(Adnkronos) - "Ricevere una diagnosi di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) cambia improvvisamente la traiettoria di una vita, non solo per il paziente ma per l’intera famiglia. Per questo il primo messaggio da trasmettere è chiaro: nessuno deve sentirsi solo". Così all'Adnkronos Salute Federica Cerri, neurologa del Centro Clinico Nemo di Milano, che interviene sulla videoserie "A cena con la Sla", progetto promosso da Aisla e Slafood con il contributo scientifico dei Centri clinici Nemo e il supporto non condizionante di Zambon, disponibile dal 28 gennaio sui siti di Aisla e Slafood. "La Sla è una malattia che mette ogni giorno alla prova le piccole autonomie – spiega Cerri –: dalla forza di una mano al respiro, fino alla voce. Proprio per questo è fondamentale una presa in carico multidisciplinare, capace di anticipare le tappe della malattia e le difficoltà che il paziente incontrerà nel suo percorso di vita". L’obiettivo "è difendere ogni singola autonomia, anche la più piccola. Sono queste autonomie – sottolinea la neurologa – che fanno la quotidianità e la dignità della persona. Accanto alle cure cliniche, diventa centrale la rete sociale e la famiglia. Nessun centro, da solo, è sufficiente. Lavoriamo perché pazienti e caregiver si sentano parte di un percorso di cura e non abbandonati davanti a una diagnosi così pesante". "Curare la Sla significa anche prendersi cura delle relazioni - sottolinea Cerri -. Lo sguardo dei propri cari, la possibilità di restare dentro la propria vita, fanno parte a pieno titolo della terapia". Un esempio concreto è il momento del pasto, "che per i pazienti con Sla ha un valore che va ben oltre la nutrizione. Mangiare insieme non è solo nutrirsi: è memoria, convivialità, identità". La malattia, però, spesso compromette questo spazio. Circa il 30% dei pazienti presenta difficoltà di deglutizione già all’esordio dei sintomi e quasi tutti, nel corso della malattia, perdono progressivamente questa capacità. "Non si tratta solo del rischio di aspirazioni, infezioni o perdita di peso – chiarisce la neurologa – ma del fatto che sedersi a tavola può diventare faticoso, imbarazzante, accompagnato dalla paura di tossire o soffocare davanti agli altri. Da qui il rischio di isolamento e un impatto emotivo significativo". È in questo contesto che il lavoro del team multidisciplinare torna a essere decisivo: "valutazione della deglutizione, piani nutrizionali personalizzati, adattamento delle consistenze e delle ricette. Le preparazioni di consistenza modificata, se ben studiate, possono essere sicure, bilanciate dal punto di vista calorico e proteico ma anche buone, riconoscibili e legate alla cultura alimentare della persona". In altre parole, conclude Cerri, "possiamo cambiare la consistenza del cibo, ma non il significato dello stare a tavola insieme. Per una persona con la Sla, restare seduta a tavola con la propria famiglia, anche con tempi e consistenze diverse, è una forma di terapia invisibile, ma estremamente potente" conclude.
(Adnkronos) - Il Consorzio di Tutela fa il suo esordio alla Bit di Milano, dove racconterà la mozzarella di bufala campana non solo nella sua attualità di eccellenza mondiale ma valorizzandone le radici storiche. Grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato di Caserta della direzione generale Archivi del ministero della Cultura, lo stand del Consorzio (Padiglione 11 - H45) farà immergere i visitatori nell’epoca borbonica. Lo spazio, infatti, è stato allestito con la riproduzione di documenti storici e pannelli espositivi provenienti dalla mostra 'La Dama Bianca alla tavola del Re. Mozzarella e allevamento bufalino negli archivi dei Borbone', in corso fino al 28 febbraio all’Archivio di Stato nella Reggia di Caserta e realizzata con il contributo del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop. Fu proprio nel Settecento che ebbe impulso la commercializzazione della mozzarella di bufala. E attraverso manoscritti e registri contabili emergono tante curiosità, dalla cura per le bufale alle tecniche di trasformazione del latte e perfino un disciplinare ante-litteram. Fulcro dell’allevamento era la Reggia di Carditello, in provincia di Caserta. La ricostruzione storica è abbinata a una gallery che mette in mostra le bellezze artistiche e paesaggistiche dell’area di produzione della mozzarella Dop, che, oltre a gran parte della Campania, si estende fino al basso Lazio e parte della provincia di Foggia. L’obiettivo del Consorzio è incentivare il turismo Dop: “Alla Bit portiamo il legame indissolubile che c’è tra il nostro prodotto e il suo territorio, proponendo percorsi alla scoperta di un’area straordinaria da ogni punto di vista, dall’arte alla natura”, sottolinea il presidente dell’ente, Domenico Raimondo. “L’enogastronomia è sempre più motivo prioritario per mettersi in viaggio e decidere le mete. I tanti turisti che arrivano da noi ci chiedono delle vere e proprie experience, per riportare a casa un ricordo unico. In questo scenario di cambiamento del turismo, la nostra mozzarella di bufala campana può giocare un ruolo da protagonista anche in futuro. La presenza alla Bit è il segnale dell’impegno del Consorzio in questa direzione”, commenta il direttore Pier Maria Saccani. “La collaborazione tra l’Archivio di Stato di Caserta, custode e promotore della memoria storica del territorio, e il Consorzio, ha dimostrato che la ricostruzione storica, quando agganciata alle sue persistenze nel presente, può diventare accattivante anche per il pubblico generalista. Ci auguriamo che questo esperimento rappresenti un felice precedente per la promozione del nostro territorio, che vanta una storia costellata da innumerevoli eccellenze”, auspica la direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta, Fortunata Manzi.
(Adnkronos) - Su 40.388 rifiuti raccolti e monitorati dal 2021 al 2024, in 10 spiagge e 10 parchi urbani della Penisola, l’80% è costituito da plastica tradizionale, nella forma di imballaggi e oggetti usa e getta. E' il risultato del nuovo studio di Legambiente 'Beach e Park Litter', frutto del primo monitoraggio su spiagge e parchi a scala nazionale che ha previsto un focus specifico sulla presenza di materiali in bioplastica dispersi nell’ambiente. Tra i rifiuti usa e getta più trovati ci sono soprattutto tappi, buste, bottiglie e bicchieri in plastica, ma non solo. Oltre alla plastica, sono stati trovati metalli (6,8%), carta e cartone (5,9%), vetro e ceramica (3,6%), gomma (1,3%), vestiti e tessuti (1,1%), legno (0,5%), rifiuti da cibo (0,3%), rifiuti in materiali misti (0,2%) e, infine, quelli in bioplastiche compostabili e biodegradabili (0,2%), un materiale - spiega Legambiente - ancora non contemplato nei protocolli di monitoraggio ufficiali e che non fa parte della lista che viene utilizzata a livello europeo. “Con questo studio - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - vogliamo riportare l’attenzione sul tema dei rifiuti dispersi nell’ambiente a partire da quelli in plastica tradizionale ma non solo. Si tratta perlopiù di rifiuti monouso che sono tra le cause primarie di littering. Come emerge dal nostro studio, l’inquinamento da littering continua a restare un’emergenza costante in Italia e una minaccia per biodiversità, ambiente ed ecosistemi, nonostante il recepimento della direttiva europea Sup. È importante che l’Italia si impegni per la riduzione dei rifiuti in plastica applicando la direttiva Sup ma anche colmando allo stesso tempo il vulnus normativo creato dalla mancata definizione del concetto stesso di 'riutilizzabile' nella direttiva Sup e nel decreto legislativo 196/2021 di recepimento". Sul fronte bioplastiche, "la cui esenzione dalla direttiva quattro anni fu criticata e non compresa anche a livello europeo, vogliamo ricordare che rappresentano una valida soluzione che ha permesso al paese di ottimizzare la gestione dei rifiuti organici in maniera differenziata e non sono diventate un problema, come confermano i numeri dell’indagine. Conoscere la tipologia e i quantitativi delle bioplastiche, permette di affinare sistemi di raccolta e politiche di prevenzione anche su questi materiali con la sfida appena cominciata con la nascita del consorzio dedicato”.