(Adnkronos) - "Vogliono parlare, e io ho accettato di farlo. Quindi parlerò con loro". Donald Trump apre a colloqui con la nuova leadership dell'Iran. Il presidente degli Stati Uniti si esprime rispondendo alle domande di The Atlantic, riferendosi al nuovo scenario che si è creato a Teheran dopo l'attacco e l'uccisione della Guida suprema Ali Khamenei. L'offensiva è scattata dopo la mancata intesa sul programma nucleare iraniano: Trump ha detto e ripetuto che non consentirà a Teheran di produrre un'arma atomica. Ora, il dialogo può riprendere? "Avrebbero dovuto farlo prima. Avrebbero dovuto darci ciò che era molto pratico e facile da fare prima. Hanno aspettato troppo a lungo. Avrebbero potuto fare un accordo - ha detto ancora Trump - Hanno fatto troppo i preziosi. La maggior parte di quelle persone non c’è più. Alcune delle persone con cui trattavamo non ci sono più, perché è stato un colpo grosso, un colpo davvero grosso". Trump, a Fox News, ha detto che nell'operazione congiunta Usa-Israele contro l'Iran sono stati "uccisi 48 leader in un colpo solo". Aggiungendo che solo gli Stati Uniti sono a conoscenza di quanti obiettivi manchino ancora e sottolineando poi, a Cnbc, che le operazioni militari statunitensi procedono “in anticipo rispetto al programma”. "Nessuno riesce a credere al successo che stiamo avendo - ha affermato - e sta procedendo rapidamente". Inoltre, ''abbiamo distrutto e affondato 9 navi militari iraniane, alcune delle quali relativamente grandi e importanti. Stiamo cercando di colpire anche le altre: presto galleggeranno anche loro sul fondo del mare! In un altro attacco, abbiamo in gran parte distrutto il loro quartier generale navale'', ha scritto in un post sul suo Truth social, aggiungendo, in modo sarcastico, che ''a parte questo, la loro Marina sta andando molto bene!''. "È un regime molto violento, uno dei più violenti della storia", ha detto Trump al canale televisivo. "Stiamo facendo il nostro lavoro non solo per noi, ma per il mondo intero. E tutto sta procedendo in anticipo rispetto al programma". "Le cose stanno evolvendo in modo molto positivo in questo momento, in modo molto positivo", ha aggiunto il presidente che è rimasto nella sua proprietà di Mar-a-Lago a West Palm Beach, in Florida. "Non sono preoccupato di nulla. I prezzi saranno gestiti, come sempre", ha affermato inoltre Trump, interpellato da Fox News circa le conseguenze sul costo del petrolio e gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz dopo l'operazione contro il regime iraniano. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dal canto suo ha definito "giorni dolorosi" quelli dall'attacco sferrato contro l'Iran e parlando da Kirya ha detto che "ieri qui, a Tel Aviv, e ora a Beit Shemesh, abbiamo perso persone care. Il mio cuore è con le famiglie e, a nome di tutti voi, cittadini di Israele, invio i miei auguri di guarigione ai feriti". Netanyahu, affermando poi di essere "impegnati in una campagna in cui stiamo impiegando tutta la forza delle Idf, come mai prima d'ora, per garantire la nostra esistenza e il nostro futuro", ha dichiarato che nei prossimi giorni aumenteranno gli attacchi contro l'Iran, in seguito all'uccisione della guida suprema Ayatollah Ali Khamenei e di altri alti funzionari iraniani. “Le nostre forze stanno attualmente colpendo il cuore di Teheran con crescente intensità, che continuerà ad aumentare nei prossimi giorni”, ha detto Netanyahu in una dichiarazione video girata sul tetto del complesso del ministero della Difesa di Tel Aviv. E ha quindi aggiunto di aver concluso una valutazione della sicurezza con i vertici della sicurezza israeliana, durante la quale “ha dato istruzioni per il resto della campagna”. Il premier israeliano ha anche ribadito il suo elogio al presidente Trump e ha salutato la cooperazione con l'esercito americano: “Queste forze congiunte ci consentono di fare ciò che spero da 40 anni: infliggere un colpo devastante al regime terroristico”, ha affermato.
(Adnkronos) - "Siamo tutti interessati, persone e organizzazioni, da questa trasformazione, quindi nessuno si può tirare indietro. Per questo, io credo che bisogna rivendicare una gestione pubblica dell'intelligenza artificiale, credo che solo così possiamo lavorare bene e insieme, con una strategia europea, è importante dotarsi di politiche e strumenti comuni. Per noi, governare l'intelligenza artificiale nel mercato del lavoro significa una cosa molto concreta: significa dare una direzione comune e trasformarla in strategia operativa". Così Vincenzo Caridi, capo del Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali. "L'Ia in Italia -spiega ancora Caridi- può dare moltissimo, perché siamo un Paese bellissimo ma non tutto funziona come dovrebbe; abbiamo una grande crisi demografica, e questo vuol dire meno lavoratori, e l'Ia può essere utilizzata per potenziare le competenze dei lavoratori che ci sono, non per sostituirli. L'Ia quindi è una sfida, e dobbiamo lavorarci con una strategia europea", conclude.
(Adnkronos) - "Niente di più miope che attaccare il sistema Ets mentre l’Italia frana". Un gruppo di 150 studiosi di scienza del clima e di transizione energetica ha rivolto un appello al governo affinché non indebolisca gli strumenti europei di decarbonizzazione e rafforzi le politiche di adattamento. Al centro della lettera aperta, il richiamo alla necessità di affrontare la crisi climatica con misure fondate sulla scienza e orientate al lungo periodo. Tra i primi firmatari figura anche il premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi e l'economista Carlo Carraro. “Noi studiosi impegnati nella ricerca sul cambiamento climatico, sulle politiche di mitigazione e adattamento e sui sistemi complessi, esprimiamo profonda preoccupazione per il modo in cui il governo italiano sta affrontando la crisi climatica, in particolare per le recenti prese di posizione volte a indebolire i principali strumenti della politica climatica europea", scrivono. Secondo i firmatari, i recenti eventi estremi che hanno colpito il Sud Italia confermano una tendenza ormai consolidata: l’aumento delle temperature globali si traduce in una maggiore frequenza e intensità di fenomeni meteorologici estremi. "Il disastro di Niscemi appare a molti come la drammatica metafora di un intero Paese a rischio. Non a caso, da anni l’Ispra colloca l’Italia ai primi posti in Europa per l’esposizione al rischio di frane”, si legge. "Non è pessimismo, ma realismo scientifico: l’Italia dovrà affrontare un rischio crescente di disastri climatici - afferma Antonello Pasini (Cnr-Iia) - Limitarsi a rincorrere le emergenze senza ridurre con decisione le emissioni significa esporsi a impatti sempre più gravi e costosi. Senza mitigazione, l’adattamento diventa progressivamente meno efficace e, in alcuni casi, impossibile". Nel mirino degli studiosi le recenti prese di posizione critiche nei confronti del sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets), considerato uno degli strumenti cardine della politica climatica dell’Unione europea. "L’attacco del governo al sistema Ets rischia di indebolire una politica che ha già dimostrato di ridurre le emissioni nei settori regolati, stimolare innovazione e accompagnare la transizione industriale a costi sostenibili. Per questo non ha senso presentarlo come un ostacolo per imprese e famiglie", sottolinea Stefano Caserini (Università di Parma). Secondo gli esperti, rallentare la decarbonizzazione renderebbe il Paese subalterno alle parti meno innovative dell’industria, con effetti strutturalmente negativi sulla competitività. "Innovazione e competitività sono oggi indissolubilmente legate alla decarbonizzazione - afferma Carlo Carraro (Università Ca’ Foscari Venezia) - Ostacolare la transizione espone le imprese a rischi tecnologici e finanziari crescenti e rende il Paese meno competitivo. Accelerare sulle rinnovabili significa invece rafforzare sicurezza energetica e capacità industriale". La lettera richiama infine la necessità di dare piena attuazione al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e di rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2050 e intermedi al 2040, già approvati anche dall’Italia in sede comunitaria. Per i firmatari, la crisi climatica rappresenta una sfida che richiede responsabilità condivisa e scelte coerenti con le evidenze scientifiche: rinviare o indebolire le politiche di mitigazione e adattamento significherebbe aumentare i costi economici e sociali per le generazioni presenti e future. "Politiche che mettano al centro incentivi ed investimenti per la transizione energetica e per l’adattamento ci aspettiamo trovino il consenso di tutte le forze politiche, perché deve essere comune l’accettazione dei risultati della scienza del clima e la responsabilità di fare la nostra doverosa parte per contribuire a contrastare la crisi climatica", concludono gli esperti.