(Adnkronos) - Dal referendum sulla giustizia alle parole del presidente francese Macron, dal Board of Peace all'Iran. Molti i temi toccati dalla premier Giorgia Meloni durante un'intervista. "A me fa molto sorridere 'il governo se perde il referendum va a casa'…Allora, io ho già chiarito ma interessa agli altri, perché chi non può parlare del merito della riforma per cercare portare i suoi sostenitori a votare deve spostare l'obiettivo. Se l'obiettivo non è la riforma, ma è mandare a casa Meloni.... Noi votiamo per le elezioni politiche fra un anno, quando gli italiani mi vogliono mandare a casa fra un anno hanno un'enorme occasione di mandarci a casa", ha detto Meloni a Sky Tg24, riferendosi all'esito del referendum sulla giustizia. "Io - ha continuato la premier - a differenza di altri, non sono una che rimane abbarbicata al potere se gli italiani non vogliono che io continui a governare questa nazione. Quindi fra un anno gli italiani ci giudicheranno, chiaramente dopo tutto il lavoro che è stato fatto, io credo che sia giusto che ci giudichino sul complesso del lavoro fatto: la riforma della giustizia è importantissima, ma è una delle 500 cose che abbiamo fatto. Vorrei che fossimo giudicati sul complesso. Il 22 e il 23 marzo si vota sulla giustizia non sul governo e qualsiasi decisione prenderanno inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo, perché una riforma costituzionale così importante incide sulla tua vita e su quella dei tuoi figli". "Un consiglio agli italiani: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello a cui state votando. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente", dice ancora Meloni. "Io penso che sia molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito di quello di cui stiamo parlando - ha quindi sottolineato - Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango, mi pare che sia più un tentativo di quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che in passato, in vario modo, hanno sostenuto e proposto. Credo che non convenga a chi, come noi, ha fatto banalmente una riforma di buon senso: non è una riforma di destra o di sinistra, lo dimostra proprio il fatto che è stata negli anni e nei decenni proposta dalle più svariate componenti politiche", ha detto ancora meloni. "E’ una riforma di buon senso – ha ribadito - che consente di avere una giustizia più giusta, di liberare il merito dei magistrati anche dal giogo delle correnti e che stabilisce un principio banale ma anche molto importante, che anche il magistrato qualora dovesse sbagliare viene giudicato da un organismo terzo". "Io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non cercare di trasformarla in altro: una polarizzazione, un referendum sul governo. Questo interessa a chi non vuole stare nel merito, non interessa noi perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano fare del bene all'Italia", ha affermato. "Non personalizzo un tema che è così importante per la vita dei cittadini. Io penso che migliorare lo stato della giustizia italiana non sia qualcosa che si fa per il governo o contro, lo si fa per sé stessi, per l’Italia, per avere una nazione più moderna. Ogni volta che si cerca di far qualcosa per migliorare lo stato della giustizia i toni diventano apocalittici. Perché tutto in Italia si può migliorare tranne che la giustizia? E’ così perfetta?" Serve "migliorarla vale anche per i magistrati, questa non è una riforma contro i giudici. Si può non essere d'accordo, ma non capisco i toni apocalittici, da fine del mondo, che si stanno utilizzando", ha detto ancora. "Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore, ci eravamo visti la sera prima" che andasse alla riunione del Csm "nel tradizionale incontro dell’anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste e anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo il rispetto delle istituzioni e penso sia stato giusto il passaggio in cui il presidente dice anche che è un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica", ha detto ancora. "Niscemi l'abbiamo trattata a parte, anche se nello stesso decreto, con un investimento di 150 milioni di euro che è destinato prevalentemente a demolire le case che devono essere demolite, a mettere in sicurezza il territorio e a dare risposte a chi ha perso la casa. Insieme al ripristino delle infrastrutture, bisogna combattere un isolamento a Niscemi", ha affermato ancora Meloni riferendosi alla frana nel comune siciliano in provincia di Caltanissetta. "Oltre alle misure che valgono per tutte e tre le regioni colpite "nel caso specifico di Niscemi abbiamo deciso di nominare un commissario straordinario nella figura del capo della Protezione civile, così è immediatamente operativo. Perché per me la cosa più importante a Niscemi è che non accada di nuovo quello che è accaduto alla fine degli anni '90. Quando gli indennizzi per alcuni dei cittadini che appunto erano stati coinvolti in una analoga frana sono arrivati anche dopo 14 o 18 anni". "Mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti", ha detto la premier. Il presidente francese ha esortato Meloni a smettere di "commentare ciò che sta accadendo in altri Paesi", in seguito alle dichiarazioni sull'omicidio dell'attivista di destra Quentin Deranque, picchiato a morte da oppositori politici a Lione. "Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché diciamo ci sia volontà di ingerire, ma perché credo che sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio", ha sottolineato aggiungendo: "Quindi io non l'ho vissuta come un'ingerenza. Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa. Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l'abbia capito". Quello per la pace in Medio Oriente "è sicuramente un lavoro molto lungo, ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l’Italia come Paese osservatore in questa riunione e mi riferiva di una riunione concreta, costruita su come implementare i vari punti del piano di pace. Noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate fuoco e la prospettiva dei due Stati, quindi una stabilizzazione definitiva del Medio Oriente, è un lavoro complesso", ha detto quindi la premier riferendosi al Board of Peace per Gaza. "Oggi c’erano a Washington la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione e interessati alla pace in Medio Oriente e anche diversi altri attori. Io credo che sia molto importante un contributo coeso da parte della comunità internazionale sulla questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche per l’Italia, ed è la ragione per la quale ho considerato importante esserci. Ma – ha aggiunto – è ancora lungo". "L’Italia sta offrendo la disponibilità su diversi fronti, uno di questi è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi ed è condivisa trasversalmente in Parlamento, e poi vedremo quali sono le altre forme di partecipazione richieste", conclude sul tema Meloni. "Vedo importanti passi in avanti" per la guerra in Ucraina. "Nei documenti c’è un lavoro molto buono fatto sul tema delle garanzie di sicurezza per Kiev, che tra l'altro muove da una proposta italiana che era quella di disegnarle sul modello dell'articolo 5 del Patto Atlantico. C'è un lavoro sulla ricostruzione dell'Ucraina che pure è a buon punto, e c'è un piano di pace nel quale pure ci sono molte questioni che sulla carta sono state risolte. Salvo che siamo molto lontani dal risolvere la questione principale che è quella dei territori, dove la Russia continua ad avere delle pretese che secondo me sono assolutamente irragionevoli. E credo che sia, come ho detto molte volte, importante che noi riusciamo a raggiungere la pace, ma anche che riusciamo a raggiungere una pace giusta. Perché quando saltano le regole del diritto internazionale si costruisce una situazione che può essere sempre solo più caotica, e non è nel nostro interesse un mondo di questo genere". Quelli su un eventuale intervento Usa in Iran "sono anche miei timori, chiaramente da una parte noi dobbiamo assicurarci che l'Iran non si doti dell'arma nucleare, sappiamo quali sono i rischi connessi, dall'altra parte io penso che sarebbe importante in questa fase riuscire a trovare un accordo ed evitare elementi che possono essere ulteriormente esplosivi in una situazione che è già abbastanza fragile. Dopodiché bisogna vedere se c'è la buona volontà per farlo". "L'Italia già in passato - ha aggiunto Meloni - ha dato su questo il suo sostegno, il suo contributo. Noi abbiamo anche ospitato qui in Italia due turni di negoziazioni, e siamo disponibili a farlo ancora, e stiamo cercando di far passare messaggi in questo senso".
(Adnkronos) - Club del Sole, leader italiano delle vacanze 'open air', con l’ingresso di Le Palme Lazise family collection, sul Lago di Garda, consolida una delle direttrici del proprio modello di sviluppo industriale: le partnership basate sulla gestione di strutture di proprietà terza, che si affiancano all’acquisizione selettiva degli asset. Nel caso di Le Palme Lazise, il Gruppo opera attraverso un accordo di affitto d’azienda di lungo periodo, affiancando la proprietà in un percorso strutturato di valorizzazione, riqualificazione e crescita sostenibile del villaggio: ciò consente a Club del Sole di assumere direttamente la gestione operativa della struttura e di realizzare investimenti nel tempo. Nel panorama del turismo ricettivo, Club del Sole è oggi l'unico operatore italiano ad aver sviluppato e applicato in modo sistemico, su scala nazionale, un modello tipico dei grandi player dell’hotellerie internazionale, a testimonianza della solidità industriale del Gruppo e della maturità organizzativa raggiunta. Secondo l’approccio, il Gruppo investe risorse, competenze e capitale organizzativo per riqualificare i villaggi, innalzarne gli standard qualitativi, rafforzarne il posizionamento sul mercato e integrarli nei propri processi industriali. Al termine del percorso, la proprietà mantiene il pieno controllo dell’asset, che beneficia di un significativo incremento di valore patrimoniale, operativo e competitivo, oltre a una maggiore attrattività e a una struttura pienamente industrializzata. Questo modello consente di sviluppare in modo coordinato il valore dell’immobile e quello della gestione, attraverso una governance centralizzata, standard operativi condivisi e investimenti programmati. Il progetto Le Palme Lazise family collection rappresenta una delle applicazioni più avanzate di questo modello industriale, che il Gruppo ha scelto di implementare in una delle zone d’Italia a maggior attrattività turistica e stagionalità estesa, capace di attrarre flussi internazionali costanti e diversificati. Il villaggio è inserito in un piano pluriennale di investimenti finalizzati alla riqualificazione del prodotto, all’introduzione progressiva di nuove 'lodge' secondo gli standard Club del Sole, al potenziamento dei servizi e all’innalzamento complessivo dell’esperienza di soggiorno. Parallelamente, il progetto prevede un percorso di integrazione nei processi industriali aziendali, in termini di organizzazione, formazione del personale, sistemi digitali e modelli di accoglienza, con l’obiettivo di rendere Le Palme Lazise un riferimento industriale di valore e un modello replicabile nel tempo. L’esperienza di Lazise si inserisce in un percorso già consolidato di partnership industriali sviluppate in diverse destinazioni chiave -Desenzano boutique resort, Stella del Mare family collection, Viareggio family collection, Jesolo family resort e Marina Julia family collection- e anticipa prospettive di sviluppo future. Attraverso contratti di lungo periodo, investimenti programmati e una governance strutturata, Club del Sole si propone come partner stabile e affidabile per le famiglie imprenditoriali, supportandole nella gestione dei passaggi generazionali e nella costruzione di valore duraturo nel tempo. "Le Palme Lazise rappresenta in modo chiaro la traiettoria di sviluppo di Club del Sole -spiega Francesco Giondi, amministratore delegato di Club del Sole-. E' molto di più una singola operazione: è l’espressione di un modello strutturale pensato per crescere insieme ai territori e alle famiglie imprenditoriali. Mettiamo a disposizione capitali, competenze industriali e, naturalmente, visione strategica e profonda conoscenza del settore per valorizzare asset con grande potenziale e costruire valore nel tempo". "Abbiamo scelto Club del Sole perché rappresenta un partner industriale solido, capace di valorizzare il Villaggio rispettandone la storia e proiettandolo verso il futuro", commenta Enrico Olivieri, proprietario della struttura, assistito da Mediolanum investment banking in qualità di advisor finanziario. Inserita in un contesto di grande attrattività turistica, a breve distanza da Sirmione, Peschiera del Garda e pochi minuti dai principali parchi divertimento del territorio nazionale, tra cui Gardaland e Movieland, Le Palme Lazise Family Collection aprirà ufficialmente al pubblico il 23 marzo 2026. La struttura interpreta la promessa 'full life holidays' di Club del Sole attraverso un’offerta pensata per rispondere in modo flessibile alle esigenze delle famiglie, unendo comfort, libertà e qualità dei servizi in un contesto naturale e territoriale di grande valore. In linea con il cluster 'family collection' del Gruppo, il villaggio si distingue per l’ampia gamma di servizi dedicati alle famiglie -animazione, strutture sportive, parco acquatico, ristorazione interna- e per la varietà delle soluzioni abitative disponibili, dagli appartamenti alle piazzole camping, dalle Lodge agli chalet in legno, pensate per adattarsi a nuclei familiari e stili di vacanza diversi.
(Adnkronos) - L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Questa la fotografia scattata dallo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Stando al report, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. Le regioni del Nord - Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte - trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%. “L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali - dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci - ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea. Il report ‘Competitivi perché sostenibili’ di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti”. “L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”. Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). A livello di ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%). A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%). Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%). Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni e vari dispositivi che rendono questi mezzi sempre più efficienti e competitivi. Quinto ambito quello energetico, include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia. Lo studio evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività: le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline Stemplus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.