INFORMAZIONIAlessandro Ardizzone |
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(Adnkronos) - Uno studio internazionale a cui hanno partecipato i ricercatori dell'università Sapienza di Roma ha identificato l'enzima coinvolto nella crescita del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente in età pediatrica. I risultati della ricerca, pubblicati su 'Cancer Cell', pongono le basi per lo sviluppo di nuove terapie più efficaci e meno tossiche. Il medulloblastoma, uno dei tumori cerebrali pediatrici più aggressivi - si spiega in una nota della Sapienza - è una patologia caratterizzata da una marcata eterogeneità biologica, che richiede strategie terapeutiche personalizzate. Come altri tumori associati a un'elevata attività dell'oncogene Myc, il medulloblastoma risulta spesso resistente ai trattamenti attualmente disponibili (chirurgia associata alla radioterapia e alla chemioterapia). Comprendere i meccanismi metabolici che ne sostengono la progressione rappresenta quindi un passaggio cruciale per lo sviluppo di nuove terapie più efficaci e meno tossiche. Lo studio - coordinato da Olivier Ayrault dell'Institut Curie in collaborazione con la Sapienza, l'Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti e altri istituti internazionali come il Baylor College of Medicine di Houston - ha identificato un nuovo meccanismo molecolare coinvolto nella crescita del medulloblastoma. Gli autori hanno preso in esame dati clinici e campioni tumorali provenienti da circa 400 pazienti pediatrici affetti da medulloblastoma, costituendo una delle più ampie coorti disponibili a livello internazionale. Per caratterizzare questo tumore nel modo più completo possibile, i ricercatori hanno analizzato non solo il Dna, ma anche l'Rna messaggero, le proteine e i metaboliti presenti nella cellula. E' stato dimostrato che le cellule tumorali accumulano lipidi sotto forma di gocce lipidiche, utilizzate come riserva energetica a supporto della proliferazione e della sopravvivenza cellulare. I risultati della ricerca mostrano che, nei medulloblastomi caratterizzati da attivazione di Myc, il blocco della sintesi lipidica non è però sufficiente a inibire la crescita tumorale, poiché le cellule neoplastiche sono in grado di compensare attraverso l'importazione di lipidi dall'ambiente extracellulare. Tuttavia, questo meccanismo di adattamento metabolico può essere rallentato inibendo l'enzima Dgat1, coinvolto nella formazione delle gocce lipidiche, con una significativa riduzione della crescita tumorale e un miglioramento della sopravvivenza nei modelli sperimentali. I risultati dello studio individuano quindi una nuova vulnerabilità metabolica nei sottotipi più aggressivi di medulloblastoma, e per gli autori "pongono le basi per lo sviluppo di strategie terapeutiche mirate, con potenziali ricadute sul miglioramento dell'efficacia dei trattamenti e sulla riduzione degli effetti collaterali nei pazienti pediatrici". Il lavoro - conclude la nota - rappresenta un rilevante esempio di collaborazione scientifica internazionale. I co-primi autori dello studio (Flavia Bernardi e Irene Basili) hanno conseguito il dottorato in Medicina molecolare presso il Dipartimento di Medicina molecolare della Sapienza, svolgendo la propria attività di ricerca nel laboratorio affiliato Pasteur di Lucia Di Marcotullio, co-autore dello studio.
(Adnkronos) - Tappa torinese del roadshow di Cdp e Confindustria per illustrare l’intesa siglata lo scorso settembre e finalizzata a sostenere le imprese del territorio. Obiettivo dell’incontro unire le forze per dare nuovo impulso allo sviluppo economico e sociale del Piemonte e rispondere alle sfide che le aziende devono affrontare, accorciando le distanze tra istituzioni e territori. Durante l’evento sono state illustrate le priorità dell’accordo, tra cui sviluppo delle infrastrutture per la transizione energetica e per l’economia circolare, supporto agli investimenti delle imprese in innovazione e digitalizzazione, rilancio del Mezzogiorno e rafforzamento dell’autonomia strategica nazionale della filiera aerospaziale e della difesa a cui si aggiunge il sostegno alla promozione dell’imprenditoria giovanile nonché a tutte quelle attività volte alla riduzione dei divari territoriali per uno sviluppo economico più equilibrato. Gli obiettivi verranno perseguiti da Cdp e Confindustria lavorando alla definizione di nuovi strumenti di finanza alternativa e di sostegno all’accesso al credito che prevedano anche l’impiego di risorse pubbliche e di terzi, oltre che di natura comunitaria. La collaborazione promuoverà inoltre l’utilizzo di strumenti di equity, rafforzando l’espansione del Private Equity e del Venture Capital, lo sviluppo di iniziative per il credito agevolato e il potenziamento del sistema nazionale di garanzia, oltre che soluzioni residenziali a condizioni sostenibili per i dipendenti a basso reddito e con esigenze di mobilità lavorativa. Cdp e Confindustria potranno poi condividere l’impegno per sostenere la crescita all’estero delle aziende piemontesi attraverso gli strumenti dedicati all’export e all’internazionalizzazione dando slancio alle principali filiere strategiche locali e nazionali. Infine, verrà promossa la partecipazione del tessuto imprenditoriale ai progetti dedicati alla cooperazione internazionale con particolare attenzione ai mercati del Continente africano. Alla tappa torinese del roadshow, che segue quelle di Roma, Cagliari, Bologna, Firenze e Bari, hanno partecipato il presidente e l’ad di Cdp, Giovanni Gorno Tempini e Dario Scannapieco, il vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, Angelo Camilli, il presidente di Confindustria Piemonte Andrea Amalberto e il presidente dell’Unione Industriali Torino Marco Gay insieme a numerosi rappresentanti del mondo dell’imprenditoria locale.
(Adnkronos) - “I sistemi di trattamento dell'acqua possono risolvere tutti i problemi legati all'eventuale inquinamento. I sistemi di trattamento al punto d'uso, cioè quelli installati al rubinetto, vengono utilizzati principalmente per migliorare le caratteristiche organolettiche dell'acqua. Tuttavia, grazie all'adozione di particolari elementi filtranti, come i carboni attivi, membrane o microfiltri, possono anche rimuovere eventuali sostanze indesiderabili. L'importante, in questi casi, è la manutenzione periodica che deve essere effettuata e affidarsi per l'acquisto e la manutenzione ad aziende qualificate e a personale adeguatamente formato”. Sono le parole di Giorgio Temporelli, esperto in normativa e tecnologie per il trattamento delle acque, al talk organizzato oggi a Milano da Culligan, ‘L’acqua del futuro è smart’. “Va sfatato il mito che l'acqua calcarea, cioè l'acqua dura, faccia venire i calcoli renali, che è il pensiero più diffuso. I calcoli renali sono formati essenzialmente da ossalato di calcio, che è prodotto dal metabolismo della persona, piuttosto che ingerito attraverso cibi e vegetali, mentre il calcare presente nell'acqua è carbonato di calcio e non c'entra nulla. Calcio e magnesio fanno bene alla salute umana - spiega l’esperto Temporelli - Diverso è , invece, l’impatto del calcare sulla tecnologia. Sappiamo, infatti, che gli impianti soffrono per la presenza di calcare. Questa problematica l può essere ridotta con l’adozione di opportune tecnologie, come gli addolcitori”. “I Pfas sono considerati inquinanti eterni e da almeno dieci anni se ne parla in modo approfondito. Sono sostanze molto pericolose poiché estremamente persistenti nell'ambiente, grazie alla loro composizione, il legame fluoro-carbonio, che le rende praticamente indistruttibili. Essi permangono nell'ambiente e sono presenti ovunque, anche nelle fonti di alimentazione come cibi e acqua - illustra - Un dato che desta particolare preoccupazione. La nuova normativa li attenziona infatti con tre parametri. I Pfas si possono rimuovere efficientemente - e questo è stato visto dai gestori di acquedotto - con i carboni attivi o, per quelli con la catena ultra corta, con tecnologie più spinte, come l'osmosi inversa”. “Similmente ai Pfas, anche le microplastiche sono considerate inquinanti eterni e si accumulano nell'ambiente - sottolinea Temporelli - La loro presenza nell'acqua è accertata e ci sono molti studi che attestano che l'ingestione di microparticelle di plastica si aggira nell'ordine delle decine di migliaia all'anno. Per rimuoverle dall’acqua servono sistemi di microfiltrazione o ultrafiltrazione, dato che si tratta di particelle solide con dimensioni micrometriche”, conclude.