(Adnkronos) - Washington - È lotta aperta fra il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio per la candidatura presidenziale nel 2028. E sarà vitale essere il favorito, in questa contesa tutta interna alla Casa Bianca, agli occhi di Donald Trump. La rivalità era già nota da tempo, ma l’operazione "Absolute Resolve" per catturare il leader venezuelano Nicolas Maduro, lo scorso 3 gennaio, ha messo al centro dell’attenzione Rubio. Il segretario è apparso in diverse testate giornalistiche, difendendo il raid come un'azione di contrasto ai legami di Maduro con l'Iran, la Russia e la Cina. Le parole di Rubio hanno espresso direttamente il pensiero di Trump e della Casa Bianca, suonando come le più autorevoli dopo quelle del tycoon di New York. Al contrario, Vance è rimasto al margine dell’operazione, senza nemmeno essere presente a Mar-a-Lago quella notte o alla conferenza stampa della mattina successiva. “JD è arrabbiato. Si sente messo da parte. Mentre tutti gli occhi sono per Rubio che, da sempre ha avuto un ruolo centrale sul tema Venezuela, e ora porta avanti le trattative con Caracas. Vance non è affatto felice della situazione”, afferma David Alandete, corrispondente spagnolo alla Casa Bianca per il quotidiano ABC. Ufficialmente, Vance non era presente a Mar-a-Lago prima e durante l’operazione per questioni di sicurezza nazionale americana e, soprattutto, per non dare indizi al governo venezuelano che qualcosa di grosso stesse bollendo in pentola quella sera. Se Caracas avesse fiutato qualcosa, infatti, avrebbe potuto trasferire Maduro prima della missione. Tuttavia, JD Vance sarebbe rimasto contrariato e, dopo la cattura di Maduro, è subito corso sui social per rivendicare il suo ruolo in questa missione. A conferma delle presunta marginalità dell’ex senatore dell’Ohio, un rapporto dettagliato del Wall Street Journal sui mesi di pianificazione che hanno portato all’attacco non ha menzionato il nome del vicepresidente una sola volta. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha escluso che Vance sia stato messo da parte e ritiene che la voce messa in giro dalla stampa americana sia falsa: “Cerca di seminare sfiducia nella visione del Presidente e del suo team. Voglio essere molto chiara: il vicepresidente è stato coinvolto in tutte le politiche. È il braccio destro del presidente su tutte le questioni politiche, inclusa quella sul Venezuela. Naturalmente, era informato e profondamente coinvolto in questa operazione fin dall'inizio, ed era presente la notte dell'operazione tramite una comunicazione sicura in un luogo diverso per non compromettere la segretezza operativa di questa missione, che era così incredibilmente importante per garantire che questa missione potesse essere portata a termine con successo senza di lui”. Al di là della versione ufficiale, dietro le quinte, l'esclusione di Vance potrebbe essere dovuta in parte alla sua dura posizione anti-interventista americana, da sempre sostenuta. Basti pensare che la scorsa primavera, quando The Atlantic aveva pubblicato le chat di Signal sulla pianificazione di un attentato in Yemen, i messaggi mostravano Vance pronunciare parole molto caute. Questo potrebbe spiegare perché non fosse presente: era stato sconfitto dai falchi come Marco Rubio, da sempre favorevole alla rimozione di Maduro, anche quando era un semplice senatore cubano-americano della Florida. Vance, ad ogni modo, è anche il più abile comunicatore nell'orbita Maga del presidente, e quindi il suo ruolo è stato fondamentale per provare a convincere gli elettori contrari all’interventismo - sono una buona fetta dei trumpiani - che la rimozione di Maduro sia stata un’azione giusta. “Capisco l'ansia per l'uso della forza militare, ma dovremmo permettere a un comunista di rubare le nostre cose nel nostro emisfero senza fare nulla?", aveva scritto su X. Tuttavia, nelle sue parole, il vicepresidente sembrava addolorato, come se qualcuno gli stesse torcendo il braccio. Le sue dichiarazioni, inoltre, non hanno fornito un motivo per dichiarare guerra, o qualcosa del genere. Nel frattempo, l’operazione in Venezuela è sembrato il momento perfetto per un falco dell’amministrazione come Rubio. La visione del segretario di Stato è chiara: il gesto di sabato è stato in ottica anticomunista. E con uno sguardo all'Avana. I funzionari cubani, ha detto Rubio alla Nbc, "sono quelli che sostenevano Maduro. Tutta la sua forza di sicurezza interna, il suo apparato di sicurezza interna è interamente controllato da cubani". Il giorno prima, a Mar-a-Lago, Rubio aveva detto: "Se vivessi all'Avana e fossi nel governo, sarei preoccupato". Non si hanno ancora conferme che Washington possa guardare a Cuba per una prossima azione militare. Anche fosse, i falchi come Rubio non sembrano aver convinto Trump. Domenica sera, il repubblicano ha detto ai giornalisti sull'Air Force One che, per quanto riguarda Cuba, "non credo che serva alcuna azione", perché il Paese sarebbe già "pronto a cadere". Guardando ai prossimi mesi, specie considerando che la prossima campagna presidenziale potrebbe iniziare già nel 2027, il dualismo fra Rubio e Vance potrebbe ampliarsi ancora di più. "Chi sarà in grado di rispecchiare maggiormente i desideri e le inclinazioni di Trump, da qui in avanti, potrebbe ricevere l’endorsement del presidente e avere la strada spianata verso le primarie repubblicane”, afferma Israel Ortega, analista politico con una lunga esperienza nel mondo degli elettori latini. “La rimozione di Maduro è stata vista molto positivamente fra i latinos negli Stati Uniti. Specie in Florida, uno stato dove a Miami ha appena vinto - in maniera allarmante e sorprendentemente - un democratico per le comunali del 2025. L’operazione del 3 gennaio potrebbe far pendere nuovamente la bilancia verso i repubblicani, assicurandosi i voti per le presidenziali tra tre anni”, spiega Ortega. E Rubio, ora, agli occhi degli elettori latini è visto come l’eroe che ha convinto Trump a rimuovere Maduro dal potere, secondo Ortega. Nei sondaggi Vance rimane ancora ampiamente avanti come possibile candidato repubblicano nel 2028 con un 31% dei consensi ma, dopo i bombardamenti statunitensi in Venezuela, il sito Polymarket ha subito aumentato le probabilità di Rubio di vincere la presidenza dal 4% al 7%. Vance è visto come una colomba, almeno in termini relativi nel mondo di Trump, mentre la cattura di Maduro è stata un'operazione per i falchi. E per un presidente che si sta mostrando sempre più intervenzionista, minacciando altri paesi e valutando l’acquisizione di territori come la Groenlandia, un falco come Rubio potrebbe essere visto la presidente come colui con le carte giuste per essere il suo vero erede politico. (di Iacopo Luzi)
(Adnkronos) - Nella mattinata di oggi, Manageritalia e Confetra hanno sottoscritto il rinnovo del 'Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dirigenti di aziende di autotrasporto e spedizione merci, di servizi logistici e di trasporto combinato', con decorrenza dal 1° gennaio 2026 e validità fino al 31 dicembre 2028. Contratto che ad oggi riguarda circa 1000 dirigenti in un settore che rappresenta circa il 9% del Pil nazionale. La firma in prossimità della scadenza naturale del contratto (31 dicembre 2025), rappresenta una scelta di responsabilità e di visione strategica, volta a garantire stabilità, continuità e qualità nelle relazioni sindacali. Un segnale forte in un contesto economico ancora incerto, che tutela il potere d’acquisto dei manager e consente alle imprese una pianificazione efficace dei costi del lavoro. Ma le vere novità sono l’ulteriore investimento in welfare e l’innovazione sul tema dell’invecchiamento attivo al lavoro e misure per genitorialità e parità di genere, gli incentivi all’autoformazione e per la fruizione delle ferie. Carlo De Ruvo, presidente Conferta, ha dichiarato: “Questo rinnovo effettuato prima della scadenza vuole essere un segnale di grande considerazione nei confronti della nostra dirigenza quale cuore pulsante delle aziende. Ovviamente non posso non rimarcare la totale sintonia con Manageritalia con la quale abbiamo condiviso i contenuti del rinnovo dando spazio, oltre agli aspetti economici, al rafforzamento delle politiche per il welfare. In sintesi, si tratta di un ottimo risultato che credo soddisfi in egual misura sia le aziende che i dirigenti". Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, ha sottolineato: "Si tratta di un accordo equilibrato, che permetterà ai dirigenti interessati di recuperare in parte gli effetti dell’impennata inflazionistica degli ultimi anni, senza pesare eccessivamente sulle imprese. Un passo importante per la competitività del settore logistico determinante per crescita del Paese. Con la firma odierna aggiungiamo un ulteriore tassello, piccolo ma significativo, all’impegno di Manageritalia nella tutela dei diritti dei dirigenti italiani, a partire dal rafforzamento del welfare. Abbiamo voluto dedicare particolare attenzione anche al tema dell’invecchiamento attivo, valorizzando la permanenza dei dirigenti senior che, attraverso progetti di tutoraggio e mentoring, metteranno a disposizione delle nuove generazioni in azienda le proprie competenze ed esperienze". Monica Nolo, vicepresidente di Manageritalia e capo delegazione sindacale, ha proseguito: “Questo contratto che viene siglato prima della scadenza è un gesto concreto che rafforza il ruolo della contrattazione e mette al centro la qualità del lavoro e delle relazioni sindacali moderne. È una scelta di responsabilità e visione: non solo si riconosce il valore della managerialità come elemento alla base dello sviluppo delle imprese, ma si guarda avanti investendo sul welfare e fornendo nuovi strumenti per accompagnare il ricambio generazionale in azienda: sono segnali politici e culturali di grande valore". Ecco i punti chiave dell’accordo. Incremento retributivo: aumento lordo mensile a regime di 750 euro, suddiviso in tre tranche che scatteranno il 1° gennaio di ogni anno (300 dal 2026, 230 dal 2027, 220 dal 2028); welfare contrattuale rafforzato: credito welfare annuale di 2000 euro, potenziamento del fondo Mario Negri, conferma dei valori di universalità delle coperture assicurative dell’Antonio Pastore, revisione delle agevolazioni contributive contrattuali; campo di applicazione: è stato maggiormente dettagliato il campo di applicazione del Ccnl; nuove tutele sociali e demografiche: innovazione sul tema dell'Invecchiamento attivo', che supporta lo scambio intergenerazionale permettendo ai dirigenti vicini alla pensione di continuare ad operare con funzioni di tutoraggio dei colleghi più giovani, introduzione di una procedura per incentivare la fruizione delle ferie, sostegno alla genitorialità e mantenimento della copertura sanitaria per dirigenti con gravi patologie; formazione e politiche attive: promozione dell’auto-formazione, con diritto ad usufruire di un minimo di 6 giornate di congedo retribuito nell’arco di un triennio. Estensione dell’ambito di applicazione delle politiche attive per la ricollocazione; equità e trasparenza: misure per la parità di genere, la trasparenza retributiva e il contrasto al dumping contrattuale.
(Adnkronos) - Mundys mette in campo una nuova società Benefit dedicata alla lotta al cambiamento climatico. Neya, questo il nome del nuovo asset controllato al 100%, sarà focalizzata sulla selezione e adozione di iniziative prevalentemente “nature based” per la rimozione del carbonio, con l’obiettivo di produrre crediti CO2 utili per la decarbonizzazione delle infrastrutture di trasporto nelle quali opera Mundys, a livello globale. Sono limitate, ad oggi, le società nate in Europa con l’obiettivo della rimozione di CO2; ciò ha motivato la scelta di Mundys di avviare questa iniziativa sperimentale, allo scopo di verificare la solidità di questa innovativa branca di business. Il valore del mercato internazionale dei crediti di carbonio nel 2024 è stato di circa 115 miliardi di dollari, per il 2030 le stime prevedono circa 300 miliardi di dollari, con possibilità di crescita fino a oltre 500 miliardi. E’ in questo contesto che Neya si inserisce con la propria missione per la rimozione permanente di CO2 dall’atmosfera, attraverso soluzioni come il rimboschimento e la gestione sostenibile di foreste e terreni agricoli, promuovendo la sostenibilità ambientale e sociale. Neya diventa immediatamente operativa in Madagascar con la promozione di un progetto di riforestazione per 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola (nelle zone di Sofia e Melaky). Il ripristino delle piantagioni in aree deforestate localmente negli ultimi decenni contribuirà alla rimozione di CO2, grazie alla particolare tipologia di piante prescelte. Le mangrovie, infatti, sono foreste costiere tropicali formate da alberi e arbusti capaci di vivere in acque salmastre tipicamente lungo le coste, le foci dei fiumi e le lagune. Hanno radici aeree che spuntano dal fango o dall’acqua e sono fondamentali perché proteggono le coste dall’erosione e dalle tempeste, ospitano molte specie di pesci, uccelli e crostacei, e immagazzinano grandi quantità di carbonio. Il progetto, denominato “Ma Honko”, si avvale di un’azienda locale che genererà occupazione sul territorio nello spirito di produzione di valore lungo la filiera, al centro della strategia di business sostenibile della visione di Mundys. L’attività detiene i requisiti per ottenere la certificazione Gold Standard, ente internazionale che attesta la qualità e la credibilità dei progetti che riducono le emissioni di gas serra, assicurando al contempo benefici sociali e ambientali misurabili. I crediti di carbonio generati, nel tempo, potranno così contribuire a compensare le emissioni delle infrastrutture di Mundys, a loro volta in corso di progressiva riduzione grazie all’esecuzione del framework di sostenibilità messo in campo dalla Capogruppo. Una strategia, quella ESG di Mundys, trasparente e responsabile e che le ha appena nuovamente fatto conseguire – per il terzo anno consecutivo – il livello A-list, massimo score rilasciato da CDP (ex Carbon Disclosure Project), rating internazionale di riferimento per la valutazione delle performance climatiche e ambientali su oltre 25.000 aziende. Lungo la roadmap di sostenibilità della Capogruppo sono molti i traguardi segnati fin qui, anche in termini di leadership innovativa, solco nel quale Neya sembra segnare il prossimo passo. Mundys è stata, infatti, tra le prime società in Italia a dotarsi di un Climate Action Plan per promuovere la transizione energetica e la decarbonizzazione delle attività economiche lungo tutta la catena del valore in ambito aeroportuale, autostradale e dei servizi di mobilità, ponendosi obiettivi chiari e concreti, tra i quali l’azzeramento delle emissioni nette dirette (Scope 1 & 2) entro il 2040.