(Adnkronos) - E' morto oggi Mircea Lucescu. L'allenatore rumeno è deceduto all'età di 80 anni. "L'Ospedale Universitario di Emergenza di Bucarest ha annunciato che oggi, martedì 7 aprile 2026, intorno alle 20:30, il signor Mircea Lucescu è stato dichiarato morto. Il signor Mircea Lucescu è stato uno degli allenatori e giocatori di calcio rumeni di maggior successo, il primo a qualificare la nazionale rumena per un campionato europeo, nel 1984. Intere generazioni di rumeni sono cresciute con la sua immagine nel cuore, come simbolo nazionale. Che Dio abbia in gloria la sua anima!", si legge nel comunicato stampa della Suub. Mircea Lucescu è stato il terzo allenatore più vincente nella storia del calcio, con 35 trofei in bacheca, secondo solo a Pep Guardiola, allenatore del Manchester City (40 trofei). Il primo posto è occupato da Sir Alex Ferguson, che è riuscito a vincere 49 trofei, la maggior parte dei quali al Manchester United (38). Nel corso della sua carriera da allenatore, Lucescu ha guidato la nazionale turca, lo Zenit, lo Shakhtar Donetsk, la Dinamo Kiev, il Beşiktaş, il Galatasaray, il Rapid, l'Inter, la Reggiana, il Brescia, l'AC Pisa, la Dinamo, la nazionale rumena e il Corvinul Hunedoara. La sua ultima esperienza è stata sulla panchina della nazionale. L'ultima partita di Mircea Lucescu come allenatore è stata Turchia-Romania 1-0, giocata il 26 marzo 2026, nelle semifinali dei play-off per la Coppa del Mondo. I migliori risultati della sua carriera da allenatore sono stati ottenuti allo Shakhtar Donetsk. Ha vinto otto campionati ucraini, sei Coppe nazionali e sette Supercoppe. Una menzione speciale per il tecnico rumeno è la vittoria della Coppa Uefa nella stagione 2008-2009, dopo la finale contro il Werder Brema (2-1 ai tempi supplementari). Mircea Lucescu ha allenato 303 partite nelle competizioni europee, più della metà (152) nella Champions League. Mircea Lucescu, era ricoverato all'Ospedale Universitario di Bucarest dal 29 marzo, dopo essersi sentito male prima dell'allenamento della nazionale di calcio. Sarebbe dovuto essere dimesso venerdì 3 aprile, ma ha subito un infarto miocardico acuto come annunciato dall'Ospedale Universitario. Nella notte tra sabato e domenica, Mircea Lucescu è stato trasferito in terapia intensiva, dopo un peggioramento delle sue condizioni. Lucescu aveva ufficialmente concluso il suo mandato come allenatore della nazionale di calcio il 2 aprile. Dopo la partita di Istanbul del 26 marzo, in cui la Romania ha perso la qualificazione ai Mondiali, Mircea Lucescu ha stabilito il record per l'allenatore più anziano di una nazionale a sedere in panchina durante una partita. Il giorno della partita aveva 80 anni e 240 giorni. Mircea Lucescu era nato il 29 luglio 1945. Come calciatore, ha giocato principalmente per la Dinamo Bucarest, dove ha ottenuto i maggiori successi della sua carriera: cinque titoli di campione di Romania (1964-1965, 1970-1971, 1971-1972, 1974-1975, 1976-1977) e una Coppa di Romania (1967-1968). Ha concluso la sua carriera da giocatore al Corvinul Hunedoara (1977-1982) e contemporaneamente ha iniziato ad allenare. Già al suo primo anno è riuscito a ottenere la promozione in Divisione A, e negli anni successivi a raggiungere il 3° posto nella prima divisione. È stato convocato 70 volte nella nazionale rumena, di cui è stato capitano nella fase finale dei Mondiali del 1970 in Messico. France Football lo ha inserito al 41° posto nella classifica dei migliori allenatori della storia del calcio. "Siamo profondamente rattristati nell'apprendere della scomparsa del grande Mircea Lucescu all'eta' di 80 anni. Il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, ha reso omaggio a 'uno dei veri originali del calcio: un uomo di rara intelligenza calcistica, straordinaria dignità e passione'", afferma la Uefa sui suoi canali social. "Ho un grandissimo ricordo di Mircea Lucescu, un saluto alla famiglia. Mi ricordo di lui a Pisa quando iniziavo a muovere i primi passi, mi portava a mangiara a casa sua, mi proteggeva perché ero ancora un ragazzino" ha detto il tecnico dell'Atletico Madrid Diego Simeone a Sky. "Ho un grande ricordo della persona e dell'allenatore, ma i numeri parlano da soli per lui. Poi l'ho avuto all'Inter, una tappa non così buona ma lui è stato sempre molto chiaro, umile, una persona molto di cuore".
(Adnkronos) - "Rispetto allo stage, a livello italiano siamo messi un po' meglio della media europea, perché le battaglie combattute intorno al 2010-2012 con la Repubblica degli Stagisti hanno portato i loro frutti: in Europa ci sono ancora Paesi dove gli stage gratuiti sono legali, per esempio. Noi in Italia, quantomeno per gli stage extracurricolari (quelli svolti al di fuori del periodo di studi) abbiamo adesso delle leggi che impongono una indennità mensile. Ma non è tutto rose e fiori: alcune Regioni hanno indennità minime bassissime, come la Sicilia con 300 euro al mese, o l'Emilia Romagna con 450 e la Lombardia con 500. E poi resta completamente scoperto il segmento dei tirocini curricolari, per i quali la gratuità è purtroppo ancora legale. Non a caso, il numero di italiani che si candidano a tirocini in istituzioni europee, che solitamente prevedono indennità mensili generose (intorno ai 1200 euro al mese), è altissimo ed eccezionalmente costante da anni. Gli italiani sono sempre al primo posto per numero di candidature, e talvolta questo numero è il doppio o addirittura il triplo della nazionalità in seconda posizione per numero di candidati. I giovani italiani hanno fame di buone opportunità, e vanno dove le trovano". Così, con Adnkronos/Labitalia, Eleonora Voltolina, direttrice editoriale di Journalism for Social Change, associazione che gestisce i progetti 'Repubblica degli Stagisti', 'The Why Wait Agenda' e l'osservatorio 'Lo stato del lavoro', commenta l'analisi comparativa realizzata dall’Eurispes su 22 paesi europei che mette in evidenza come l'Italia perde 34.700 giovani l'anno e 1,7 mld pil a causa dell' emigrazione. Secondo Voltolina, la definizione 'caso anomalo' data nell'analisi alla situazione del nostro Paese "è particolarmente calzante: in Italia i giovani sono sempre meno, ma continuano a non trovare buone condizioni e buone opportunità. E così molti di loro vanno all'estero. Anche la ricerca su cui si basa il libro che ho appena scritto sulle famiglie italiane all'estero, 'Crescere Expat', conferma questa visione. Il questionario poneva la domanda diretta, "perché sei partitə?", offrendo ben 12 risposte - e se ne poteva anche scegliere più d'una, ovviamente. La risposta più frequente in assoluto (37%) è risultata: per ottenere un lavoro o un lavoro migliore. A poca distanza, altre due risposte molto gettonate sono state la ricerca di condizioni economiche migliori (32,5%); e un 22% di persone che hanno risposto di essere partite perché sentivano che in Italia non avrebbero potuto realizzarsi pienamente. Delle prime sei motivazioni che spingono all’espatrio, tre dunque sono intrinsecamente legate alla sfera professionale e lavorativa: un dato che deve far riflettere i politici". Secondo Voltolina "è desolante leggere che l’Italia riesce a offrire ai propri giovani laureati condizioni occupazionali peggiori di Bulgaria, Polonia o Croazia. Ma non sorprende. Il mercato del lavoro italiano è preda di una corsa al massimo ribasso: si offre il meno possibile, sperando di trovare candidati che accettino. Per fortuna ci sono anche aziende che invece investono sui giovani, anche in Italia, offrendo condizioni di lavoro buone e stipendi generosi. Sono le aziende che noi raccontiamo sulla Repubblica degli Stagisti, che premiamo con i nostri AwaRdS. Sono una punta di diamante, ma non sono affatto la maggioranza. E i risultati si vedono: i giovani fuggono". E per Voltolina "un aspetto interessante è quello dei rientri. Anche qui non sorprende che la bilancia sia in disequilibrio. Da anni il Rapporto Italiani nel Mondo monitora questa bilancia, e i numeri dei rientri sono sempre largamente inferiori ai numeri delle partenze. Bisogna chiedersi: perché non si rientra? Nel mio libro c'è un capitolo che si chiama proprio "E se tornassimo?". Dei 1.250 partecipanti alla ricerca, solo il 9% dichiara che tornerebbe subito in Italia. Il fronte dei no è molto più nutrito: un 19% che dice con nettezza "assolutamente no", e un 44,5% che dice di no, anche se non se la sente di escluderlo del tutto. Il restante 27,5% dice che vorrebbe tornare, ma non in un futuro prossimo. Se si chiedono i motivi della reticenza a pensare a un rimpatrio, il quadro è subito netto. Al 71% la situazione economica in Italia non sembra rosea; il 68,7% pensa che la qualità della vita dei figli sia molto più alta all'estero di quanto sarebbe in Italia (va ricordato che la ricerca alla base del libro coinvolgeva tutte persone all'estero con figli); un 64,6% non pensa di tornare perché la situazione politica in Italia li preoccupa e/o non li rappresenta. E poi c'è il problema del lavoro: oltre la metà - il 53,7% - teme che non riuscirebbe a trovare in Italia un buon impiego adatto alle sue competenze; e un 47,5% pensa che sarebbe il-la partner a non riuscire a trovarlo. Il quadro è chiaro: chi parte non ha voglia di tornare perché non vede prospettive in Italia per poter prosperare, realizzarsi professionalmente, avere una stabilità lavorativa e un tenore di vita buono col proprio stipendio", conclude.
(Adnkronos) - Mettere in rete competenze industriali, ricerca e governance territoriale per affrontare in modo sistemico le sfide della transizione ecologica. Con questo obiettivo nasce Shift, la piattaforma promossa da Gruppo Cap che riunisce operatori industriali, tecnologici, centri di ricerca e soggetti della pianificazione territoriale con l’ambizione di sviluppare modelli integrati di gestione delle infrastrutture ambientali. Il progetto è stato presentato oggi a Roma, presso la sede dell’Istituto Luigi Sturzo, nel corso di un evento nazionale che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del sistema produttivo e del mondo scientifico. La nascita di Shift risponde a un’esigenza sempre più evidente nel dibattito europeo e nazionale: affrontare le sfide climatiche, energetiche e industriali non più attraverso interventi settoriali e isolati, ma costruendo sinergie tra filiere diverse e competenze complementari. In questo scenario, le infrastrutture ambientali - acqua, energia, rifiuti, recupero delle risorse - diventano un asset strategico per la competitività e la resilienza dei territori. L’acqua, così come l’energia, non sono solo temi ambientali, ma fattori chiave per il sistema economico e produttivo del Paese: fino al 20% del Pil nazionale è, infatti, riconducibile alla disponibilità della risorsa idrica. La filiera estesa dell’acqua genera un valore economico significativo lungo tutta la catena, con un moltiplicatore pari a 2,8, a dimostrazione dell’effetto leva sugli altri settori produttivi. Shift nasce proprio con questa missione: favorire la collaborazione tra soggetti pubblici e privati, promuovere innovazione tecnologica e costruire nuovi modelli di integrazione tra servizi ambientali, contribuendo allo sviluppo di soluzioni scalabili per la transizione ecologica. L’attività della piattaforma si sviluppa attorno a tre pilastri strategici, che riflettono alcune delle principali direttrici della trasformazione in corso. Il primo riguarda la Transizione Climatica, con particolare attenzione alle Nature-Based Solutions, allo sviluppo delle tecnologie Aquatech e ai percorsi di neutralità energetica delle infrastrutture ambientali. Il secondo pilastro è dedicato alla Bioeconomia, con iniziative orientate al riuso e alla qualità delle acque reflue e alla valorizzazione delle matrici organiche, nella prospettiva di una gestione circolare delle risorse. Il terzo ambito di lavoro è la Sinergia tra acqua e rifiuti, con l’obiettivo di sviluppare modelli di integrazione tra Servizio Idrico Integrato, sistemi energetici, reti di teleriscaldamento e filiere della gestione dei rifiuti, favorendo una gestione sempre più efficiente e sostenibile delle infrastrutture ambientali. Attraverso questi ambiti di lavoro, Shift punta a diventare uno spazio permanente di confronto e co-progettazione, capace di mettere a sistema esperienze industriali, innovazione tecnologica e visione strategica dei territori. Il debutto operativo della piattaforma coincide con la presentazione del primo Policy Brief, focalizzato sulle opportunità di integrazione tra infrastrutture idriche e sistemi energetici urbani. Il documento analizza il potenziale di recupero dell’energia termica presente nelle acque reflue, dimostrando come i depuratori possano diventare vere e proprie 'miniere energetiche'. Le reti del ciclo idrico mantengono infatti una temperatura stabile di 10-20°C tutto l'anno: una risorsa oggi poco valorizzata che, attraverso pompe di calore industriali, può alimentare le reti di teleriscaldamento urbano (Tlr). L’integrazione tra Servizio Idrico Integrato e Teleriscaldamento rappresenta l'esempio più concreto di come le infrastrutture ambientali possano evolvere da sistemi di servizio settoriali a piattaforme energetiche urbane. Tuttavia, per rendere scalabili questi modelli, Shift sottolinea la necessità di un aggiornamento del quadro normativo nazionale che superi le attuali barriere economiche. Il Policy Brief chiede al governo l'equiparazione normativa tra calore recuperato ed elettricità ai fini dei target ambientali Ue al 2045, e la defiscalizzazione dell'energia elettrica utilizzata per alimentare il recupero termico. Parallelamente, Shift chiede il riconoscimento della strategicità delle opere di integrazione tra infrastrutture, insieme a una drastica semplificazione degli iter autorizzativi: un passaggio indispensabile per ammortizzare gli alti costi di posa delle reti e garantire la messa a terra dei finanziamenti entro le scadenze del Pnrr. Il progetto vede la partecipazione di realtà come Utilitalia, Fondazione Utilitatis e Aqua Pubblica Europea, insieme a partner tecnologici e di pianificazione come A2A Calore e Servizi, Ala, Gruppo Allevi, Aquanexa, Bioforcetech, Gruppo Cap, Isle Utilities, Tecno Habitat, Land, Ordine degli Ingegneri di Milano, Politecnico di Milano, Rice House, Ars Ambiente e Ascolto Attivo.