INFORMAZIONIEngie Italia spa Energia, Acqua e Ambiente Ruolo: Talent Acquisition Manager Area: Human Resource Management Andrea Bellina |
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(Adnkronos) - "L'impegno di Danone per far conoscere alle persone l'importanza di un microbiota in salute nasce 35 anni fa, quando lanciammo Activia, un prodotto che ha la vocazione di migliorare il benessere intestinale di tutti gli italiani. Oggi diamo un'accelerazione a questo impegno grazie alla nuova campagna con la quale lanciamo un nuovo strumento: un questionario online molto semplice, creato su basi scientifiche e in grado di dare un risultato, una specie di assessment, sullo stato di salute del microbiota intestinale dei rispondenti". Così Yoann Steri, digital & data director di Danone Italia, in occasione dell'evento 'Innovazione e benessere: il microbiota al centro', organizzato dall'azienda, illustra l'iniziativa del questionario online validato scientificamente da Giovanni Barbara, tra i massimi esperti di microbiota, che analizza lo stato del microbiota intestinale e consente, in modo semplice, di indicare come le abitudini alimentari e, in generale, lo stile di vita influenzano lo stato del microbiota. "Attraverso il questionario, il rispondente può avere indicazioni e risultati che gli permettono di migliorare il suo stato di salute attraverso l'analisi di diversi fattori, come lo stress, l'attività fisica, la qualità del sonno e la nutrizione, in cui Activia ha un ruolo molto importante", conclude.
(Adnkronos) - Buone performance produttive, ma crescenti problemi di redditività in ragione soprattutto del costo molto elevato della materia prima, oltre che del boom dei costi energetici. La filiera delle carni suine e dei salumi made in Italy 'tiene', ma non mancano le nubi all'orizzonte, a partire dalla minaccia di dazi paventata fin dall'inizio del suo mandato da Donald Trump. E' in sintesi il quadro sullo stato di salute di una delle filiere di punta del made in Italy, con 30mila addetti e 900 aziende di trasformazione, che traccia con Adnkronos/Labitalia Davide Calderone, direttore di Assica (Associazione industriali delle carni e dei salumi) aderente a Confindustria. "In linea generale -spiega Calderone- è un settore che ha buone performance produttive. Di contro, ci sono evidenti problemi di redditività in ragione soprattutto del costo molto elevato della materia prima, cioè la carne di suino, per trasformarla appunto in salumi. Questo incremento del costo è anche legato alla presenza in Italia della malattia veterinaria Peste suina africana, che sta provocando una serie di problematiche agli allevamenti e anche a noi che ci occupiamo della trasformazione. Diciamo che i volumi produttivi sono buoni ma c'è un'allarme di redditività". Secondo gli ultimi dati economici del settore disponibili, quelli per l’anno 2023, si è registrata una contenuta crescita dello 0,7% in quantità nella produzione dei salumi, dopo la flessione registrata nel 2022, attestandosi a 1,151 milioni di tonnellate da 1,143 dell’anno precedente 2022.In crescita del 7,2% il valore della produzione, salito a circa 9.168 milioni di euro da 8.553 milioni del 2022, spinto dall’alta inflazione e dagli ingenti aumenti dei costi aziendali, in particolare, appunto, della materia prima carne. L’insieme delle produzioni del settore (comprese le lavorazioni dei grassi e delle carni bovine in scatola) ha presentato un fatturato di 9.498 milioni di euro, superiore (+6,6%) a quello del 2022 (8.907 milioni di euro). E la Peste suina africana continua a colpire pesantemente il comparto: "abbiamo stimato -spiega Calderone- un danno di 20 milioni di euro al mese di mancate esportazioni di salumi realizzati con carni suine italiane, per l'impossibilità di venderli nei Paesi che hanno chiuso i loro mercati; ad oggi, siamo già oltre il mezzo miliardo di danni per mancata esportazione", continua. "La situazione oggi -sottolinea Calderone- riteniamo sia gestita in modo corretto dal commissario attuale Filippini, quantomeno dal punto di vista formale. Sappiamo che ci vorrà del tempo per eradicare la malattia e ci atteniamo alle normative europee che sono le più avanzate in materia. Sicuramente stiamo scontando ormai dal 2022 appunto delle problematiche pesanti legate all'esportazione verso paesi europei e Paesi terzi. Alcuni paesi, in particolare quelli asiatici, non riconoscono il principio di 'regionalizzazione' dell'Unione europea, che prevede che si creino delle limitazioni al commercio di animali e carni dalle zone che sono interessate al problema" della Psa "ma al contrario chiudono il commercio con il Paese intero in cui si trova la regione interessata". Ad esempio, spiega Calderone, "il giorno successivo al primo ritrovamento di un suino selvatico infetto la Cina e il Giappone hanno chiuso completamente le loro frontiere indipendentemente dalla zona di provenienza del prodotto e indipendentemente dal processo produttivo, non tenendo conto per esempio che la cottura inattiva il virus". Secondo Calderone, "precauzioni sanitarie eccessive bloccano e chiudono i mercati e quindi c'è un problema da questo punto di vista". Nonostante ciò, la filiera dei salumi made in Italy non si arrende. "Le aziende continuano a cercare nuovi mercati, continuano a investire per i mercati che sono rimasti aperti, e con un buon successo. Perché i nostri prodotti sono unici nel panorama mondiale e quindi quando arrivano vengono apprezzati", aggiunge. Ma non mancano altre nubi all'orizzonte. Con dei dazi imposti dagli Usa ai prodotti europei e quindi anche ai prodotti italiani, infatti "il problema per la filiera delle carni suine e dei salumi made in Italy sarebbe sicuramente molto pesante, siamo preoccupati da questo punto di vista; gli Stati Uniti infatti sono un mercato estremamente importante e in crescita, da più di 10 anni è possibile esportarvi tutti i prodotti della salumeria". Secondo gli ultimi dati Assica disponibili, relativi al 2023, le esportazioni verso gli Stati Uniti, si sono attestate a quota 16.844 ton per un valore di 220,3 milioni di euro. Calderone ricorda che "già con la precedente Amministrazione statunitense vi era stato un dazio del 25% su salami e su mortadelle, mentre non era stato interessato il prosciutto crudo stagionato, e quindi i nostri prosciutti Dop, in particolare Parma e San Daniele, che di fatto non avevano dazi e sono tuttora il prodotto maggiormente esportato". "È chiaro che un aumento del dazio, di qualsiasi entità esso sia, provoca un problema perché si ripercuote in un aumento dei prezzi e quindi facilmente è pensabile che possano poi calare le esportazioni. E sicuramente noi siamo preoccupati da questo punto di vista", sottolinea. Altro tema scottante è quello del boom dei costi energetici. "Siamo consapevoli delle difficoltà che ci sono che ci sono in tanti altri settori economici, ma avere un'azione che possa dare certezze e calmierare il prezzo dell'energia sarebbe importante per il nostro settore, in cui ci sono aziende fortemente energivore tra forni e frigoriferi di tipo industriale", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - “Myplant & Garden racchiude un'offerta italiana di verde, quindi piante, piante da arredo e fiori, di altissima qualità, ma stiamo esportando pochissimo nel mercato emiratino, un mercato che sta invece chiedendo questi prodotti”. Lo ha detto Carlo Costa, Chief corporate officer (Cco) di Ieg, Italian exhibition group, intervistato dall’Adnkronos durante la IX edizione di Myplant & Garden, il Salone internazionale del Verde, in programma a Fiera Milano Rho fino al 21 febbraio. Dal 15 al 17 novembre 2025 Myplant & Garden approderà per la prima volta a Dubai con Myplant & Garden Middle East: “Già nel 2020 - spiega Costa - Ieg ha voluto essere presente negli Emirati Arabi con una sua società che organizza due eventi. Avendo una base operativa di professionisti in loco, composta da un team internazionale, possiamo provare a esportare i prodotti del gruppo anche all'estero. Dubai sta diventando verde e ha bisogno di prodotti di qualità. L'Italia ci deve essere - dice il Cco di Ieg - My plant and Garden, è lo strumento per aiutare le nostre imprese ad affrontare quel mercato. Non è facile, ma se lo possono fare gli altri Paesi, lo possiamo fare anche noi”, dichiara.