(Adnkronos) - Il ponte ora traballa davvero. E quella che fino a pochi mesi fa veniva raccontata come una “special relationship” solida, costruita ben prima dell’approdo del tycoon alla Casa Bianca, si è trasformata di colpo nel grande gelo. Le frasi pronunciate da Donald Trump al Corriere della Sera sono un fendente al cuore del governo, un affondo che coglie il governo di sorpresa e alimenta il timore, sempre più concreto, di un isolamento internazionale. Giorgia Meloni è a Verona, tra gli stand del Vinitaly, quando le agenzie iniziano a rilanciare l’intervista. Il clima cambia nel giro di pochi minuti. Il presidente americano non si limita a segnare una distanza politica: alza i toni, mette in discussione la leadership della premier. "Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo", dice, accusandola di sottrarsi alle responsabilità internazionali, dall’Iran alla Nato. E ancora: "Non è più la stessa persona". Parole che pesano come macigni, soprattutto perché arrivano al culmine di una sequenza di strappi. A Washington la scelta italiana di non concedere l’uso della base di Sigonella non è passata inosservata. Così come non sono state accolte favorevolmente le parole con cui Meloni ha preso le distanze dall’intervento americano in Iran. Mosse interpretate come segnali di smarcamento nel pieno della crisi, e ulteriormente appesantite - nella lettura statunitense - dal mancato sostegno operativo alle iniziative militari per riaprire lo Stretto di Hormuz. Il punto di rottura, però, si consuma su un terreno ancora più simbolico: quello del Vaticano. La premier aveva difeso apertamente Papa Leone XIV, definendo "inaccettabili" gli attacchi del presidente americano. Una linea ribadita anche al Vinitaly, dove la leader di Fdi ha rivendicato un principio preciso: "Non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici". Una presa di posizione netta, a cui Trump replica con toni ancora più duri: "È lei che è inaccettabile", afferma, arrivando a sostenere che la premier sottovaluterebbe la minaccia iraniana. E soprattutto certifica il gelo personale: "Non parliamo da molto tempo". Un dettaglio tutt’altro che secondario per due leader che avevano costruito anche su un canale diretto la loro intesa. Eppure, proprio a Verona, Meloni aveva provato a tenere insieme fermezza e fedeltà atlantica. Da un lato la rivendicazione dell’autonomia: "Quando si è amici bisogna anche avere il coraggio di dire quando non si è d’accordo". Dall’altro, la rassicurazione strategica: "Il mio orizzonte rimane l’Occidente", con la convinzione che le alleanze "non cambiano in base a chi le governa". Fino a sottolineare, con una punta polemica: su Trump "abbiamo detto parole chiare. Non so quanti altri leader le abbiano espresse...". Nel governo, intanto, l’apprensione è palpabile. "Ovviamente siamo preoccupati, ma" lo smarcamento da Trump "era una scelta obbligata", ammette una fonte dell’esecutivo all’Adnkronos, richiamando il peso dell’opinione pubblica e della "sincera solidarietà verso il Papa". Una linea che ha privilegiato il consenso interno, ma che ora rischia di presentare un conto sul piano internazionale. Non a caso, nello stesso giorno, la premier annuncia - "in considerazione della situazione che stiamo vivendo" - la sospensione del memorandum Italia-Israele sulla cooperazione nel settore della difesa, relativo allo scambio di materiali militari e alla ricerca tecnologica in ambito militare, una decisione assunta d’intesa con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. A fare quadrato attorno alla premier è la maggioranza. Dalla Lega a Forza Italia, l’attacco del tycoon ricompatta il centrodestra. E, per una volta, porta anche a una sponda inattesa: la segretaria del Pd Elly Schlein fa arrivare la sua solidarietà, gesto apprezzato da Fratelli d’Italia per bocca del responsabile organizzazione Giovanni Donzelli. Il ministro degli Esteri Tajani respinge al mittente le accuse di Trump e ribalta la narrazione: Meloni “non rinuncia mai a dire ciò che pensa”, e proprio per questo resta una leader “coraggiosa”. Ma soprattutto fissa un punto politico: “Siamo e rimaniamo solidi alleati degli Stati Uniti”, a condizione però che l’unità dell’Occidente si fondi su “lealtà, rispetto e franchezza reciproci”. Adnkronos ha contattato la Casa Bianca per ottenere un commento ufficiale dall’ufficio stampa presidenziale, ma al momento non è arrivata alcuna risposta. Dietro le quinte, una fonte del lower press si limita a una linea essenziale: sulle dichiarazioni del presidente sarà eventualmente lui stesso a intervenire. Una posizione che ricalca un copione già visto: quando Donald Trump attacca duramente gli alleati, la Casa Bianca tende a non aggiungere nulla, lasciando che sia il presidente a parlare per sé stesso. Sempre fonti americane invitano a leggere l’episodio con cautela. Il presidente Trump - spiegano - ha attaccato nel tempo molti leader internazionali: questa volta è toccato a Meloni, e il caso fa più rumore proprio perché si era accreditata l’idea di un rapporto privilegiato, quasi di un 'ponte' politico con Washington. Anche la dinamica dell’intervista al Corriere rientrerebbe in uno schema consueto: una telefonata improvvisa, qualche risposta, poi la chiusura rapida della conversazione. Non necessariamente, sottolineano, dichiarazioni di questo tipo sono destinate a tradursi in conseguenze sul piano istituzionale. I rapporti tra i due Paesi, ricordano, vanno ben oltre le uscite pubbliche del presidente. Un elemento che contribuisce a mantenere aperto uno spiraglio, mentre il dossier energetico torna a intrecciarsi con quello geopolitico. Sul gas russo, Meloni frena le aperture e insiste sulla linea della pressione economica come "arma più efficace" per arrivare alla pace in Ucraina. Un tema che potrebbe riemergere già nelle prossime ore, con la visita a Palazzo Chigi di Volodymyr Zelensky. Nel frattempo, il gelo con Trump segna un passaggio delicato. Non solo per i contenuti dello scontro, ma per il modo dirompente in cui è esploso. E soprattutto senza, almeno per ora, una via d’uscita visibile. (di Antonio Atte)
(Adnkronos) - Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro si concentra soprattutto sulla possibile sostituzione dei ruoli impiegatizi, ma c’è anche un altro fenomeno in atto nel mercato del lavoro: l’AI sta generando una forte domanda di profili tecnici per costruire e mantenere le infrastrutture che la sostengono. Un'analisi realizzata da Randstad su oltre 50 milioni di offerte di lavoro a livello globale, tra cui 7,3 milioni in Italia, a partire dalla fine del 2022 ad oggi mostra una forte crescita della richiesta di assunzioni di 'skilled trades', profili tecnici specializzati nel settore manifatturiero necessari per l'implementazione su larga scala delle infrastrutture fisiche dell’intelligenza artificiale, dai data center, ai sistemi energetici, fino agli impianti di produzione automatizzati. Secondo lo studio, da fine 2022 (il periodo che ha segnato l'introduzione su larga scala dell'IA generativa e dei modelli LLM) ai primi mesi 2026, la domanda di tecnici di robotica è aumentata del +107% a livello globale e addirittura del +152% in Italia. Quella di ingegneri hvac (i professionisti che si occupano della progettazione e realizzazione di sistemi di ventilazione, raffreddamento e condizionamento degli impianti) del +67% a livello globale e del +74% italiano. Quella di tecnici per l’automazione industriale del +51% a livello globale e +67% italiano. Nel periodo, però, si registra anche una crescita costante nella domanda di profili tecnici tradizionali, sostenuta dall’espansione delle infrastrutture: le offerte di lavoro per saldatori sono aumentate del +25% a livello globale e addirittura del +106% Italia; quelle di elettricisti del +18% a livello globale e del +65% nel nostro paese; quelle di tecnici dell’edilizia del +30% globale e +53% in Italia. In generale, la domanda di tecnici a livello globale è cresciuta del +27% negli ultimi quattro anni, 11 punti più della media del mercato complessivo e 19 punti percentuali più dei profili impiegatizi, risultando ben 3 volte più veloce. In Italia, misurando la variazione di annunci di lavoro mese su mese nel periodo 2022-2026, l'accelerazione della domanda di ruoli tecnici è stata del 65% più rapida rispetto a quella dei ruoli impiegatizi (+57% rispetto al +34%). Un aumento riconducibile, certamente, in Italia anche agli effetti dei bonus del settore edile e alla spinta del Pnrr sulle infrastrutture, ma che coincide proprio con il periodo della diffusione di massa dei sistemi di Generative AI. “La corsa dell’intelligenza artificiale - afferma Paolo Passoni, head of construction & technical di Randstad Italia -richiede enormi infrastrutture fisiche e, a partire dal 2022, con l’adozione su larga scala dell’AI generativa, è cresciuta rapidamente la domanda di ruoli tecnici professionali necessari per costruire i data center, aggiornare le reti energetiche e mantenere le infrastrutture fisiche . Si tratta di un fenomeno globale, ma l’Italia mostra una crescita significativamente superiore alla media. La richiesta di competenze a questi profili si sta evolvendo verso ruoli altamente specializzati e digital-first, che sono sempre più difficili da reperire, per effetto del talent shortage. Oggi, anche per non rallentare la corsa all’AI, è necessario ripensare i ruoli dei tecnici specializzati come carriere di primo livello, che offrono importanti opportunità occupazionali, ma richiedono importanti investimenti in formazione continua”. Il vero limite alla crescita delle assunzioni è rappresentato dalla scarsa disponibilità di talenti, perché di fronte all'accelerazione della domanda, non si assiste ad un’adeguata crescita dell’offerta. A livello globale, il tempo medio di assunzione di un tecnico 'skilled trades' ha raggiunto 56 giorni, superando il tempo dei ruoli impiegatizi (54 giorni). In Italia si impiegano in media 41,2 giorni per assumere un profilo tecnico rispetto ai 36,8 giorni per un colletto bianco. A questo, si aggiungono i problemi di trend demografici critici del settore a livello globale: nel manifatturiero, per ogni 100 giovani che entrano ne escono 102, con un calo annuo dell'1,72% della forza lavoro. E circa un lavoratore su quattro si sta avvicinando all'età pensionabile. L’analisi di Randstad sulle competenze richieste negli annunci di lavoro mostra anche un altro aspetto: il boom dell'intelligenza artificiale sta ridefinendo il significato stesso del lavoro nelle professioni tecniche. Questi ruoli, dagli elettricisti fino ai tecnici di robotica, sono sempre più altamente specializzati e orientati al digitale. Una convergenza che fa sì che i tecnici specializzati si stiano di fatto avvicinando al lavoro intellettuale tradizionale e che comporta una forte necessità di formazione e aggiornamento continui, oltre che una rivalutazione globale dei relativi percorsi di carriera. Gli skilled trades oggetto dell’indagine sono profili che richiedono conoscenze specializzate, abilità pratiche e spesso formazione formale o apprendistato per svolgere compiti con precisione e competenza, tipicamente nell’industria leggera o pesante, edilizia e manutenzione. Profili specializzati essenziali per la costruzione, la manutenzione e lo sviluppo di infrastrutture, attività industriali e servizi quotidiani. A livello globale Randstad ha analizzato in totale 50 milioni di offerte di lavoro nel periodo 2022-2026. Il campione per il mercato italiano è composto da 7.395.232 offerte di lavoro uniche, suddiviso principalmente nelle seguenti categorie principali: operai (3.696.865 offerte di lavoro), impiegati (3.551.293 offerte di lavoro). all'interno dei settori industriali e delle professioni specializzate, le offerte di lavoro uniche analizzate sono: edilizia (206.929 offerte di lavoro), elettricisti (44.789), saldatori (19.000), tecnici hvac (3.333), tecnici di automazione industriale (1.492 offerte di lavoro), tecnici di robotica (777).
(Adnkronos) - Un percorso formativo avanzato sui temi Esg, economia circolare e sostenibilità, con un approccio multidisciplinare e orientato all’applicazione concreta nelle imprese: è questa la proposta di Safte - Scuola di Alta Formazione per la Transizione Ecologica, promossa da Italian Exhibition Group (Ecomondo) insieme all’Università di Bologna, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Emilia-Romagna. L’iniziativa si avvale inoltre della collaborazione di partner quali Conai, Comieco e Ricrea, oltre al supporto di media partner tra cui Adnkronos, Rinnovabili, SolareB2B e altre testate specializzate. Prenderà il via il prossimo 17 aprile 2026 la quinta edizione della Scuola, rivolta a professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni impegnati nei processi di sostenibilità. Il programma, in calendario fino al 10 luglio 2026, è progettato per fornire competenze avanzate e strumenti operativi per affrontare le sfide della transizione ecologica, integrando aspetti ambientali, economici e normativi e promuovendo una visione sistemica basata sui criteri Esg. Attraverso il contributo di docenti universitari, esperti e rappresentanti di istituzioni e imprese, Safte punta a formare figure professionali in grado di guidare l’innovazione e integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali. Il percorso prevede inoltre momenti di confronto diretto con aziende e istituzioni, favorendo la condivisione di esperienze concrete.