INFORMAZIONIQuadrifor Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: Training & Research Officer, Area Studi e Formazione Area: Altro Valeria Amore |
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(Adnkronos) - "Oggi sono ancora pochi i giovani che conoscono il vaccino Hpv. L'adesione è disomogenea e in calo nelle regioni del Sud dove, probabilmente, gli operatori sanitari non sono formati e dove manca l'informazione ai cittadini". Si tratta di "un tema di salute che riguarda entrambi i sessi: l'infezione da Hpv - contratta dall'80% delle donne e dal 30% degli uomini - può determinare un aumento del rischio di neoplasia della cervice uterina nella donna, ma anche di tumori genitali maschili". Lo ha detto Maria Rosaria Campitiello, direttore Dipartimento di Prevenzione, emergenza e ricerca del ministero della Salute, intervenendo, in occasione dell'Health Summit Investing for Life organizzato oggi a Roma da Msd Italia, alla seconda parte dell'incontro dedicata a 'Preventing for life', proposta in concomitanza con la Giornata mondiale di sensibilizzazione sul Papillomavirus umano (Hpv). Si tratta di un tema "importante, che va affrontato con una corretta prevenzione. Vaccinarsi significa proteggersi", rimarca Campitiello, osservando che è "necessaria una idonea integrazione tra istituzioni, scuola e famiglia per aumentare l'alfabetizzazione sanitaria, che riguarda lo screening per queste patologie a carico dei genitali femminili, ma anche la fertilità dell'uomo e della donna. Spetta alle istituzioni, al ministero, a me stessa, come capo Dipartimento della Prevenzione, il compito di trasmettere i giusti messaggi: il vaccino per l'Hpv è sicuro e salva la vita - evidenzia - Il Papillomavirus, purtroppo, può generare patologie oncologiche importanti che oggi possono essere azzerate". L'obiettivo, per l'Italia, è "distinguersi in Europa per essere una zona 'Hpv free', per eradicare di fatto questo virus. Il ministero della Salute lo sta facendo - assicura Campitiello - Abbiamo investito risorse dedicate che vanno oltre il solito 5% del fondo dedicato alla prevenzione nel sistema sanitario nazionale". Commentando i dati di un'indagine presentata durante il convegno, da cui emerge che gli italiani riconoscono il valore della prevenzione e per questo chiedendo un impegno al ministero, Campitiello ribadisce che "la prevenzione è un investimento. Ci lamentiamo di non avere mai abbastanza fondi dedicati al Ssn - riflette - ma investire in prevenzione significa investire 1 euro e recuperarne almeno 3, in termini di spesa. Ma, come dico io, la prevenzione è il miglior farmaco per vivere più a lungo e meglio". L’impegno del ministero è "consegnare alle Regioni le risorse per consentire loro campagne di prevenzione. Ricordiamo l'importanza del Piano nazionale che sottolinea quanto conta questo tipo di investimento. La trasmissione del corretto messaggio di informazione deve arrivare alle famiglie, a partire dai più piccoli".
(Adnkronos) - Per Tack TMI Italy, branch italiana della società di Gi Group Holding che si occupa di learning & development, a rendere più complicato l’avanzamento di carriera per le donne rispetto ai colleghi uomini, sono prima di tutto molti stereotipi di genere che ancora persistono nella società, anche introiettati dalle donne stesse, oltre a vere e proprie discriminazioni che avvengono sui luoghi di lavoro. In base all’ultima ricerca della società, 'Oltre le diversità: percezioni, esperienze e bisogni', condotta su un campione di 1.500 lavoratori occupati in Italia, quasi la metà dei rispondenti (46%, sia uomini che donne) sottoposti a un test proiettivo, ha ricondotto il profilo del top manager al volto di un uomo di mezza età caucasico, seguito a grande distanza da quello di una donna di mezza età caucasica (29%). Dunque, il genere - complici gli stereotipi ad esso collegati - influenza ancora l’idea comune di chi occupa un ruolo di vertice in azienda. Per dare una dimensione dei bias che determinano questa percezione, il 42% degli intervistati ha anche affermato che 'gli uomini sono più portati ad avere ruoli da manager e di responsabilità'. Al contrario, altre mansioni sono associate in larga misura a donne. E' il caso del lavoro di amministrazione, identificato da oltre la metà del campione con una donna caucasica (57%). Per quanto riguarda le discriminazioni, per il 38% del campione quelle basate sul genere sono le più diffuse; inoltre la maggior parte di chi si è sentito discriminato sul lavoro è donna (36%) e riconduce al genere una delle cause principali di episodi subiti. “Quando nella nostra ricerca - commenta Irene Vecchione, amministratore delegato di Tack TMI Italy (Gi Group Holding) - abbiamo chiesto quali diversità andrebbero gestite meglio all’interno delle aziende, la diversità di genere si è confermata essere tra le più rilevanti, con il 23%. Un dato che ci fa riflettere su quanto lavoro ci sia ancora da fare sui bias . Ma, parallelamente, occorre adottare anche un altro approccio: ossia puntare alla creazione di una cultura che riconosca la leadership non tanto come un ruolo o un’etichetta, né tantomeno come comando, ma piuttosto come un insieme di competenze che si costruiscono, allenano e manifestano nei comportamenti quotidiani in diverse qualità, inclusa la cura delle relazioni, l’ascolto attivo e la capacità di aiutare gli altri a sviluppare il proprio talento. Ampliando la definizione stessa di leadership e cambiando la narrativa associata a questo termine, aumentiamo la possibilità per sempre più donne, che spesso eccellono come leader, ma faticano a definirsi tali, di riconoscersi ed essere riconosciute per il valore che portano”. Secondo Tack TMI Italy, oltre ad agentività, assertività, empatia e intelligenza emotiva, autonomia finanziaria e networking, oggi sono 3 le competenze che le donne dovrebbero allenare per aumentare consapevolezza e autostima, ed esprimere appieno il proprio potenziale in azienda. 1) IA & data literacy orientata al business: ovvero la capacità di comprendere, interpretare e utilizzare dati e soluzioni di Intelligenza Artificiale per prendere decisioni strategiche e operative. Non riguarda l’aspetto tecnico o di programmazione, ma la lettura critica dei dati, la comprensione delle logiche di funzionamento dell’IA, dei suoi limiti e delle sue opportunità, per generare valore concreto per il business: migliorare performance, ottimizzare processi, anticipare trend, supportare l’innovazione e guidare scelte consapevoli. 2) Sponsorship e influenza organizzativa: abilità che consente di attivare consenso, supporto e sponsorship all’interno dell’organizzazione, per influenzare decisioni, priorità e direzioni strategiche anche senza fare leva sull’autorità gerarchica. Comprende la capacità di leggere le dinamiche politiche e relazionali, costruire alleanze, coinvolgere stakeholder chiave e posizionare idee e progetti in modo credibile e rilevante rispetto ai decisori. 3) Leggerezza: permette di semplificare la complessità senza banalizzarla, gestendo situazioni sfidanti con lucidità e presenza. Si esprime nella capacità di lasciare andare la ruminazione mentale, ridurre l’iper-controllo e prendere 'con filosofia' ciò che non può essere immediatamente cambiato, mantenendo energia e focus sulle soluzioni. “Riteniamo queste 3 skill - commenta Vecchione - di particolare rilevanza considerando che, sempre secondo Inapp, le donne risultano più frequentemente impiegate in occupazioni maggiormente vulnerabili alla sostituzione o trasformazione tecnologica. Inoltre, se da un lato vorrebbero essere valorizzate per i propri risultati, dall’altro lato una società permeata di stereotipi le ha portate inevitabilmente a riconoscersi o a sentirsi più riconosciute quando incarnano valori quali la sobrietà e la modestia". "In particolare - avverte - rispetto agli 'unconscious bias' tipicamente femminili, l’ultima competenza - la leggerezza - aggiunge quel quid inaspettato che favorisce la collaborazione, aiuta ad alleggerire tensioni e rigidità, e permette di utilizzare umorismo e ironia in modo consapevole, trasformando anche i contesti caratterizzati da alta pressione in spazi di confronto più efficaci e produttivi”.
(Adnkronos) - “La cosa interessante di questa manifestazione fin dall'origine è il non essersi specializzata in un solo settore dell'energia, ma essere stata in grado di offrire un panorama generale per tutto ciò che riguarda i settori energetici e le tecnologie per l'energia stessa. Abbiamo notato in quest’ultimo anno una forte crescita della domanda nella parte del solare, dell'eolico e nello storage, sostanzialmente nell'accumulo. Se facciamo un salto all’indietro di quattro anni all’interno del percorso di questa manifestazione, vediamo che all’origine si trattava di una piccola costola di una fiera più grande, Ecomondo; questo sviluppo così forte in pochi anni, dimostra un grandissimo interesse anche a livello nazionale di questo settore, e merita naturalmente tutta l'attenzione che gli riserviamo”. Maurizio Renzo Ermeti, Presidente di Ieg - Italian Exhibition Group, si esprime così nel corso della prima giornata di ‘Key - The energy transition expo’, la manifestazione in corso di svolgimento alla Fiera di Rimini. “Quasi tutti i padiglioni sono occupati - prosegue Ermeti - ben 24, quattro in più rispetto allo scorso anno, e gli espositori sono 1065, di cui il 30% arriva dall’estero. 500 sono i buyer e provengono da 50 paesi nel mondo. È davvero un’edizione da record”. Per Ermeti il controllo del prezzo dell’energia è un elemento chiave: “Per questa ragione c'è Rimini Key 2026, una piattaforma che - in tutti i suoi 125mila metri quadri di esposizione - viene riconosciuta a livello internazionale”, conclude.