(Adnkronos) - L'Iran ha iniziato ieri a posare mine nello Stretto di Hormuz ricorrendo all'uso di piccole imbarcazioni. A riferire della nuova strategia messa in atto dalle forze del regime iraniano è il New York Times, citando un funzionario statunitense informato su notizie di intelligence. L'esercito americano - ricorda il quotidiano - ha affermato di aver distrutto navi iraniane di grandi dimensioni che potevano essere utilizzate per posare rapidamente mine nello stretto. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane può schierare centinaia, persino migliaia, di queste piccole imbarcazioni, che la forza iraniana ha già utilizzato per intralciare la rotta di navi più grandi, comprese quelle della Marina statunitense, rendono noto le stesse fonti. Nel suo primo messaggio dall'inizio della guerra, la nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha affermato ieri in una dichiarazione scritta che "la leva del blocco dello Stretto di Hormuz deve continuare ad essere utilizzata". Le nuove operazioni per la posa delle mine non sarebbero particolarmente efficienti, secondo il funzionario citato dal New York Times, ma gli iraniani sembrano sperare di poterle completare più velocemente di quanto gli Stati Uniti impieghino per bonificare la zona, creando così un ulteriore deterrente per il transito delle navi nello Stretto. Il presidente Trump ha messo in guardia l'Iran contro le attività di posa di mine. Lunedì, in un post sui social media, ha scritto che gli Stati Uniti avrebbero colpito l'Iran "venti volte più duramente" se avesse bloccato il flusso di petrolio attraverso lo stretto. Martedì, in un altro post, ha avvertito: "Se l'Iran ha posizionato delle mine nello Stretto di Hormuz, e non abbiamo ricevuto alcuna segnalazione in merito, vogliamo che vengano rimosse, IMMEDIATAMENTE!". L'esercito statunitense ha dichiarato questa settimana di aver attaccato 16 navi iraniane che stavano posando mine. L'Iran dispone di diversi mezzi per tenere alto il livello di minaccia nei confronti del traffico marittimo internazionale nello Stretto di Hormuz, alcuni dei quali già in uso, ricorda SkyNews. Tra questi i droni aerei e quelli navali. I droni marittimi, a volte chiamati USV (veicoli di superficie senza equipaggio) di cui si è fatto uso recentemente nella guerra in Ucraina, sono piccole imbarcazioni senza pilota che operano sulla superficie dell'acqua o al di sotto di essa, il che li rende difficili da contrastare. Droni navali carichi di esplosivo sarebbero stati utilizzati in almeno due attacchi contro petroliere nella regione dall'inizio della guerra. Il 1° marzo, una petroliera è stata colpita a 70 chilometri dalla costa dell'Oman, causando la morte di un membro dell'equipaggio. Pochi giorni dopo, la petroliera Sonangol Namibe, battente bandiera delle Bahamas, è stata colpita vicino al porto iracheno di Khor al Zubair. Per quanto riguarda le mine, l'Iran - secondo Sidharth Kaushal, del think tank RUSI citato dall'emittente britannica -possiede alcune "mine a contatto", progettate per detonare quando vengono toccate fisicamente. Ma una minaccia più sofisticata è rappresentata dalle mine da fondo, quelle che possono essere posizionate sul fondale marino e che si attivano utilizzando sensori che rilevano le variazioni del campo magnetico, acustico o le variazioni di pressione causate dal passaggio di una nave. Queste mine possono essere posizionate da navi – che diventerebbero però bersaglio di attacchi statunitensi e israeliani – o dai cosiddetti "sottomarini tascabili". "Ciò che gli iraniani non hanno usato molto finora è il loro arsenale di missili antinave", spiega Kaushal. Tra questi figurano la variante iraniana del missile balistico cinese C802 o il missile di produzione nazionale Kheibar Shekan. "Per ora hanno in un certo senso raggiunto il loro obiettivo strategico", continua, riferendosi al fatto che lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso. La situazione potrebbe cambiare se si tentasse di far transitare navi commerciali attraverso le acque scortate da navi da guerra. "Se si tentasse di forzare il passaggio attraverso lo Stretto con forze navali, credo che alcune di queste capacità potrebbero rivelarsi più rilevanti." A queste armi va aggiunto il ricorso alle interferenze elettroniche, il Gps jamming, che hanno un impatto non solo sul trasporto marittimo e commerciale, ma anche su tutti gli aerei che sorvolano la zona".
(Adnkronos) - Sta per partire l’ottava edizione del corso di formazione per gestori di rifugi di montagna, un’iniziativa volta a specializzare una figura essenziale per il settore turistico delle aree alpine. Protagonista dell’iniziativa è Apf Valtellina, ente speciale della Provincia di Sondrio accreditato per la formazione professionale, che conferma il proprio ruolo di centro di riferimento per le professioni della montagna. Il corso è realizzato in collaborazione con Ersaf-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste. La provincia di Sondrio rappresenta uno dei contesti montani più rilevanti della Lombardia per estensione, attrattività turistica e tradizione alpinistica. Investire nella formazione dei gestori significa sostenere la qualità dell’offerta turistica, rafforzare la competitività delle strutture in quota e contribuire alla crescita economica e occupazionale del territorio. L’obiettivo è incrementare le competenze di chi intende lavorare in quota, fornendo strumenti concreti non soltanto per l’accoglienza e la ristorazione, ma anche per la gestione imprenditoriale, la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio montano. Una formazione che risponde alle esigenze del contesto alpino. Nei rifugi come nelle strutture ricettive sono richieste competenze nell’ospitalità, nella ristorazione, nell’accoglienza e nella gestione operativa, soprattutto nei periodi di alta stagione. Il gestore del rifugio ha un ruolo fondamentale anche nel monitoraggio del territorio circostante. La centralità di Apf Valtellina si inserisce in un ambiente unico: la rete dei rifugi della Valtellina si estende tra gli 800 e oltre 3.500 metri di quota e conta più di 70 strutture diffuse su tutto il territorio provinciale. Centri di riferimento per l’escursionismo e l’alpinismo, i rifugi rappresentano tappe essenziali per vivere la montagna in modo autentico e sostenibile, offrendo un’accoglienza sempre più orientata all’eco-sostenibilità. In questo scenario, il corso si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione della montagna lombarda, trovando in Valtellina un laboratorio concreto in cui formazione, turismo e sviluppo territoriale si intrecciano in modo diretto e virtuoso, con Apf Valtellina al centro di questo processo. Il percorso formativo, che partirà nel mese di marzo, approfondisce in modo strutturato le principali aree operative che caratterizzano la gestione di un rifugio alpino. Tra i moduli centrali figurano la gestione del servizio di ristorazione, con particolare attenzione all’organizzazione dell’offerta e al rispetto delle normative di settore; la sicurezza e la gestione delle emergenze in rifugio, tema cruciale in un contesto montano; e la vigilanza e manutenzione della struttura, per garantire efficienza, tutela degli ospiti e corretta conservazione dell’edificio nel tempo. Al termine del corso, gli allievi che avranno frequentato almeno l’80% del monte ore complessivo potranno accedere all’esame finale, articolato in una prova scritta e una prova orale. Il superamento dell’esame consente di ottenere l’Attestato di competenza regionale, certificazione che riconosce ufficialmente le competenze acquisite e abilita all’esercizio della professione secondo la normativa vigente.
(Adnkronos) - “Alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, parliamo di Ultranet, la start up del Gruppo Hgm, dedicata allo sviluppo e alla digitalizzazione dei distretti industriali e a portare negli stessi i progetti di energia green per dare alle Pmi, che nel nostro territorio nazionale rappresentano oltre il 96% delle imprese produttive, un saving sui costi dell'energia, oltre che a rendere disponibile la fibra ottica, oggi abilitatore necessario e fondamentale per tutti i progetti di sviluppo, compresa l’intelligenza artificiale”. Sono le parole di Francesco Sangiovanni, presidente e Founder del Gruppo Hgm - Ultranet, in occasione dell’evento 'Il Progetto Edd - Ultranet nei Distretti Industriali', organizzato dalla stessa azienda nel contesto della quarta edizione di Key – The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg - Italian Exhibition Group di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, svoltasi dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini. (VIDEO) Il Gruppo Hgm Spa è attivo in Italia nel settore delle infrastrutture di telecomunicazioni con la mission di offrire servizi integrati ai principali operatori Tlc e alle Utilities. La società Ultranet Srl, totalmente posseduta da Hgm, agisce in qualità di operatore iscritto al Roc, progetta reti Tlc in fibra e offre in Iru i diritti d’uso di circa 15mila km di rete in fibra ottica spenta e/o di cavidotti vuoti già realizzata o da implementare secondo le esigenze dei propri clienti. Ultranet offre anche il noleggio di centrali telefoniche e di redistribuzione ottica proprietarie, con la possibilità di adibirli a mini Hub (Edge Data Center) sul territorio. “Il Gruppo Hgm nasce trent'anni fa ed è di proprietà della famiglia Sangiovanni, di cui sono onorato di essere non solo il presidente, ma anche il maggiore di tre fratelli che hanno costruito questa bella realtà. Siamo presenti in Italia, ma anche in Brasile con progetti analoghi, in cui portiamo l’energia green e la fibra nei distretti e soprattutto nelle smart city - spiega - Il Gruppo Hgm è un'azienda con oltre 500 dipendenti, un fatturato in continua crescita e, soprattutto, con il proprio headquarter in Italia è basata sui principi degli imprenditori tradizionali”. “Il progetto Edd - Energy Digital District è stato studiato appositamente, quattro anni fa, dal nostro Gruppo per favorire la digitalizzazione e l'energia green dei distretti industriali - sottolinea Sangiovanni - poiché le piccole e medie imprese si trovano spesso in difficoltà sia sull'innovazione digitale sia sul costo delle bollette, che aumenta e non dà alle aziende la possibilità di fare saving sulle loro produzioni”. “Pensiamo che fra dieci anni passeremo da oltre il 40% di aziende dotate di fibra ottica all'80% e che porteremo 300mila imprese a non essere più dipendenti esclusivamente dalla bolletta energetica degli operatori, ma ad approfittare, anche grazie alle comunità energetiche, dei contributi che il governo sta mettendo a disposizione per poter dare loro la possibilità di poter essere indipendenti dai costi energetici, che diventeranno sempre di più, a livello globale, l'ago della bilancia sulle aziende di produzione”, conclude.