INFORMAZIONIGiardini Poseidon Terme Sport, Intrattenimento e Benessere Ruolo: Responsabile Amministrativo Area: Finance, Administration and Control Andrea Albano |
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(Adnkronos) - Riflettori accesi sulla deadline fissata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. I mercati stanno oscillando sui diversi scenari - dalla de-escalation al Taco trade (Trump always chickens out) fino ai raid Usa. Per Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di Ig Italia i mercati oscillano su uno scenario in cui non si arriva ad un accordo tra Usa Iran ma neppure ad un escalation (con un brent tra 95 e 105 dollari) e su uno scenario in cui ci saranno nuovi raid Usa su obiettivi strategici più sensibili (con un brent tra 110 e 120 dollari). Da un lato, sostiene Diodovich, "gli operatori sanno che il rischio di nuovi raid è reale; dall’altro, non escludono ancora che lo stallo si traduca in una lettura da Taco trade, con un temporaneo alleggerimento della pressione nel caso in cui Trump rinvii o attenui l’azione promessa. Questo spiega perché il petrolio resti molto alto ma non ancora in piena modalità panico sistemico, e perché le Borse non stiano prezzando in modo pieno i casi peggiori. Nel brevissimo termine, le variabili decisive saranno tre: il tono del messaggio americano subito dopo la scadenza, l’atteggiamento iraniano su Hormuz e la reazione del greggio nelle prime ore di contrattazione". L’ultimatum lanciato dal presidente Usa all’Iran, sottolinea l'analista di Ig Italia, "rappresenta uno dei passaggi più delicati per i mercati finanziari di queste settimane. La scadenza è fissata per oggi, martedì, alle 8 di sera ora di New Yok, ovvero mercoledì 8 aprile alle 2 ore italiane, e il confronto ruota attorno alla richiesta americana di riaprire lo Stretto di Hormuz e accettare una tregua o un cessate il fuoco, mentre Teheran continua a rifiutare una semplice tregua temporanea e insiste su una fine permanente della guerra, sulla cessazione immediata degli attacchi, sulle riparazioni per i danni e su garanzie che impediscano nuovi raid in futuro. Il mercato arriva a questo appuntamento in uno stato di forte tensione, ma non ancora di panico pieno. Nelle ultime ore il Brent si attesta a 108 dollari (il future con scadenza a maggio a 110 dollari) e un Wti vicino a 106 dollari (future a maggio a 116 dollari). In altre parole, una parte del premio geopolitico è già stata incorporata, ma la vera direzione dei prezzi dipenderà dal tono politico e militare che uscirà dalla notte". Il punto chiave è che Trump ha presentato questa deadline come quella definitiva, accompagnandola con una retorica molto più estrema del solito. Il presidente statunitense, sottolinea l'analista, "ha definito la scadenza 'finale' e ha minacciato attacchi molto duri contro le infrastrutture iraniane (ponti e centrali elettriche) in caso di mancato accordo; nelle ultime ore è arrivato anche il messaggio secondo cui 'un'intera civilizzazione potrebbe morire oggi' se Teheran non accetterà l’intesa. Per gli investitori, il nodo non è solo se arriverà o meno un attacco, ma soprattutto che tipo di messaggio uscirà dopo la scadenza. Un rinvio, una formula ponte o un’apertura diplomatica potrebbero generare una reazione di sollievo molto rapida su petrolio e azionario. Al contrario, nuovi raid o un allargamento del conflitto ai principali stretti marittimi potrebbero spingere i mercati in una nuova fase di risk-off". Il primo scenario considerato da Ig Italia, quello più costruttivo per i mercati, "è quello di una de-escalation autentica. Non serve necessariamente un accordo di pace completo nella notte: basterebbe un rinvio credibile delle ostilità, una riapertura strutturata del canale negoziale o una formula transitoria accettabile per entrambe le parti su Hormuz. In questo caso il mercato inizierebbe a scaricare rapidamente il premio geopolitico più estremo accumulato nelle ultime settimane. In questo scenario il Brent potrebbe tornare sotto 95 dollari. Sarebbe un movimento coerente con un netto miglioramento del sentiment, con il Wti in forte rientro e con un recupero abbastanza deciso degli indici azionari, soprattutto in Europa, dove il peso dell’energia sul quadro macro resta più sensibile. Un simile esito favorirebbe S&P 500, Nasdaq, Dax, Euro Stoxx 50 e Ftse Mib, con sollievo per settori industriali, consumer e trasporti". Il secondo scenario, osserva Diodovich, "è probabilmente quello più realistico nel brevissimo: nessun vero accordo, ma neppure un attacco immediato. In pratica, la deadline scade senza una soluzione, Trump mantiene la minaccia, l’Iran continua a respingere le richieste americane, ma nelle ore successive non arriva il salto immediato verso una nuova ondata di strike. È il classico scenario di stallo armato, con petrolio ancora elevato e indici prudenti. È quello che consideriamo lo scenario Taco trade. Molti investitori potrebbero interpretare il mancato attacco immediato come l’ennesima marcia indietro tattica di Trump dopo una fase di minacce molto aggressive. La Casa Bianca ha già spostato in passato altre scadenze, e questo alimenta l’idea che anche stavolta il presidente possa scegliere di rinviare o alleggerire la stretta all’ultimo momento.Se il mercato dovesse leggere la notte in questa chiave, allora il Brent potrebbe muoversi tra 95 e 105 dollari, con un ribasso moderato ma non un vero crollo, perché il danno geopolitico e logistico accumulato non sparirebbe del tutto. Sugli indici, questo scenario favorirebbe un rimbalzo tecnico soprattutto a Wall Street, mentre l’Europa potrebbe recuperare ma restare relativamente più fragile a causa dell’esposizione energetica. In sintesi, il Taco trade può alleggerire temporaneamente la pressione, ma non cancellerebbe i rischi strutturali già presenti sul mercato". Il terzo scenario, osserva gli analisti, "è quello in cui, dopo la scadenza, gli Stati Uniti possano decidere di colpire con nuovi raid infrastrutture iraniane o obiettivi strategici più sensibili. È lo scenario che Trump continua a evocare apertamente, con minacce rivolte non solo a impianti energetici ma anche a ponti, centrali e altre infrastrutture civili critiche. Per il petrolio, questo scenario sarebbe interpretato come una nuova escalation. Il Brent potrebbe salire tra 110 e 120 dollari, cioè su livelli coerenti con un premio di guerra ancora più alto ma non ancora da shock sistemico pieno. Sugli indici azionari sarebbe invece uno scenario chiaramente negativo: futures in rosso, maggiore debolezza in Europa, pressione su tecnologia e titoli ciclici, e nuova sovraperformance di energia, difesa e asset rifugio. Il mercato leggerebbe il tutto in chiave sempre più stagflattiva, cioè con petrolio più alto, crescita più debole e banche centrali meno libere di tagliare i tassi". Il quarto scenario, rileva l'analista, "è quello più pesante tra quelli ancora concretamente modellizzabili dai mercati: non solo nuovi raid, ma anche allargamento del conflitto ai principali chokepoint marittimi e a infrastrutture estremamente sensibili. Qui entrano in gioco due variabili decisive: Bab el-Mandeb e il rischio legato ai siti nucleari iraniani. Sul primo fronte, è importante chiarire che l’Iran non controlla direttamente Bab el-Mandeb, che si trova tra Yemen e Gibuti/Eritrea. Tuttavia può influenzarne fortemente la sicurezza indirettamente, soprattutto tramite gli Houthi nello Yemen. Le agenzie di stampa hanno riportato che Teheran ha lasciato intendere la possibilità di aumentare la pressione anche su questo corridoio, mentre dati energetici e logistici mostrano che Bab el-Mandeb è cruciale non solo per petrolio e prodotti raffinati, ma anche per il traffico marittimo Asia-Europa via Mar Rosso e Canale di Suez. Questo significa che un’escalation su Bab el-Mandeb avrebbe un doppio effetto: da un lato rialzo del greggio, dall’altro forte pressione su shipping, noli, tempi di consegna, costi logistici e supply chain. È un punto essenziale perché, se Hormuz colpisce soprattutto l’energia, Bab el-Mandeb colpisce energia più commercio globale. Il risultato sarebbe particolarmente negativo per l’Europa e per i settori più esposti ai flussi commerciali internazionali". Sul secondo fronte, sottolinea l'analista, "il rischio più concreto è quello di strike in prossimità di siti nucleari iraniani con possibili conseguenze radiologiche e ambientali. Le agenzie di stampa hanno riferito che l’Iran ha accusato l’agenzia internazionale dell'energia di inerzia dopo attacchi ripetuti nei pressi della centrale di Bushehr. Un incidente di questo tipo alzerebbe enormemente il premio di rischio geopolitico, spingendo il mercato a leggere il conflitto come qualcosa di molto più serio di una guerra regionale convenzionale. In questo scenario, il Brent potrebbe muoversi tra 120 e 160 dollari, con forte pressione ribassista sugli indici globali, in particolare su trasporti, auto, industria, chimica e titoli legati ai consumi. La tenuta relativa resterebbe concentrata quasi solo su oil & gas, difesa e pochi nomi difensivi". Il quinto scenario, rileva l'analista, "è quello estremo, cioè di un’escalation talmente distruttiva da uscire dai normali modelli di valutazione dei mercati. Al momento non risultano segnali concreti che indichino una preparazione a un attacco non convenzionale statunitense, tuttavia, non possiamo escluderlo, tenendo conto dei post di Trump fino alla frase su una “intera civiltà” che potrebbe morire stanotte. In altre parole è il linguaggio utilizzato da Washington a costringerci a pensare anche a casi estremi.Se il mercato dovesse davvero iniziare a prezzare uno scenario di devastazione estrema, allora il Brent potrebbe salire ben sopra 160 dollari, con implicazioni profondamente negative per tutte le asset class rischiose e con una corsa violenta verso beni rifugio, difensivi e liquidità. Questo resterebbe comunque uno scenario di panic pricing estremo, non il caso centrale".
(Adnkronos) - Cosmoprof World Wide prende atto "delle attività di controllo svolte dalla Guardia di Finanza e conferma la piena collaborazione garantita alle Autorità competenti durante l’evento". Le eventuali irregolarità riscontrate, sottolinea la società in una nota, "riguardano comportamenti riconducibili a singoli operatori presenti in manifestazione e non sono in alcun modo riferibili all’organizzazione dell’evento". Cosmoprof rappresenta "una piattaforma internazionale che ospita migliaia di aziende da tutto il mondo e opera nel rispetto delle normative vigenti, adottando procedure di accesso e partecipazione rigorose". Cosmoprof World Wide Bologna "continuerà a lavorare in stretto coordinamento con le Autorità per garantire standard sempre più elevati di sicurezza, legalità e trasparenza, a tutela degli operatori e del pubblico".
(Adnkronos) - La rendicontazione non finanziaria in Italia non è più solo un adempimento normativo, ma un asset strategico per comunicare valore. È quanto emerge dall’edizione 2026 del Premio Bilancio di Sostenibilità, l’iniziativa promossa da Corriere della Sera Buone Notizie in collaborazione con NeXt - Nuova Economia per Tutti Aps Ets in qualità di partner tecnico-scientifico. Il Premio indaga sullo stato dell’arte della trasparenza aziendale sui temi ambientali, sociali e di governance, premiando le imprese che si sono distinte nel realizzare e quindi condividere tutte le informazioni relative ai processi di sostenibilità sui tre pilastri della classificazione Esg. L’edizione di quest’anno ha registrato una partecipazione di 252 imprese suddivise in: 118 grandi aziende; 77 medie; 57 piccole. Il premio non valuta il livello assoluto di sostenibilità ma la capacità delle aziende di raccontare in modo trasparente e integrato il proprio impegno verso un’economia più attenta all’ambiente e alle persone. Dall’analisi sui quattro anni del Premio (2023-2026) si evince un netto miglioramento della qualità dei bilanci, e in particolare: convergenza dei pilastri - si osserva un livellamento verso l’alto delle performance, il pilastro della Governance (G) è quello cresciuto maggiormente nel quadriennio (+66,87%), mentre il pilastro Sociale (S) rimane quello con il punteggio medio più elevato nel 2026, superando quello ambientale; standardizzazione - il 77% delle aziende utilizza il 'Bilancio di Sostenibilità' come strumento principale, seguito dalla Relazione d’Impatto (7%); dagli Sdgs agli standard tecnici - si rileva una flessione nel collegamento esplicito agli Sdgs dell’Agenda 2030 (-43,69% nell'ultimo anno), segnale di uno spostamento dell’attenzione verso gli standard tecnici e regolatori europei (Esrs). "Il Bilancio di sostenibilità riporta quelle che sono le peculiarità della nostra azienda che non si vedono nei numeri - dichiara Davide Morelli, responsabile controllo di gestione di At Toptaglio Srl, azienda del settore edile - ci dà una distintività rispetto a chi vuole fare solo l’attività e non metterci quel qualcosa in più che invece noi cerchiamo di avere per crescere". "Noi rendicontiamo con un report integrato, non è una questione di compliance ma è una leva strategica dell’azienda, ci serve da revisione critica per l’operato di tutti i comparti - commenta Laura Gori, Founder e Ceo di Way2global, Pmi che si occupa di traduzioni - Le piccole aziende che sono l’ossatura del sistema paese devono diventare anche l’ossatura della rivoluzione sostenibile". La metodologia di valutazione ha analizzato 30 temi Esg basandosi su criteri di misurazione, materialità, politiche di miglioramento e rischi raggruppando le aziende per numero di addetti e dimensione. Significativo è l’aumento della partecipazione delle piccole aziende (+17 realtà rispetto all’anno precedente), a testimonianza di una crescente maturità organizzativa anche nelle realtà di minori dimensioni. "In un contesto normativo in continua evoluzione, in cui assistiamo anche a parziali cambi di rotta rispetto alla reportistica di sostenibilità - dichiara Luca Raffaele, direttore generale di NeXt Economia - il Premio continua a valorizzare lo sforzo delle aziende nel raccontare con chiarezza il proprio impatto. E’ importante supportarle, dar loro voce attraverso queste iniziative e alleanze di sistema che permettano la crescita in sostenibilità non solo delle singole realtà virtuose ma di filiere e distretti produttivi".