INFORMAZIONIValeria Incerti |
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(Adnkronos) - Nelle prime ore di sabato l’azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha aperto un confronto ad alta intensità fatto di attacchi lungo raggio, difesa aerea multistrato e salve di risposta (missili e droni) mirate a saturare gli intercettori. Molti dettagli operativi restano volutamente opachi (anche per le limitazioni alle comunicazioni dall’Iran), ma è già possibile ricostruire quali sistemi stanno “reggendo” l’architettura dell’offesa e della difesa e quali vincoli ne condizionano l’uso. Secondo ricostruzioni di diversi media, i colpi iniziali hanno interessato Teheran e altri nodi considerati strategici: Isfahan (area legata al complesso nucleare), Kermanshah (presenza di basi legate ai Pasdaran), Shiraz (dove Israele ha sostenuto l’esistenza di infrastrutture sotterranee per produzione missilistica). Questa geografia suggerisce un profilo di missione basato su attacchi di precisione contro infrastrutture e capacità (comando e controllo, siti sensibili, basi), più che su azioni di contatto. Nelle prime fasi di una campagna contro un Paese con difese stratificate e capacità missilistiche, l’obiettivo tattico tipico è ridurre l’esposizione dei velivoli e “aprire varchi” colpendo radar, nodi di comando e depositi. Per questo diventano centrali: • Missili da crociera navali Tomahawk: arma subsonica a lungo raggio per attacchi in profondità, lanciata da unità di superficie e sottomarini. È la munizione “classica” per colpire bersagli terrestri senza far entrare piattaforme non stealth nello spazio aereo più rischioso. • Pacchetti di strike da portaerei: Nella zona sono arrivati due gruppi portaerei e relativa componente aerea (caccia imbarcati, velivoli di allerta). La portaerei è una piattaforma di “persistenza”: consente cicli ripetuti di missioni e aumenta la pressione militare anche quando basi terrestri sono vulnerabili a ritorsioni. Nella fase preparatoria ai raid, c’è stato l’arrivo di aerocisterne e velivoli di supporto (rifornimento in volo, trasporto, sorveglianza), cioè “abilitatori” che rendono possibile una campagna prolungata. È il tipo di infrastruttura che consente di mantenere ritmo e raggio d’azione degli strike. Israele: difesa multistrato (e laser per abbassare i costi) La difesa israeliana è costruita su più “piani”, ciascuno ottimizzato per una diversa famiglia di minacce: • Iron Dome per razzi e minacce a corto raggio; • David’s Sling per minacce più complesse (inclusi alcuni cruise e balistici tattici); • Arrow 3 per intercettazioni ad altissima quota, anche fuori atmosfera. Accanto agli intercettori, è rilevante Iron Beam, sistema laser che Israele considera maturo/impiegabile per minacce “piccole” (droni, mortai, razzi), con un vantaggio chiave: ridurre il consumo di intercettori costosi. Stati Uniti e alleati: Thaad, Patriot e scudo navale Aegis Sul lato Usa (e, in parte, dei partner regionali) la difesa tipicamente combina: Thaad, pensato per colpire missili balistici in fase terminale ad alta quota; Patriot Pac-3, intercettore “hit-to-kill” contro balistici tattici e altre minacce; Aegis/Sm-3 su cacciatorpediniere e incrociatori, con capacità di intercetto in fase “midcourse” (in spazio). La risposta missilistica e con droni dell’Iran ha preso di mira diverse capitali e installazioni militari nel Golfo, incluse quelle negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein. Secondo quanto riportato dalle autorità degli Emirati, le difese aeree del paese hanno intercettato con successo una seconda ondata di missili lanciati dall’Iran, con alcuni frammenti caduti su Abu Dhabi senza causare vittime in questa seconda ondata, dopo un primo impatto mortale. Il ministero della Difesa emiratino ha sottolineato l’efficacia del sistema di difesa integrato, che combina intercettori e radar per respingere le traiettorie balistiche e da crociera ostili. In Bahrein, dove ha sede la Quinta Flotta della Marina statunitense, le autorità hanno confermato attacchi missilistici e il dispiegamento di sistemi di difesa aerea per intercettare i razzi in arrivo. Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, il regno ha condannato fermamente gli attacchi alle nazioni del Golfo e ha dichiarato la propria disponibilità a mettere “tutte le proprie capacità” a disposizione degli alleati per contrastare ulteriori escalation, sottolineando la solidità delle proprie difese e la cooperazione con partner come Stati Uniti ed Emirati per la protezione dello spazio aereo regionale. La ritorsione sta colpendo Israele, basi americane nella regione e Paesi del Golfo (Bahrain, Qatar, Emirati, Kuwait, Giordania), con intercettazioni dichiarate da più capitali e vari impatti confermati in Bahrain ed Emirati, nel contesto di un attacco più ampio. L’Iran (e i suoi proxy) nei passati attacchi contro Israele hanno già usato la tattica della saturazione: lanciare grandi quantità di vettori relativamente più economici per sopraffare difese sofisticate e creare “finestre” di penetrazione. Sul piano delle capacità, la minaccia iraniana combina missili balistici, veloci, difficili da ingaggiare, ad alto impatto operativo e psicologico; missili da crociera, più lenti ma a profilo basso e potenzialmente più insidiosi per i sensori; droni impiegabili sia come esche sia come vettori d’attacco, utili a complicare la difesa e ad aumentare il numero di tracciati da ingaggiare. Un elemento destinato a pesare sulla durata e sulla forma della guerra è la disponibilità di munizioni difensive. Il Financial Times evidenzia che Stati Uniti e Israele hanno consumato intercettori ad un ritmo molto elevato nei precedenti cicli di escalation, e che oggi la pianificazione deve fare i conti con la profondità degli arsenali: quante munizioni sono effettivamente disponibili prima che la difesa inizi a “bucarsi”. C’è anche un vincolo logistico: i cacciatorpediniere devono rientrare in porto per ricaricare i lanciatori, un limite che rende più difficile sostenere difese navali continue e ad alta intensità per periodi lunghi. In altre parole: non è solo una guerra di precisione e sensori, ma anche una guerra di produzione, scorte e ritmo.
(Adnkronos) - Prosegue anche nel 2026 l’impegno di Rovagnati a sostegno della formazione dei professionisti, con il format Scuola di Salumeria, un progetto dedicato alla specializzazione degli addetti del banco Gastronomia. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con i partner della Grande Distribuzione, si pone l’obiettivo di valorizzare il banco taglio rafforzandone il ruolo strategico all’interno del punto vendita. In un momento in cui la fedeltà del consumatore all’insegna diminuisce del -4,6%, mettere al centro competenze, esperienza e persone può fare davvero la differenza nel recuperare l’attrattività del banco servito favorendo la fidelizzazione del cliente finale. La Scuola di Salumeria, che si inserisce nel più ampio programma di iniziative formative organizzate dalla Rovagnati Academy, si configura come laboratorio multidisciplinare rivolto a giovani addetti e salumieri professionisti, e si basa sulla condivisione dell’esperienza di specialisti del settore. Grazie alle competenze trasversali dei docenti Rovagnati, l’iniziativa mira a favorire l’apprendimento di nozioni in ambito alimentare e gastronomico, sanitario e normativo, con particolare riferimento al comparto degli affettati. I protagonisti sono i salumi, raccontati e vissuti a 360 gradi: dalle competenze teoriche alla gestione quotidiana dei prodotti, passando dai comportamenti virtuosi da tenere al banco. Un momento di formazione congiunta dove ci si stimola a crescere insieme, un laboratorio di conoscenza in cui teoria e pratica si incontrano, così come visioni e responsabilità. Il progetto si articolerà in vari appuntamenti che si susseguiranno nel corso dell’anno e coinvolgeranno vari player della Gdo. Il primo incontro del 2026 è stato realizzato in collaborazione con Coop Lombardia lo scorso 28 gennaio nella sede Rovagnati di Biassono. Con quest’iniziativa, l’azienda intende contribuire concretamente allo sviluppo del segmento del fresco: un settore strategico che in Italia rappresenta il secondo comparto per importanza dopo la drogheria alimentare. Il mercato dei salumi, infatti, nel nostro Paese raggiunge un valore complessivo di circa 6,2 miliardi di euro, di cui il 60% del fatturato è generato dal banco gastronomia (3,7 miliardi). “Scuola di Salumeria nasce per celebrare e valorizzare l’eccellenza e l’artigianalità del Banco Gastronomia come luogo di relazione, promuovendo la trasmissione di competenze tecniche e il savoir-faire, a dialogo sia con i professionisti più rodati del settore che con le nuove generazioni. Con questo progetto di formazione condiviso ci impegniamo a sostenere la professionalità degli operatori per garantire continuità al comparto e consolidare il ruolo strategico della gastronomia nel fresco italiano. Avere al nostro fianco i clienti in questo percorso rafforza in noi la convinzione che la formazione e la cooperazione attiva siano due ingredienti fondamentali per il futuro della filiera”, ha dichiarato Roberto Montorfano, Commercial Director di Rovagnati Spa.
(Adnkronos) - I Giochi Invernali di Milano Cortina "mi sembra proprio siano stati sostenibili. Il bilancio lo fare alla fine, però devo dire di sì". Lo ha detto oggi il presidente del Conai, Ignazio Capuano, a margine della sigla del protocollo tra Coni e Conai per la sostenibilità degli eventi sportivi, oggi a Milano.