INFORMAZIONIAntonietta Sabetta |
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(Adnkronos) - Gli antibiotici sono un'arma cruciale contro batteri cattivi che minacciano la salute delle persone. Ma, con la loro potente azione antimicrobica, non risparmiano neanche la popolazione di batteri 'buoni' che abita nell'intestino umano. Risultato: gli antibiotici possono cambiare il microbioma intestinale per molti anni e in alcuni casi un solo ciclo di farmaci può avere effetti per lungo tempo. Sono le conclusioni a cui è approdato un team di scienziati in un nuovo studio condotto in Svezia e pubblicato su 'Nature Medicine'. Gli autori hanno voluto indagare più a fondo sull'effetto 'fuoco amico' che potrebbe derivare da questi medicinali così importanti per la cura di infezioni gravi, e si sono concentrati sulla comunità batterica intestinale nota appunto come microbioma. Precedenti studi epidemiologici avevano identificato un legame tra un uso eccessivo di questi farmaci spesso salvavita e un aumento del rischio di alcune patologie, come il diabete di tipo 2 e le infezioni gastrointestinali. Le ragioni di queste osservazioni non sono del tutto chiare, puntualizzano gli esperti, ma si ritiene che i cambiamenti nel microbioma intestinale svolgano un ruolo. Tutto questo ha sollevato interrogativi sull'impatto a lungo termine degli antibiotici sul microbioma intestinale. Quello a breve termine è noto ed è significativo, ma finora non era chiaro per quanto tempo persistessero i cambiamenti provocati. Prova a colmare il gap un team internazionale guidato da scienziati dell'università di Uppsala. Nello studio appena pubblicato, gli autori hanno scoperto forti legami tra la storia di uso di antibiotici di una persona e la composizione del suo microbioma intestinale, con effetti anche sulla diversità delle specie batteriche. E' emerso che alcuni tipi di antibiotici in particolare possono essere associati a cambiamenti nel microbioma intestinale fino a 4-8 anni dopo il trattamento. "Possiamo osservare che l'uso di antibiotici risalente a 4-8 anni prima è correlato alla composizione del microbioma intestinale di una persona oggi. Anche un singolo ciclo di trattamento con alcuni tipi di antibiotici lascia tracce", spiega Gabriel Baldanzi, primo autore dello studio ed ex dottorando presso l'università di Uppsala. "L'uso degli antibiotici è preso molto seriamente in Svezia e il Paese ha già una rigorosa gestione" di questi farmaci. "Le persone dovrebbero continuare a seguire le raccomandazioni del proprio medico - esorta l'esperto - Detto questo, i nostri risultati contribuiscono a far luce su altre conseguenze a lungo termine degli antibiotici che raramente vengono prese in considerazione". I ricercatori hanno analizzato i dati del registro dei farmaci insieme a una mappatura dettagliata del microbioma intestinale di 14.979 adulti residenti in Svezia. Il microbioma intestinale è stato confrontato tra i partecipanti che avevano ricevuto diversi tipi di antibiotici e quelli che non ne avevano ricevuto alcuno durante il periodo. Lo studio è stato reso possibile dal registro completo dei farmaci da prescrizione svedese, che contiene informazioni su tutti gli antibiotici dispensati in farmacia. I ricercatori sono stati quindi in grado di collegare questi dati alle biobanche svedesi all'università di Uppsala e Lund, contenenti informazioni sul microbioma intestinale. Uno degli aspetti che hanno osservato è che i risultati differivano sostanzialmente a seconda del tipo di antibiotico utilizzato. Le associazioni più forti con cambiamenti del microbioma sono state osservate per clindamicina, fluorochinoloni e flucloxacillina. Al contrario, rilevano gli autori, la penicillina V, l'antibiotico più comunemente prescritto per il trattamento delle infezioni al di fuori degli ospedali in Svezia, è stata associata a piccole e brevi alterazioni del microbioma. "Il forte legame tra la flucloxacillina a spettro ristretto e il microbioma intestinale è stato inaspettato e vorremmo vedere questa scoperta confermata in altri studi - osserva Tove Fall, professoressa di Epidemiologia molecolare all'università di Uppsala e ricercatrice principale dello studio - Tuttavia, crediamo che i risultati del nostro studio possano contribuire a orientare le future raccomandazioni sull'uso degli antibiotici, soprattutto quando si sceglie tra due antibiotici ugualmente efficaci, uno dei quali ha un impatto più debole sul microbioma intestinale". I ricercatori riconoscono che lo studio ha riguardato solo le prescrizioni degli ultimi 8 anni e che un periodo di follow-up più lungo potrebbe fornire ulteriori approfondimenti. Un altro aspetto è che il microbioma intestinale è stato campionato una sola volta per partecipante. "Stiamo attualmente raccogliendo un secondo campione da quasi la metà dei partecipanti - conclude Fall - Questo ci permetterà di comprendere ancora meglio i tempi di recupero e di identificare quali microbiomi intestinali sono più suscettibili ad alterazioni dopo il trattamento antibiotico".
(Adnkronos) - La recente bocciatura della proposta di congedo parentale paritario in Italia rappresenta una nuova occasione mancata per promuovere una più equilibrata distribuzione delle responsabilità di cura, oggi ancora prevalentemente a carico delle donne. Senza strumenti strutturali che favoriscano una reale condivisione della genitorialità, il rischio è quello di rallentare il percorso verso una parità professionale effettiva, con impatti diretti su carriera, retribuzione e crescita delle donne nel mondo del lavoro. I professionisti di oggi e, soprattutto, i talenti del futuro guardano al mondo delle imprese ponendo aspettative in queste direzioni a cui nessuna impresa può sottrarsi. Le evidenze confermano con chiarezza come strumenti concreti di genitorialità condivisa non siano solo misure simboliche, ma leve efficaci di equità professionale e sociale. Infatti, lo studio promosso nel 2024 dal think tank Tortuga – a cui Haleon ha contribuito – su oltre 1.600 dipendenti in 22 aziende italiane, ha mostrato che nelle realtà dove il congedo di paternità è più esteso rispetto agli standard normativi: il 71% dei padri ne usufruisce; il 96% dichiara un rafforzamento del legame con i figli; il 65% rileva un miglioramento nella divisione del lavoro domestico; il 95% segnala una maggiore serenità della partner nel periodo post-nascita. In questo contesto, Haleon, azienda leader nel consumer healthcare, prende posizione in modo costruttivo: la parità non può restare un principio astratto, ma deve tradursi in strumenti concreti, misurabili e accessibili. Il recente ottenimento della Certificazione per la Parità di Genere (UNI/PdR 125:2022), rilasciata da DNV con un punteggio di 89/100, rappresenta il riconoscimento di un percorso strutturato che integra policy interne avanzate e un dialogo responsabile con le istituzioni. “Crediamo che la parità si costruisca con strumenti concreti che contribuiscano in modo reale a una più equilibrata distribuzione delle responsabilità di cura e creino le condizioni per una effettiva parità professionale. In attesa di un’evoluzione normativa che rafforzi questi strumenti a livello sistemico, le aziende possono e devono fare la propria parte in modo responsabile", dichiara Federica Fiore, hr lead di Haleon Italia. “In questo senso, la Certificazione per la Parità di Genere rappresenta la cornice strutturata entro cui si inseriscono le nostre iniziative: non azioni episodiche, ma un percorso misurabile, continuativo e verificabile nel tempo.”, conclude. Al centro del modello Haleon vi sono strumenti pensati per supportare le persone nei diversi momenti della vita: Fully Equal Parental Leave, congedo parentale retribuito di oltre 6 mesi (26 settimane) accessibile a tutti i dipendenti dopo l'arrivo di un bambino, indipendentemente da genere, orientamento affettivo o tipologia di genitorialità (naturale, adottiva, affidataria), senza vincoli legati a matrimonio o unione civile; Maternity Journey: percorso strutturato che accompagna le future mamme prima, durante e dopo il congedo, con supporto psicologico, fisico e di mentoring; Caregiver Leave Policy, fino a 4 settimane di congedo retribuito per assistere familiari in gravi condizioni di salute, senza impatti su retribuzione o benefit; Paternity Journey, in continuità con il percorso dedicato alle madri, nel 2026, sarà lanciato un programma per accompagnare e supportare i padri nella loro esperienza di genitorialità. La parità in Haleon Italia è un dato strutturale: le donne rappresentano il 64% della popolazione aziendale; il 69% del senior management è composto da donne. La cultura dell'inclusione è promossa anche attraverso gli Employee Resource Group (ERG), come Women @ Haleon e Inclusion @ Haleon, che lavorano per valorizzare la rappresentanza femminile e contrastare ogni forma di discriminazione. La Certificazione per la Parità di Genere non è quindi un punto di arrivo, ma la conferma di un modello che unisce policy interne avanzate, leadership inclusiva e contributo responsabile al dibattito pubblico.
(Adnkronos) - Il Gruppo Davines - azienda attiva nel settore della cosmetica professionale con i marchi per l’haircare Davines e per lo skincare 'comfort zone', B Corp dal 2016 - annuncia, per il terzo anno consecutivo, l’apertura delle candidature per 'The Good Farmer Award' 2026. Realizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è il primo premio in Italia a sostenere i giovani agricoltori che guidano la transizione ecologica attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologiche, con un approccio sistemico e anche sociale. Anche per questa edizione è stata rinnovata l’estensione del bando alle aziende agricole dedite all’allevamento e impegnate a migliorare il benessere e la salute animale con pratiche che includono, tra le altre, il pascolo all’aperto e la conseguente riduzione dell’uso di farmaci veterinari. Il bando si rivolge ad agricoltori e agricoltrici di età inferiore o uguale a 35 anni al 31 luglio 2026 che gestiscano imprese con certificazione biologica in corso di validità. I due progetti più innovativi e avanzati riceveranno dal Gruppo Davines 10mila euro ciascuno per l’acquisto di materiali e per interventi finalizzati al miglioramento e allo sviluppo delle attività agroecologiche. Le candidature possono essere inviate dal 10 marzo fino al 15 maggio 2026 compilando il modulo online. La cerimonia di premiazione si terrà il 27 novembre 2026 presso il Davines Group Village a Parma. Requisiti necessari per accedere al bando sono l’avere una certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia. In particolare i giovani agricoltori e le loro aziende dovranno dimostrare di utilizzare almeno tre tra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal regolamento, tra cui la rotazione colturale, il minimo disturbo del suolo, l’utilizzo di fertilizzanti organici, la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli, l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie). La Commissione che valuterà e selezionerà i progetti è composta da otto membri, fra professori universitari ed esperti in temi di agricoltura, agroecologia e sostenibilità. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è il presidente della Giuria. Gli altri membri sono: Davide Bochicchio, ricercatore del Crea Zootecnia e Acquacoltura; Dario Fornara, direttore di Eroc (European Regenerative Organic Center); Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente; Paola Migliorini, docente presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; Alessandro Monteleone, dirigente di Ricerca del Crea, Centro Politiche e Bio-economia; Camilla Moonen, professoressa associata presso l’Istituto di Scienze delle Piante, Università Sant’Anna di Pisa; Francesca Pisseri, medica veterinaria esperta in agroecologia, Associazione Italiana di Agroecologia.