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(Adnkronos) - Dopo la prima intervista su Adnkronos , che il mese scorso ha innescato un acceso dibattito pubblico, con l'uscita da "Limes" di Giorgio Arfaras, Franz Gustincich e del generale Vincenzo Camporini, Federigo Argentieri tiene a precisare le ragioni della sua rottura e a replicare alle risposte fornite in tv e sui giornali dal fondatore e direttore Lucio Caracciolo, nonché ad alcuni commenti. Al centro, non solo la linea editoriale sulla guerra in Ucraina, ma anche omissioni, scelte simboliche e un’anomalia mai chiarita: la presenza, in prima pagina, di due “corrispondenti dall’Ucraina” di cui non esistono contributi rintracciabili. Professore, dopo la sua intervista Caracciolo ha risposto pubblicamente. Le sue spiegazioni la convincono? “No. Sono risposte prevedibili, già sentite. Dire ‘raccontiamo le cose come stanno, non come vorremmo che fossero’ è uno slogan, non un’argomentazione. Qui non si tratta di desideri, ma di fatti: la Crimea e il Donbas sono aree contese. Raccontarle e colorarle come territorio russo, come avvenuto ripetutamente sulle mappe di Limes dal 2014 in poi, non è una descrizione neutra della realtà, è una scelta politica e simbolica”. Lei sostiene che le proteste ucraine contro quelle mappe fossero legittime. “Assolutamente sì. Dal 2014 l’ambasciata ucraina protestava perché la Crimea veniva rappresentata come Russia. Avevano ragione allora e hanno ragione oggi, come dimostra il fatto che quella guerra si combatte ancora. Se non fossero territori contesi, non avrebbe senso il negoziato al quale assistiamo quotidianamente. Non c’è stata alcuna abdicazione a quei territori, né giuridica né politica: inoltre, nessuna delle potenze firmatarie (Usa, Regno Unito e Russia) ha dichiarato decaduto il Memorandum di Budapest’ del dicembre 1994, che garantiva l’integrità territoriale ucraina in cambio della sua rinuncia allo status di potenza nucleare”. Un punto che lei considera particolarmente grave riguarda l’Holodomor. “È uno spartiacque. L’uso, nel 2004, di un testo letterario leggero e ironico per trattare una tragedia storica riconosciuta come genocidio – e riconosciuta ufficialmente anche dal Senato italiano nel 2023 – è stato uno sgarro grave. Nessuno ha mai chiesto conto seriamente a Caracciolo di quella scelta. Era scherno? Era sottovalutazione? Non è mai stato chiarito”. Lei sostiene che Limes, su altri teatri, abbia mantenuto un approccio equanime. “Sul Medio Oriente, sull’Asia, sull’Africa, sull’America Latina, persino su Israele in una fase drammatica, Limes ospita voci diverse e non traspare nessuna pregiudiziale. Basta guardare i numeri recenti. Questo non accade sulla Russia e sull’Ucraina, ed è questo che rende la deviazione ancora più evidente”. In questo contesto lei solleva una questione nuova: i corrispondenti dall’Ucraina. “Sì, ed è una questione semplice e fattuale. In prima pagina di Limes, dove c’erano i nostri nomi e dove tuttora sono indicati vari personaggi ormai deceduti (ai tre che voi già avevate contato si aggiungono anche Giandomenico Picco e Gyula L. Ortutay, che "corrispondeva" dall'Ungheria), compaiono due figure indicate come ‘corrispondenti dall’Ucraina’, Leonid Finberg e Miroslav Popovic. Eppure, dopo verifiche incrociate su numeri dedicati alla guerra russo-ucraina e sull’Ucraina stessa, non risultano loro articoli, analisi, reportage. La domanda è legittima: esistono? Scrivono? Vengono interpellati? O sono nomi puramente ornamentali? Per giunta, esiste da anni (ma non dall’inizio) nientemeno che un ‘coordinatore Russie’, al plurale, un termine surreale che non si sentiva dai tempi dell’impero zarista”. E' un problema dichiarare collaboratori che non collaborano? “Se tu dici di avere corrispondenti sul campo e poi non ne emerge alcuna voce, si crea un problema di trasparenza editoriale. Soprattutto se hai fatto domanda per essere classificato come rivista scientifica. Come ha rilevato su Startmag Gregory Alegi, docente di Storia alla Luiss, Limes è nell'elenco delle pubblicazioni scientifiche certificate dall'Anvur, l'agenzia pubblica che tra le altre cose valuta se le riviste rispettano determinati criteri e requisiti (e, a quanto afferma Alegi, la rivista diretta da Caracciolo non li rispetterebbe). Soprattutto su una guerra che viene continuamente raccontata come se fosse una partita tra tifoserie. Un termine - "tifo" - che considero gravemente fuorviante”. Perché? “Difendere l’Ucraina non è “tifo”. Era “tifo” ascoltare Radio Londra durante la Seconda guerra mondiale? Era “tifo” auspicare e approvare lo sbarco in Sicilia, in Normandia? Oppure augurarsi la caduta del muro di Berlino e delle dittature est europee? Qui si parla di autodifesa, di diritto internazionale, di Carta delle Nazioni Unite. Ridurre tutto a una logica da stadio è un errore culturale profondo”. Lei parla di una lettura distorta anche dell’articolo 11 della Costituzione. “L’articolo 11 non dice solo ‘l’Italia ripudia la guerra’. Dice che ripudia la guerra come offesa alla libertà di altri popoli. E infatti riconosce il diritto all’autodifesa del popolo aggredito, in linea con la Carta dell’Onu. Ignorare questo significa travisare la Costituzione e il diritto internazionale”. Un’altra critica riguarda i titoli e i numeri di Limes sulla guerra. “Titoli come ‘Stiamo perdendo la guerra’, (che sarebbe anche una buona notizia se si riconoscesse di appoggiare la Russia), o ‘Fine della guerra’ non sono neutrali. Preparano psicologicamente il lettore a un esito, suggeriscono una conclusione. Non è analisi, è orientamento. E quando lo fai su un conflitto in corso, devi sapere che stai prendendo posizione”. Ma la domanda che in molti hanno fatto è: perché le vostre dimissioni e le prese di distanza arrivano solo ora? “Non arrivano solo ora. Molti se ne erano accorti prima. Ma quando c’è di mezzo un’amicizia, una storia comune, si tende a consumare ogni possibilità di confronto prima di uscire allo scoperto. È quello che ho fatto anch’io. Inoltre, mi risulta che almeno altri tre esponenti dei due organi editoriali abbiano intenzioni analoghe”. In sintesi, qual è il punto centrale della sua critica? “È molto semplice: Limes ha mantenuto la sua qualità e il suo equilibrio originari ovunque, tranne che su Russia e Ucraina. Lì si è verificato, da due decenni, un atteggiamento sistematicamente sbilanciato. Le dichiarazioni di solidarietà provenienti da ambienti culturali russi lo confermano. Non è un’accusa ideologica, è una constatazione”. (di Giorgio Rutelli)
(Adnkronos) - Il dibattito sulla normativa Cbam (Carbon border adjustment mechanism) continua a essere acceso, con la Commissione Ue che annuncia la soppressione dei dazi sui fertilizzanti, categoria che include anche l’urea utilizzata per la produzione di colle impiegate nella fabbricazione dei pannelli a base legno. Questo si aggiunge al possibile inserimento della clausola che permette di sospendere l’applicazione del Cbam per l'urea e i fertilizzanti in caso di onerosità ridondanti. “Una proposta, quest’ultima, che va nella giusta direzione, anche se preoccupano le tempistiche e le modalità di applicazione: abbiamo bisogno di certezze” spiega Paolo Fantoni, presidente Assopannelli di FederlegnoArredo. “Di fatto - afferma - la quota di importazioni provenienti da Paesi effettivamente soggetti recentemente a dazi è marginale rispetto al totale delle forniture verso l’Ue: l’impatto della loro eliminazione sarebbe sostanzialmente residuale e non compenserebbe i costi aggiuntivi derivanti dall’entrata in vigore del meccanismo Cbam. Come Assopannelli di FederlegnoArredo, auspichiamo l’apertura di un confronto con le istituzioni, valutando la possibilità di eliminare urea e fertilizzanti dalla lista dei materiali soggetti a Cbam, oltre a eventualmente scaglionare nel tempo la piena operatività del meccanismo”.
(Adnkronos) - Sono 2,4 milioni - il 9,1% del totale - le famiglie che nel 2024 si sono trovate in condizione di povertà energetica secondo l’Oipe, Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica. Un valore che, pur rappresentando il massimo storico della serie, risulta solo in lieve aumento rispetto all’anno precedente quando la povertà energetica toccava 2,36 milioni di famiglie, il 9%. Queste le evidenze presentate oggi a Milano durante il seminario 'La povertà energetica in Italia', ospitato da Arera e promosso da Oipe e Fondazione Banco dell’energia, ente filantropico che ha tra i suoi obiettivi quello di sostenere persone e famiglie vulnerabili attraverso progetti solidali. A livello territoriale la quota di famiglie aumenta nelle Isole (+0,8%) e nel Nord Ovest (+0,7%) mentre si riduce di quasi 1 punto percentuale nel Sud e rimane invariata nel Centro e nel Nord Est. Si conferma inoltre una maggior concentrazione del fenomeno nelle periferie e nei piccoli centri. A livello regionale, la percentuale di famiglie in povertà energetica oscilla tra il 5% del Lazio e il 18,1% della Puglia (nel 2023 ultima in classifica era la Calabria). La Sardegna è la regione che registra l’incremento maggiore (+2,8 punti percentuali) seguita dal Piemonte (+2,3 p.p.) e dall’Umbria (+1,6 p.p.). Bene invece la Basilicata (-3,7 p.p.) seguita dalla Campania (-1,8 p.p.) e dalla Calabria (-1,7 p.p.). “La povertà energetica è un fenomeno che riguarda strutturalmente oltre 2 milioni di famiglie, in particolare nelle aree periferiche, piccoli centri, e che affligge le famiglie con minori e stranieri. Occorre intervenire sul fronte delle politiche di contrasto per renderle più selettive ed efficaci”, dice Luciano Lavecchia, economista, Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica. La quota di famiglie in povertà energetica con minori è in aumento rispetto al 2023 (+0,8 punti percentuali) e si attesta all’11,4% del totale, un dato superiore alla media complessiva (9,1%). Il fenomeno interessa 1,1 milioni di bambini, in riduzione del 5% rispetto all’anno precedente. L’incidenza della povertà energetica rimane più concentrata nelle famiglie la cui persona di riferimento è straniera. In particolare, rispetto al 2023, c’è una significativa riduzione del numero di minori coinvolti appartenenti a famiglie straniere (-12,5%) a fronte di una riduzione più contenuta per quelli di famiglie italiane (-1,2%). A livello territoriale, si riduce il numero complessivo di minori coinvolti nel Mezzogiorno (-22%) e nel Centro (-4%) a fronte di un aumento nel Nord (+9%). In generale, l’incidenza del fenomeno è maggiore nelle famiglie 'straniere', sia con minori (2,5 volte superiore) sia senza (2,8 volte). Le famiglie italiane con meno disponibilità economiche continuano a destinare una quota molto elevata della propria spesa complessiva ai beni energetici: l’8-9%, contro il 3-4% delle famiglie più benestanti. Questo divario persiste nonostante nel 2024 la spesa domestica per l’energia sia diminuita complessivamente di quasi il 15% rispetto al 2023, grazie a una sostanziale contrazione dei prezzi. Nel 2024 i bonus sociali per elettricità e gas sono tornati a un regime ordinario, a seguito dell’eliminazione della componente integrativa e dell’abbassamento della soglia di accesso a 9.530 euro dai 15mila del 2023. Contestualmente è venuta meno anche la gradualità che prevedeva un sostegno ridotto fino a 15mila euro. Questi cambiamenti hanno determinato una riduzione significativa nel 2024 del numero di bonus erogati, pari a 4,5 milioni (-40,5% su base annua), e degli importi complessivi, scesi del 78,8% da 2.143 a 453 milioni di euro (fonte: Arera). Negli anni precedenti, in particolare nel 2022 e per tutto il 2023, il caro energia aveva portato all’introduzione di misure straordinarie: l’automatismo e l’innalzamento temporaneo delle soglie Isee avevano ampliato la platea dei potenziali beneficiari, facendo crescere il numero dei bonus erogati da 1,35 milioni nel 2020 al picco di 7,58 milioni nel 2023. "La giornata di oggi offre un’opportunità di confronto necessario per approfondire, partendo dai dati, un fenomeno che interessa 2,4 milioni di famiglie in Italia con un impatto differente sui territori. Per la Fondazione Banco dell’energia questi numeri indicano che dobbiamo continuare a costruire interventi capaci di sostenere i nuclei familiari più fragili, affiancandoli anche con attività di sensibilizzazione sui consumi. Sappiamo che per raggiungere un risultato duraturo occorre un impegno condiviso: per questo vogliamo proseguire nello sviluppo di alleanze territoriali e di iniziative capaci di generare effetti positivi nel medio-lungo periodo. In questa prospettiva, il contributo dell’Osservatorio e l’analisi di oggi sono essenziali per orientare scelte strategiche ed efficaci, a beneficio delle comunità", osserva Roberto Tasca, presidente Fondazione Banco dell’energia e presidente di A2A. “Di fronte alle 2,4 milioni di famiglie toccate dal fenomeno della povertà energetica in Italia, secondo i nuovi dati Oipe, continuiamo a sentire la responsabilità di trasformare i numeri in azioni concrete. L'obiettivo di Edison resta fare sistema con imprese, istituzioni ed enti del terzo settore, e siamo convinti che il confronto su esperienze e dati, come avvenuto oggi presso la sede di Arera, aiuti a trovare soluzioni per supportare le famiglie in difficoltà e generare un impatto positivo. Crediamo nella forza delle alleanze: la Fondazione è il luogo in cui la responsabilità sociale diventa progetto condiviso, misurabile e duraturo”, dichiara Nicola Monti, vicepresidente di Fondazione Banco dell'energia e amministratore delegato di Edison.