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(Adnkronos) - Una tempestiva e corretta presa in carico dei pazienti con steatosi epatica a maggior rischio di eventi clinici, in quanto affetti da Mash e/o da fibrosi avanzata, non rappresenta soltanto la miglior strategia per prevenire l'evoluzione verso la cirrosi e le sue complicanze - epatocarcinoma e insufficienza epatica - e per ridurre mortalità e necessità di trapianto di fegato, ma costituisce una concreta opportunità di risparmio di risorse per il Ssn. Con l'obiettivo di definire le migliori strategie diagnostiche e terapeutiche per affrontare la steatosi epatica, specie la forma più aggressiva, si è svolto oggi al Senato un Tavolo di confronto, su iniziativa della senatrice Ylenia Zambito, segretario X Commissione del Senato, a cui hanno partecipato rappresentanti della comunità scientifica, rappresentanti istituzionali e associazioni di categoria. La steatosi epatica - si legge in una nota - sta rapidamente diventando una delle principali sfide per la sanità pubblica italiana: la diagnosi è spesso tardiva e questo comporta costi sanitari diretti (ricoveri ripetuti, complicanze, percorsi diagnostici complessi e trapianti) e costi indiretti elevati (perdita di produttività, pensionamento precoce, invalidità, morte prematura, carico crescente per caregiver e famiglie). La percentuale di pazienti con steatosi epatica e candidati a trapianto di fegato è aumentata significativamente negli ultimi anni (dal 12,54% al 20,16% nel periodo 2012-2022). La forma più severa della steatosi epatica, definita steatoepatite (Mash) rappresenta il fenotipo progressivo di questa condizione in grado di portare alla deposizione di fibrosi e, potenzialmente, di causare cirrosi. La fibrosi rappresenta il principale fattore di rischio per eventi clinici epatici che aumentano la mortalità e possono rappresentare un'indicazione di trapianto di fegato. E' dunque un predittore prognostico rilevante, e la sua stadiazione permette di mettere in atto programmi di sorveglianza e di cura. Infatti, più tardivi sono diagnosi e trattamento, maggiore è il rischio di progressione della malattia e l’incidenza di eventi clinici a essa correlati. "Siamo di fronte a una condizione clinica molto complessa, con un impatto sociale e clinico rilevante - ha dichiarato la senatrice Zambito - E' una patologia che richiede una presa in carico del paziente strutturata e multidisciplinare sul territorio, percorsi condivisi e rapidità diagnostica. L'incontro di oggi, tra istituzioni, associazioni, parti terze e classe medica, ha lo scopo di analizzare la complessità della malattia, a partire dai dati epidemiologici che indicano chiaramente l'urgenza e l'opportunità della presa in carico dei casi severi per ridurre la mortalità e contenere in maniera significativa i costi diretti e indiretti a carico del Servizio sanitario nazionale". "La steatosi epatica, insieme alla sua forma più progressiva (steatoepatite) - ha spiegato Giacomo Germani, segretario Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf) e direttore Unità Trapianto multiviscerale Aou di Padova - rappresenta oggi una delle principali cause di danno epatico nei Paesi occidentali e avrà un impatto sempre maggiore sull'insorgenza di cirrosi, epatocarcinoma e insufficienza epatica, con conseguente aumento della necessità di trapianto di fegato. In Italia ogni anno circa 16mila persone muoiono a causa della cirrosi e delle sue complicanze, e vengono effettuati circa 1.700 trapianti di fegato. Grazie a una presa in carico mirata dei pazienti a rischio, ovvero quelli affetti da malattia progressiva e/o fibrosi avanzata, e grazie all'innovazione terapeutica si potrebbero ridurre mortalità e costi associati. Non si tratta di una condizione limitata al fegato - ha precisato - ma di un quadro clinico e sistemico complesso che comporta un aumentato rischio di diabete, di eventi cardio e cerebrovascolari, di problematiche renali e un incremento di sviluppo di neoplasie". All'interno di questo contesto, ha evidenziato l'esperto, "il ruolo dell'epatologo sta evolvendo. Non è più lo specialista che si occupa della gestione della malattia epatica, ma è una figura clinica con competenze multidisciplinari, che lavora in un team integrato con diabetologi, cardiologi, internisti e medici di medicina generale, intervenendo durante tutto il percorso di presa in carico del paziente". L'epatologo, pertanto, diventa "centrale per assicurare non solo un approccio diagnostico tempestivo, ma anche un trattamento, che a breve sarà anche farmacologico. Tutto questo è fondamentale per affrontare una patologia in continua crescita e ad alto impatto sulla salute pubblica". Il 3 novembre 2025, Aisf ha pubblicato i risultati della survey nazionale dedicata alla Masld (malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica)/Mash, con l'obiettivo di fotografare il volume, le caratteristiche cliniche e le modalità di gestione dei pazienti già riferiti ai centri specialistici italiani. "La steatosi epatica, specialmente nei suoi stadi avanzati, non può più essere considerata una condizione transitoria - ha affermato Massimiliano Conforti, neo-presidente dell'Associazione EpaC - E' una malattia seria e va affrontata con la stessa attenzione riservata alle altre patologie croniche del fegato. Per questo è fondamentale che i pazienti vengano seguiti da specialisti epatologi, gli unici in grado di garantire un percorso diagnostico-terapeutico appropriato e tempestivo. Riteniamo urgente che la steatosi epatica venga finalmente inserita nei livelli essenziali di assistenza e che venga creato uno specifico codice di esenzione, all'interno dell'attuale codice 016 dedicato alle epatiti croniche: un passo indispensabile per tutelare i pazienti, garantire equità di accesso e costruire percorsi di cura realmente efficaci". Il presidente dell'Intergruppo parlamentare Epatiti virali e malattie del fegato, Gianni Berrino, ha sottolineato che "l'evoluzione epidemiologica di questa malattia impone un cambio di paradigma. Dopo i risultati ottenuti nella gestione dell'epatite C grazie a politiche sanitarie coordinate, è necessario ora concentrare l'attenzione sulla steatosi epatica, rafforzando la diagnosi precoce e la presa in carico dei pazienti a rischio. La popolazione che necessita di trattamento specialistico è numericamente contenuta, ma il suo peso clinico e sociale è significativo. La malattia genera un impatto economico rilevante per il nostro sistema sanitario. Il costo medio annuo per paziente con forma grave può arrivare a circa 13mila euro, mentre l'onere complessivo per il Servizio sanitario nazionale è stimato in oltre 7,7 miliardi di euro annui rispetto alla popolazione non affetta. Numeri che dimostrano come la prevenzione e l'intervento tempestivo non siano solo una scelta clinica, ma anche una strategia di sostenibilità per il sistema sanitario".
(Adnkronos) - Il coordinatore giovani tributaristi Int, Jacopo Pettine, previo confronto con i due vice coordinatori Desideria Micciulla e Giovanni Malinconico, ha scritto al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, per presentare il rinnovato Coordinamento nazionale giovani tributaristi Int, ma anche per porre due prime problematiche che gravano maggiormente sui giovani professionisti, che all’inizio dell’attività non possono contare su studi strutturati. La prima riguarda le spese di formazione, che i professionisti sono obbligati ad affrontare, ne viene richiesta la deducibilità, per i giovani under 35, anche in regime forfettario, dopo aver esposto una proposta emendativa alla Legge 190/2014 che norma il regime agevolato, Pettine scrive: “L’attuale disciplina del regime forfettario, basata su coefficienti di redditività, non consente la deduzione analitica dei costi, penalizzando in particolare i giovani tributaristi che devono sostenere investimenti significativi in formazione obbligatoria e aggiornamento continuo. La proposta mira a rendere il sistema più equo, incentivando la crescita professionale e la qualità delle prestazioni, senza alterare l’impianto semplificato del regime". La seconda problematica, riguarda un tema già affrontato dall’ Istituto Nazionale Tributaristi e dalle maggiori confederazioni delle associazioni professionali ex lege 4/2013, la tutela del professionista tramite la sospensione dei termini relativi agli adempimenti professionali in caso di malattia, infortunio, maternità e malattia dei figli minori, art. 1 commi da 927 a 944 della Legge 234/2021. Tutela che a tutt’oggi riguarda esclusivamente il mondo ordinistico e non anche quello associativo, si legge nella lettera del Coordinatore: “ La norma, pur condivisibile nelle finalità, è fortemente discriminatoria perché esclude gli oltre 500 mila professionisti di cui alla L.4/2013 iscritti alla gestione separata Inps, riferendosi esclusivamente ai professionisti iscritti in albi. Tale esclusione configura una evidente disparità di trattamento su un tema delicatissimo quale la tutela del professionista in stato di malattia o infortunio. Il nostro ordinamento, dal 2013, riconosce formalmente due macro-aree del sistema professionale: quella ordinistica e quella disciplinata dalla Legge 4/2013. Non appare coerente che interventi legislativi in materia di tutela sociale ignorino il settore associativo". Anche in questo caso viene presentata una proposta emendativa che cancellerebbe la discriminazione rispristinando l’equità. Si legge infatti nella lettera dei Giovani tributaristi Int: “ Tale modifica eliminerebbe l’attuale disparità e ristabilirebbe un principio fondamentale: la tutela in caso di malattia, infortunio o maternità a rischio non può essere condizionata dalla natura ordinistica o associativa dell’attività professionale esercitata. Il diritto alla salute e la dignità del lavoro autonomo non possono conoscere gerarchie, Signor Ministro, queste proposte non rappresentano rivendicazioni settoriali, bensì interventi di equità sistemica, coerenti con i principi costituzionali di uguaglianza, tutela della salute e libertà di iniziativa economica. Sono misure che incidono concretamente sulla vita dei professionisti e in particolare dei giovani professionisti con studi meno strutturati, sulla sostenibilità di tutto il lavoro autonomo professionale e che possono rafforzare la credibilità delle istituzioni verso una generazione che chiede pari diritti e pari opportunità". I Giovani Tributaristi Int che hanno altre iniziative in cantiere, hanno voluto focalizzarsi su due specifiche problematiche ricevendo il plauso del Presidente nazionale Riccardo Alemanno e del consigliere delegato ai rapporti con i giovani tributaristi Alessandro Della Marra, hanno ribadito al ministro Abodi, la piena disponibilità a fornire ogni contributo tecnico utile al superamento delle criticità evidenziate.
(Adnkronos) - Nel corso dell’edizione 2026 di Key, l’Associazione di riferimento delle aziende italiane che promuovono, progettano, realizzano e facilitano gli interventi di efficienza energetica e generazione distribuita, AssoEsco ha organizzato un convegno dal titolo 'Misure e meccanismi per la transizione energetica post Pnrr: il ruolo delle Energy Service Company'. L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto tra associazione, istituzioni ed enti tecnici per fare il punto sui risultati conseguiti grazie al Pnrr, sulle criticità emerse in fase attuativa e sulle priorità strategiche per il futuro. Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Associazione Giacomo Cantarella che nella sua introduzione ha messo in evidenza come le Esco, anche in questa fase nuova post Pnrr, possano essere attori protagonisti e catalizzatori della transizione energetica. “Viviamo in un momento storico particolare - ha spiegato - sta venendo meno il rilevante supporto economico portato dal Pnrr, è cambiato velocemente il contesto geopolitico e sta cambiando la normativa di riferimento del settore. In questo contesto siamo fortemente convinti che non si debbano fare passi indietro nel percorso di transizione energetica, che rimane la via maestra per contrastare l’incremento dei costi energetici di imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione. Il percorso di decarbonizzazione richiede integrazione tra efficienza, rinnovabili, elettrificazione e gestione dei rischi. In questo contesto le Esco rappresentano uno strumento strategico. Sottoscrivendo un Energy Performance Contract non si acquista tecnologia, ma un risultato energetico garantito, con assunzione dei rischi tecnici e finanziari da parte delle Esco. Per le imprese significa competitività e maggiore certezza su costi e performance; per la Pa, possibilità di realizzare interventi senza investimento iniziale, con sostenibilità di bilancio e continuità del servizio. Nella nuova fase post Pnrr servono meccanismi stabili che rendano la Esco un’opzione strutturale per abilitare interventi efficienti, finanziabili e con risultati garantiti nel tempo”. Il convegno è poi entrato nel vivo con l’intervento di Stefano Clerici, Consigliere Delegato di Agici, che ha presentato un’analisi sul 'Bilancio Pnrr e sfide 2026', offrendo una lettura dei principali impatti delle misure attuate e delle prospettive per il mercato dell’efficienza energetica e dei servizi energetici. A seguire, Antonio Beneduce, vicepresidente AssoEsco, ha illustrato il punto di vista dell’Associazione, soffermandosi sulla necessità di accompagnare il passaggio dalla fase straordinaria del Pnrr - che ha impresso una forte accelerazione alla transizione energetica - a una nuova fase fondata su strumenti stabili, in grado di assicurare nel tempo la sostenibilità degli interventi attraverso una più efficace integrazione tra incentivi pubblici e capitale privato. Il dibattito, moderato dallo stesso Beneduce, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali ed enti tecnici, tra cui Luca Restaino del ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fabrizio Penna del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Enrica Cottatellucci del Gse e Francesca Hugony di Enea. Luca Restaino ha ricordato che l’iperammortamento resta uno strumento orientato all’efficienza energetica. Ha inoltre confermato che “le Esco potranno accedervi, anche se il decreto non lo specifica in modo esplicito”. Fabrizio Penna ha evidenziato come “il percorso di attuazione del Pnrr abbia prodotto risultati significativi, lasciando in eredità un metodo di lavoro solido e condiviso”. Un approccio che, secondo Penna, dovrebbe orientare e ispirare le future iniziative legislative. Enrica Cottatellucci ha evidenziato che le Esco rappresentano interlocutori ottimali, poiché “poter contare su soggetti che conoscono a fondo le peculiarità del settore costituisce un valore aggiunto che facilita la gestione delle criticità e favorisce il miglioramento dei processi”. Infine, Francesca Hugony ha illustrato le principali criticità della riqualificazione energetica degli edifici nel settore residenziale e nella pubblica amministrazione, anche alla luce delle evidenze raccolte da Enea, evidenziando le diverse peculiarità dei due ambiti. Ha inoltre richiamato “l’importanza degli sportelli unici territoriali: fondamentali per rafforzare la fiducia dei cittadini e facilitare i percorsi di intervento”. Durante il confronto è emersa la necessità di valutare l’efficacia degli strumenti adottati, intervenire sulle misure con limiti applicativi e rifinanziare, se opportuno, le linee più performanti, per garantire continuità agli investimenti e certezza agli operatori. In questo quadro, le Esco sono state individuate come interlocutori chiave per sostenere imprese e pubbliche amministrazioni nella realizzazione di interventi complessi e accelerare la transizione energetica post-Pnrr. L’incontro ha inoltre rappresentato un momento di dialogo per definire una roadmap condivisa, finalizzata a consolidare i risultati del Pnrr e a fronteggiare le sfide energetiche dei prossimi anni. In merito al Conto Termico 3.0, è stato chiarito che il blocco del portale comunicato dal Gse non costituisce una chiusura definitiva, bensì una sospensione temporanea. La misura consente al Gestore di effettuare le necessarie verifiche sulle domande pervenute e di programmare in modo efficace la ripartizione degli incentivi negli anni a venire.