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(Adnkronos) - A Roma esonda il fiume Aniene per la pioggia che cade sulla capitale nella giornata del 6 gennaio. "L'Aniene è esondato e l'acqua, a causa delle incessanti piogge continua ad uscire ed entrare nell'alveo del fiume. La zona più colpita è quella di Ponte Mammolo, non a diretto contatto con le abitazioni, alcune persone che si trovavano sul posto sono state allontanante a scopo precauzionale", dice all'Adnkronos Giuseppe Napolitano, capo del dipartimento di protezione civile di Roma. "Il testo di una presunta ordinanza che circola sui social e su whatsapp per la chiusura delle scuole domani 7 gennaio 2026 è un falso. Nessuno ha firmato o emanato alcun provvedimento di questo tipo. Chiunque diffonda notizie false può incorrere in sanzioni anche di natura penale". Lo comunica in una nota Roma Capitale. Nel pomeriggio dell'Epifania, l'aggiornamento: "Il fiume Aniene è ancora fuori dal suo alveo, sebbene il clima su Roma sia in deciso miglioramento. Purtroppo la parte alta del fiume, lontana dal comune di Roma, sta ancora ricevendo tanta acqua", aggiunge Napolitano. "Oltre all'Aniene è fuori alveo anche il fosso Pratolungo: ciò ha determinato la chiusura di via Tiburtina, dal Grande Raccordo Anulare fino a via dei Casali di San Basilio, con alcune strade laterali che sono oggetto di parziale allagamento", spiega. Per quanto riguarda il Tevere invece, anche lui "è fuori dall'alveo naturale ma nel cosiddetto bacino di magra: al momento è in corso una esondazione controllata nella città di Roma. Sono manovre controllate", conclude il direttore della protezione civile di Roma, sottolineando come "continuerà a essere così ancora per qualche giorno: pur rimanendo abbastanza alto, fra i 7 e gli 8 metri, ci sarà un deflusso controllato e ci preoccupa meno in questo frangente, senza sottovalutarlo". La Direzione regionale di Protezione Civile del Lazio ha decretato l’allerta rossa per le zone interessate dal bacino del fiume. ''Assieme al direttore regionale della Protezione Civile, Massimo La Pietra, siamo in costante coordinamento con la sala operativa e i volontari presenti sul posto. Pertanto, si invitano tutti i cittadini e, in particolare, coloro che ricadono nella zona rossa, a evitare spostamenti nelle prossime ore e mantenere uno stato di precauzione'', dice l’assessore alla Protezione civile della Regione Lazio, Pasquale Ciacciarelli. "La quantità di pioggia caduta in questi due giorni ha esaurito e superato abbondantemente la quantità di pioggia di tutto il mese di gennaio. La rete per ora regge, non abbiamo crisi importanti. I municipi più colpiti sono il IV, V e VI", spiega ancora Napolitano. "Da domenica pomeriggio ad oggi posso dire che tutta la struttura capitolina e vigili del fuoco stiano reggendo molto bene all'impatto di questo momentaneo passaggio di maltempo che, - conclude Napolitano - stando alle previsioni meteo, dovrebbe esaurirsi in serata".
(Adnkronos) - "In Italia per i locali da ballo abbiamo norme più stringenti rispetto a quelle elvetiche. I locali da intrattenimento devono avere una capienza ben precisa e devono esserci sempre gli addetti alla sicurezza e idonei per l'antincendio e al pronto soccorso. Senza dimenticare le uscite di sicurezza. E serve la prevenzione incendi rilasciata dai vigili del fuoco. In un locale a norma in Italia quindi, nel caso di un principio d'incendio, è difficile che prenda a fuoco qualcosa. Non può succedere una tragedia come quella avvenuta in Svizzera". Così intervistato da Adnkronos/Labitalia, Filippo Grassi, responsabile locali da ballo e discoteche di Fiepet Confesercenti nazionale, su quanto avvenuto a Crans-Montana in Svizzera in occasione dei festeggiamenti per il Capodanno e dopo le accuse rilanciate dall'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado. Grassi ribadisce che per essere a norma in Italia i locali da ballo devono avere "l'uscita in sicurezza, ambienti alti, materiale ignifugo. E poi ci devono essere addetti alla sicurezza che oltre ad assicurarsi che i ragazzi non facciano danni, devono agire in caso di principio d'incendio o per pronto soccorso, sono preparati con tesserino prefettizio a risolvere tutte le problematiche che ci sono". Quindi per Grassi in Italia "i locali da ballo, ma in generale chi fa manifestazioni è preparato a questo: concerti, eventi sportivi, palazzetti, sono tutti autorizzati ad avere una capienza e ad avere norme di sicurezza molto stringenti, antincendio soprattutto", aggiunge. In conclusione "su quanto avvenuto in Svizzera credo si siano sommate tante tante cose che non sono andate per il verso giusto. Non sappiamo se il locale era a norma per fare intrattenimento. Le leggi elvetiche non sono quelle italiane, ma il soffitto da quello che mi è parso di vedere era molto basso. Poi essendo in una palazzina hanno risolto il problema acustico con il materiale fono assorbente, ma il materiale usato probabilmente non era ignifugo. E magari lì non c'era nemmeno la ditta per la sicurezza a spingere l'incendio, perché ho visto i ragazzi che facevano foto o video", spiega Grassi. Ma anche in Italia i pericoli, al di fuori delle normative, avverte Grassi, non mancano. "Da tempo denuncio le feste abusive, e l'ho fatto presente anche al sottosegretario all'Interno Prisco. Purtroppo quando si arriva a Capodanno ma anche a Carnevale o Halloween, vista la pressione della domanda, c'è un proliferare di feste e festicciole e questo fa sì che non sempre siano svolte in locali appropriati, con tutte le norme di sicurezza previste nel nostro Paese. E quindi anche in Italia se non vai in un locale a norma ma vai in un garage a fare festa può succedere la stessa cosa avvenuta in Svizzera", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Il Consorzio Erp Italia, uno dei principali Sistemi Collettivi senza scopo di lucro attivi in Italia per la gestione dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e dei rifiuti di pile e accumulatori, ha realizzato l’indagine Swoa – Survey Waste & Opportunities Awareness – con l’obiettivo di misurare il livello di conoscenza, percezione e comportamento degli italiani rispetto al riciclo dei rifiuti elettronici. La fotografia emersa dalla ricerca, condotta su un campione rappresentativo di oltre 1.200 cittadini tra i 20 e i 60 anni, restituisce un quadro chiaro: il tema dei Raee è ancora poco conosciuto, nonostante la crescente attenzione verso la sostenibilità. Il 73% degli italiani si considera preparato, ma più della metà (56%) non sa cosa significhi l’acronimo Raee, e solo il 44% lo collega correttamente ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Anche i comportamenti dichiarati raccontano di un’Italia a due velocità: il 41% afferma di riciclare correttamente i Raee, ma tra questi una parte significativa li conferisce in modo scorretto – il 25% nell’indifferenziato e il 22% tramite operatori non ufficiali. Il 36% conserva dispositivi elettronici a casa perché non sa dove portarli. Un dato che evidenzia come la volontà di fare bene ci sia, ma sia spesso frenata dalla mancanza di informazioni pratiche o dalla difficoltà di accesso ai punti di raccolta.Accanto a questi ostacoli culturali e logistici, l’indagine evidenzia una domanda latente di servizi più vicini ai cittadini. Tra le proposte più condivise spiccano l’introduzione di contenitori condominiali dedicati (65%), la raccolta porta a porta anche per i Raee (60%) e più campagne informative sui canali tradizionali e digitali (55%).