INFORMAZIONISimone RosComin & Partners Comunicazione e Marketing Ruolo: Communication and Public Affairs Consultant Area: Communication Management Simone Ros |
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(Adnkronos) - Si è tenuto oggi a Bologna il convegno dedicato al tema 'Donne e Mobilità: Politiche per la parità, le professioni e l’innovazione'. Durante l’evento promosso da Roma Servizi per la Mobilità, Isfort, Trt, Associazione Sipotra, Associazione FederMobilità, Asstra, Tper Spa è stato presentato il Position Paper “Elementi per una Carta della Mobilità delle Donne” propedeutico al confronto per disegnare un sistema di trasporto più inclusivo, flessibile e sicuro e per valorizzare le professioni delle donne nella mobilità. Nato dalle esperienze in corso e dai percorsi per la certificazione Parità di Genere Uni PdR 125/2022, hanno assicurato la propria adesione all’evento anche una ventina di aziende, associazioni e realtà che lavorano quotidianamente sulla mobilità e le professioni delle donne. Le relatrici ed i relatori hanno preso parte alle sessioni di dibattito sui temi proposti dal position paper, analizzando i dati relativi al gender gap, che caratterizza la domanda di mobilità, la percezione della sicurezza e il mercato del lavoro nel settore dei trasporti. Lo studio evidenzia come la domanda di mobilità femminile in Italia sia caratterizzata da una maggiore erraticità e flessibilità rispetto a quella maschile, che segue modelli di "pendolarismo" più rigidi legati alla maggiore presenza degli uomini nel mercato del lavoro nazionale. I dati dell’Osservatorio “Audimob” di Isfort rivelano che il 34,4% degli spostamenti delle donne è legato alla gestione familiare, contro il 27,1% di quelli degli uomini; le donne mostrano una maggiore propensione alla mobilità sostenibile (34,5%), ricorrendo più spesso al trasporto pubblico (8,5%) e agli spostamenti a piedi (23%) rispetto agli uomini; resta però marcato il divario nell’accesso al lavoro: solo il 23,1% degli spostamenti femminili è motivato da ragioni professionali, contro il 31% di quelli maschili. Secondo i dati Istat 2024 sulla incidentalità sulle strade italiane, sono morti 3.030 persone di cui 80,1% sono uomini ed il 19,9% sono donne. Sicurezza e spazio pubblico: superare il 'Gender Data Gap'. Uno dei temi centrali del documento è la sicurezza percepita. Secondo i dati Istat, le donne hanno una probabilità doppia rispetto agli uomini di sentirsi insicure quando escono da sole la sera (16,4% contro 7,4%). Questa percezione incide profondamente sulle scelte di mobilità, spingendo molte donne ad abbandonare il trasporto pubblico nelle ore notturne a favore dell’auto privata, spesso ritenuta — a torto — l’unica alternativa sicura. Il Position Paper evidenzia come, per decenni, la pianificazione urbana sia stata improntata a una presunta “neutralità al maschile”, trascurando esigenze fondamentali per le donne in termini di illuminazione, visibilità e accessibilità. Il mercato del lavoro: una sfida per le professioni Stem. Il settore dei trasporti e della logistica rimane fortemente a trazione maschile, con una presenza femminile che si attesta solo al 22% e cala drasticamente nei ruoli apicali e operativi, come la guida dei mezzi. Tuttavia, esperienze come quelle del Gruppo Fs (con il progetto Women in Motion) e di Tper (con la rete Capo D) dimostrano che investire in politiche di welfare, certificazione di genere e orientamento verso le carriere Stem può colmare il divario e favorire l'innovazione. Verso una Carta della Mobilità delle Donne. Il convegno punta, pertanto, a promuovere un pacchetto di azioni concrete per una mobilità più equa, con una serie di proposte ed azioni rivolte ad istituzioni, aziende, politiche tra cui: Rafforzare la disponibilità di dati disaggregati per genere, per comprendere in modo più accurato i reali modelli di spostamento; Definire criteri guida per lo spazio pubblico ispirati ai principi della natural surveillance (vedere ed essere viste) e all’eliminazione delle barriere architettoniche, a beneficio di passeggini, persone con carichi e utenti fragili; Sviluppare servizi innovativi, più flessibili e tariffe dinamiche, come i sistemi pay as you go o le fermate a richiesta nelle ore notturne; Prevedere incentivi per le aziende che conseguono la certificazione per la parità di genere. per la valorizzazione del lavoro delle donne nella mobilità. La mobilità non può più essere considerata un servizio neutro, ma deve essere riconosciuta come uno strumento di democrazia e di parità. Progettare una città che funzioni per le donne significa, infatti, progettare una città più sicura e accessibile per tutti: bambini, anziani e per l’intera comunità.
(Adnkronos) - "L'ipotesi di una Groenlandia a stelle e strisce è tornata prepotentemente al centro dell'agenda globale nel 2026. Non esiste un prezzo di mercato. Secondo un report pubblicato da Nbc News dove si citano fonti vicine all’amministrazione Trump, una valutazione ipotetica potrebbe essere di circa 700 miliardi di dollari, ma il valore strategico è incalcolabile. Gli effetti economici di questa mossa ridisegnerebbero gli equilibri mondiali su tre livelli distinti. Per gli Stati Uniti, l'operazione non sarebbe una spesa, ma un investimento sulla sopravvivenza tecnologica. Il vero asset è ciò che si trova sotto al ghiaccio: 1,5 milioni di tonnellate di terre rare". Così Diego Toffoli, responsabile investimenti di Intermonte advisory & gestione, conversando con Adnkronos/Labitalia sul 'valore' della Groenlandia per gli Usa. Intermonte è una Investment banking firm leader in Italia e punto di riferimento nel segmento delle mid & small caps. Secondo Toffoli, "inoltre, sebbene l'estrazione sia costosa e attualmente limitata per motivi ambientali, si stima che al largo delle coste ci siano circa 31 miliardi di barili equivalenti tra petrolio e gas". "Acquisire la Groenlandia significherebbe spezzare il monopolio cinese sui materiali indispensabili per chip, batterie e difesa. A ciò si aggiungerebbe il controllo delle future rotte artiche, il 'Canale di Panama del Nord', che promette di rivoluzionare la logistica globale riducendo tempi e costi dei trasporti tra Asia e Occidente e generando enormi entrate daziarie e logistiche. È un’assicurazione sulla supremazia americana per i prossimi cinquant’anni", aggiunge. Per l'esperto al contrario "per l'Europa e la Danimarca, l'equazione sarebbe in perdita. Se, da un lato, Copenaghen risparmierebbe 600 milioni all'anno di sussidi, dall’altro perderebbe il suo status di potenza artica riducendo il suo peso diplomatico nella Nato e nelle relazioni internazionali a quasi zero. Nello scenario attuale, l'ipotesi di acquisto è legata a minacce di dazi Usa contro i Paesi europei (fino al 10-25%). Se l'affare non andasse in porto e i dazi scattassero, l'Ue potrebbe subire una contrazione del pil stimata tra lo 0,1% e lo 0,2%, con la Germania tra i Paesi più colpiti", aggiunge. Secondo Toffoli, "per i 57.000 abitanti della Groenlandia, l’impatto sarebbe drastico. L’economia locale, oggi sussidiata da Copenaghen e basata sulla pesca (90% dell'export), verrebbe travolta da un’iniezione di capitali senza precedenti. Gli investimenti Usa in infrastrutture (aeroporti, porti, reti digitali) sarebbero massicci, molto superiori a quanto la Danimarca possa permettersi. L'economia attuale verrebbe stravolta dall'industria mineraria".
(Adnkronos) - Nel 2025 i disastri naturali hanno causato perdite significative in tutto il mondo: complessivamente, i danni ammontano a circa 224 miliardi di dollari americani, di cui circa 108 miliardi sono stati coperti dagli assicuratori. E' quanto rivela il report di Munich Re, stando al quale il 2025 si aggiunge così alla lista, sempre più lunga, degli anni in cui le perdite assicurate hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari, nonostante le perdite siano state inferiori rispetto all'anno precedente. Nel 2024, le perdite complessive al netto dell'inflazione ammontavano a 368 miliardi di dollari, di cui 147 miliardi erano stati assicurati. Le catastrofi meteorologiche hanno rappresentato il 92% di tutte le perdite del 2025 e il 97% delle perdite assicurate. Circa 17.200 persone hanno perso la vita in disastri naturali in tutto il mondo, un numero significativamente superiore a quello dell'anno precedente (circa 11.000), ma inferiore alla media decennale di 17.800 e alla media trentennale di 41.900. Stando all'analisi, nel 2025, il quadro generale è allarmante per quanto riguarda le inondazioni, le violente tempeste convettive e gli incendi boschivi. Un impatto crescente a lungo termine è attribuito a tali pericoli non di picco, che hanno portato a perdite totali pari a 166 miliardi di dollari lo scorso anno, di cui circa 98 miliardi erano assicurati. La distruzione causata da questi pericoli è stata superiore alle medie corrette per l'inflazione degli ultimi 10 e 30 anni (perdite complessive: 136 miliardi di dollari/90 miliardi di dollari; perdite assicurate: 60 miliardi di dollari/33 miliardi di dollari). "Alla luce di queste perdite estreme, è chiaro che nel 2025 il mondo è stato risparmiato da perdite potenzialmente molto più gravi solo per puro caso. Ciò vale in particolare per il fatto che nessun uragano ha colpito il territorio continentale degli Stati Uniti, sebbene vi si siano verificate forti tempeste", sottolinea lo studio. Gli incendi boschivi che hanno colpito l'area di Los Angeles nel mese di gennaio hanno costituito di gran lunga il disastro naturale più costoso dell'anno. Una combinazione pericolosa di siccità e forti venti invernali ha creato le condizioni ideali per lo sviluppo degli incendi. Le perdite complessive sono state pari a circa 53 miliardi di dollari, comprese le perdite assicurate per circa 40 miliardi di dollari. Si tratta del disastro causato da incendi boschivi più costoso mai registrato. Il secondo disastro naturale più costoso dell'anno in termini di perdite complessive è stato il forte terremoto di magnitudo 7,7 in Myanmar. In termini di danni assicurati, i violenti temporali che hanno colpito per diversi giorni gli Stati centrali e meridionali degli Stati Uniti nel mese di marzo hanno causato il secondo disastro naturale più costoso del 2025. Il 2025 per l'Europa ha visto perdite dovute a catastrofi naturali pari a circa 11 miliardi di dollari americani, di cui circa la metà era assicurata (media decennale: 35 miliardi di dollari/12 miliardi di dollari). Per Tobias Grimm, capo climatologo di Munich Re, "il riscaldamento globale aumenta la probabilità di catastrofi meteorologiche estreme. Dato che il 2025 è stato un altro anno molto caldo, gli ultimi 12 anni sono stati i più caldi mai registrati. I segnali di allarme persistono. Infatti, nelle circostanze attuali, il cambiamento climatico può peggiorare ulteriormente”. “L’anno è iniziato in modo difficile, con perdite molto elevate causate dagli incendi boschivi a Los Angeles. Solo per pura fortuna gli Stati Uniti sono stati risparmiati dagli uragani nel 2025. Tuttavia, il Paese è ancora al primo posto nelle statistiche sui sinistri, a causa della tendenza crescente a danni molto ingenti causati da pericoli non di picco. Dobbiamo essere realistici: adattarsi a questi rischi è essenziale. In linea con la nostra nuova strategia pluriennale Ambition 2030, Munich Re è pronta a mettere in campo la propria competenza e solidità finanziaria per assumersi ancora più rischi legati alle catastrofi naturali e rafforzare la rete di sicurezza assicurativa per l'economia globale", afferma Thomas Blunck, Member of the Board of Management.