(Adnkronos) - Si è svolto oggi il primo incontro del Comitato Paritetico di Coordinamento tra AEFI (Associazione esposizioni e fiere italiane) e IT-EX (Italian Association of International Exhibitions) alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Compito di quest’organo è sviluppare le linee operative della collaborazione tra le due Associazioni e di elaborare proposte strutturate da sottoporre agli organi deliberanti delle rispettive associazioni, con l’obiettivo di rafforzare il sistema fieristico italiano e accrescerne la competitività a livello internazionale. "È un punto di svolta per il sistema fieristico italiano, che coglie appieno le esigenze delle imprese e apre una nuova e proficua fase, un segnale di forza del Sistema Italia": è quanto ha affermato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, intervenuto in collegamento alla prima riunione del Comitato Paritetico di Coordinamento AEFI–IT-EX, che prepara la fusione tra le due associazioni fortemente voluta dal Mimit, "per rafforzare il sistema fieristico italiano quale piattaforma strategica per le imprese, strumento di politica industriale e leva di crescita e proiezione internazionale". "Anche grazie alla forza delle nostre fiere, nel 2025, anno difficile per il commercio mondiale, l’export italiano è cresciuto del 3,3%, raggiungendo il record di 643 miliardi di euro – ha proseguito Urso – il miglior dato nel G7, che vale all’Italia il quarto posto tra i Paesi esportatori al mondo, al pari del Giappone. Siamo sulla strada giusta", ha concluso. “Oggi si sono aperti ufficialmente i lavori del Comitato Paritetico di Coordinamento, uno strumento strategico che rafforza e rende strutturale la collaborazione tra AEFI e IT-EX e con le Istituzioni. Si tratta di un momento storico per il settore fieristico italiano, che contribuirà a rafforzare il sistema produttivo del nostro Paese e l’export, con particolare rilevanza per le PMI e le microimprese. È necessario, oggi, collaborare per fare sistema, lavorare in sinergia e realizzare un’opera di integrazione per contribuire in modo concreto alla crescita, alla competitività e alla proiezione internazionale del nostro Paese, oltre che del Made in Italy e del saper fare italiano nel mondo. Ringrazio la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il Governo e in particolare il Ministro Adolfo Urso per il prezioso supporto all’intero sistema” ha dichiarato Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano e del Comitato Paritetico di coordinamento Aefi/IT-EX. La prima riunione, prevista a seguito della firma dalla Lettera di intenti sottoscritta il 26 gennaio 2026 al Mimit, è presieduta dal Presidente del Comitato, nonché Presidente di Fondazione Fiera Milano Giovanni Bozzetti, coadiuvato dai due vicepresidenti Maurizio Danese e Raffaello Napoleone e si è concentrata su diversi aspetti: arrivare a un soggetto unico di rappresentanza del sistema fieristico italiano, per garantire una voce comune e coordinata nei confronti delle istituzioni governative nazionali, sovranazionali e degli altri enti impegnati nel sostegno e nella promozione del Made in Italy; valorizzare il sistema fieristico nazionale come asset strategico a supporto delle politiche industriali del Paese. Durante l’incontro si è definita l’organizzazione nel giugno 2026 degli “Stati Generali del Settore Fieristico”, in cui verranno approfonditi aspetti strategici legati alle fiere quali le filiere produttive, il turismo e il marketing territoriale, l’internazionalizzazione e la diplomazia economica, nonché la formazione, la digitalizzazione e il rapporto con l’intelligenza artificiale. Alla seduta, insieme al Presidente Giovanni Bozzetti, hanno partecipato i membri designati dalle due Associazioni, in particolare, per l’Associazione esposizioni e fiere italiane Maurizio Danese (Presidente e vicepresidente del Comitato), Simona Rapastella (Vicepresidente Aefi e AD di FederUnacoma), Pietro Piccinetti, (Coordinatore della Commissione internazionalizzazione di Aefi), Antonio Bruzzone (AD di BolognaFiere), Maurizio Renzo Ermeti (Presidente di IEG), Federico Bricolo (Presidente Veronafiere) e Sofia Capellini (Referente Aefi). Per IT-EX erano presenti Raffaello Napoleone (Presidente e vicepresidente del Comitato), Antonio Intiglietta (Presidente di GE.FI.), Roberto Foresti (Vicedirettore Generale di Fiera Milano), Massimiliano Pierini (AD di RX Italy), Luca Palermo (AD di Federlegno Arredo Eventi) e Claudio Solignani (Direttore Generale di IT-EX).
(Adnkronos) - Con l'entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, cambiano le regole di calcolo dell'Isee, la cui domanda per ottenere da subito le nuove agevolazioni previste è in scadenza il prossimo 28 febbraio. In particolare, la franchigia sulla prima casa passa da 52.500 a 91.500 euro (120.000 euro per chi risiede nei capoluoghi di città metropolitane) e vengono introdotte nuove maggiorazioni sulla scala di equivalenza: 0,10 per i nuclei con due figli, una novità assoluta, che sale a 0,25 con tre figli e a 0,55 con cinque o più figli. Per una famiglia con due figli e una casa di proprietà in una grande città l'Isee potrebbe abbassarsi in modo rilevante, ampliando così l'accesso a prestazioni come assegno unico, bonus nido e assegno di inclusione. Queste modifiche, sulla carta, dovrebbero favorire milioni di famiglie italiane, eppure, secondo un sondaggio condotto dalla startup FunniFin su un campione di 5mila lavoratori, che utilizzano la piattaforma, il 75% ritiene che il nuovo calcolo non cambierà nulla nella propria vita. Un dato che racconta, più che una valutazione tecnica, una sfiducia profonda verso strumenti e meccanismi percepiti come distanti dalla quotidianità. "Il dato che emerge dal nostro sondaggio non ci sorprende, ma ci preoccupa. La maggior parte dei lavoratori non ha gli strumenti per valutare se le nuove regole possano agevolarli o meno. E quando non capisci come funziona un meccanismo, smetti di fidarti", commenta Leonardo Capotosto, co-founder di FunniFin. La sfiducia emersa dal sondaggio non nasce nel vuoto. Dietro quel 75%, secondo il sondaggio, ci sono domande concrete che i lavoratori si pongono quotidianamente e che restano senza risposta, domande che riguardano decisioni finanziarie comuni ma che hanno un impatto diretto sull'Isee. Quanto dovrei tenere sul conto corrente? Sul conto corrente, spiegano da FunniFin, conviene mantenere solo la liquidità necessaria per coprire le spese correnti e un margine di sicurezza. Il resto è meglio investirlo o spostarlo su strumenti come titoli di Stato o buoni postali, che dal 2024 sono esclusi dal calcolo Isee fino a 50.000 euro. Meno giacenza media significa un Isee più basso e più possibilità di accedere a bonus e agevolazioni. Altro quesito fondamentale ai fini dell'Isee: mi conviene il mutuo o restare in affitto? Dipende da dove si vive e dal valore dell'immobile. Con le nuove franchigie, una casa di proprietà con valore catastale sotto le soglie previste non pesa più sull'Isee. In molti casi, soprattutto fuori dalle grandi città, comprare casa con un mutuo può risultare oggi più conveniente anche ai fini delle agevolazioni rispetto a restare in affitto. Ma l'Isee va rinnovato ogni anno? E quando? Sì, va rinnovato ogni anno. Quest'anno la scadenza chiave è il 28 febbraio. Chi presenta la Dsu entro quella data ottiene il ricalcolo con le nuove regole e l'assegno unico più alto fin da gennaio, con arretrati inclusi. Chi ritarda perde mesi di importo maggiorato. Ma queste domande restano senza risposta perché i lavoratori non riescono a orientarsi tra franchigie, scale di equivalenza e scadenze fiscali e il motivo ha a che fare con un livello di competenze finanziarie che in Italia resta cronicamente insufficiente. "Aumentare l'educazione finanziaria per i dipendenti italiani è una priorità. L'Edufin Index 2025 lo conferma: l'alfabetizzazione finanziaria degli italiani si ferma a 56 punti su 100, sotto la sufficienza, con l'indice di consapevolezza ancora più basso a 54 punti. Il divario colpisce soprattutto donne e giovani sotto i 40 anni. Se questo livello non si alza, ogni riforma fiscale, per quanto positiva, rischia di non raggiungere chi ne avrebbe più bisogno. Per questo i dipendenti hanno sempre più bisogno di avere supporto concreto su queste tematiche e quindi per un'azienda offrire un benefit completo sul benessere finanziario può fare la differenza anche a livello sociale", conclude Capotosto.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.