dove la musica tradizionale si fonde con i generi più diversi, dal pop al rock, al reggae, al jazz. In questo scenario, l'identità italiana mantiene un ruolo centrale, fungendo da pilastro per la proposta artistica nazionale oltre confine. Nel mio piccolo, anch'io contribuisco: nelle mie canzoni porto un po' di Sassuolo, un po' di Emilia Romagna e quindi anche un po' di Italia", sottolineando come il riconoscimento internazionale dell'italiano passi attraverso la lingua, la melodia e il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto ed apprezzato. E non si può parlare di Europa senza fare accenno all'Eurovision Song Contest in programma tra meno di un mese, dal 12 al 16 maggio a Vienna. Un evento che ha subìto recentemente un radicale cambio di paradigma, soprattutto tra il pubblico italiano. "Non ho mai sentito parlare così tanto dell’Eurovision come negli ultimi anni - continua Nek - e devo ammettere che noto molte similitudini con il nostro Festival di Sanremo che, come è ben noto, ha recuperato una centralità strategica nel mercato discografico, ma anche nell’interesse stesso del grande pubblico. Ma un tempo si andava a Sanremo considerandolo come un'ultima spiaggia. Oggi la situazione è totalmente mutata al punto che gli artisti fanno a gara per esibirsi lì. Merito di una visione artistica più moderna iniziata con le edizioni condotte da Carlo Conti nel 2014 e 2015 e proseguite grazie all'intervento di colleghi illustri nella direzione artistica, tra tutti Claudio Baglioni, che hanno saputo trasformare la gara in una vetrina d'eccellenza capace di generare un rinnovato sentimento di appartenenza. Proprio come sta accadendo con l’Eurovision che, per noi italiani, diventa un modo per rinvigorire quel senso di appartenenza verso il nostro territorio, la nostra storia e cultura ma in senso molto ampio, più continentale". Per Nek, il legame tra la tradizione melodica e la proiezione musicale su scala globale del nostro Paese, trova oggi in Sal Da Vinci un interprete d'eccezione, dato che il cantautore napoletano rappresenterà il Bel Paese in occasione del contest. "Sal è la nostra Italia, e lui ha una grande capacità di rappresentarla sul piano musicale quanto su quello culturale. E la sua 'Per sempre sì', sono certo, confermerà le aspettative del pubblico internazionale. Perché Sal, nel suo modo di esprimersi, è di fatto l’Italia: un grande lavoratore, con una solida esperienza maturata nel mondo teatrale e musicale, con un profilo tecnico che si sposa perfettamente con l'amore viscerale per le proprie radici. La sua forza rappresentativa risiede nel fatto che ama Napoli, ama la tradizione italiana, elementi identitari che ha già saputo esportare con successo in diverse tournée in tutto il mondo. La presenza di Sal Da Vinci sui palchi internazionali è la prova che il Festival di Sanremo rimane la fotografia dell’Italia. La stessa che mostreremo con orgoglio all’imminente Eurovision; una sintesi tra solidità tecnica e identità culturale necessaria per competere su palcoscenici di questa importanza". (di Alessandro Allocca)
(Adnkronos) - “Questo premio nasce dall’iniziativa dell’International corporate communication hub, che è un punto di incontro tra imprese e università. E' un premio estremamente interessante perché mette i ragazzi nella condizione di essere immersi in un network dove, oltre all’università, incontrano le imprese, le associazioni di categoria e le istituzioni importanti.” Ha detto Stefania Romenti, professoressa di Strategic communication e prorettrice alla Didattica, Università Iulm, alla presentazione della nona edizione del Premio giovani comunicatori Icch, a Roma. Il contest nazionale è dedicato a studenti universitari e giovani professionisti tra i 18 e i 35 anni, che desiderano mettersi alla prova e confrontarsi con sfide reali nel campo della comunicazione e del Public Affairs. Per Stefania Romenti, il valore del progetto risiede soprattutto nella capacità di creare un ecosistema formativo “che va oltre l’aula” e l’aspetto più rilevante è proprio l’esperienza di immersione nel sistema professionale: “I partecipanti hanno la possibilità di valorizzare le proprie competenze creative, ma anche professionali, dal punto di vista della comunicazione”. Un percorso che, ha aggiunto, “può essere poi valorizzato nel proprio cv o nei colloqui di selezione del lavoro”. Romenti ha quindi sottolineato la natura formativa del contest: “E' un’occasione concreta per allenare competenze reali, confrontandosi con brief aziendali e dinamiche professionali autentiche”.
(Adnkronos) - Il 30 marzo 2026, la Commissione europea ha pubblicato le linee guida ufficiali per l’applicazione del Regolamento (Ue) 2025/40, meglio conosciuto come Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation). Questo documento arriva per fare chiarezza su una normativa che promette di cambiare radicalmente il modo in cui i prodotti vengono confezionati, venduti e smaltiti, con l’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030. Mentre il regolamento è già entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, le aziende e i consumatori hanno tempo fino al 12 agosto 2026 per farsi trovare pronti, data in cui le norme diventeranno pienamente operative. Sommario Il Ppwr è una legge europea che sostituisce le vecchie e frammentate direttive nazionali con un unico set di regole valide in tutta l’Unione. A differenza della legislazione precedente, il Ppwr interviene sull’intero ciclo di vita dell’imballaggio: dalla progettazione (per ridurre il peso e il volume) fino al suo fine vita (per garantirne il riciclo o il riutilizzo). Si applica a ogni tipo di materiale (plastica, carta, vetro, metallo) e a qualsiasi imballaggio immesso sul mercato UE, indipendentemente da dove sia stato prodotto. Il nuovo regolamento non è solo un elenco di restrizioni, ma apre la strada a benefici tangibili per la salute e l’ambiente: Addio alle “sostanze chimiche per sempre” (Pfas): dal 12 agosto 2026, scatta il divieto di immettere sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che contengono Pfas oltre determinati limiti. Si tratta di una vittoria per la sicurezza alimentare, eliminando sostanze persistenti potenzialmente dannose per la salute umana. Etichette chiare e universali: entro l’agosto 2028, tutti gli imballaggi dovranno riportare etichette armonizzate basate su indicazioni semplici. Questo aiuterà i cittadini a fare una raccolta differenziata corretta senza dover interpretare simboli diversi tra un Paese e l’altro. Diritto al riutilizzo: il regolamento incoraggia i sistemi di ricarica e riuso. Ad esempio, le attività di asporto dovranno permettere ai clienti di portare i propri contenitori senza costi aggiuntivi. Riduzione degli sprechi: le aziende saranno obbligate a ridurre al minimo il peso e il volume delle confezioni, vietando stratificazioni inutili o “falsi fondi” pensati solo per far sembrare il prodotto più grande. La transizione verso l’economia circolare comporta però rischi e complessità che le imprese dovranno gestire con attenzione. Dal 1° gennaio 2030, gli imballaggi in plastica monouso molto comuni nei ristoranti, come le bustine di maionese, ketchup, senape e salsa barbecue, così come i flaconcini di shampoo negli hotel, saranno vietati. Per molti settori, questo significa dover cambiare totalmente il modello di business. Le aziende, inoltre, saranno chiamate a pagare contributi più stringenti per la gestione dei rifiuti (la cosiddetta Responsabilità estesa del produttore o Epr). Le nuove linee guida chiariscono la distinzione tra “fabbricante” (chi progetta l’imballaggio) e “produttore” (chi lo immette sul mercato), un passaggio fondamentale per stabilire chi deve pagare per il riciclo. Entro il 2029, gli Stati membri dovranno anche garantire la raccolta separata del 90% delle bottiglie di plastica e lattine di metallo, solitamente attraverso sistemi di deposito cauzionale. Questo richiederà grandi investimenti infrastrutturali e logistici per commercianti e produttori. Entro il 2030, infine, una parte significativa degli imballaggi per il trasporto (come i pallet) dovrà essere inserita in circuiti di riutilizzo. Se le infrastrutture di lavaggio e recupero non saranno pronte, il rischio è un aumento dei costi logistici. Uno degli obiettivi del Regolamento Ppwr è eliminare le barriere tra i vari mercati europei. Le linee guida ribadiscono che gli Stati membri non potranno impedire la vendita di imballaggi conformi al regolamento basandosi su norme nazionali aggiuntive. Il Ppwr rappresenta una sfida senza precedenti per l’industria degli imballaggi, pilastro dell’economia italiana. Se da un lato i rischi legati ai costi e alla riorganizzazione logistica sono significativi, la pubblicazione di queste linee guida offre finalmente la certezza giuridica necessaria per investire nell’innovazione. Il traguardo è ambizioso: un’Europa a emissioni zero entro il 2050, dove l’imballaggio smette di essere un rifiuto per diventare una risorsa.