(Adnkronos) - "Stiamo giocando una partita che è a lungo termine - afferma Hugo Rosa Ferreira, Chief Internationalization Officer di Dr. Finanza, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del lancio italiano del Gruppo - Il motivo per cui abbiamo iniziato la nostra espansione internazionale solo nel 2025 è che volevamo aver già sviluppato un modello collaudato in Portogallo, da poter poi estendere e replicare in altri paesi. È un modo di lavorare che si differenzia da quello di quasi tutti i nostri concorrenti, ed è proprio questo che portiamo ora in Italia. Credo che siano due gli elementi principali che ci distinguono, e che in una certa misura concorrono a innovare il servizio che offriamo: da un lato, il livello di consulenza, indipendente, che forniamo ai nostri clienti. Fin dal primo momento in cui viene richiesto il nostro apporto per il mutuo, il prestito personale o la polizza assicurativa, rispondiamo in modo chiaro, semplice e preciso a tutte le loro domande; dopodiché accompagniamo il cliente, attraverso la consulenza - ribadisco, indipendente - lungo tutto il processo che porta alla firma del rogito, o della polizza assicurativa, o del documento contrattuale. Pertanto, grazie a questa consulenza personalizzata e al fatto che ci prendiamo cura del cliente, cerchiamo di alleviare il più possibile le sue perplessità e i suoi dubbi in ambito finanziario. E poi c'è l'altro aspetto, quello della tecnologia - prosegue - Siamo supportati dalla nostra tecnologia che ci permette di realizzare molte nostre attività automaticamente e digitalmente, anche nei nostri negozi fisici. I nostri gestori hanno sempre accesso agli strumenti tecnologici che mettiamo loro a disposizione per gestire i clienti. Questa piattaforma tecnologica, che stiamo sviluppando dal 2017, ci permette quindi di offrire ai clienti un'esperienza diversa". "Siamo cresciuti ogni anno in Portogallo sin dall'anno della nostra fondazione, il 2014, e ogni anno raggiungiamo la doppia cifra, otteniamo risultati positivi. Ciò significa che siamo sostenibili, i passi che compiamo sono sempre ben ponderati. Non abbiamo mai avuto un risultato negativo perché capiamo che, pur avendo grandi ambizioni, siamo anche responsabili di oltre 300 dipendenti, oltre a 400 dipendenti nei nostri negozi fisici locali. Pertanto le decisioni che prendiamo devono essere assolutamente responsabili. Allo stesso tempo siamo ambiziosi, ed è per questo che ora siamo qui in Italia. Il fatto di essere cresciuti e di aver costruito un'attività sostenibile ci permette di avere la fiducia necessaria per replicare quel successo e far crescere un'attività simile qui in Italia". conclude.
(Adnkronos) - Il Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale ha raggiunto il traguardo dei 1000 Marchi Storici iscritti: un ecosistema composto da 780 imprese titolari che generano un volume d’affari complessivo di 93,6 miliardi di euro e garantiscono l’occupazione di 363.201 addetti. È quanto emerge dal rapporto ‘L’Italia dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale. Numeri, territori e prospettive di un patrimonio industriale del Made in Italy’, presentato oggi a Palazzo Piacentini in occasione della giornata del Made in Italy, alla presenza del Ministro Adolfo Urso. L’evento è stato anche l’occasione per illustrare il nuovo strumento finanziario introdotto con la riforma del Fondo Salvaguardia Imprese, pilastro della nuova strategia della crescita e del consolidamento delle imprese Marchio Storico di Interesse Nazionale. "Celebriamo oggi il lavoro di generazioni di imprenditori che hanno contribuito a costruire l’identità economica e manifatturiera del nostro Paese. Un traguardo significativo aver raggiunto i Mille Marchi Storici di Interesse Nazionale. Un risultato che, peraltro, giunge a ridosso della Giornata nazionale del Made in Italy 2026 e ne rafforza il valore", ha dichiarato il ministro Adolfo Urso. "Parliamo, dunque, di un traguardo che va oltre il valore simbolico e conferma la vitalità del nostro patrimonio industriale e manifatturiero, capace di coniugare tradizione, qualità, innovazione e competitività, dimostrando come la storia produttiva italiana non sia un retaggio del passato, ma una leva strategica per affrontare le sfide di un contesto globale sempre più complesso”. “Il traguardo dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale rappresenta un risultato di grande valore per il sistema produttivo italiano. Non è solo un numero, ma il riconoscimento concreto di un patrimonio industriale che continua a generare occupazione, competitività e identità per il Paese”, ha commentato Massimo Caputi, presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. “In un contesto di tensioni protezionistiche e nuovi accordi internazionali come il Mercosur, i Marchi Storici sono tra gli asset più esposti: senza adeguate clausole di salvaguardia nei trattati europei che ne certifichino l’autenticità, rischiamo un’erosione della nostra identità e del valore del Made in Italy. In questa direzione, la nascita del nuovo Strumento Finanziario che favorisce la crescita dei Marchi Storici segna un cambio di paradigma, trasformandosi da strumento difensivo in leva di sviluppo industriale. Grazie alla possibilità di co-investire per acquisizioni intra-filiera, favoriamo la nascita di poli di Marchi Storici solidi e competitivi, capaci di rafforzare le filiere e mantenere il valore ancorato al territorio.” Il cuore pulsante di questo sistema è rappresentato dalle "4 A" del Made in Italy (Agroalimentare, Automazione, Abbigliamento, Arredo), che da sole valgono 76,1 miliardi di euro (l'81,3% del totale economico rilevato), con una netta prevalenza della filiera agroalimentare (53,7 mld euro). “Il Rapporto evidenzia con chiarezza che i Marchi Storici non sono solo un patrimonio identitario, ma una componente strutturale dell’economia italiana. Parliamo di imprese radicate nei territori, capaci di generare valore economico e occupazione e di presidiare le principali filiere del Made in Italy”, ha aggiunto, Gianluca Brozzetti, consigliere vicepresidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. “Allo stesso tempo, emerge l’esigenza di accompagnare questo patrimonio in una nuova fase di sviluppo: le imprese chiedono maggiore visibilità, strumenti di valorizzazione condivisi e una più forte capacità di fare sistema, anche sui mercati internazionali. È su questo passaggio che si gioca la competitività futura dei Marchi Storici”. La distribuzione regionale conferma la forza dei poli manifatturieri del Nord: la Lombardia guida la classifica per fatturato (49,1%) e numero di marchi (28,3%), seguita da Veneto (14,2%) e Piemonte (12,9%). Emerge tuttavia un radicamento profondo in tutto il Paese, con sistemi regionali come l'Emilia-Romagna, il Veneto e la Toscana che mostrano un'incidenza delle "4 A" vicina o superiore all'80%. Sotto il profilo settoriale, il Registro ha una natura strutturalmente industriale: l’88% delle imprese opera nel manifatturiero, dove l'Agroalimentare (44% del totale) e l'Automazione-Meccanica (25%) mantengono il ruolo di pilastri economici e numerici. L’80% delle imprese assegna al Marchio Storico un valore strategico elevatissimo. Il 70% lo integra nei materiali istituzionali e il 46% direttamente sul packaging. Nonostante l’uso della versione internazionale "Italian Historical Trademark" sia ancora limitato al 25%, quasi la metà delle imprese (46%) ne prevede un utilizzo futuro, segnalando una forte volontà di crescita sui mercati globali come strumento di contrasto all'Italian Sounding. “Guardiamo al futuro dei Marchi Storici nel mondo: dobbiamo preservare una tradizione e allo stesso tempo renderla attuale”, conclude Armando De Nigris, vicepresidente vicario dell’Associazione Marchi Storici d’Italia e presidente gruppo giovani dei Marchi Storici. “Siamo fiduciosi sull’adozione sempre più diffusa dell’Italian Historical Trademark così come auspichiamo un sempre maggior ricambio generazionale che valorizzi l’heritage. I giovani imprenditori e manager hanno oggi la responsabilità di trasformare il patrimonio industriale italiano in una leva di sviluppo, con nuove competenze, nuovi linguaggi e una maggiore apertura internazionale. È così che i Marchi Storici possono continuare a essere protagonisti anche nei prossimi decenni”.
(Adnkronos) - “Noi come ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, in particolare il dipartimento che segue l’attuazione del Pnrr e quello che seguirà dopo il Pnrr, abbiamo partecipato con grande interesse alla nascita di Shift, perché crediamo che questo momento richieda più spazi di confronto tra i diversi stakeholder”. Queste le parole di Fabrizio Penna, capo dipartimento Unità di missione per il Pnrr del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, in occasione della presentazione a Roma di Shift, il nuovo spazio di collaborazione per mettere a sistema competenze e sviluppare soluzioni integrate per acqua, energia e bioeconomia. “Abbiamo tutti obiettivi comuni, a partire dalla decarbonizzazione al 2050, ma anche la necessità di maggiore sicurezza e indipendenza energetica, oltre alla gestione del costo dell’energia e al miglioramento dei servizi pubblici legati ad acqua e rifiuti”, ha spiegato Penna, sottolineando la convergenza delle priorità tra istituzioni, imprese e territori. “È evidente che esistono interessi legittimi che a volte possono anche entrare in conflitto. Proprio per questo, trovare punti di confronto e tavoli di ragionamento per arrivare a posizioni comuni rappresenta un passaggio fondamentale”, ha aggiunto. “Si tratta di posizioni strategiche che possono essere portate a livello europeo e nei contesti internazionali: per questo iniziative come Shift sono non solo utili, ma necessarie”, ha concluso Penna, evidenziando il valore della piattaforma come strumento di coordinamento per le politiche ambientali ed energetiche.